Territorio

Contratto di lavoro monta la protesta alla Nostra Famiglia

dal sito Leccoprovincia.it

Monta la protesta dei lavoratori della Nostra Famiglia per la firma del nuovo accordo contratto di settore con ARIS (Assistenza Sanitaria Istituti Religiosi), un altro attacco al contratto collettivo nazionale di lavoro. Il nuovo quadro contrattuale prevede l’aumento da 36 a 38 ore lavorative settimanali senza alcun corrispettivo economico e la diminuzione di circa 200 euro mensili, previsto per un livello medio. Dalle assemblee dei lavoratori del settore si sono raccolte 500 adesioni in Lombardia per dire no a questo nuovo contratto che, come evidenziato dai lavoratori interessati, sia una forma aggressiva e spregiudicata messa in campo da ARIS tesa più che altro a sfruttare la crisi economica, che a contrastarne gli effetti.

Da questa protesta il sindacato Funzione Pubblica della CGIL non ha ricevuto il mandato di sottoscrivere questo protocollo, in particolare questo è stato ribadito dalla Nostra Famiglia di Lecco. Occorre inoltre segnalare che è di questi giorni la notizia per cui vi è il rischio chiusura della clinica Talamoni.

“Per fare cassa – esordisce Tramparulo Catello funzionario della Funzione Pubblica CGIL – non si possono cancellare i diritti dei lavoratori, che solo nel nostro territorio sono 370. Nella nostra provincia esiste un’importante realtà di ARIS che è la Nostra Famiglia. Il presidio convocato per il 14 novembre non è la fine, ma è l’inizio di un lungo cammino di lotta. Noi garantiremo sempre l’assistenza, ma ribadiamo che la mobilitazione sarà dura e continuativa, perchè la Nostra Famiglia in ARIS ha un notevole peso. Deve essere rimessa in campo l’intera piattaforma, affinchè vi sia una revisione in quanto la riforma non può essere fatta sulla pelle dei lavoratori. Inoltre parliamo di lavoratori altamente qualificati, che hanno studiato molto per fare questa professione e che alla fine vengono ulteriormente penalizzati dalla diminuzione dello stipendio”.

“Ci preme sottolineare che CISL e UIL hanno già sottoscritto questo nuovo accordo, ma che di contro ha trovato la risposta della protesta e della mobilitazione dei lavoratori. Il settore della sanità privata è un settore delicato, dove al sud vi è la forte infiltrazione delle organizzazioni mafiose nella gestione della sanità privata, cosa che lentamente sta accadendo anche al nord, con l’arrivo dell’ndrangheta”.

Interviene poi Fabio Incerti dipendente della Nostra Famiglia di Pontelambro: “Il nuovo contratto prevede un aumento di due ore lavorative settimanali, da 36 a 38, senza nessun aumento salariale. A ciò si aggiunga che per un livello medio è previsto un decremento di circa 200 euro. E’ pur vero che siamo consapevoli della crisi che sta attraversando il settore della sanità privata a causa dei tagli attuati sulla sanità pubblica. I lavoratori sono disponibili a fare dei sacrifici, non ci vogliamo arroccarci in situazioni di privilegio, ma sicuramente  la via della riforma non è certo questa. Noi chiediamo che si blocchi l’applicazione di questo contratto che partirà dal 1 gennaio 2013. Qui parliamo di un contratto bloccato dal 2007, con il blocco degli straordinari, del turnover. Quello che si chiede è che l’azienda prenda tempo e si torni al tavolo delle trattative”.

“Sappiamo di svolgere un ruolo fondamentale nel settore, in quanto siamo gli unici a fornire nel nostro territorio un servizio di un certo tipo cioè quello della riabilitazione. Questo nuovo accordo non porterà nessun beneficio all’azienda. Quello che, secondo noi, deve essere portato avanti è un discorso di riorganizzazione e rimodulazione dell’attività. ARIS, CISL e UIL si sono fatti autogol, in quanto gli è stato dimostrato che i lavoratori non concordano sulla sottoscrizione di questa piattaforma. Ad oggi non ho ancora ben chiaro il motivo per cui CISL e UIL hanno sottoscritto questo accordo. Se si fosse fatto un preaccordo questa protesta generale sicuramente non sarebbe avvenuta. Nella storia della nostra azienda  non si è mai visto una cosa del genere ed i lavoratori sono veramente arrabbiati”.

“Con noi ci sono anche i pazienti che curiamo, i quali messi al corrente di quanto prendiamo restano stupiti a fronte del servizio e dell’assistenza prestiamo. Non chiediamo un aumento di stipendio, ma il rispetto del nostro lavoro e del servizio che prestiamo. Da ultimo mi preme sottolineare la particolarità dei part-time che si trovano di fronte alla scelta per cui o adeguano percentualmente in aumento  (rispetto alle due ore dell’orario pieno) l’orario di lavoro o gli viene decurtato lo stipendio”.

“Lo scorso anno l’azienda – interviene Molena Antonella RSA CGIL – ci chiese di mantenere alto il livello di impegno e attenzione nello svolgimento del proprio lavoro, appunto perché il momento era ed è delicato e richiede lo sforzo da parte di tutti. Come lavoratori abbiamo sempre risposto positivamente di fronte a queste richieste. Oggi però quello che ci viene imposto è veramente troppo. Questo accordo siglato da ARIS con alcune sigle sindacali è inaccettabile. Parliamo di 5 anni di mancato accordo sul quale non abbiamo mai protestato, ma questa volta si è superato il limite”.

 

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COMUNICATO STAMPA: INTERRUZIONE SCIOPERO DELLA FAME

Interrompo, o meglio sospendo, sperando di non più riprenderlo, dopo dieci giorni, il mio sciopero della fame.Oggi, per la prima volta, sono stato convocato dal Sindaco, che mi ha espresso preoccupazione per il mio gesto e chiesto di cessare  lo sciopero, motivandolo con la sua volontà di procedere a una ristrutturazione della Giunta, da concludere, celermente, entro i primi giorni di ottobre.Questo “rimpasto” , darà, quindi, una risposta compiuta anche al problema della  nomina  dell’Assessore al Bilancio, da troppi mesi, inspiegabilmente vacante e ingiustificatamente rinviato. Motivo dichiarato, quest’ultimo, della mia azione non violenta; che è stata intrapresa per  ottenere una risposta- dovuta – nei confronti della città e del Consiglio Comunale,  per  mesi solo  enfaticamente annunciata e dichiarata ma, purtroppo, non ottemperata.La richiesta del Sindaco Brivio, di incontrarmi  in data odierna, oltre che espressione di sensibilità umana, rappresenta, seppur indirettamente e in modo più complesso, un avvio di soluzione di quell’ atto dovuto, e non più rinviabile, da me sollevato, con lo sciopero.

Per queste ragioni  sospendo, spero in modo definitivo, il mio sciopero  della fame, a partire da domani (venerdì 21 settembre).In questa azione non violenta  nessuna persona ha vinto.E’ stato ,semplicemente, sconfitto il blocco della comunicazione e delle scelte istituzionali che si sarebbero dovute fare, in tempi ragionevoli,  nei confronti della città.La riconferma, da parte del Sindaco, che la nuova Giunta, si ricostituirà sulla base del “perimetro” di forze che lo hanno eletto e sostenuto, rappresenta una positiva smentita, per tutti coloro che in questi mesi e in questi giorni hanno operato per un diverso esito.Il mio ringraziamento va ovviamente a tutti coloro, che d’accordo o in disaccordo con me, sui motivi, il metodo o i contenuti della mia iniziativa, mi hanno sostenuto in questi giorni, esprimendomi la partecipazione della loro solidarietà umana, dentro una esperienza, fisica e mentale , sicuramente fuori dell’ordinario. Esperienza che ha come suggello il richiamo a una volontà di dialogo e di verità ai soggetti chiamati in causa, e come premio la restituzione di parola e fiducia personale e collettiva.

Alessandro Magni,Consigliere Comunale Federazione della Sinistra e Sinistra Ecologia e Libertà 20 settembre 2012

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Lecco: SOS Lavoro.

Pubblichiamo due articoli apparsi sul sito de “La Provincia di Lecco” che illustrano assai bene la situazione di emergenza occupazionale che si sta delineando nel nostro territorio come nel resto della penisola. Si tratta di un triste strascico della crisi economica ma divverrà presto una vera emergenza grazie alle politiche di massacro sociale volute dall’Europa che già il governo Berlusconi stava attuando e  che trovano la propria forma perfetta  negli interventi del governo Monti.

Lecco: record di domande per un lavoro a tempo

Centoventi curricula per venti posti di lavoro a tempo determinato: fioccano le candidature al Caaf della Cgil di Lecco.

La gravità della crisi occupazionale che ha investito il nostro territorio la si capisce anche dal numero di pretendenti per un posto da compilatore di 730. Ogni anno il centro servizi fiscali della Camera del Lavoro intensifica il proprio organico fra febbraio e luglio per far fronte all’enorme mole di lavoro per la compilazione della dichiarazione dei redditi dei propri iscritti, lavoratori e pensionati.

«Negli anni passati il numero di curricula che pervenivano alla Cgil erano di poco superiori ai posti disponibili – racconta Massimo Cannella, segretario del Caaf di Lecco – mentre quest’anno le candidature sono state sei volte superiori ai posti di lavoro. E quello che più mi stupisce è che le candidature sono arrivate senza che la Cgil diffondesse la notizia della selezione di nuovo personale per la compilazione del 730», e lo stesso fenomeno si è verificato al Caaf della Cisl e ai servizi fiscali dei vari patronati del territorio.

«Fra chi ci ha mandato la candidatura ci sono molte donne, ma per la prima volta notiamo che il numero degli uomini è in aumento e questo è un altro effetto della crisi – continua Cannella – Fra i candidati ci sono persone di tutte le età, ragazze che hanno appena terminato la scuola, tantissime persone laureate in cerca di un posto di lavoro, disoccupati e cassa integrati, ex liberi professionisti (soprattutto del settore immobiliare) che hanno visto crollare a picco il loro business, persone adulte con figli a carico. Nella scelta del personale cercheremo di dare la priorità alle persone con esperienza nel campo fiscale e a persone con figli e famiglia a carico», anche se il lavoro al Caaf rappresenta una soluzione parziale all’assenza di un posto di lavoro. Infatti, una volta terminata la campagna per il 730, questi venti lavoratori torneranno in una situazione di disoccupazione.

Lecco, un posto da ostetrica si presentano 380 laureate

Un esercito di ostetriche all’assalto di un solo posto libero nel reparto Maternità dell’ospedale Manzoni. Dopo cinque anni il concorso è stato riaperto e la fame di lavoro si è palesata con tutta la sua evidenza: in fila per assicurarselo ben 380 laureate che provengono non solo dal Lecchese ma da tutta Italia. Disposte a trasferirsi a Lecco perfino dalla Toscana, dal Lazio e dalla Campania.

Un boom, che ha creato qualche difficoltà logistica lunedì: l’azienda infatti ha dovuto smistare lo stuolo di candidate in varie aule del polo didattico, per la prima prova.

spiega Anna Cazzaniga, responsabile del Sitra, il Servizio Infermieristico aziendale che coordina anche il comparto delle ostetriche: “Dopo cinque anni in cui, per il decreto mille proroghe, continuavamo ad attingere alla graduatoria dell’ultimo concorso, fatto nel 2006, finalmente abbiamo potuto indire un nuovo concorso”

Aumentano i prezzi e le famiglie lombarde si ritrovano per fine anno 90 euro in meno nel portafoglio

In Lombardia i prezzi degli alimentari rincarano in un anno di circa il 4%, di più a Lodi (+6,2%), meno a Bergamo (+1,6%) e Pavia (+1,2%), a Milano (+5,7%) Monza in media lombarda.

 Un single in Lombardia si trova a sborsare 60 euro in più all’anno solo per il carrello della spesa, per una coppia di anziani si arriva a 90 Euro. E sono quasi 130 gli euro aggiuntivi per una famiglia numerosa. Nonostante i rincari per risparmiare su cenoni e pranzi meglio riempire il carrello della spesa a Lodi e a Como

Monza, 19 dicembre 2011. Tra rincari, inflazione e iva aumentano i prezzi degli alimentari e per le famiglie lombarde il Natale a casa (almeno a tavola) diventa più caro. Il carrello della spesa rincara del 3,9% in un anno: le famiglie lombarde si ritrovano così in tasca circa 90 Euro in meno. E a  Monza la spesa alimentare aumenta della stessa percentuale. Un single in Lombardia si trova a sborsare 60 euro in più all’anno solo per il carrello della spesa, per una coppia di anziani si arriva a 90 Euro. E sono quasi 130 gli euro aggiuntivi per una famiglia numerosa.

La caccia alle promozioni si fa più “selvaggia”:  sugli scaffali dei negozi e dei punti di grande distribuzione 18 dei prodotti del carrello presentano almeno una marca in promozione. Setacciando così le offerte si può risparmiare circa il 18%. In aumento in Lombardia anche il costo dei servizi: al bar, per esempio, le consumazioni sono cresciute in media del 3,1%. I listini variano per lo più in relazione agli aumenti delle materie prime, come caffè e zucchero. E per risparmiare su pranzi e cenoni conviene riempire il carrello della spesa a Lodi, dove costa il 7,9% in meno rispetto alla media lombarda oppure a Como (-4,8%). A Milano e Bergamo il carrello della spesa invece “pesa” di più. Sono alcuni dei dati che emergono dalla Rilevazione dei prezzi di alcuni beni e servizi di largo consumo a Monza realizzata dalla Camera di Commercio di  Monza e Brianza con il coordinamento scientifico di Ref-Ricerche per l’economia e la finanza, presentate oggi presso la sede della Camera di commercio di Monza e Brianza.

 Il carrello della spesa a Monza … vale mediamente 151 Euro. Anche a Monza, come in Lombardia, aumenta il prezzo della maggioranza dei generi alimentari rispetto allo scorso anno, in particolar modo per prodotti come caffè (+28% in un anno) e zucchero (+15%), spinti dall’andamento delle quotazioni internazionali. I rincari significano, a parità di carrello, circa 90 Euro in meno nelle tasche delle famiglie monzesi in un anno. In diminuzione solo l’olio (-4,9 in un anno) e i pomodori pelati (-0,6%).

…e nelle altre province lombarde Lodi è la provincia più economica della Lombardia per il carrello della spesa (-7,9% rispetto alla media lombarda), seguita da Como (-4,8%), Lecco (-3,0%) e Pavia (-1,6%). Più care della media sono Monza (+2,3%), Bergamo (+4,4%) e Milano (+7,2%).

I prezzi dei servizi a Monza e in Lombardia I prezzi dei servizi al bar in un anno crescono a Monza di +3,7%, un aumento di poco superiore ai rincari della media lombarda (+3,1%). In aumento anche il prezzo per un’uscita in pizzeria (+2,8% in un anno) mentre scendono i prezzi dei servizi alla persona: andare dal parrucchiere costa lo 0,6% in meno, a differenza di quanto succede in Lombardia (+1,6%).

In Consiglio protesta contro Ballabio Nostra: “Giù le mani da Vittorio”

Serata movimentata dalla clamorosa protesta dei Giovani Comunisti di Lecco guidata dal ballabiese Marcucci contro “la provocazione leghista di utilizzare Vittorio Arrigoni a fini strumentali”. Piuttosto veloce il resto del consiglio comunale. Al momento dei voti sulle mozioni, isolato il gruppo leghista.

Liquidata in poco più di venti minuti con ben tre bocciature la mozione presentata dal consigliere di minoranza Alessandra Consonni sulla intitolazione di una via o di una struttura in Ballabio al giovane attivista, reporter e scrittore Vittorio Arrigoni ucciso a Gaza il 15 aprile dello scorso anno e a don Luigi Lissoni, compianto parroco della Parrocchia di san Lorenzo.

Tutti contrari e perplessi i consiglieri di maggioranza guidati da Fabrizio Goretti e Gaetano Scardilli che ha ripresentato la contro-mozione per dedicare una strada o un edificio a don Luigi, riassumendone brevemente la vita. Silenziosa e ordinata ma di sicuro effetto la protesta dei Giovani Comunisti di Lecco guidati dal ballabiese Alessandro Marcucci che, accompagnato da 7 compagni, ha iniziato già all’ingresso della sala consiliare un volantinaggio dal titolo “Giù le mani da Vittorio! Ennesima strumentalizzazione leghista per nascondere al paese i veri problemi! Questa è solo l’ennesima provocazione. La Lega non perdona? Si svende e sta buona!”.

Protesta che è proseguita anche dentro l’aula con l’esposizione silenziosa di un gigantesco striscione mostrato proprio quando parlava l’esponente leghista. Anche il sindaco Pontiggia ha in parte ironizzato con la consigliera leghista porgendole la domanda relativa all’approvazione da parte dei vertici della Lega Nord provinciale sulla sua mozione – tutt’altro che conforme ai canoni leghisti. La consigliera Consonni non ha voluto rispondere alla domanda.

Perplessi sulle mozioni leghiste gli altri membri della minoranza (Giacomino Colombo e Stefania Brambilla), al momento del voto si sono comunque regolarmente astenuti. Palese comunque, sul tema specifico, la rottura all’interno dell’opposizione consiliare.

Dal sito di “Ballabionews”

Finanziaria: effetto domino, aumentano i costi del trasporto pubblico.

LECCO – Da lunedì 22 agosto costa più caro il trasporto pubblico. Decollano infatti gli aumenti annunciati con qualche imbarazzo del Comune che, quando aveva deciso il provvedimento, si era affrettato a mettere le mani avanti e a dare la colpa del ritocco delle tariffe alla Regione.

Fatto sta che la corsa semplice che dà diritto a viaggiare sulle linee cittadine per 75 minuti costa 10 centesimi in più: passa da 1,20 a 1,30. Un 9% di rincaro che certo non agevolerà la pur auspicata maggiore diffusione del mezzo pubblico per inquinare meno lasciando a casa la macchina e per liberare le strade dalle code (con lo stesso effetto di beneficio sull’aria che respiriamo).

Ma la Finanziaria che taglia risorse senza pietà non ha lasciato scampo neanche ai pullman e soprattutto ai viaggiatori che, perlopiù anziani e pensionati, pagano così un altro obolo alla crisi. Una manciata di centesimi qua qualche euro là, da domani prende il via l’ennesimo prelievo dalle tasche dei cittadini costretti a pagare di più per i servizi. Costa di più il biglietto pluricorse, l’abbonamento mensile, l’abbonamento settimanale.

Unici prezzi a rimanere invariati, quello dell’abbonamento mensile integrato per le linee di area urbana e extraurbana e per i pensionati – 23 euro si spendeva e 23 euro continuerà a costare -; quello del biglietto giornaliero, valido cioè per girare in bus tutto il giorno, che rimane inchiodato a 2 euro 75 centesimi; e quello dell’abbonamento annuale per gli studenti (200 euro). Si cerca insomma di salvaguardare le fasce giovanili e anziane.

Ma c’è anche una sorpresa positiva: si registra un calo consistente per una specifica tariffa. Si risparmiano nientemeno che 9 euro a sottoscrivere un abbonamento trimestrale il cui costo infatti passa da 95 a 86 euro. Un drastico ridimensionato che stride con il generale ritocco all’insù, tanto più che il calo supera addirittura il 10%.

Il significato di questo curioso dietrofront rispetto all’andazzo generale? Forse il tentativo di incrementare il ricorso a questa forma di abbonamento, poco praticata, che serve a fidelizzare il viaggiatore, convincendo anche chi viaggia saltuariamente in pullman e che magari ora ci ripensa, a non abbandonare il mezzo pubblico, anzi a sceglierlo come vantaggioso: risparmiare si può. Contento il cliente e contente anche le casse di Linee Lecco se crescono gli abbonamenti trimestrali.

Dal sito de “La Provincia di Lecco”.

S. Maria: Candy vuole chiudere, a rischio 204 famiglie

Saranno duecentoquattro gli operai senza lavoro a Santa Maria Hoè e nei paesi limitrofi se la Bessel, divisione produttiva di Candy, dovesse proseguire sulla sua strada e trasferire la produzione in Cina.Da oltre cinquant’anni Candy si serve dei lavoratori di Santa Maria Hoè per produrre lavastoviglie, impiegando in fabbrica interi nuclei famigliari con madre, padre e figli. Qualche ora fa, la doccia fredda. Durante l’annuale informativa generale, alla presenza di tutte le sigle sindacali, la delegazione imprenditoriale con a capo l’ingegnere Aldo Fumagalli, ha comunicato la decisione di chiudere lo stabilimento di Santa Maria Hoè per motivi economici. Secondo l’azienda, nel corso degli ultimi anni, i tentativi di diversificare i prodotti e gli investimenti destinati a realizzare delle economie di scala non sono andati a buon fine pesando sul bilancio della divisione Bessel. Da questa considerazione, la decisione assunta di chiudere entro la prossima estate tutta la produzione.I sindacati hanno fermamente respinto l’annuncio e sono riusciti a ottenere un confronto negoziale il prossimo 6 giugno senza l’avvio formare della procedura di mobilità. Questa mattina, gli operai, appresa la notizia, si sono riuniti in sciopero e per otto ore incroceranno le braccia. Un corteo di lavoratori ha bloccato per circa un’ora la provinciale 342 e si è diretto al municipio di Santa Maria Hoè dove alcuni delegati hanno incontrato il neo eletto sindaco Carmelo La Mancusa e il vicesindaco Efrem Brambilla.“Abbiamo incontrato i rappresentanti dei lavoratori e ho cercato di capire la situazione della Bessel” dichiara ai nostri microfoni il primo cittadino, “una ditta che ha un valore enorme per il nostro paese. Teniamo molto a salvaguardare i diritti dei lavoratori e cercheremo anche di capire le rappresentanze della dirigenza per cercare di trovare una situazione di equilibrio tra i due. La chiusura della Bessel avrebbe una conseguenza gravissima sulle famiglie di Santa Maria Hoè e spero che non si arrivi a discutere di questa possibilità. Mi auspico che la dirigenza faccia un passo indietro e venga incontro ai lavoratori”.All’incontro anche Luigi Panzeri, segretario della Fiom Cgil di Merate: “Quello che è successo ieri sera è una cosa inaccettabile. La chiusura del sito di Santa Maria è una notizia drammatica perchè dietro i duecentoquattro operai ci sono altrettante famiglie. Non si possono motivare queste decisioni solamente con i numeri. La Fiom Cgil cercherà di mettere in difficoltà l’azienda per imporre un cambiamento della sua decisione, Bessel fa parte del gruppo Candy e se ci sono interventi da fare, bisogna agire su una linea di gruppo cercando delle alternative.” La prossima mobilitazione avverrà venerdì 20 Maggio con altre quattro ore di sciopero. Nel frattempo il coordinamento sindacale è impegnato a raccogliere istanze e suggerimenti dalle assemblee e il gruppo dei sindaci della Valletta si riunirà a breve per discutere della situazione

Le ragioni degli operai della “Guzzi”.

MANDELLO – Crescono gli ordini per la Moto Guzzi e i cento dipendenti sono stati chiamati a lavorare sei ore in più la settimana. Azienda e sindacato hanno raggiunto l’accordo per lavorare un giorno in più la settimana – il sabato -, per sei ore, così da rincorrere l’impennata degli ordini di moto Guzzi. Non solo, la casa madre di Pontedera ha deciso di ricorrere al lavoro interinale, assumendo cinque lavoratori in più: “Tuttavia non è facile trovare personale già addestrato capace di lavorare sulle due linee di montaggio (della moto e del motore) e che sappia reggere gli elevati ritmi di lavoro”, spiega il componente delle Rsu Fabrizio Zucchi. Tant’è che al momento l’azienda sta ancora cercando tre lavoratori da inserire in produzione per un periodo di tempo determinato e fare fronte al carico di lavoro. Un successo, soprattutto se si pensa che due anni fa il patron di Piaggio, Roberto Colaninno aveva annunciato il taglio di cinquanta maestranze e la necessità di ridurre i costi, e a gennaio di quest’anno, terminato l’utilizzo della cassa integrazione straordinaria, era stato sottoscritto un contratto di solidarietà di un anno, dal momento che non era possibile prevedere quale piega avrebbe preso il mercato nel 2011. Invece le cose sono andate per il verso giusto, grazie anche ad alcune mosse commerciali azzeccate avviate da Piaggio nel settembre 2009. Ad esempio la presentazione alle fiere di settore italiane e straniere delle nuove Moto Guzzi,  e anche grazie ai due nuovi modelli da poco sfornati, la Stelvio 1200 8V e 1200 Ntx e la Norge GT 8V. “Nonostante il mercato delle due ruote sia ancora in crisi – spiega Mauro Castelli della Fiom-Cgil di Lecco – e i volumi produttivi siano generalmente in calo del 6% per tutte le case motociclistiche, le performance della Moto Guzzi a marzo e ad aprile sono andate bene, con un consistente aumento della produzione. Stessi buoni risultati a maggio, tanto che le maestranze sono tornate a sperare e hanno abbandonato il pessimismo che aleggiava da anni nello stabilimento mandellese. Insomma, i nuovi modelli e le nuove strategie commerciali sembrano premiare le scelte aziendali. E la Guzzi, grazie anche all’appeal del marchio, sembra stia conquistando nuove fasce di mercato”. Le buone performance della Moto Guzzi sono state confermate la scorsa settimana da Colaninno che ha deciso di investire nei prossimi cinque anni 55 milioni di euro, più del doppio di quanto annunciato lo scorso anno. Questi soldi saranno in parte destinati alla ristrutturazione dello stabilimento di via Parodi (15 milioni di euro), in parte consentiranno la nascita di quattro nuovi modelli per un valore di 40 milioni di investimento.

dal sito de “La Provincia di Lecco”

Queste sono le notizia che ci piace leggere e che ci piace pubblicare. Tuttavia piano ad applaudire la sapiente e coraggiosa strategia industriale della Piaggio e di Colaninno che avrebbe deciso di puntare e investire sullo stabilimento di Mandello, perchè se lo ha fatto è stato perchè  gli operai Guzzi lo hanno tirato per le orecchie e lo hanno costretto.

Nessuno dimentica le dichiarazioni di esuberi, la CIG e persino la prospettiva di abbandonare lo storico sito produttivo di Mandello per altri orizzonti che Colaninno rilasciava solo pochi anni fa.

Ci piace ricordare la strenua resistenza degli operai Guzzi che con il loro “moto di protesta”, il 19  settembre 2009 bloccarono Lecco riempiendola di “bikers” guzzisti; tutti a chiedere di salvare Mandello e la Guzzi.

Il tempo ha dato loro ragione: ora a Mandello si lavora anche di sabato e si assume, anche. Nonostante la crisi e nonostante i “se” i “ma” sul futuro.  Ancora una volta gli operai del lecchese dimostrano chi ha veramente a cuore il futuro della nostra industria e chi è in grado di vedere più lontano.

Mauro Bellavita

Ne vorremmo molti di più di questi “cattivi maestri”.

in merito alla polemica tra anghileri e Nava sulla targa dello stadio

I motivi dello scontro:

Il presidente della Provincia risponde a muso duro all’ex segretario generale della Cgil, definito «un cattivo maestro». Questo perché Anghileri, dopo la cerimonia del 28 aprile che ha ricordato i caduti della Rsi, ha chiesto che la lapide posta sul muro esterno dello stadio «venga rimossa». Bisogna togliere quella lapide perché – secondo Anghileri – i morti «non sono tutti uguali».

Concetti ai quali Nava risponde: «Leggo con molto rammarico ma con poco stupore, le dichiarazioni di un cattivo maestro, istigatore di un odio frutto di un’ideologia sconfitta dalla storia che lui ha sempre abbracciato: l’ex segretario della Cgil Lecco Alberto Anghileri, in merito alla commemorazione tenutasi il 28 aprile davanti alla lapide a ricordo dei giovani trucidati nel 1945 all’interno dello stadio Rigamonti-Ceppi. Ho definito “cattivo maestro” Anghileri in quanto – sottolinea il presidente della Provincia – rappresenta lo stereotipo del seminatore d’odio per antonomasia. Infatti egli non è né un giovane focoso ventenne, né tantomeno è così anziano da aver vissuto quel tragico periodo storico in prima persona. È quindi, per così dire, un partigiano di maniera, non in buona fede, come potrebbe essere un giovane o un partigiano che ha vissuto sulla propria pelle quei momenti storici».

Daniele Nava ricorda che «come il 25 aprile mi sono spesso recato alle manifestazione durante le quali sono stato fischiato da coloro che condividono le posizioni di Anghileri (quest’anno non ero presente perché fuori Lecco), mi sono sempre recato alla commemorazione della lapide “28 aprile” proprio nel segno dell’armonia, della pacificazione e nel rispetto dei morti. L’ho fatto come semplice cittadino, da consigliere comunale e poi come vicesindaco. Lo faccio e continuerò a farlo come Presidente della Provincia di Lecco. Grazie allo spirito di pacificazione – sottolinea Nava – si sta superando una guerra civile strisciante durata da troppi decenni, con la volontà e la condivisione non solo, cosa meno importante, degli attori politici di oggi, ma, cosa fondamentale, della maggioranza di coloro i quali vissero quei momenti».

dal sito de “La Provincia di Lecco”

I Giovani Comunisti di Lecco hanno partecipato convintamente alla cerimonia per la celebrazione del 25 Aprile, consci del fatto che l’antifascismo cui dovrebbe essere ispirata la nostra Repubblica, non deve essere celebrato solo durante le ricorrenze. E’ evidente il tentativo di svuotare la Resistenza dal proprio significato, equiparando le vittime ai carnefici, insistendo sulla “pacificazione”. Le dichiarazioni di Nava ne sono intrise. E’ in questo contesto che va ricollegata la nostra contestazione simbolica durante il discorso del Vice-Presidente della Provincia di Lecco Formenti: mostrare al politico della Lega-Nord i volti di più di trenta Partigiani della 55° brigata Partigiana Rosselli caduti per la libertà significa, a nostro avviso, denunciare apertamente le politiche reazionarie del centro-destra che Nava cosi bene incarna e che, sfruttando un clima di crisi sociale e politica, spingono per la parificazione fra repubblichini e partigiani.

In merito alla questione della famigerata lapide e’ bene ricordare  che la storia, i fatti,  raccontano ben altro che di innocenti “trucidati”; raccontano infatti di una fucilazione motivata dalla Legge di Guerra e inflitta ai responsabili del vile atto codardo e d’imbroglio, l’esposizione della bandiera bianca, nella battaglia di Casa Panzeri in via Como a Lecco del 26 aprile, per segnalare la resa, incondizionata, e che invece vigliaccamente fecero ancora fuoco uccidendo 2 partigiani usciti allo scoperto e ferendono altrettanti. I Repubblichini a cui la lapide è intitolata furono fucilati per questo! Non furono vittime di rappresaglia ma pagarono per un’azione vile.

E poi ha ragione Anghileri, i morti non sono tutti uguali: chi combatteva dalla parte di una dittatura feroce e barbara non può essere messo sullo stesso piano di chi combatteva per la liberazione e la democrazia.

Noi crediamo, al di la della retorica vuota dell’unità della memoria e del superamento delle divisioni, che ancora oggi sia necessario resistere. La Resistenza non è un ricordo vuoto di un passato lontano ma per noi è un dovere attuale, per continuare ad opporsi al fascismo strisciante di governo che colpisce libertà sociali ed individuali togliendo linfa vitale alle nostre scuole pubbliche, colpendo i diritti di chi lavora, ricattando un’intera generazione con la precarietà , creando guerre tra poveri contro i migranti. Altro che una triste memoria da superare!

Il 25 Aprile gli studenti, i giovani, i lavoratori e le lavoratrici, la Lecco solidale, viva ed antifascista si è ripresa le città, mobilitandosi contro i rigurgiti neofascisti! Continueremo a rilanciare l’unità di tutti gli antifascisti e delle forze democratiche del paese, per difendere ed attuare la Costituzione nata dalla Resistenza e continueremo a combattere contro il revisionismo storico e il qualunquismo etico di chi non riesce, o non vuole, distinguere il giusto dallo sbagliato.  Anghileri invece dimostra di saper distinguere e allora se Nava vuole definirlo un “cattivo maestro” sia! Ma noi ne vorremmo molti di più di maestri così.

Mauro Bellavita

Chi semina vento raccoglie tempesta

Il proiettile questa volta non era nella cassetta della posta, ma sotto l’abete davanti al municipio. E’ stato trovato dalla scorta del vice ministro Roberto Castelli intervenuto al consiglio comunale di Oggiono nella serata del 13 aprile per testimoniare solidarietà al sindaco Roberto Ferrari che sabato 9 aprile è stato al centro di un doppio “avvertimento”: prima la molotov contro l’abitazione, poi il calibro 9 in una busta lasciata nella cassetta della posta. La sera di mercoledì 13 aprile il secondo ritrovamento, proprio in occasione della riunione del consiglio comunale.

Dal sito de “La Provincia di Lecco”

Bisogna respingere gli immigrati, ma non possiamo sparargli, almeno per ora“.

Le parole del viceministro leghista Roberto Castelli, ex Ministro della Giustizia scatenano una bufera. Ospite in studio del programma di Radio2 ‘Un Giorno da Pecora’, l’esponente del Carroccio si lascia andare ad un futuro fatto di “violenze degli immigrati”, che potrebbero diventare “milioni nel corso del tempo” e che potrebbero obbligare le autorità “ad usare le armi”.

Non ha dubbi il viceministro. Che, nel pieno dell’emergenza sbarchi, invoca le misure forti. Superata quale soglia? “Quando si arriva alla violenza. Questi signori, che dovevano già essere rimpatriati hanno cominciato a bruciare i materassi. E se poi cominciassero a tirare sassi, pietre, e quant’altro? Si risponderebbe con gli scudi e i manganelli, perchè così si fa nei confronti di qualsiasi cittadino italiano che non rispetta le disposizioni delle autorità di pubblica sicurezza”. Poi, polemico, si chiede: “E se uscisse qualche arma e cominciassero a sparere, noi cosa dovremmo fare? Sparare? Contro le Brigate Rosse, cosa abbiamo fatto?”

…. IPSE DIXIT…

Lecco: i precari in piazza per il lavoro

LECCO – Nel Lecchese ci sono 25 mila lavoratori atipici. Che cioè fanno riferimento alla gestione separata dell’Inps. Sono in prevalenza under 40, quindi giovani o quasi, ma non sono tutti i precari. Perché in quest’ultima categoria vanno inseriti anche i lavoratori assunti – come dipendenti e quindi con contributi Inps – a tempo determinato. E oggi almeno il 70% delle assunzioni è a tempo determinato. Sono quindi tante le persone che non possono avere un orizzonte di vita certo. Con tutte le conseguenze che un simile stato di precarietà comporta su qualsiasi decisione: mi sposo? compro casa? cambio macchina? E via elencando. Volendo fare un ragionamento macro, si può notare che quest’incertezza si aggiunge a quella congiunturale e, insieme, costituiscono un pesante freno alla ripresa della domanda interna. E se i consumi non partono, le imprese faticano, non assumono e via così in un circolo vizioso e depressivo (per l’economia, ma non solo). Inoltre, vanno anche considerati i problemi in prospettiva: quando questi giovani precari dovranno andare in pensione, che situazione contributiva avranno maturato? E di conseguenza su quale assegno di pensione potranno contare? Anche a Lecco, come in tante altre città, ieri i precari sono scesi in piazza, con un banchetto in piazza XX settembre. Lo slogan scelto per la manifestazione è ”Il nostro tempo è adesso. La vita non aspetta”. Il presidio di Lecco era organizzato da Arci, Cgil, giovani del Pd e della Federazione della Sinistra di Lecco. Marco Brigatti in Cgil è il responsabile del Nidil (l’organizzazione che segue i lavoratori “atipici”): “La realtà dei lavoratori precari – nota il sindacalista – è difficile da quantificare, perché non ci sono cifre ufficiali anche se si può stimare che ci siano nel Lecchese 25 mila persone in questa condizione. Resta la difficoltà di tante persone ad avere una prospettiva su cui costruire un progetto di vita. Sono risorse intelettuali, economiche, umane che il paese rischia di perdere, con un danno per tutti. Tra l’altro – nota Brigatti – la maggior parte dei giovani che non riesce a trovare un’occupazione stabile ha una scolarità alta. Sono ragazzi che negli anni hanno scelto percorsi di studio lunghi con l’obiettivo di trovare un lavoro con certe caratteristiche per il quale si sono sacrificati. E invece si sono trovati a dover alternare stage a impieghi a tempo determinato a contratti di collaborazione”. Tra le richieste dei precari un nuovo modello di welfare che sia più attento alle necessità dei giovani e alle mutate condizioni del mercato del lavoro. A questo problema si collega quello dei giovani ricercatori che lasciano l’Italia per trovare all’estero fondi e prospettive certe.

Dal sito de “La Provincia di Lecco”

Crescono i poveri in Provincia di Lecco, una delle principali cause è la perdita del lavoro.

E’ aumentato il numero di persone che hanno chiesto aiuto per la loro condizione di povertà, con l’ingresso di nuovi gruppi di popolazione tra i bisognosi, l’indebolimento delle reti familiari con la conseguente solitudine, le resistenze a ridimensionare gli stili di vita a fronte di minori risorse, la difficoltà a onorare i prestiti ottenuti per il mutuo o per acquisti rateali.

Questi sono le evidenze più drammatiche emerse dal Lavoro i punti più drammatici Strade in salita. Ricerca sulla povertà in provincia di Lecco, realizzata da un gruppo di lavoro interno al CISeD, costituito da Riccardo Benatti, Carlo Gaiati, Carlo Piccolo ed a cura dell’Osservatorio per le politiche sociali.

I lavori per la pubblicazione sono iniziati a conclusione del 2010, designato dal Parlamento e dal Consiglio dell’Unione europea anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale.

“La ricerca ha indagato il fenomeno della povertà nel nostro territorio – spiega Piccolo – con l’obiettivo di produrre una prima visione d’insieme a partire dai dati, dalle informazioni e dai segnali presenti a livello locale. “La pubblicazione è articolata in cinque capitoli – illustra Piccolo:

– Il primo tratta il fenomeno della povertà a livello generale e fornisce qualche dato utile a conoscerne la diffusione nel contesto nazionale e regionale.

– Il secondo illustra e commenta i dati raccolti in provincia di Lecco, provenienti da diverse fonti1. Essi forniscono una panoramica delle situazioni di bisogno e delle risorse messe a disposizione da organizzazioni del privato sociale e da istituzioni.

– Successivamente si dà voce ad attori del territorio particolarmente significativi per il tema.2

– Nel quarto capitolo si propone una sintesi in cui si mettono in luce i contenuti più significativi della ricerca e si offrono alcune riflessioni a partire da quanto evidenziato.

– Infine si presenta la mappatura di alcune tra le risorse attive in provincia di Lecco”.

Conrater evidenzia invece chi sono i poveri:

– Gli stranieri sono la maggior parte (60% – 80%), ma crescono gli italiani. Tuttavia i maggiori beneficiari degli aiuti comunali (57%), del campo per “senza fissa dimora” (68%)  e delle persone assistite da Opera San Martino (53%) sono italiani

– Il 56% è disoccupato: problema lavoro

– Gli operai che lavorano: raddoppiano le richieste di chi fatica ad arrivare alla fine del mese

“Vi sono due tipi di povertà estrema esordisce Castagna. L’esempio è un uomo di 50 anni con una forte dignità, vicino alla povertà un pò per scelta, una persona che non ha fissa dimora, con la carta d’identità scaduta, senza accesso alla servizio sanitario. Come affrontiamo queste persone, quali sono i diritti minimi garantiti? Il secondo tipo di persona – prosegue Castagna – che prima aveva il lavoro, capo famiglia, senza studi in quanto aveva trovato subito lavoro come operaio. Quindi una persona che non si è mai rivolta ai servizi sociali e mai vi si rivolgerà per dignità. La persona è ancora giovane, a metà della strada della sua vita, ma che si avvicina alla povertà”.

“La poverta pare una lotta tra poveri – conclude Castanga -, in quanto attualmente i servizi sociali aiutano di più chi sta peggio, questo in quanto non ci sono molti fondi a disposizione ed anche perchè c’è una corsa a presentare più documenti possibili che attestino la loro povertà.

Costa Masnaga: in “Rsi” esplode la rabbia degli operai.

Scatta la rabbia dei 141 dipendenti della Rsi International Service di Costa Masnaga. Nell’assemblea sindacale i lavoratori erano quasi arrivati al punto di proclamare l’occupazione dello stabilimento. E’ stato il sindacato a calmare gli animi. Si è scelto di protestare con un atto simbolico per il mancato pagamento da parte dell’azienda dell’anticipo di quattro mensilità di cassa integrazione straordinaria: “Martedì mattina scatterà la manifestazione per le vie di Costa Masnaga – spiegano Diego Riva (Fiom) e Enrico Civillini (Fim) -. Incontreremo il sindaco perché quest’ultimo si faccia portavoce delle istanze dei lavoratori e richieda la convocazione di un nuovo tavolo di crisi all’amministrazione provinciale con la convocazione dei politici regionali e nazionali al fine di rimettere in evidenza la situazione sempre più drammatica di questi lavoratori. A fine gennaio ci attendevamo delle risposte, sul fronte salariale e sulle prospettive industriali, che non sono mai arrivate”.  La Rsi, 230 dipendenti di cui 141 a Costa Masnaga,  un mese fa aveva promesso, di fronte alle istituzioni e al ministero dei trasporti, di pagare gli anticipi di quattro mesi di cigs ai dipendenti, ma il versamento non è mai avvenuto. Ora il management dell’azienda ha imboccato la strada del silenzio: non risponde alle richieste di incontro del sindacato, non sta pagando la società del gas, che ha piombato i caloriferi, e neppure il comune che deve riscuotere Ici e Tarsu. In azienda rimangono ferme e in attesa di completamento 25 vetture della commessa Murof, che riguarda la manutenzione di materiale rotabile. Le condizioni finanziarie della Rsi continuano a non permettere la partecipazione ai bandi pubblici e l’azienda tace anche su alcuni chiarimenti richiesti dal ministero del lavoro per l’avvio della procedura di cassa integrazione straordinaria che rimane quindi in stallo.

dal sito de “La Provincia di Lecco”

Da Mirafiori a Valmadrera: dilaga la “cura Marchionne”.

VALMADRERA – Linea di produzione troppo veloce, scatta la protesta alla Husqvarna di Valmadrera. Nella fabbrica della multinazionale svedese, che conta 120 dipendenti, i lavoratori stanno facendo sciopero a singhiozzo e hanno deciso di non lavorare per un’ora ad ogni fine turno, lamentando l’impossibilità di seguire i ritmi di lavoro delle due nuove linee produttive di rasa erba installate nello stabilimento. C’è anche un altro motivo: l’azienda ha deciso di portare da 40 a venti minuti le pause alla linea di montaggio, proprio come ha deciso di fare Marchionne alla Fiat di Mirafiori. Ora i lavoratori hanno diritto a due pause da 10 minuti anziché venti.  “E’ il terzo sciopero che i lavoratori mettono in atto per far capire alla direzione che così il lavoro non può essere portato avanti – spiegano i sindacalisti Rino Maisto della Fiom e Giorgio Ciappesoni della Fim – Nell’ultimo incontro sindacale le rsu hanno chiesto al consulente del lavoro della Husqvarna Osvaldo Rossi di poter avviare un tavolo tecnico per verificare il funzionamento delle nuove linee produttive installate alla Husqvarna, perché attualmente i ritmi non coincidono con i tempi e i modi di lavoro che può sostenere un lavoratore. Ma la loro richiesta è rimasta inascoltata”. Un’altra richiesta delle rsu è la possibilità di avere un unico interlocutore aziendale, mentre la sede di Valmadrera della multinazionale svedese non ha alcun amministratore delegato o responsabile aziendale. Ma a preoccupare i lavoratori è anche l’accorciamento delle pause dal lavoro: “Fondamentali per evitare di affaticarsi eccessivamente e di incorrere in incidenti o malattie da professione”.

Dal sito de “La Provincia di Lecco”

I motivi di un’assenza.

Apprezziamo che la Giunta comunale di centro-sinistra (della quale anche Rifondazione Comunista fa parte) stia cercando di intraprendere una direzione differente rispetto alle amministrazioni leghiste degli anni passati, nell’ambito delle  scelte legate alle politiche giovanili e sociali.

Riteniamo, infatti, fondamentale cercare di allargare alla società civile il dibattito su questioni rilevanti quali il futuro del Centro d’aggregazione, l’informagiovani, l’Officina della musica, la progettazione a lungo termine riguardo ai luoghi per le giovani generazioni; nonostante questo crediamo molto ci  sia ancora da fare, e da perfezionare!

E’ per questo motivo che i Giovani Comunisti di Lecco non parteciperanno all’incontro organizzato da due componenti della maggioranza comunale quali Appello per Lecco e LC 18:30 (realtà giovanile vicino al Partito Democratico), indetto per sabato 12  mattina, con l’Assessore Tavola pronto a rispondere ai dubbi e alle questioni poste dai giovani.

Notiamo differenti criticità nell’iniziativa, partendo dall’orario e dal luogo perché, se si vuole realmente incontrare i ragazzi lecchesi, un appuntamento alle 9.30 di mattina va a danneggiare tutta quella fascia di età tra i 14 e i 19 anni che frequentano quotidianamente  le scuole superiori; se lo si fa poi nell’aula di Formazione Consolida, cooperativa a cui si stanno legando tutte le attività sociali della città cede un poco l’obiettività dell’iniziativa.

Non capiamo, inoltre, il perché un appuntamento con le realtà giovanili sia titolo solo per le due organizzazioni sopra citate, e non per chi da diversi anni , come realtà locale, oltre che ad essere la giovanile di una componente della stessa maggioranza comunale, è presente sul territorio nelle vertenze giovanili, dagli spazi, al diritto per l’istruzione.

Riteniamo che fosse necessario cercare di organizzare l’iniziativa insieme anche alle altre realtà giovanili che , da Qui Lecco Libera a Nuvola Rossa, sono a contatto con i ragazzi, sono tra loro, ne conoscono i bisogni e le difficoltà.

Riteniamo, quindi, che per coinvolgere i giovani e le giovani lecchesi nelle decisioni su questioni cosi importanti occorra  avere un metodo di lavoro che, come piace dire a noi, parta dal basso, dal confronto alla pari, con tutti e senza pregiudiziali.

Per questo rilanciamo l’importanza della partecipazione, della responsabilizzazione di ogni singolo ragazzo lecchese, per allargare il dibattito con chi subisce sulla propria pelle le decisioni da prendere sul futuro della città;  perché non continuare a incontrarsi, allora, insieme ai ragazzi del C.A.G parchetto per difendere l’ultimo luogo di socialità e crescita culturale? O all’Officina della musica a fare cultura e politica, insieme ai ragazzi del Collettivo studentesco e a tutti gli altri giovani che ne animano le giornate? O meglio ancora, nelle piazze e nelle strade insieme a chi ancora non si è stancato di lottare e portare avanti le proprie battaglie?

Ecco allora che non vi saranno tentativi di strumentalizzazioni, ma solo la reale volontà di cambiare lo stato delle cose presenti.

Restiamo, quindi, disponibili, così come tutti i giovani della città, ad incontrarci, a discutere, dopo, però , avere rilevato, da parte di chi organizzerà gli eventi un trattamento alla pari, senza che falce martello, il diritto di dissentire o la non appartenenza ai circoli per bene della città lo escludano.

Marcucci Alessandro, a nome dei Giovani Comunisti Lecco

L’appello degli operai ex Decorbox/Stylepack:“Rivogliamo solo i nostri soldi!”

“Rivogliamo solo i nostri soldi”. E’ questo l’appello che lancia un gruppo di ex dipendenti dalla Decorbox- Stylepack di Olginate.

E’ da Gennaio 2010 che 38 lavoratori della ex Decorbox- Stylepack, di cui la maggior parte donne, sono in cassa integrazione straordinaria.

La loro odissea inizia a Febbraio 2009 quando, per ben sette mesi, il loro datore di lavoro non gli corrisponde gli stipendi e la cassa integrazione ordinaria. E’ per questo motivo che, nel settembre dello stesso anno, per ben sei settimane hanno posto un presidio davanti l’allora Decorbox.

“Ci sono stati versati, da Febbraio a Dicembre 2009, solo 1650 euro” ci dice indignata Nicoletta, una ex dipendente. “Il nostro problema” –continua- “è sorto quando Decorbox ha effettuato un concordato preventivo cedendo un ramo d’azienda alla Stylepack. Abbiamo lavorato, anche se saltuariamente, per tutto il Gennaio 2010, ma poi la ditta ha chiuso”.

A maggio Decorbox fallisce e a seguire, nel mese di Dicembre, anche Style Pack chiude.

I dipendenti si chiedono come questa fabbrica abbia potuto chiudere, dato che la crisi non li aveva colpiti; “Tutto il lavoro è stato spostato a Carvico, in un’altra sede” -ci spiegano- “mentre qui da noi, ha chiuso tutto”.

“Ci mancano le detrazioni fiscali della prima cassa integrazione e i contributi all’I.N.P.S. a cui vanno aggiunti i mancati versamenti al nostro fondo integrativo A.P.I. Chiediamo solo quello che ci spetta di diritto e niente di più” continuano a ricordarci gli ex dipendenti della Decorbox- Stylepack.

“Siamo anche al corrente che all’interno della struttura ci sono due persone, non autorizzate, che svolgono diverse attività”. Gli incontri in Provincia, nel periodo tra Maggio e Giugno 2010, non hanno portato conforto a questi dipendenti.

Le ex dipendenti concludono il loro appello rimacando che le loro attuali difficoltà economiche in quanto privie di stipendio da mesi a cui si aggiunge, per alcune di luro, l’età avanzata che renderà difficoltoso il loro reinsemento nel circuito lavorativo.

Lecco: la crisi ha colpito un lecchese su due!

La Cgil di Lecco fa il punto della situazione dopo due anni e mezzo dalla crisi: circa 146 mila addetti tra dipendenti e autonomi, di cui 110.795 nel privato, sono stati coinvolti nella crisi. Secondo un’analisi della Camera del lavoro, le ore di cassa integrazione richieste nel 2010 sono state 18.386.511,  il 6,13% in meno rispetto al 2009, di cui 8.327.403 ore di cigo, 6.777.043 straordinarie e 3.282.065 in deroga. Mentre la percentuale di operai coinvolti nella crisi nel 2010 è diminuita (meno 9,02%), è aumentato l’uso per gli impiegati (più 5,34%). Grave anche l’incidenza della cassa integrazione sulla popolazione attiva: si stima che l’8,92% dei lavoratori sia stato coinvolto nella crisi e abbia usato un ammortizzatore sociale nel 2010. I primi segnali della crisi a Lecco si sono verificati nella primavera del 2008 quando la Riello di Lecco, che contava 340 dipendenti, aveva annunciato l’intenzione di chiudere l’unità produttiva locale. In pochi mesi 140 persone sono state messe in cassa. Attualmente ancora 140 maestranze stanno sfruttando un accordo di cig da 1 anno e circa 200 persone lavorano 4 giorni la settimana. La crisi non sembra aver smesso di gravare sulle spalle delle aziende lecchesi neppure nel 2011. In meno di un mese sono già due le aziende di un certo rilievo che hanno alzato bandiera bianca: la Rsi di Costa Masnaga (157 dipendenti in cigs a zero ore) e la Beton Villa che ha annunciato 125 esuberi.

(Dal sito de “La Provincia di Lecco”)

Rifondazione Comunista: dalla parte dei lavoratori.

Pubblichiamo il testo dell’ Ordine del Giorno a sostegno della lotta e dei diritti dei lavoratori che il Compagno Marco Nebuloni, Consigliere Comunale di Osnago, presenterà al prossimo consiglio.
ODG: PER LA TUTELA DEI LAVORATORI E DEL LAVORO
PREMESSO:

-che a fronte della drammatica durezza delle politiche economiche di certi ambienti imprenditoriali (in primo luogo dalla Fiat con i modelli Pomigliano prima e Mirafiori ora) che utilizzano come argomento di minaccia la chiusura dello stabilimento e la delocalizzazione contro chi non accetta accordi sempre più minoritari, è necessario anche da parte delle Amministrazioni Locali sostenere un fermo SI’ ai diritti e un categorico NO ai ricatti;

-che il tentativo ormai manifesto è quello di sfruttare la crisi economica e sociale come clava contro i diritti e le tutele conquistate, attraverso anni di rivendicazioni, dalle lavoratrici e dai lavoratori italiani nel corso del secolo passato;

-che il settore metalmeccanico viene in questi frangenti duramente colpito al cuore dei diritti sindacali, quasi a monito per le altre categorie di lavoratori;

CONSIDERATO:

-che mai come in questo momento è necessario scegliere da che parte stare: a fianco dei lavoratori e delle lavoratrici per la difesa dei loro diritti o dalla parte di quei padroni che, dietro false promesse di speranza, intendono restaurare rapporti di lavoro prenovecenteschi;

-che l’indifferenza di fronte alla retrocessione sindacale favorisce un arretramento culturale prodromo di più drammatiche riduzioni dei diritti e delle tutele economici e sociali;
-che sempre più spesso le fabbriche del nostro territorio si trovano di fronte a scelte drastiche e che, troppe volte, sono i lavoratori a pagarne le spese più salate (come alla Yamaha di Lesmo);

– che quanto sopra schematicamente esposto non è solo un problema dei lavoratori metalmeccanici o della classe operaia, ma investe direttamente tutte le cittadine e i cittadini italiani, in quanto vengono compromesse e stravolte alcune norme democratiche stabilite dalla Costituzione della Repubblica;

-che dalla crisi italiana e mondiale si può uscire senza colpire i lavoratori già duramente vessati dalla restrizione economica, dalla tassazione e dalle norme sul debito imposte dalle organizzazioni economiche internazionali;

IL CONSIGLIO COMUNALE
DA MANDATO ALLA GIUNTA E AL SINDACO AFFINCHÈ:
-abbiano a cura le sorti dei nuclei produttivi presenti nel territorio comunale e limitrofi e monitorino la situazione economica mantenendo stretti legami con le associazioni di categoria e tutti i sindacati;
-istituiscano strumenti di prevenzione delle crisi aziendali disincentivando la delocalizzazione, mantenendo le destinazioni d’uso dei terreni industriali e produttivi, favorendo il finanziamento delle industrie e il sostegno economico ai lavoratori;
-sostengano, in base alle risorse disponibili, appositi bandi per il supporto economico dei lavoratori italiani e migranti che stanno perdendo il posto di lavoro;
-tutelino i diritti di cittadinanza dei lavoratori stranieri che a causa della perdita del posto di lavoro rischiano l’espulsione dal Paese o l’assorbimento nel lavoro sommerso o nella criminalità;

-favoriscano nelle aziende la riqualificazione, il riassorbimento, un adeguato sostegno per il raggiungimento dei requisiti pensionistici e la ricollocazione professionale dei lavoratori che perdono il posto di lavoro;

INOLTRE, IN CASO DI CRISI AZIENDALI SUL TERRITORIO COMUNALE,

IMPEGNA LA GIUNTA E IL SINDACO:

-a garantire in ogni circostanza i diritti costituzionali dei lavoratori e dei sindacati;

-a prestare il massimo soccorso possibile in caso di sopraffazioni delle imprese a danno dei lavoratori;

-a schierarsi pubblicamente dalla parte dei diritti e del lavoro, contro le speculazioni e i ricatti;

-a favorire forme di lavoro a tempo indeterminato, il ripristino di aziende in scorporo, il mantenimento dei siti produttivi e degli organici, l’adozione da parte delle aziende di adeguate previdenze sociali e la rappresentanza sindacale in ogni sede di trattativa e contrattazione;

-a tutelare la sicurezza e la regolarità delle forme di lotta e conflitto democratico che i lavoratori intendono avviare e a incentivare forme di consultazione referendaria dei lavoratori.

Treni: il 2011 porta l’aumento dei biglietti.

LECCO – Fine anno di promesse per le migliaia di pendolari lecchesi, al termine di una “stagione” fatta di lacrime, sangue e un mare di ritardi. Promesse e non solo perché l’aumento delle tariffe – stimato nell’ordine del 20 per cento – è stato confermato, nonostante la protesta dei viaggiatori che stanno firmando a migliaia la petizione organizzata dall’apposito Comitato. Ecco comunque le novità per il trasporto pubblico locale che entreranno in vigore nel 2011 approvate dalla Giunta regionale, su proposta dell’assessore Raffaele Cattaneo. Dal primo febbraio tariffe del trasporto pubblico locale aumentate del 10%, a condizione che vengano introdotti i nuovi biglietti agevolati e integrati (‘Io viaggio’ in famiglia, ovunque in Lombardia e TrenoCittà). Dal primo maggio possibile un ulteriore aumento fino al 10% ma condizionato al rispetto di precisi indicatori di qualità. Vengono istituiti nuovi titoli di viaggio integrati e agevolati rivolti a diverse tipologie di utenti: “Io Viaggio” in famiglia; “Io Viaggio” ovunque in Lombardia; “Io Viaggio” TrenoCittà. Il Biglietto occasionale è un incentivo all’utilizzo del trasporto pubblico per gli spostamenti occasionali dei nuclei familiari. Un adulto in possesso di un titolo di viaggio valido (biglietto o abbonamento) trasporta gratuitamente uno o più ragazzi fino a 14 anni legati da un vincolo di parentela. I rapporti di parentela validi sono genitori-figli, nonni-figli, zii-nipoti, fratelli. Il rapporto di parentela è autocertificabile mediante un modulo. Su richiesta dell’utente, a seguito della presentazione di copia del modulo di autocertificazione, l’azienda fornirà una tessera gratuita con il layout ‘Io Viaggio’ in famiglia, definito da Regione Lombardia. La tessera dà diritto a usufruire dell’offerta ‘Io Viaggio’ in famiglia presso tutte le aziende di trasporto operanti in Lombardia.

Dal sito de “La Provincia di Lecco”

Lecco: il lavoro giovane è sempre più precario.

Chi quest’anno è riuscito a trovare un posto di lavoro si è dovuto accontentare di un contratto flessibile. A conti fatti il 77% dei nuovi posti di lavoro è a progetto, a tempo determinato, di apprendistato o per somministrazione. Un valore in aumento rispetto al 2009, quando gli atipici erano il 75%. Solo il 23% dei nuovi contratti stipulati invece è a tempo indeterminato. A dirlo è l’Osservatorio del mercato del lavoro della Provincia di Lecco. E il dato lecchese è ancora più allarmante se confrontato con i numeri nazionali, in base ai quali i lavoratori con contratti “flessibili” rappresentano il 43% sul totale nelle nuove assunzioni nel 2010, in aumento rispetto al 2009 (41,4%). Quindi, se a livello nazionale i nuovi precari del 2010 sono 2 su 5, da noi sono quattro su cinque. Ma non tutti i contratti flessibili sono uguali. Infatti il 42% dei nuovi contratti sono a tempo determinato, una cifra che si è mantenuta stabile negli anni, infatti nel 2007 i contratti a tempo determinato erano sempre nella stessa percentuale. Il 22% dei nuovi contratti sono invece di tipo interinale, in aumento di 7 punti percentuali rispetto al 2007; l’8% a progetto, contro il 6% di tre anni fa; l’8% sono contratto di apprendistato (erano il 6% nel 2007) e poi c’è un altro 2% di contratti parasubordinati. A conti fatti i nuovi posti di lavoro a fine anno dovrebbero essere poco più di 27 mila, mentre le cessazioni sono stimate in 26 mila unità. Ovviamente i contratti flessibili sono i primi a essere tagliati dalle aziende e la dimostrazione viene dall’analisi delle cessazioni avvenute quest’anno: il 34% delle persone che quest’anno ha perso il posto di lavoro aveva un contratto a tempo determinato, il 31% un contratto a tempo indeterminato, il 21% a somministrazione.

dal sito de “La Provincia di Lecco”

La Federazione della Sinistra chiede le dimissioni del Ministro Brambilla

A seguire lo spropositato uso dei voli di Stato da parte della Ministra Michela Brambilla. I rendiconti delle spese viaggio del 2009 dove ha per lo più usato l’elicottero per i suoi spostamenti, sono costati ai cittadini ben 157 mila euro, ben oltre il budget stimato in 27 mila.

Poi le nomine a dir poco sospette denunciate, alcune settimane fa, dalla trasmissione “Report”: la Ministra Brambilla avrebbe beneficato con alcune nomine all’ACI il suo convivente e gli amici di alcuni Ministri.

E vai poi con lo spreco di 200 mila euro di risorse pubbliche per la kermesse tenuta a Lecco sul turismo con una mega-cena  di contorno all’aperto, fra l’altro poco apprezzata anche da diversi commensali.

Ora l’istruttoria aperta dalla Corte dei Conti sull’uso, che parrebbe improprio, di fondi del Ministero del Turismo da parte dell’on. Michela Brambilla per retribuire consulenti messi poi al lavoro per il Partito di Berlusconi, creando così un danno erariale.

Questi gravi fatti, se confermati dagli organi di controllo, richiedono le immediate dimissioni della Ministra Brambilla.

La segreteria della Federazione della Sinistra

Oltre “Mister Gamma”

Comunicato stampa della Federazione dell Sinistra e Sinistra Ecologia e Libertà

Riduzione dei finanziamenti agli enti pubblici

I tagli per il lecchese sull’edilizia sanitaria di Ambrogio Sala

Il 28 ottobre scorso  tutte le Regioni hanno consegnato al Governo Italiano una nota in cui esprimono preoccupazione per la situazione di criticità del settore dell’edilizia sanitaria e dell’ammodernamento tecnologico. Cosa dicono le Regioni: la Finanziaria 2010 (quella dell’anno in corso) ha stanziato 24 miliardi per questo settore; il 30 giugno scorso il Tesoro ha stanziato poco più di 15 miliardi; ne mancano poco meno di 9 miliardi da assegnare; però il Governo ha con meccanismi burocratici tendenti a non far investire e nemmeno progettato ha bloccato tutto per gli anni 2011 e 2012.

Cosa significa tutto ciò? Le Regioni indicano le conseguenze:

1.blocco della progettazione e conseguente ritardo stimato in 5 anni;

2.probabile sospensione dei cantieri in fase di realizzazione;

3.molte strutture non idonee alle normative di sicurezza e a quelle antisismiche non potranno essere dichiarate idonee e, quindi, o si sospendono le norme di applicazione o si chiudono delle strutture sanitarie.

Il testo integrale della nota è pubblicato su http://www.regioni.it

Mi  sono chiesto quali fossero le possibili ricadute locali, nella nostra Provincia. Me ne sono venute in mente tre:

Merate: Ultimo lotto dei lavori dell’Ospedale Mandic con particolare riferimento agli impianti tecnologici (ascensori, ad esempio).

Merate:finanziamenti alla “cittadella della salute”

Lecco ristrutturazione della Villa Eremo da destinarsi al Centro Psico Sociale, oggi senza sede con notevole disagio per le famiglie e gli utenti.

Siamo un territorio ricco di esponenti in posizione di governo sia a livello nazionale (Brambilla, Castelli) e sia a livello ragionale (Boscagli, Galli, De Capitani). E’ mai possibile che nessuno possa dirci o fare qualcosa?

Una riflessione particolare la riservo ai leghisti “sia di lotta che di governo”. Tutti questi tagli (assistenza sociale e sanitaria, trasporti sanità, Comuni), ci dicono, servono per il federalismo nel 2014, ma, da qui a quella data, le famiglie, le aziende, gli anziani ed i Comuni cosa faranno?

dal sito di “LeccoProvincia”

Scade la «cassa»: dubbi alla Guzzi

MANDELLO: L’11 gennaio scadrà l’annualità di cassa integrazione straordinaria alla Moto Guzzi di Mandello e i 105 dipendenti dello stabilimento dell’Aquila si domandano cosa succederà, essendo la produzione di moto al momento non sufficientemente ampia per garantire la piena occupazione. Per dissipare i dubbi e le incertezze sul futuro, i sindacalisti di Fiom e Fim ha inviato giovedì una richiesta di incontro al management della Guzzi: «La cassa integrazione straordinaria scadrà a gennaio e visto che in Aprilia è stato avviato un contratto di solidarietà per far fronte al persistere del calo produttivo è possibile che anche la Guzzi di Mandello debba fare altrettanto, dice mauro Castelli della Fiom . Inoltre le rsu hanno stimato che in base agli attuali carichi di lavoro è possibile che lo stabilimento rimarrà chiuso per l’intero mese di dicembre e i lavoratori rimarranno a casa in cassa integrazione, ma al momento non è ancora giunta alcuna comunicazione ufficiale in merito».

Giusto un anno fa le parti sociali avevano siglato al Ministero delle Attività Produttive un accordo che prevedeva il rientro in azienda di alcune attività industriali, come la realizzazione delle ruote e dei freni, attività che la Guzzi aveva in passato esternalizzato: «L’azienda ha sì avviato gli interventi di riqualifica strutturale dello stabilimento, ma tutte le promesse fatte sull’avvio di nuove attività produttive al momento non sono state mantenute».

L’azienda aveva inoltre lanciato un progetto di investimento di svariati milioni di euro per ridisegnare le Guzzi del futuro, sia dal punto di vista estetico, sia per le prestazioni, con l’intenzione di realizzare nuovi motori più performanti: «Ma anche di questo non se n’è saputo più nulla. Alla Fiera del Ciclo e del Motociclo di Milano (Eicma) del 2009 il gruppo Piaggio aveva presentato al pubblico tre bellissimi nuovi modelli di Guzzi, ma si trattava solo di prototipi che si sarebbero dovuto concretizzare nel corso del 2010. Allo stand Guzzi dell’Eicma di quest’anno, di quei tre prototipi non c’è più neppure l’ombra. All’azienda chiederemo quindi se nel 2011 ha intenzione di mettere in produzione nuovi modelli e rilanciare finalmente la Guzzi. ».

Molti i dubbi che i rappresentanti dei lavoratori hanno intenzione di sottoporre all’attenzione dei vertici di Guzzi: «Vorremmo soprattutto capire come intendono gestire il 2011, quante moto hanno intenzione di produrre e quali i modelli che verranno assemblati sulle linee produttive di Mandello».

Dal sito de “La Provincia di Lecco”

A Lecco scatta l’emergenza salario.

Lecco: C’è chi ha perso il lavoro e chi è in cassa integrazione, ma c’è anche chi sta ancora peggio e continua a lavorare senza prendere alcuna busta paga alla fine del mese. Non si tratta di casi sporadici, ma di una nuova emergenza territoriale che sta iniziando a preoccupare la Direzione provinciale del lavoro alle prese con quotidiane richieste di aiuto da parte dei lavoratori della provincia.

In dieci mesi alla Dpl sono arrivate sessantuno richieste di intervento relative al mancato pagamento degli stipendi, e i lavoratori coinvolti sono settantacinque. Un fenomeno mai registrato in passato: “Fino allo scorso anno i casi di mancato pagamento degli stipendi si contavano sulle dita di una mano – dice Lorella Ortelli della Direzione provinciale del lavoro di Lecco – Oggi invece la situazione diventa preoccupante. Sono gli stessi lavoratori che dopo un paio di mesi di mancato pagamento dello stipendio si rivolgono a noi chiedendoci di intervenire”.  Alla base non c’è alcuno screzio tra dipendente e titolare, nessuna manchevolezza, nessun errore amministrativo, piuttosto c’è la crisi: “Spesso le aziende coinvolte in questo fenomeno sono a corto di liquidità e non riescono a ottenere un prestito dagli istituti di credito. In altri casi si tratta di aziende che hanno cessato l’attività e che non hanno ripianato i debiti pregressi con le proprie maestranze, in questi casi i lavoratori non solo hanno in arretrato le buste paga, ma anche cifre consistenti di Tfr (trattamento di fine rapporto) che non sono state consegnate al dipendente. Non sono solo le piccole imprese e le attività artigianali a essere coinvolte in questo fenomeno, ma anche moltissime medie e grandi aziende investite dalla recessione”. A farne le spese sono soprattutto le fasce più deboli della manovalanza, quindi le donne e i giovani: “Dei 75 lavoratori che si sono rivolti alla Dpl 38 sono uomini e 37 sono donne. Se consideriamo che le donne lavoratrici in provincia sono numericamente inferiori agli uomini, è possibile dire che sono le donne i soggetti più colpiti”.

Dal sito de “La Provincia di Lecco”

Bonanni a Lecco:

parla l’uomo che viene da Marte!

LECCO – Tutto tranquillo. Nessuna contestazione a Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, che ieri in Camera di commercio ha partecipato ad un dibattito su “Ognuno ha il suo lavoro. L’alleanza tra lavoratori e imprese per la competitività e la produttività”, organizzato dalla Compagnia delle opere e che aveva tra i relatori, oltre a Bonanni, Giorgio Squinzi (presidente di Federchimica), e Raffaello Vignali (vicepresidente della commissione industria alla Camera).

Bonanni a Lecco ha proprio di nuove relazioni industriali che “devono puntare alla collaborazione e alla cooperazione tra imprese e lavoro. Nell’economia globale che ci impone una nuova divisione mondiale del lavoro – ha notato Bonanni – va superata la logica del conflitto che appartiene al secolo passato e che, comunque, non è mai stata della Cisl. Oggi, aziende e lavoratori devono trovare un punto d’incontro per costruire insieme una nuova crescita”.

Per l’immediato futuro, il leader della Cisl ha constatato: “Il cambio al vertice della Cgil, è un’occasione molto importante per costruire un nuovo sistema sindacale». E questa prospettiva si presenta in un momento in cui – secondo il leader della Cisl – la Fiom incarna ancora «una cultura reazionaria e conservatrice, che bolla gli avversari come nemici e sostiene comportamenti intolleranti”. È un’organizzazione che “ha abbandonato l’azione sindacale per dedicarsi alla politica. Ne abbiamo avuto conferma nella manifestazione di sabato scorso a Roma che ha tenuto a battesimo l’aggregazione della sinistra radicale. Oggi – ha ribadito Bonanni – le regole dell’economia globale ci impongono una collaborazione tra imprese e dipendenti, per difendere il lavoro e creare ricchezza”. (Dal sito della “Provincia di Lecco”)

Lecco è una città tutto sommato davvero democratica; possono parlare tutti, proprio tutti! Tant’ è che ha parlato anche l’omino che vive su Marte.

Bonanni si prodiga in pacche sulle spalle a Federchimica, Confindustria, ringrazia la Compagnia delle Opere (braccio capitalista e dedito all’arricchimento di Comunione e Liberazione) ad un convegno il cui titolo, al netto di una disoccupazione nazionale che supera il 10% e arriva al 4% a Lecco, sembrerebbe la presa in giro di un demente: “Ognuno ha il suo lavoro”! Certo, andatelo a dire ai disoccupati e ai cassentegrati.

Bonanni che parla a cuor leggero di alleanza imprese-lavoro quando è ben chiaro che il modello di rapporto tra imprese e lavoratore che esce dall’accordo separato del 2008 e che vuole imporre confindustria è quello del ricatto, il cui volto piu rappresentativo lo incarna Marchionne: “o rinunciate ai diritti o la produzione va in Serbia o in Polonia”!

Bonanni che si sciacqua la bocca con frasi come “ la logica del conflitto appartiene al secolo scorso” che sembrano riecheggiare i punti salienti del discorso dell’A.D. di Fiat al Meeting di Rimini, laddove affermava: “Non siamo piu’ negli anni Sessanta, bisogna tralasciare l’idea della contrapposizione tra capitale e lavoro, tra operaio e padrone”.

Bonanni che non indugia a bollare la Fiom come “reazionaria e conservatrice” creando una confusione terminologica notevole; in passato, infatti, “reazionario” era proprio chi, come Bonanni e il suo sindacato, si schierava dalla parte delle forze interessate a mantenere i lavoratori nell’arretratezza per salvaguardare capitale e impresa.

Ma Bonanni va avanti imperterrito ignorando ogni dato reale, ignorando che sono proprio 20 anni di concertazione, di equidistanza tra lavoro e capitale che hanno permesso questo far-west dell’impresa che insegue il lavoro sottopagato ovunque si trovi  per tenere alto il profitto; ignorando che nessun imprenditore è disposto a rinunciare al profitto per salvaguardare il lalvoratore, che quando la crisi morde non esiste alternativa: o si salvaguarda il capitale o i diritti dei lavoratori.  Ignorando ogni dato reale al punto che sorge spontanea la domanda:

“Ma Bonanni dove vive, su Marte”?

M.Bellavita

Merate, grida e volantini nella sede Cisl: una vergognosa strumentalizzazione

Rifondazione Comunista a sostegno della Fiom e dalla parte dei lavoratori della Fomas e della Calvi.

Mercoledì 6 ottobre 2010, poco dopo le 10, un gruppo di manifestanti aderenti allo sciopero di 2 ore indetto dalla FIOM , si è staccato dal presidio organizzato davanti alla FOMAS di Merate  e si è recato davanti alla Sede Cisl di Merate. Il gruppo  ha iniziato la protesta prima all’esterno per poi proseguire all’interno degli  uffici dove ha distribuito il volantino nazionale Fiom. I mezzi di comunicazione di massa si sono da subito messi al lavoro, obbedienti ai desideri dei padroni di confindustria, per demonizzare il gesto di protesta dei lavoratori, definito addirittura “squadrista” da un giornale locale. La verità è che il montare del clima di dissenso sociale e di solidarietà attorno alla Fiom in vista del 16 Ottobre fa paura a quelle forze politiche, perfettamente bi-partisan,  legate agli intressi padronali, a Confindustria e ai sindacati “gialli”. Con questa campagna mediatica si cerca di fare il vuoto attorno alla Fiom. Per questo come Giovani Comunisti e come Partito della Rifondazione Comunista ribadiamo l’appoggo alla Fiom incondizionato e totale e il sostegno ai lavoratori della Fomas e della Calvi. Di seguito il comunicato della Segreteria di Rifondazione Comunista e del Circolo di Merate.

Il sì di Bonanni all’arbitrato sul lavoro è stato vergognoso. La CISL ha ripetutamente dimostrato di essere collaterale a governo e Confindustria. Contestare democraticamente tutto ciò è doveroso.

Demonizzare i lavoratori che criticano, magari aspramente e in modi verbalmente forti, ma in maniera non violenta e civile, l’essere accomodante della CISL, è fuorviante. I veri fomentatori dell’aspro conflitto sociale e sindacale sono coloro che tradiscono il mandato sindacale, mettendolo in subordine ai desiderata della Confindustria.

Per questo, di fronte agli atti di Confindustria, Governo e sindacati collaterali, che vogliono riportare le condizioni di lavoro all’800, stiamo con i lavoratori della FOMAS e della CALVI, che oggi hanno distribuito il volantino della FIOM nazionale nella sede della CISL di Merate.

Ogni tentativo di criminalizzare questo atto, che non è stato per nulla violento,  non può che segnare l’imbarbarimento e la regressione democratica del Paese.

per la segreteria di Federazione             per la segreteria Regionale

C. De Capitani                                                           G. Bandinelli


SIAMO VICINI AI LAVORATORI IN LOTTA

Il Circolo PRC del Meratese , a conoscenza di come si sia realmente svolta la contestazione da parte dei lavoratori metalmeccanici nei confronti del Sindacato Cisl nei locali di Via Trento (sono entrati nella sede con le proprie bandiere e hanno distribuito i volantini della Fiom nazionale) richiama:

la necessità di ricordare a tutti che Cisl e Uil hanno firmato, da sole, l’Accordo Separato del 2008 a cui sono seguito l’approvazione dei provvedimenti “Collegato Lavoro” del Governo Berlusconi e il si’ alle procedure di Arbitrato molto penalizzanti per i lavoratori, aprendo e allargando la strada alla progressiva distruzione di diritti del lavoro conquistate con difficili lotte;

la necessità di non criminalizzare tacciando di ”terrorismo” l’espressione decisa di operai che si sentono traditi da una grande e importante fetta del mondo sindacale; l’indignazione dovrebbe, al contrario, animare tutti vedendo come le conquiste di anni e anni di sindacalismo e movimento vengano cancellate senza opposizione: questo è un fatto estremamente grave!

la necessità di comprendere le giuste motivazioni e l’esasperazione di chi, lasciato solo dalle istituzioni e persino dalle proprie organizzazioni sindacali, vede, giorno per giorno, restringersi ogni spazio contrattuale, distruggendo la dignità del lavoratore;

la necessità di rimettere il Lavoro e la redistribuzione del reddito al centro delle politiche internazionali, nazionali e locali, unica via per superare la crisi storica operata dal capitalismo globale.

Esprimiamo la nostra solidarietà a questi lavoratori che, in un momento in cui pare che la difesa dei propri diritti sia un tabù, in cui nessun’ altra forza difende con decisione le ragioni degli operai, mettono la propria persona e la propria convinzione a servizio di un’idea di giustizia sociale che per noi è ancora, è sempre, all’ordine del giorno.

Merate, 7 ottobre 2010

Circolo PRC del Meratese Fed. Della Sinistra

Via Cerri,11 Merate


Mandello: “Gilardoni”, timori per il dopo cassa

Tra due mesi alla “Gilardoni Vittorio” scadrà la cassa integrazione straordinaria e i 350 dipendenti ancora non sanno se l’anno prossimo avranno un posto di lavoro.

L’azienda di Mandello, che realizza motori a scoppio, motori ad olio pesante e loro componenti, dopo un anno di cassa integrazione ordinaria richiesta per far fronte a una riduzione del fatturato e una difficoltà finanziaria aveva richiesto e ottenuto dal ministero del lavoro l’avvio di una procedura di cigs della durata di 12 mesi che scadrà la prima settimana di dicembre e che fino ad oggi è stata utilizzata a rotazione.

Era in programma per lunedì 4 ottobre un incontro tra le parti sociali per discutere delle prospettive industriali dell’azienda, alla luce degli ultimi mesi di attività industriale. Incontro che tuttavia è sfumato.

“Mancano meno di due mesi allo scadere della cassa integrazione straordinaria – sottolinea il sindacato – e ancora non si parla del futuro di questa azienda. L’incontro si sarebbe dovuto svolgere un mese fa, ma l’azienda ha deciso di prendere tempo e di rinviarlo ad ottobre. Nonostante la situazione economica sembri migliorare non è ancora possibile dire quale sia la situazione vera di questa azienda e quali saranno le strategie industriali che verranno adottate. Il piano industriale non è ancora stato presentato e questo non è sicuramente un segnale incoraggiante. Tutto questo a discapito della forza lavoro che rimane nel dubbio”.

Mercato del lavoro: allarme occupazione in provincia di Lecco

I deboli e controversi segnali di ripresa manifestatisi in questa prima metà del 2010 hanno avuto un impatto marginale sul mercato del lavoro e sui livelli occupazionali per i quali permangono elementi di difficoltà evidenziati da tutti gli indicatori di consuntivo del primo semestre e di previsione per la fine dell’anno.

Questo è quanto emerge dal rapporto redatto dal Gruppo CLAS il cui Direttore Gianni Menicatti evidenzia come Il calo complessivo previsto a fine 2010, rispetto ai dati precrisi di tre anni fa, si dovrebbe attestare sui circa 2.400 addetti pari al -2,1%.

Alle difficoltà occupazionali manifestatesi nell’industria a partire dal 2008, con una flessione pressoché costante di 800-1000 addetti all’anno (circa il -2% annuo) si è affiancato un andamento progressivamente più critico nelle costruzioni, settore per il quale proprio per il 2010 si prevede una diminuzione considerevole degli addetti dipendenti (-2,9%).Se a ciò si aggiunge che le previsioni per i servizi, la cui occupazione fino al 2009 ha comunque tenuto ed in parte ha compensato l’andamento negativo di industria e costruzioni, sono negative per il 2010 (-0,9%) si può comprendere come sul fronte occupazionale la crisi stia colpendo ancora in modo rilevante la provincia lecchese.

Ulteriori segnali negativi sono rilevabili dall’analisi dell’andamento della cassa integrazione e dell’iscrizione alle liste di mobilità che presentano dati più critici nel primo semestre del 2010 rispetto al corrispondente semestre dell’anno precedente.

I deboli e controversi segnali di ripresa registrati nel primo semestre 2010 hanno avuto un impatto marginale sul mercato del lavoro e sui livelli occupazionali per i quali permangono elementi di difficoltà evidenziati dalla quasi totalità degli indicatori. Anche le previsioni relative a fine anno segnalano tendenze poco positive per l’occupazione.

Secondo gli ultimi dati SMAIL (Sistema di Monitoraggio Annuale delle Imprese e del Lavoro) della Camera di Commercio e le previsioni dell’Indagine Excelsior (realizzata da Unioncamere Nazionale e dal Ministero del Lavoro in collaborazione con gli Uffici Studi delle Camere di Commercio) si stima che, a fine 2010, il calo complessivo degli occupati dipendenti della provincia di Lecco rispetto al periodo pre-crisi (fine 2007) sarà di circa 2.400 lavoratori (-2,1%). Sulla base dei dati disponibili il tasso di disoccupazione provinciale, pari al 4,5% per il 2009, dovrebbe aver già superato a giugno il 5,2%.

Nel flusso delle assunzioni, in crescita dell’1,7% nel primo semestre di quest’anno rispetto allo stesso semestre dell’anno scorso, si amplia la quota dei contratti “flessibili” (salgono, in particolare, i contratti a tempo determinato, 41,5% dei nuovi avviamenti, e quelli di somministrazione la cui quota sul totale si attesta al 22,5%) a scapito di quelli più stabili a tempo indeterminato pari, nel primo semestre 2010, solo al 23%. Inoltre aumentano anche le cessazioni (+3%) e, pur rimanendo positivo, il saldo passa da 2.238 a 2.103 unità (-6%).

Alla flessione della CIG ordinaria (-33,5% nei primi sette mesi dell’anno) si contrappone un sensibile incremento della CIG straordinaria (5,8 volte superiore al periodo gennaio-luglio 2009; Lecco si posiziona al quinto posto regionale per rapporto tra cassa integrazione straordinaria e ordinaria) e della CIG in deroga (nei primi sette mesi vi hanno fatto ricorso oltre 800 imprese, a fronte di 1.100 imprese dell’intero anno 2009, e le ore sono quadruplicate).

Confronto semestrale negativo anche per quanto riguarda i lavoratori in mobilità, che sfiorano nei primi sei mesi dell’anno le 1.000 unità (soprattutto uomini, 65,7% del totale).Un ulteriore dato preoccupante, e in salita rispetto al primo trimestre di quest’anno, è che per 1 ora effettivamente lavorata, le ore di cassa integrazione sono 10.

Ma è dal punto di vista qualitativo, in particolare rispetto all’uso delle diverse tipologie contrattuali, che si evidenziano alcune differenze rispetto al primo semestre dello scorso anno. Complessivamente le imprese hanno aumentato le quote delle assunzioni effettuate con tipologie contrattuali flessibili (74% nel 2010 rispetto al 64% del 2009) riducendo l’utilizzo del contratto a tempo indeterminato (dal 32% del 1° semestre 2009 al 23% del 1° semestre 2010).

Le principali variazioni nelle quote di utilizzo delle diverse tipologie contrattuali sono dovute da un lato ad un maggiore impiego del contratto di somministrazione (in linea con una ripresa degli ordinativi e della produzione), che passa da una quota pari a circa il 18% del 2009 al 22,5% nel 2010 e, dall’altro, ad una espansione delle assunzioni a tempo determinato che passano dal 38,2% al 41,5%; anche la quota di contratti a progetto cresce (dal 6,8% al 8.1%), mentre sul versante dei contratti standard diminuisce leggermente la quota dell’apprendistato (dal 3,6% al 3,2%).

Risulta in calo la quota di professioni non qualificate (dal 20,5 al 17,1%) a cui si contrappone l’aumento marcato dei conduttori di impianti e macchinari e quello più lieve delle professioni tecniche e di quelle commerciali e dei servizi.

Rifondazione Comunista sul PGT di Lecco

Anzitutto la salvaguardia dei posti di lavoro!

Le linee d’indirizzo per il piano di gestione del territorio, approvate nel Consiglio Comunale di Lecco, presentano punti di ambiguità circa la destinazione d’uso delle aree industriali e artigianali dismesse e tuttora produttive.

Queste ambiguità possono costituire un punto di oggettiva debolezza nelle lotte con cui gli operai stanno difendendo o potrebbero trovarsi a difendere il loro posto di lavoro (es. Leuci, Lucchini e altre).

E’ sensazione diffusa tra alcuni lavoratori del lecchese che le linee d’indirizzo approvate possano costituire un passo indietro nella lotta per la difesa del posto di lavoro che nel passato aveva avuto proprio nell’impegno chiesto al Consiglio Comunale nel vincolare alla destinazione d’uso produttivo le aree industriali e artigianali, una delle tappe decisive verso il successo e la difesa del lavoro.

Poiché riteniamo che quest’ambiguità, se non adeguatamente chiarita possa portare a dei fraintendimenti in quella classe sociale che sta già vivendo una fase di fragilità e solitudine,  dovuta alla crisi che sta attraversando il mondo del lavoro,  riteniamo utile ribadire  e chiedere un impegno all’attuale Giunta da un lato affinché  sia riaffermata la volontà di confermare tutte le arre industriali e mantenere la storica vocazione “manifatturiera” della città anche per salvaguardare l’economia, dall’altro l’idea non nuova del “saldo zero” . Rilevate e censite tutte le cubature esistenti con particolare riferimento agli immobili vuoti, inutilizzati, fatiscenti ecc., al fine di ponderare nel migliore dei modi il rapporto “popolazione-alloggi-servizi ecc..”, con lo sviluppo urbanistico le norme dovranno, solo dopo questa rilevazione, eventualmente prevedere il non consumo di ulteriore territorio attraverso la compensazione (tanto si demolisce e tanto si costruisce)

Segreteria Rifondazione Comunista Lecco

All’Arlenico la “cassa” diventa straordinaria

Venerdì 24 terminano le 54 settimane di ordinaria poi l’impresa userà l’altro strumento

LECCO Scatta la cassa integrazione straordinaria alla Lucchini. Il 24 settembre l’acciaieria di Lecco terminerà le 54 settimane di cassa integrazione ordinaria a sua disposizione. Così, prosciugato il primo ammortizzatore sociale, l’azienda passa ora alla richiesta di un secondo paracadute sociale che servirà per i prossimi dodici mesi per far fronte alla stagionalità della produzione, ai periodi di bassa produttività e alla recessione che ancora si fa sentire in questa azienda.

La decisione di ricorrere alla cassa integrazione straordinaria a zero ore per tutte le cento maestranze dello stabilimento è stata annunciata ieri dall’azienda nel corso di un incontro con il sindacato avvenuto in Confindustria Lecco, convocato dalle parti per fare il punto della situazione e aggiornare le parti sul futuro della Lucchini a Lecco. L’azienda ha inviato ieri la richiesta di cassa integrazione straordinaria al Ministero, alla Regione e al Sindacato, contando di poter presto attingere a questo strumento.

Per quel che concerne il futuro dello stabilimento territoriale, che sorge in centro Lecco, nell’area ex Arlenico, tutto è ancora da decidere. Infatti le decisioni non saranno prese a Lecco, bensì in Russia. Questo perché l’acciaieria di Lecco fa parte del gruppo Lucchini, di proprietà dei russi della Severstal e di Mordachoff , già azionista di maggioranza della Serverstal, che hanno presentato al Ministero per lo Sviluppo Economico un piano industriale che riguarda tutte e cinque le sedi produttive della Lucchini, che ha sedi a Piombino (Livorno), Trieste, Lecco, Condove (Torino) e Bari.

«Attualmente i manager lecchesi dicono di non essere ancora entrati in possesso delle informazioni relative alla sede lecchese, dice Mauro Castelli della Fiom, ma che al più presto i vertici delle sedi italiane verranno convocati per entrare nel dettaglio del progetto». Già due mesi fa l’azienda aveva respinto l’ipotesi di uno smantellamento della sede lecchese dell’acciaieria, che nonostante la crisi, sta continuando a lavorare grazie alla copiosa domanda di acciaio e laminati richiesti dalle imprese del territorio che si riforniscono proprio alla Lucchini. Il Gruppo, per spegnere i timori sulla continuità industriale della Lucchini, si è impegnato a definire un piano di ristrutturazione del debito entro il mese di ottobre, che presenterà al Ministero.

Niente lavoro, da domani dipendenti a casa

Saltano le commesse di maggior spessore, scatta la cassa integrazione a Costa Masnaga

Da domani tutti a casa, la Rsi di Costa Masnaga non ha più lavoro. I problemi che avevano colpito l’azienda che fa treni nel mese di luglio non hanno trovato la sperata soluzione in agosto, e le due commesse di maggior spessore per la Rsi – la T3S e la Murf -, commissionate da Trenitalia e Ferrovie dello Stato, sono ancora bloccate. «Una parte dei pagamenti per i lavori della commessa Murof è sospesa, spiega Massimo Sala della Fiom Cgil, ed essendoci una generale incertezza di prospettiva, la Rsi ha deciso di bloccare la produzione Murof non avendo alcuna sicurezza in merito all’effettiva remunerazione. Questo comporterà un uso massiccio della cassa integrazione».

Se fino alla metà di luglio le maestranze hanno usato la cigo con una rotazione al 50% della forza lavoro, da domani e fino alla fine di ottobre l’ammortizzatore sociale verrà usato al 90% per tutti i dipendenti che sono 150 a Costa Masnaga; proprio loro ieri mattina hanno presidiato i cancelli dello stabilimento, 30 a Roma e un centinaio nei punti strategici degli snodi ferroviari. «Abbiamo scritto ai vertici di Trenitalia e Ferrovie ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta decisiva,continua Sala. Non si ha voglia di spendere i soldi che non si hanno, come nel caso della commessa T3S, aggiudicata 5 anni fa, ma ancora non operativa».

Secondo l’azienda l’unica alternativa è cercare nuovi clienti. Rsi, superata la fase dei ricorsi, sta per aggiudicarsi definitivamente la commessa Circumetnea per la realizzazione dei treni catanesi: «Ma prima che la produzione entri nel vivo sarà necessario attendere la primavera. Fino alla fine di ottobre verrà sfruttata la cassa integrazione. Come azienda lanceremo un piano di riqualificazione professionale, dal momento che Rsi non intende uscire dal settore, bensì cercare clienti alternativi a Trenitalia. Attualmente l’azienda, per colpa dei pensionamenti, sta perdendo alcune professionalità, quindi questi due mesi di immobilità potrebbero essere usati per avviare corsi formativi per le maestranze»

Nel lecchese  a rischio altri mille posti di lavoro.

«Ci sono un migliaio di posti di lavoro a rischio sul territorio. Io continuo ad essere molto preoccupato». Di rientro dalle ferie, il sindacalista Alberto Anghileri, segretario della Cgil di Lecco, non può far altro che constatare che la situazione non sta migliorando. All’orizzonte calma piatta e poche aspettative che l’autunno porti con sé la ripresa economica.

«Nessun economista, nessuno statista, nessuno prevede all’orizzonte una ripresa dell’occupazione. Forse alcune imprese hanno rincominciato a incamerare ordini, forse il calo degli ordini non è più così drammatico come nei mesi scorsi, ma l’emergenza occupazionale c’è e continua a preoccupare. La crisi è iniziata nell’autunno del 2008, allora le imprese hanno attinto a piene mani alla cassa integrazione ordinaria, che è durata un anno. L’anno successivo hanno tamponato l’emergenza, provocata dal calo di lavoro, con l’uso della cassa integrazione straordinaria».

Ma il brutto deve ancora arrivare. «Già, l’anno prossimo, quando la cassa integrazione in deroga sarà terminata e quando anche le aziende strutturate non potranno più fare ricorso ai normali ammortizzatori sociali perché li avranno esauriti, cosa succederà?Da settembre dovremo porci seriamente questo problema, perché potrebbe trattarsi di una vera e propria emergenza».

Un’emergenza che sarà silenziosa e per un certo verso invisibile: «Non credo che a settembre ci troveremo ad affrontare gravi casi di dismissione. Le imprese strutturate rimarranno, ma faremo i conti con una riduzione del personale in molte medie imprese e con la chiusura di tante piccole attività artigiane e manifatturiere, che porteranno con sé la secca perdita di numerosi posti di lavoro».

Per il momento il territorio ha tentato di rispondere all’emergenza organizzando un percorso di ricollocazione aziendale attraverso l’Unità di Crisi della Provincia di Lecco: «Va anche detto che i sistemi di rioccupazione per il momento non hanno funzionato. Il sistema della formazione obbligatoria per i cassa integrati è una macchina mangia soldi che contribuisce a ingrossare le tasche degli istituti di formazione, ma che non sta aiutando in alcun modo le persone a trovare una nuova occupazione e a ricollocarsi sul mercato. Qualche esempio? Mettiamo il caso di un cassa integrato che ha l’obbligo di svolgere una manciata di ore di formazione. Per lui un corso di inglese o di informatica, un paio di lezioni che sicuramente gli permetteranno di saperne un po’ di più di inglese, ma che d’altro canto non modificano di un millimetro la sua situazione occupazionale».

E allora, che fare? «Un tempo sul territorio la formazione la facevano le aziende e a Lecco le scuole da valorizzare per la formazione sono il Fiocchi e il Badoni, due istituti di scuola media superiore che non a caso portano il nome di due storiche e importanti aziende del territorio. La formazione deve tornare ad essere a scopi professionali ed è necessario incentivare gli istituti del territorio a fare formazione per le imprese e per la crescita occupazionale».

Lecco: aumentano a dismisura i prezzi dei generi di prima necessità

LECCO – Rincari del 10% negli ultimi quattro anni! L’Ufficio statistica del Comune di Lecco che rileva i prezzi in una cinquantina di punti vendita per mandarli all’Istat ha fatto un’analisi per misurare quanto i prezzi sono aumentati negli ultimi quattro anni. Da questa indagine, condotta su una trentina di prodotti venduti in due punti vendita in città, risulta che i prezzi degli alimentari di prima necessità sono aumentati in media del 10%. Tra i rincari maggiori, la pasta (+35%), l’acqua minerale in bottiglia (+30%) e il latte (+20%), generi assolutamente di prima necessità. Questi rincari danno la misura di quanto la crisi economica stia pesando sulle classi sociali più deboli.

Lecco: le aziende assumono ma soltanto con contratti “precari”.

LECCO Il contratto a tempo indeterminato è sempre più un miraggio. Secondo i dati occupazionali diffusi dall’amministrazione provinciale lecchese il mercato del lavoro ha ricominciato a girare, crescono le opportunità di lavoro, aumenta il numero delle proroghe dei contratti a tempo determinato, ma i contratti sono sempre più precari, e sempre più spesso le offerte di lavoro riguardano contratti a progetto e a somministrazione.

Rispetto al secondo trimestre del 2009, tra aprile e giugno di quest’anno gli avviamenti, cioè il numero di persone che hanno iniziato a lavorare, sono stati 7819. Erano 7164 nel secondo trimestre 2009, e ciò significa che da un anno all’altro si è registrato un incremento occupazionale del con 9,1%. Passiamo ora alle cessazioni, che equivalgono al termine di una posizione occupazionale, cioè in molti casi a un licenziamento. Il numero delle cessazioni è stato pari a 7281, mentre erano 6816 nel secondo trimestre 2009, con un incremento del 6,8%.

Il numero delle proroghe, vale a dire dell’estensione contrattuale dei tempi determinati, è stato pari a 2492 mentre erano 1582 nel secondo trimestre 2009, con un incremento del 57,5%. Tuttavia a un contratto determinato segue spesso un altro tempo determinato, quasi mai un estensione a tempo indeterminato. Infatti il numero delle trasformazioni è stato pari a 315 casi. Nello stesso periodo del 2009 le trasformazioni erano 339, quindi la diminuzione è stata del 9,1%. E analizzando nel dettaglio gli avviamenti per tipologia contrattuale si scopre che gli avviamenti a tempo indeterminato sono diminuiti del 27,2%.

Il saldo positivo negli avviamenti è dovuto all’aumento degli avviamenti a tempo determinato, cresciuti del 16,5%, quelli a progetto crescono del 29,9% e quelli per somministrazione registrano un vero e proprio boom: le agenzie per il lavoro hanno firmato il 53,5% di contratti in più rispetto all’anno precedente.

Se gli avviamenti sono aumentati, sono tuttavia calati gli avviati: da 5493 a 4814, pari a una diminuzione del 12,4%. Significa che sono stati stipulati più contratti di lavoro con una stessa persona, che quindi è entrata in un mercato del lavoro sempre più flessibile e incerto e comunque il minor numero di nuovi occupati indica che i disoccupati sono ancora molti. Da segnalare la forte riduzione di avviati tra i lavoratori extracomunitari, con un calo del 40%. Il numero delle donne che hanno trovato un lavoro cala del 15,6%, mentre per gli uomini la contrazione è inferiore (meno 9,1%).

Quello che i dati del lecchese mostrano con evidenza assoluta è una tendenza dell’intero paese e dimostra la giustezza della nostra analisi quando affermiamo che da questa crisi saranno i lavoratori ad uscire con le ossa rotte; infatti sono loro che ne pagano i costi. Del resto per tenere alto il profitto, a fronte di un aumento di costo di materie prime e ad una diminuzione di ordinativi, non resta che abbassare il costo del lavoro. Chi non lo può fare portando la produzione in Serbia, come la OMSA o la FIAT, dove un operaio percepisce uno stipendio mensile di 380 euro circa, cerca di farlo in italia mantenendo il lavoro il piu precario possibile.

La Rsi batte cassa, appello al ministro

Incertezza sul pagamento degli stipendi: «Rischio di cassa per tutti dal 2 agosto»

COSTA MASNAGA: Alla Rsi di Costa Masnaga si naviga a vista e i 154 dipendenti dello stabilimento che realizza treni, soprattutto per Trenitalia, ancora non sanno se il 28 del mese riceveranno lo stipendio e se a settembre torneranno a lavorare. Questo perché Trenitalia si sarebbe rifiutata di pagare la commessa Murof, per la normale manutenzione di una serie di carrozze. «Trenitalia ha già 120 giorni di ritardo nei pagamenti correnti – spiega Massimo Sala della Cgil – Questo perché la manutenzione realizzata da Rsi viene effettuata per conto di Corifer, un consorzio che lavora direttamente per Trenitalia. Corifer ha un debito consistente, accumulato per una serie di mancanze e penali, nei confronti di Trenitalia, e quest’ultima non avrebbe intenzione di versare i soldi delle commesse di manutenzione, ritenendo di aver così pareggiato i conti».

Un giro vizioso che ricade sulle spalle di Rsi e delle maestranze. L’azienda di Costa Masnaga da molti mesi lamenta una difficoltà di liquidità. «Per evitare che il mancato pagamento della commessa Murof metta in ginocchio Rsi – spiega Sala – è stata inviata una lettera a Vincenzo Soprano, amministratore delegato di Trenitalia e a Mauro Moretti, ad di Ferrovie dello Stato, chiedendo loro di intervenire per sbloccare la vicenda». Pare che i vertici delle ferrovie abbiano convocato un incontro con Corifer: «Ma non c’è alcuna certezza in merito. Al momento la commessa Murof è l’unica su cui le 154 maestranze stanno lavorando e quindi gran parte dello stipendio di luglio dipende da quest’ultima. Ma il problema va ben oltre il salario di luglio. Il rischio è che il 2 agosto tutti i lavoratori dovranno entrare in cassa integrazione e che a settembre non ci sia la liquidità sufficiente per continuare a lavorare». Dall’autunno scorso le maestranze di Rsi stanno usando una cassa integrazione a zero ore, e attualmente l’azienda sta lavorando al 50%. Giovedì alle nove avremo un incontro con l’amministrazione di Rsi per capire con l’azienda come affrontare i prossimi mesi anche in base al pagamento o meno della commessa Murof».

Bodega: licenziato un delegato della FIOM

Le rappresaglie contro la FIOM non si fermano in FIAT!

Giovedì 22 luglio, Davide Rossi, delegato rsu Fiom da 6 anni e componente del direttivo della Fiom di Bergamo, è stato licenziato dalla Bodega, trafileria di Cisano Bergamasco.

Il rappresentante della sicurezza e un altro lavoratore entrambi iscritti alla Fiom hanno preso tre giorni di sospensione. Davide è stato licenziato per rappresaglia anti-sindacale.

L’8 luglio alla Bodega, un lavoratore muore in reparto dopo 3 ore di lavoro. Infarto, 58 anni e pochi mesi alla pensione. Nessuno della direzione avvisa o dà spiegazioni su quanto avvenuto né ai delegati né agli rls, né alle organizzazioni sindacali territoriali. La notizia arriva – di terza mano – soltanto il giorno successivo. Davide si stacca in permesso sindacale e va nello stabilimento a chiedere, nel pieno e regolare esercizio della propria attività

sindacale, cosa è successo. Davide in quel momento, sa solo per sentito dire che si è trattato di morte naturale, come dopo è apparso più chiaro. Per il solo fatto di aver chiesto informazioni, l’azienda contesta a Davide di aver incolpato la direzione e la responsabile di reparto della morte del suo collega. Tutto ciò non è vero e il licenziamento verrà debitamente contestato dalla Fiom di Bergamo.

È inaccettabile che un delegato della FIOM venga licenziato perché in permesso sindacale si permette di chiedere informazioni sulle circostanze in cui è avvenuto il decesso di un suo collega sul posto di lavoro.

La Fiom di Bergamo chiede che il LICENZIAMENTO VENGA IMMEDIATAMENTE RITIRATO!

PRESIDIO

LUNEDI’ 26 luglio

ore 13.00 – 15.00

DAVANTI ALLA BODEGA

Via Binda, Cisano Bergamasco

INVITIAMO LAVORATORI E LAVORATRICI A PARTECIPARE

Scarica il volantino:

bodega – licenziato un delegato FIOM presidio 26 luglio

Morde la crisi nel lecchese: in aumento pignoramenti e aste di immobili.

Attualmente sono 162 le abitazioni messe in vendita dal Tribunale di Lecco, mentre l’anno scorso le esecuzioni immobiliari sono state 274. Dietro ad ogni immobile messo in vendita al Tribunale si nasconde una storia di sofferenza e di precarietà, una vicenda di cittadini comuni che per aver perso il lavoro, non sono più riusciti a coprire le rate del mutuo e non hanno coperto il proprio debito con la banca, la quale ha avviato la richiesta di pignoramento al Tribunale, che ha poi provveduto alla vendita dell’immobile, lasciando senza un tetto sopra la testa i precedenti proprietari. Nel 2009 le vendite immobiliari all’asta al Tribunale di Lecco sono aumentate del 30% rispetto all’anno precedente. Sulla scia della crisi dei mutui americani, nel Lecchese si sta verificando un fenomeno simile in questi ultimi mesi: fino all’anno scorso la facilità di accesso a mutui con valore spropositato ha convinto molte famiglie ad acquistare un’abitazione. La crisi economica, che per molti ha significato la perdita del posto di lavoro ha significato per molti l’incapacità nel tener fede al pagamento puntuale e costante delle rate del mutuo. Così le banche sempre più spesso si muovono rapidamente nel contattare le autorità competenti e nell’avviare una procedura di pignoramento dell’abitazione. Con la conseguente messa all’asta del bene.

La risposta di Venini a Dadati

Ho letto la comunicazione dell’assessore provinciale Dadati e francamente mi sembra un misero tentativo di addossare ad altri gli effetti dei propri errori.

Non si capisce, da quanto scritto, quali siano le cose sbagliate che avrebbero fatto i lavoratori e il sindacato, ma cosa più grave non si capisce a questo punto quale sia il ruolo che le istituzioni potrebbero avere in vicende come queste che riguardano il futuro industriale del territorio.

C’è una fabbrica che chiude, c’è una cordata d’imprenditori che vorrebbe acquistarla per farla continuare a produrre, c’è bisogno di qualcuno che si ponga come mediatore tra le parti per favorirne il buon esito. A chi avrebbe dovuto rivolgersi il sindacato per tentare questa operazione e salvare l’azienda ??? Di sicuro non poteva essere il sindacato a svolgere questo ruolo ma

ci voleva qualcuno, veramente sopra le parti, in grado con la sua autorevolezza, di tessere i fili di una mediazione tra i due soggetti. Forse l’errore fatto è stato quello di pensare che l’assessore ne fosse in grado e su ciò vedremo di non commettere lo stesso errore in futuro, anche se rimane

nostra ferma convinzione che le istituzioni, come la Provincia, siano una parte fondamentale nelle vicende che riguardano il mondo del lavoro.

Come sindacato abbiamo avuto solo una volta la possibilità di confrontarci con il Sig.Bonfanti, il quale alla nostra precisa domanda sul futuro della azienda ci rispose che la stessa sarebbe stata chiusa e che non vi era nessun altra soluzione, escludendo anche qualsiasi possibilità di vendita alla cordata che si era fatta avanti, ritenendola non credibile. E ciò ci venne detto nell’incontro previsto dalla procedura di mobilità, e quindi del licenziamento di tutti i lavoratori, avviata dall’azienda (altro che anno di cigs, quello riuscimmo a concordarlo negli ultimi giorni della procedura presso l’Ufficio Regionale del Lavoro ).

La realtà, quella vera, è che si è chiuso un azienda che invece poteva continuare ad esserci e noi non sappiamo perché ciò sia avvenuto e non ci era mai successo di vedere chiudere una fabbrica mentre c’era qualcuno che voleva acquisirla.

Sono evidenti gli errori, senz’altro in buona fede fatti da Dadati, dalla chiusura del tavolo Provinciale, senza neppure discutere con chi a quel tavolo era presente ad una gestione  approssimativa di quella che avrebbe dovuto essere una paziente opera di mediazione all’interno di una trattativa complicata ma che appunto per questo necessitava di un ben diverso approccio. Non è possibile che in casi come questi si prenda atto di una affermazione fatta da una delle due parti e si abbandoni tutto senza tentare, con i metodi della diplomazia di ricucire gli strappi e andare avanti, inventandosi anche percorsi diversi (perché non sono stati messi a confronto direttamente gli imprenditori della cordata e Bonfanti ? era difficile ? si è provato ? ).

E’ mancata evidentemente anche l’esperienza, L’esperienza di Bruseghini, come in diversi casi dimostrato, avrebbe portato ad altri risultati, ma l’esperienza purtroppo la si fa con il tempo e con l’

umiltà di ascoltare e considerare anche gli altri.

Dopo la chiusura del tavolo Provinciale il sindacato si è senz’altro attivato per avere altri interlocutori istituzionali. Cosa doveva fare ? Dadati decide di chiudere il confronto e il sindacato avrebbe dovuto prenderne atto e ritirarsi in buon ordine ? Il sindacato non si è offeso ( non ne ha il tempo ed ha altre cose a cui pensare ) il sindacato non voleva semplicemente lasciare

nulla d’intentato per salvare la Badoni e ha cercato di fare tutto quello che poteva in tal senso e solo in tal senso.

All’assessore Dadati nessuno, né in questa vicenda né in altre, ha mai chiesto di essere di parte. Il sindacato ha sempre chiesto alle istituzioni degli interventi atti a favorire un punto d’incontro tra le parti e ciò nell’interesse comune delle aziende, dei lavoratori e dell’insieme dell’economia

territoriale. Nel caso specifico il punto d’incontro non era tra l’altro direttamente tra azienda e sindacato, ma tra un imprenditore e altri imprenditori, tra chi voleva acquistare e chi avrebbe dovuto vendere.

Il sindacato, se l’operazione fosse riuscita, avrebbe poi dovuto discutere con gli acquirenti il piano industriale e le sue ricadute occupazionali e le prospettive, invece ha potuto solo discutere e contrattare gli strumenti e gli incentivi da mettere a disposizione dei lavoratori vista la chiusura della fabbrica.

Consiglierei all’assessore Dadati di essere veramente uno non di parte perché sino ad oggi l’ho sentito solo criticare il sindacato e i lavoratori rispetto alle loro iniziative, ma mai pronunciarsi sulle scelte imprenditoriali, se non per sostenerle.

Tralascio la vicenda del direttore generale della Badoni e della Moto Guzzi, in quanto sulla prima io sono uno che crede che gli asini non volino e sulla seconda, la storia la conoscono tutti e tutti sanno come si sono svolte le cose e la realtà si può anche cercare di girarla ma in questo caso nessuno ci casca.

In ultimo, se è cosa gradita, mi rendo sin d’ora disponibile a spiegare all’assessore Dadati cos’è il sindacato, chi rappresenta, come funziona e quali sono i suoi obiettivi, in quanto ho l’impressione che stia facendo una notevole confusione.

Credo anch’io nella buona fede di Dadati,…… però… caspita….. si può migliorare.

Venini Mario

Dadati contro tutti

Pubblichiamo il testo della delirante spiegazione che Dadati ha messo stamattina sulla sua pagina di facebook, sul perchè la Badoni sia stata chiusa.

Di chi è la colpa? Dei sindacati, delle RSU di fabbrica, di alcuni politici di sinistra, degli operai stessi….di tutti tranne che di Dadati e del buon Bonfanti.

Cari compagni, vi confesso che la voglia di replicare al caro assessore seppellendo i suoi deliri sotto tonnellate di fango dialettico è forte.

Pero siccome Dadati attacca tutti e tutto  penso tocchi alle parti citate in causa il diritto e l’onore di replicare.

Vi preghiamo solo di non essere teneri con lui…

Mauro Bellavita (Giovani comunisti Lecco)
post di dadati su facebook

Acqua pubblica: raccolte a Lecco 12 mila firme

«A Roma, alla segreteria nazionale del referendum, sono state spedite esattamente 11.951 firme delle oltre 12 mila che sono state raccolte in provincia di Lecco per ognuno dei tre quesiti referendari in questi ultimi due mesi. Un’altra spedizione con le ultime centinaia di firme raccolte è prevista per i prossimi giorni». Lo comunica il Comitato lecchese acqua pubblica e beni comuni che esulta: «Si tratta di un risultato eccezionale, reso possibile grazie ai molti volontari che hanno lavorato letteralmente giorno e notte nelle ultime settimane per raccogliere, certificare, controllare e spedire le firme. Alcuni dati per avere un’idea della mole del lavoro svolto: da Lecco sono partiti per Roma 15 scatoloni contenenti 1.137 moduli con 35.855 firme, ciascuna accompagnata dalla certificazione di iscrizione alle liste elettorali del firmatario».

Il Comitato Lecchese, che ha organizzato e coordinato la raccolta firme, si dice quindi molto più che soddisfatto: «Siamo molto felici dei risultati ottenuti: abbiamo raggiunto non una ma tre volte l’obiettivo iniziale, che era di 4.000 firme. E non è solo questione di numeri: abbiamo vissuto insieme un momento entusiasmante di impegno, democrazia e partecipazione. Con le oltre 12 mila firme raccolte, i lecchesi chiedono a gran voce l’abrogazione delle norme che obbligano i comuni a mettere sul mercato la gestione dei servizi idrici, ovvero acquedotti, fognature e depuratori».

Lettera aperta dei lavoratori della Vismara

Agli abitanti di Casatenovo e della provincia di Lecco, alle colleghe e ai colleghi delle aziende del nostro territorio, alle istituzioni locali, comunali, provinciali, regionali e nazionali, a tutte le strutture sindacali confederali e di categoria cgil e cisl, vogliamo far conoscere quello che stiamo vivendo in vismara, cioe’ perche’ continuiamo la lotta da un anno e mezzo per difendere i nostri diritti…

L’azienda ha disdettato unilateralmente tutti gli accordi sottoscritti, cancellando la storia contrattuale in vismara, si rifiuta di riconoscerci il premio 2009, definito dal contratto nazionale di lavoro, vuole la restituzione gratis delle pause conquistate negli anni, vuole farci lavorare 6 giorni alla settimana – e alcuni di noi la domenica – senza che ci siano le esigenze produttive, non vuole aprire la contrattazione per i prossimi anni.

L’azienda sta violando alcune norme regolate dal contratto nazionale, non riconosce di fatto la rappresentanza sindacale democraticamente eletta dai lavoratori, esercita pressioni e condizionamenti pesanti su chi manifesta per i propri diritti. Che il vero scopo sia l’eliminazione del sindacato?

L’azienda minaccia la cassa integrazione, non perche’ il mercato la impone, ma perche’ gli operai continuano a far sciopero! come se quindici ore di protesta in due mesi possano cambiare il destino di una azienda. E comunque rimuovere le cause del calo sarebbe semplicissimo: sedersi al tavolo ed essere disponibili a un confronto vero. Invece l’azienda ha spostato tempo fa la produzione dei prosciutti cotti in polonia e pare stia facendo eseguire lavorazioni all’esterno dello stabilimento di casatenovo.

Se l’azienda vuole strumentalizzare questa situazione, utilizzando i sacrifici dei lavoratori, allo scopo di rimettere in discussione l’accordo sottoscritto con regione, provincia e comune per il trasferimento dello stabilimento – che prevede tra l’altro il mantenimento dell’occupazione a fronte della vendita dell’area attuale – si sbaglia. addirittura parrebbe che, pur di non accettare il confronto con noi, non stia evadendo ordinativi. non e’ che le intenzioni sono quelle di trovare una scusa per andarsene da Casatenovo?

In tutti gli incontri fatti, la rappresentanza sindacale ha sempre fatto proposte concrete e serie, che tenessero in considerazione le esigenze aziendali e quelle dei lavoratori. La risposta e’ sempre stata la solita: accettate le nostre condizioni o non se ne fa niente. E’ confronto questo?

Teniamo al nostro posto di lavoro, perche’ da’ da mangiare alle nostre famiglie, che sono circa 300, ma non ci faremo intimidire.

Continuiamo a ribadire la nostra disponibilita’ al confronto e coinvolgeremo le istituzioni per arrivare ad un accordo che possa tenere in considerazione, oltre alle esigenze dell’azienda, anche le nostre.

Rsu vismara        fai cisl    Lecco    flai cgil      lavoratrici e lavoratori vismara
La rsu vismara ha aperto un proprio gruppo su facebook (cliccate sulla pagina di facebook su ricerca: r.s.u. vismara), visitatelo e iscrivetevi!!

Vismara: minaccia la Cassa Integrazione perchè gli operai scioperano!

A seguito dell’articolo apparso su organi di stampa locali il 22.06.2010, non possiamo non fare alcune precisazioni. E’ proprio vero che al peggio non c’è mai limite, ma in questo caso, l’azienda si è persino superata. Addossare alle lavoratrici e ai lavoratori le colpe di una eventuale Cassa Integrazione, se non fosse drammatico, sarebbe ridicolo. L’azienda minaccia di mettere in strada centinaia di lavoratori con le loro famiglie, non perché sta attraversando un momento di difficoltà dovuto al mercato, ma perché … gli operai fanno sciopero per evitare che l’ azienda elimini ciò che è stato conquistato in termini di diritti sindacali nel corso degli anni.
Nessuno si diverte, soprattutto in questo periodo, a scioperare e ad avere qualche centinaio di euro in meno alla fine del mese. Eppure lo fanno, e in percentuali largamente superiori a quelle dichiarate dalla direzione, per manifestare il proprio malcontento nei confronti della posizione aziendale. Riteniamo che l’azienda, al posto di intimidire i lavoratori minacciando il ricorso alla Cassa Integrazione, dovrebbe cercare di capire le motivazioni che ci portano a manifestare, di cogliere le varie opportunità che abbiamo posto sul tavolo di trattativa e di cercare insieme ai lavoratori un accordo che superi questa situazione di stallo. L’azienda avrebbe potuto decine di volte fermare questa situazione – e lo potrebbe fare ancora – abbiamo dato – e continuiamo a dare – la disponibilità a sederci al tavolo e a discutere di tutto, solo non possiamo accettare di sentirci dire ogni volta: o fate come dico io o non se ne fa niente. Invece l’azienda ha alzato pericolosamente il tiro, dichiarando che dal comportamento delle maestranze potrebbe dipendere non solo il ricorso alla Cassa Integrazione, ma addirittura il mantenimento degli impegni presi con l’Amministrazione Pubblica ai vari livelli per il trasferimento aziendale.
E che cos’altro è questo se non un’altra intimidazione, simile a quelle a cui ultimamente ci ha purtroppo abituati? Se l’ azienda pensa di poter strumentalizzare la situazione, utilizzando  i sacrifici e la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori per rivendicare i loro diritti allo scopo di porre in discussione l’ Accordo di Programma in cui si è impegnata – che prevede tra l’altro il mantenimento dell’occupazione a fronte della vendita dell’area attuale – troverà la nostra più assoluta indisponibilità ed ogni responsabilità in questo senso sarebbe da ricondurre esclusivamente all’ azienda stessa.  E’ bene dirlo subito, qualsiasi tentativo di coprire le inefficienze aziendali, i suoi comportamenti, la sua continua mancata disponibilità al dialogo, il suo atteggiamento nei confronti della rappresentanza sindacale, e di farli ricadere sulla forza lavoro, sarà contrastata con determinazione. Riteniamo che sia giunta l’ora di superare questa situazione di stallo attraverso una vera discussione che non avvenga solo sugli organi di stampa o sulle bacheche aziendali ( ricordiamo che il signor Ferrarini non ha mai partecipato ad alcun incontro) ma che preveda un confronto serio e trasparente e che tenga conto delle necessità di tutte le parti rappresentate al tavolo di trattativa e non solo di quelle aziendali. Noi siamo pronti per riprendere il dialogo, l’azienda ?

RSU VISMARA                    FAI CISL    LECCO    FLAI CGIL

Merate: Rifondazione Comunista difende la cultura.

Domenica 20 Giugno la sala Civica di Merate si è riempita di pubblico per assistere a un concerto/dibattito sul tema dei tagli alla cultura. L’ evento, organizzato dal Circolo meratese Prc-Federazione della Sinistra ha visto la generosa partecipazione di cinque musicisti attivi nella zona (Piercarlo Sacco violinista dei Sentieri Selvaggi, Enrica Meloni docente di violino presso la Scuola Civica di Casatenovo, Cecilia Musmeci docente di violino presso La scuola di musica di Trezzo d’ Adda, Andrea Scacchi docente di Violoncello presso il Conservatorio di musica di Cuneo, Roberto Benatti contrabbassista dell’Orchestra della Scala). Il programma Mozartiano è stato intervallato dagli interventi di Giancarlo Albori del Sindacato Lavoratori Comunicazione-Spettacolo (SLC CGIL) e Luca Garlaschelli del SIAM (Sindacato Italiano Artisti della Musica). Essi hanno chiaramente illustrato le conseguenze dei recenti decreti, tra cui l’ultimo in esame alla Camera oggi stesso, del Ministro Bondi, che rappresentano un vero e proprio attacco all’intero mondo della produzione culturale che dovrebbe essere uno dei maggiori vanti del Paese. Oltre alla perdita di molti posti di lavoro, anche di buona parte dell’indotto artistico, si avrebbe un effetto di svilimento e impoverimento qualitativo di un mondo musicale-culturale che tutti ci invidiano. Anche in periodi di crisi altri stati non hanno mai smesso di investire sulla cultura, ritenuta una risorsa e un bene irrinunciabile per ogni prospettiva futura. Questo ci si aspetterebbe anche dal nostro governo.  Sono state distribuite al pubblico le coccarde gialle, simbolo dei “portatori sani di cultura”, iniziativa partita dai lavoratori del Teatro dell’Opera di Roma poi diffusa in tutta Italia negli ultimi mesi di mobilitazione contro il cosiddetto Decreto Ammazza-Teatri.

Circolo di Rifondazione Comunista del Meratese

Ecco il volantino dell’iniziativa:


Lecco: ma quale ripresa?

LECCO – La situazione non accenna a migliorare dal punto di vista occupazionale, tanto che un lavoratore lecchese su dieci in questo periodo non è al lavoro, ma in cassa integrazione. Secondo l’Inps dall’inizio dell’anno alla fine di maggio sono state utilizzate 8.043.882 ore di cassa integrazione, e rispetto al mese di aprile l’uso degli strumenti è in crescita del 6%. Considerato che la popolazione attiva in provincia è pari a circa 111 mila lavoratori, significa che il 9,37% della popolazione arriva a fine mese grazie agli ammortizzatori sociali. A preoccupare è soprattutto la crescita del ricorso alla cassa integrazione straordinaria: 2.969.758 ore autorizzate dall’inizio dell’anno, il 486,79% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I settori più colpiti sono l’industria, l’artigianato e a seguire il commercio e l’edilizia. Cresce, ma di poco anche il ricorso alla cassa integrazione ordinaria: 3.855.724 ore autorizzate, con un aumento del 7,83%.
Non si ferma neppure l’uso della cassa in deroga, riservata alle imprese con meno di 15 dipendenti e alle aziende artigiane, ma oggi sfruttata anche dalle grandi e medie imprese che hanno terminato la possibilità di utilizzare gli ammortizzatori ordinari e straordinari: qui la crescita è del 593,30%, vale a dire che se a maggio del 2009 le ore richieste erano state 242.809, tra gennaio e maggio di quest’anno le ore sono state 1.218.400. Quindi, più in generale, si è avuta una variazione in percentuale nell’uso del sostegno al reddito pari a una crescita dell’88%.

Le mani nelle tasche dei comuni (e quindi nelle nostre)

Un’emorragia di 18 milioni di euro in due anni: sono i soldi che la manovra Tremonti taglia in due anni ai Comuni lecchesi sopra i cinquemila abitanti. Le cifre più importanti vengono decurtate a Lecco e Calolziocorte, ma percentualmente a rimetterci di più sono Missaglia, Valmadrera, Olginate, Mandello. I sindaci sono alle prese con il rompicapo di fare tornare conti impossibili, tagliando opere pubbliche e servizi sociali.
Non è che uno dei tremendi effetti di questa manovra che colpisce duramente i lavoratori e i cittadini più deboli che pagheranno questa manovra anche se di fatto non aumenta la pressione fiscale; infatti i comuni aumenteranno l’aliquota comunale dell’Irpef o, peggio ancora, taglieranno tutto ciò che ora è gratuito rendendolo a pagamento o aumentando il prezzo dei servizi che gia si pagano; in ogni caso da quali tasche usciranno i soldi?
>Per dire no a tutto questo mobilitiamoci! Tutti in piazza a Milano il 25 Giugno per lo Sciopero Generale. Non solo i lavoratori ma anche i pensionati, gli studenti, i bambini… perchè tutti siamo sotto attacco e la reazione deve essere di tutti!

Cesi, in cento senza stipendio da due mesi

Inizialmente sono stati quattro i lavoratori a rivolgersi al sindacato, poi l’amara sorpresa

LECCO Senza stipendio da quasi due mesi è il dramma di cento dipendenti dell’agenzia di lavoro interinale Cesi di via Palestro. La scorsa settimana sembrava fossero solo quattro i dipendenti che non avevano più percepito il salario dalla fine di aprile, mentre ieri si è scoperto che tutte le cento maestranze assunte dalla società che fa capo all’agenzia interinale Lombardia Sistem da due mesi non ricevono più alcun compenso per il lavoro che puntualmente hanno svolto negli ultimi due mesi.
La questione è stata sollevata dal sindacalista della Cgil Salvatore Pullano: «Inizialmente si erano rivolto a me quattro lavoratori dipendenti della Cesi che lavoravano alla Lucchini. Per protesta e nel tentativo di convincere la Cesi a erogare gli stipendi i quattro lavoratori avevano incrociato le braccia per alcuni giorni. Ma questo non era servito a molto e le maestranze pazientemente erano rientrate al loro posto di lavoro, sperando che presto la Lomabrdia Sistem onorasse il proprio debito verso queste persone». Ma la vicenda è andata velocemente degenerando: «All’ufficio del sindacato hanno iniziato a rivolgersi in massa. Tutti con lo stesso problema. Nessuno prendeva più lo stipendio dallo scorso mese di aprile e avevano due mensilità arretrate». Le maestranze sono impiegate nei settori più disparati, alcuni nel pubblico impiego, altri nel settore metalmeccanico, altri ancora in aziende di servizi e trasporti, qualcuno si occupa di amministrazione nel settore pubblico, altri ancora di insegnamento ed educazione nelle scuole e negli istituti del territorio.
Il sindacalista ha contattato immediatamente il rappresentante della Cesi, Celso Spreafico, il quale si è giustificato affermando che non ci sono più soldi per pagare i dipendenti. «Un fatto insolito, visto che parte di queste maestranze lavora per nel pubblico impiego ? dice Pullano -. Sembra che la Cesi non abbia alcuna intenzione di ripianare i propri debiti nei confronti di questi lavoratori e per questo le cento maestranze, che al momento stanno continuando a lavorare, stanno presentando denuncia all’azienda»

La Erc di Calolzio in vendita: «Ma non ci sarà speculazione»

(Apparso su “La Provincia di Lecco” del 15/06)

All’asta andrà soltanto l’attività industriale, come spiega il curatore, per una cifra che dovrebbe aggirarsi intorno ai 4 milioni. «Ci sono ancora ottime potenzialità»
CALOLZIOCORTE In vendita la Erc Highlight ma per il momento andrà all’asta solo l’attività industriale, mentre l’immobile e il terreno verranno venduti in un secondo momento. Una tattica che servirà a vendere gli immobili al meglio ed evitare speculazioni: «Se venderemo separatamente la società e lo stabilimento potremo avere un maggior guadagno evitando il deprezzamento», spiega l’avvocato Edoardo Palma Camozzi, curatore fallimentare della procedura depositata al Tribunale di Milano.
Camozzi ha aperto la procedura per la vendita dell’azienda che attualmente viene gestita dalla Erc Highlight (la good company nata per salvare la parte sana di Erc): «L’avviso è unico – spiega l’avvocato  e prevede la vendita dell’azienda nel suo complesso». Chi comprerà la Erc metterà le mani sulle informazioni commerciali, cioè le liste dei clienti, il know how commerciale e gestione dell’azienda; sui marchi nazionali ed internazionali, i diritti ed i brevetti; sulle autorizzazioni, le certificazioni e le licenze; sulle macchine e le attrezzature, sui contratti di leasing, gli ordini di vendita e assumerà i 147 dipendenti dello stabilimento. «Il valore dei macchinari di Erc è stimato in 4 milioni di euro, ma l’azienda nel suo complesso vale 3 milioni e ottocentomila euro. Infatti mentre la vecchia Erc fatturava circa 47 milioni di euro, la Erc Highlight ne fattura 15. Quindi la nuova società sconta costi di gestione elevati. Comunque questa azienda ha tutte le potenzialità per essere rilanciata e il fatturato potrà aumentare e produrre reddito».
Per attrarre l’attenzione dei potenziali compratori sulla partita Erc il curatore ha deciso di non porre alcuna base d’asta. L’offerta sarà quindi libera e i cavalieri bianchi potranno presentare la proposta di acquisto che riterranno più opportuna, presentandola in busta chiusa al curatore entro il 30 luglio. «Chi si aggiudicherà il bando di gara per l’acquisto dell’azienda acquisirà in locazione lo stabilimento». Ciò significa che l’azienda continuerà a lavorare in via Sassi, senza il rischio che venga spostata altrove. Il boccone più prelibato infatti non è la società Erc ma l’area industriale e lo stabilimento. Successivamente alla vendita di Erc, entro la fine dell’anno, anche lo stabilimento e il terreno verranno messi all’asta: «In questo caso il compratore della Erc avrà il diritto di prelazione sui beni immobili». Il valore dello stabilimento di via Sassi supera di gran lunga quello dell’azienda: infatti il fabbricato e il terreno sono stati stimati in circa 7,5 milioni di euro.
«Sono molto fiducioso e ritengo che l’asta per la vendita di Erc andrà a buon fine. L’advisor che si sta occupando di mantenere i contatti con i potenziali clienti mi ha informato che ci sono alcuni imprenditori e fondi di private equity interessati a valutare la possibilità di acquisto di attività industriale, che del resto ha buone possibilità di crescita», dice Edoardo Palma Camozzi. E se questa procedura non dovesse andare a buon fine ci sarà la possibilità di presentare offerte anche successivamente al 30 luglio. «Sarà stipulato un contratto di affitto che gli consentirà di rimanere sull’area per almeno 12 anni. Sempre per evitare speculazioni venderemo l’immobile già con contratto di affitto annesso».
Gloria Riva
Quello che ci auguriamo, come Giovani Comunisti, è che questa vendita non sia l’ennesima premessa di un copione gia visto e rivisto; e che cioè la ERC sia acquistata per farla funzionare e non con l’intenzione di liquidarla, dopo pochi anni di attività e venderne pezzo per pezzo il  marchio, i macchinari e infine l’enorme area. A fare le spese del profitto di pochi, se andasse in questo modo, sarebbero infatti ancora una volta  gli operai e le loro famiglie. Per evitare questo l’attenzione di tutta la società civile deve essere ora piu che mai concentrata sulla vicenda.
Giovani Comunisti Lecco

Alla “Agrati” sciopero sul premio di risultato

La Fiom: «L’azienda ha avanzato la proposta di un aumento basato sulla presenza in fabbrica»
DOLZAGO (gl.riv.) Niente premio di produzione per i dipendenti assenteisti, e le maestranze entrano in sciopero.
È successo ieri mattina alla Agrati di Dolzago, una delle più importanti viterie italiane che lavora nell’indotto del settore automotive. La casa madre dell’azienda si trova a Veduggio, e quello di Dolzago, che conta oltre cento dipendenti, è uno dei tanti stabilimenti della Agrati.
Ieri mattina i dipendenti hanno incrociato le braccia e secondo il sindacato l’adesione è stata altissima, come spiega il sindacalista della Fiom Cgil Massimo Sala: «Circa il 90% della forza lavoro ha preso parte alla protesta, concretizzatasi in un presidio ai cancelli dell’azienda, che si trova sulla strada provinciale». Lo sciopero è durato due ore, un fatto più unico che raro, visto che i dipendenti della Agrati non sono soliti alle manifestazioni pubbliche di protesta. «I dipendenti sono parecchio inviperiti con la proprietà ? continua Sala – che ha fatto marcia indietro sulla contrattazione di secondo livello». Le parti sociali hanno iniziato a discutere del premio di produzione lo scorso mese di aprile. Secondo il sindacato inizialmente l’azienda aveva avanzato un premio di risultato che avrebbe messo nelle tasche dei lavoratori circa 2000 euro. Gli incontri sono stati molteplici: «Ma all’ultimo faccia a faccia, l’azienda ha cambiato le carte in tavola ? afferma Sala ? e il premio di risultato si è ridotto a zero. Infatti l’azienda ha avanzato la proposta di un premio aziendale del tutto variabile, basato sulla presenza dei lavoratori in azienda. Insomma secondo l’azienda a ricevere il premio aziendale saranno solo i lavoratori che avranno fatto meno di 40 giorni di assenza, tenendo conto non solo le ore di assenza per malattia, ma anche quelle per infortunio, e le assenze della legge 104, e persino le assenze per le donazioni del sangue».

La CGIL Lecco dà ragione a Moschetti!

«Poche cinque materne statali; Lecco si attivi per aumentarle»

La Cgil torna alla carica dopo le parole di Moschetti: «È ora di muoversi». «Invitiamo l’Amministrazione comunale ad istituire nuove scuole materne statali e siamo dell’idea che non sia corretto finanziare le scuole private».
Pasquale Lo Bue della Cgil scuola non ha alcuna intenzione di mettere una pietra sopra alla polemica sollevata più di una settimana fa dall’assessore al bilancio del comune di Lecco di Rifondazione Comunista, Mario Moschetti. Il politico, come si ricorderà, aveva addirittura proposto il taglio dei finanziamenti alle scuole private. Dichiarazioni che avevano ollevato un polverone, e che lo stesso sindaco Virginio Brivio aveva di fatto rimandato al mittente non condividendo la posizione del suo assessore. E lo stesso era accaduto in consiglio comunale dove Moschetti è stato fatto oggetto di attacchi pesanti e personali.
La Cgil è stata molto chiara: «Non condividiamo i finanziamenti alle paritarie o private che le si voglia definire. Siamo consapevoli che a Lecco c’è una situazione anomala nelle materne: circa il 70% sono paritarie. Ne abbiamo cinque statali e oltre una quindicina private- fa notare Lo Bue -. Chiediamo al sindaco Brivio e alla sua Amministrazione di impegnarsi per offrire un maggior servizio con altre scuole pubbliche. In questo momento è chiaro che non avendo un suo servizio in grado di soddisfare la richiesta il Comune debba sostenere le materne paritarie, però sarebbe bene garantire il servizio con scuole pubbliche, basterebbe istituirne delle altre».

Cassa integrazione alla Mauri di Pasturo

La “Mauri” di Pasturo mette in cassa integrazione 25 lavoratori nonostante un 2009 chiuso con un utile di esercizio di circa 100 mila euro. La giustificazione sarebbe  un calo della domanda. Due le cause che hanno portato l’impresa valsassinese a richiedere l’apertura di una procedura di cassa integrazione ordinaria destinata a 25 dei circa 65 dipendenti dell’azienda. Ci sarebbe un problema di stagionalità, legata alle produzioni, a cui va aggiunto un calo dei consumi.
Tuttavia il ricorso alla cassa sembra quantomeno discutibile anche a fronte dei dati forniti nel corso dell’incontro tra le parti sociali, azienda e sindacato. L’azienda ha infatti presentato i dati di bilancio del 2009 che sono apparsi più che buoni. L’azienda ha chiuso l’anno con un valore della produzione pari a 35 milioni di euro circa, e un utile di 100 mila euro.

Alla “Regina” licenziati dieci impiegati

Dopo il mancato accordo sulla mobilità, la ditta ha deciso di procedere in modo unilaterale.

CERNUSCO L. Il Catenifico Regina licenzia dieci dipendenti, ma sono tutti pronti a procedere alle vie legali per un risarcimento economico.

Le parti sociali ? azienda e sindacato ? non erano riuscite a trovare un compromesso per la mobilità destinata a 18 lavoratori neppure di fronte al tavolo della Regione Lombardia. Così, senza aver raggiunto alcun accordo l’azienda ha fatto recapitare venerdì scorso 10 lettere di licenziamento ai dipendenti senza concedere alcuna buona uscita o incentivo all’esodo. «Sono tutti impiegati ? spiega Vittorio Cantoni della Fim Cisl ? di cui 7 donne e 3 uomini. Quasi tutti con famiglia e figli a carico. Una donna ha due figli piccoli – di cinque e sette anni – da mantenere, un altro uomo ha tre figli e una moglie a carico. Altre due donne non sono state licenziate pur essendo in maternità». Le dieci maestranze si sono presentate agli uffici vertenze della Cgil e della Cisl per impugnare la lettera di licenziamento e passare alle vie legali. In base alla legge l’azienda, da che ha scelto di procedere alla mobilità unilateralmente, aveva 120 giorni per procedere con licenziamenti ma, in base al mancato accordo, i lavoratori hanno il diritto di impugnare l’atto di licenziamento, portare l’azienda di fronte a un giudice del lavoro, per ottenere un’equa indennità di licenziamento. L’azienda non ha atteso molto tempo per licenziare 10 dei 18 esuberi, (gli altri otto lavoratori rimarranno in azienda usufruendo della cassa integrazione straordinaria): «Ci sembra un’azione gratuita ? dice Cantoni ? Perché l’azienda ha aperto una procedura di cassa integrazione straordinaria per 302 dei 360 dipendenti. Perché non è stata aperta una procedura per 312 dipendenti? Non sarebbe stato meglio per tutti? Questi lavoratori avrebbero avuto un anno di tempo per trovare una soluzione alternativa, mentre oggi si trovano senza un lavoro e costretti a procedere alle vie legali».

Senza stipendio: quattro lavoratori “interinali” scendono in sciopero.

LECCO: Lo stipendio non arriva e quattro dipendenti dell’agenzia Cesi di via Palestro incrociano le braccia e decidono di non lavorare. Da ieri mattina quattro dipendenti dell’agenzia Cesi, ora impiegati presso lo stabilimento Lucchini di Lecco, hanno deciso di interrompere la loro attività finché sui loro conti correnti non verrà depositato l’ultimo stipendio di aprile. Le quattro maestranze si sono rivolte al sindacalista Salvatore Pullano della Cgil esasperati da una situazione di ritardo nei pagamenti che prosegue ormai da alcuni mesi: «Queste quattro maestranze sono dipendenti dell’agenzia interinale Lombardia Sistem, che fa capo alla società Cesi,  spiega il sindacalista.  Si occupano di movimentazione dei mezzi, in particolare guidano i treni in entrata e in uscita dall’azienda Lucchini. Per quattro mesi di fila i loro stipendi sono stati pagati con netto ritardo e visto che questa volta il ritardo nel pagamento ha iniziato a farsi consistente i lavoratori hanno deciso di aprire uno stato di agitazione, di incrociare le braccia. Abbiamo contattato la Cesi che ha scaricato la colpa sulla Lucchini».

PRESIDIO A SOSTEGNO POLITICO DI MARIO MOSCHETTI

Ha avuto luogo lunedi 31 Maggio alle ore 19, in concomitanza con l’avvio del consiglio comunale, il presidio dei Giovani Comunisti e della lista Federazione della Sinistra-Sinistra Ecologia Libertà, a sostegno politico della proposta avanzata dall’assessore Moschetti sui finanziamenti comunali alle scuole private e paritarie.

Molti i partecipanti: ecco il link al filmato dedicato dal Lecco Provincia all’evento:

http://www.leccoprovincia.it/index.php/video/6288-lecco-consiglio-comunale-agitato

PLEBISCITO DEI LETTORI DELLA PROVINCIA DI LECCO: 78% FAVOREVOLI ALLA PROPOSTA DI MOSCHETTI!

Nonostante i dati parziali del sondaggio on line sulla proposta di Moschetti pubblicati sulla Provincia di Lecco di oggi, il 27/05 quando avevano votato piu di 700 lettori, ben il 78% risulta favorevole a rivedere i finanziamenti del Comune alle scuole private: guardare per credere!

http://www.laprovinciadilecco.it/polls/sondaggi/360/results/

SULLA PROPOSTA DELL’ASSESSORE MARIO MOSCHETTI DI COMINCIARE A  TAGLIARE  I  FINANZIAMENTI  ALLA SCUOLA PRIVATA: NOI CI METTIAMO LA FIRMA

In relazione all’articolo del Rettore del Collegio “A.Volta” di Lecco, apparso oggi (28 maggio 2010) a pagina 18:

Cominciamo con il fotografare  chi è che gestisce il collegio Volta. Il collegio Volta  fa capo ad una società controllata da due enti diocesani: “La Vincenziana “ e “l’Opera per la diffusione della fede” che possiede anche in un palazzo ottocentesco di Corso Magenta a Milano il Collegio San Carlo.  Due istituti sicuramente belli e ben gestiti. Ma non è questo il problema vero. Il problema vero è che la chiesa è il maggior broker nel campo dell’istruzione, finanziato con soldi pubblici. (in violazione dell’art. 33 della Costituzione).

Ora mentre, in questo caso, il Rettore del Volta sta, come gli altri direttori e rettori di scuole private o “private paritarie”, comodamente sistemati, grazie anche ai sostanziosi e variegati finanziamenti pubblici in upper-class, i direttori e i presidi delle scuole pubbliche sono costretti a mendicare qua e là aiuti per la carta igienica, l’imbiancatura e le piccole manutenzioni.

A don Angelo Puricelli,  che ha trovato l’idea di Moschetti “nemmeno degna di una chiacchierata tra amici al bar” , vorrei sommessamente appuntare, e non me ne voglia  più di tanto, che non al “bar sport” e forse neppure  in sacrestia alcuni suoi giudizi troverebbero ascolto, a meno che non ci si rifaccia ancora al decreto del Sant’Uffizio del 1949 che decretava la scomunica per i comunisti .

A parte la  polemica (  ma quando si è tirati per i capelli…) senza spocchia e iattanza, in un momento difficile, non per le banche, gli speculatori finanziari, i proprietari di grandi ricchezze, ma per i semplici cittadini, a cui si chiedono per l’ennesima volta sacrifici, a partire dai servizi scolastici offerti dalla scuola pubblica che subisce frustate ,diversamente dalla scuola privata che continua ad essere pienamente foraggiata, tanto che vengono tagliate mense, tempo pieno, blocco degli stipendi, aumento di alunni per classe ecc.., senza sottovalutare anche che con l’anno prossimo probabilmente gli alunni delle elementari non potranno più usufruire della gratuità dei libri di testo, chiedo al Rettore del Volta, ma così anche a Nava, Perego, Fortino, Vignali ed altri, se parità (?) ci dev’essere per quale ragione ecclesiale o di stato non si devrebbero comprimere, in un momento in cui si chiedono sacrifici e si praticano tagli alla scuola pubblica, i finanziamenti alla scuola privata?

E poi, suvvia, come si fa ancora a non prendere atto che  nella sola regione Lombardia che ben l’80% delle risorse destinate ai diritto allo studio sono state destinate in via esclusiva agli studenti degli istituti privati, che rappresentano solo il 9% degli studenti lombardi.

In piena crisi economica, ma forse questo è sfuggito a don Puricelli, nella Regione Lombardia – grazie alla lobby della “scientology padana”, qual è Comunione e Liberazione  oltre 4mila beneficiari del cosiddetto “buono scuola”, che mandano i figli nella scuole private, hanno dichiarato al fisco addirittura redditi tra 100mila e 200mila euro annui. Stupefacente.

Insomma, mentre il Governo sta portando un pesante attacco alla scuola pubblica, sostenendo che non ci sarebbero soldi per nessuno, non si può continuare a perpetrare  uno scandalo, che da anni denunciamo, che registra nei fatti gli sfacciati privilegi della lobby degli istituti privati.

Grazie Moschetti per aver illuminato una delle molti questioni di ingiustizia.

<h4Lecco: Mario Moschetti tuona contro le scuole private.

L’assessore al bilancio di Lecco, Mario Moschetti di Rifondazione Comunista, attacca le scuole private nel dibattito sulla legge finanziaria. “Mentre i comuni soffrono, Tremonti pensa bene di rifinanziare le spese militari e i contributi alle scuole private paritarie. Per questo proporrò alla giunta comunale di ridefinire i rapporti economici con scuole private e non statali di tutti i gradi: non mi sembra corretto che i figli di papà, che non se la sentono di sedersi ai banchi della scuola pubblica, forse perché più impegnativa, possano usufruire di contributi statali,  mentre nelle scuole statali i genitori degli studenti devono rifornire gli Istituti di carta igienica e trascorrere il week-end a ridipingere le pareti perché mancano i soldi per qualsiasi genere di intervento”.

ENNESIMA TRAGEDIA SUL LAVORO: UN’ALTRA VITA SPEZZATA PERCHE’ CERCAVA DI LAVORARE

Ieri, 26/05, i suoi colleghi l’avevano cercato per ore  nel cantiere di Porta Nuova a Milano. Ma Giuseppe Nava, 45 anni, di Calolziocorte, era precipitato in un pozzo profondo circa trenta metri. Una caduta che non gli ha lasciato scampo: il suo corpo è stato trovato dai vigili del fuoco grazie a una sonda manovrata a distanza e recuperato solo mercoledì in tarda serata.  Giuseppe Nava stava lavorando nel cantiere del grattacielo in costruzione nel capoluogo lombardo. Era dipendente della «Eredi Micheletti» , un’azienda specializzata in lavori in ferro e ferro battuto, un’azienda che che stava svolgendo alcuni lavori nel cantiere per conto della Colombo Costruzioni. Per ricostruire la dinamica dell’incidente – ed accertare eventuali responsabilità – sono in corso ora gli accertamenti della polizia milanese, dei vigili del fuoco e dell’azienda sanitaria.

“Oggi, 27 maggio 2010, il contatore degli infortuni sul lavoro di  Articolo21 conta 442 morti, 10.556 invalidi , 422.252 infortuni, ovvero si continua ancora a morire per lo stesso motivo: per guadagnarsi un misero salario per quel tanto, che a volte non basta neppure, per vivere per sé e per la propria famiglia.

Noi non conoscevamo Giuseppe Nava né conosciamo la sua famiglia, alla quale esprimiamo tutto il nostro cordoglio, ma sappiamo che la sua è un’altra vita spezzata, semplicemente perché cercava di lavorare per sostenere la sua famiglia. Due figli che non rivedranno più il loro papà e una moglie, un altra famiglia distrutta. Noi non sappiamo come e perché è morto Giuseppe Nava, a determinarne le cause sarà la magistratura e gli organi competenti, ma sappiamo cosa vuol dire lavorare in un cantiere edile tra i molti subappalti. Ora vanno accertate e rapidamente le eventuali responsabilità che non sono sicuramente di Giuseppe Nava. Questo dobbiamo a lui e alla sua famiglia e lo dobbiamo a tutti i lavoratori e a tutte le lavoratrici che vogliono semplicemente lavorare per vivere, non già per morire.

E’ feroce che nella finanziaria del Governo, presentata ieri,  all’articolo 8 si esonerino le Pubbliche Amministrazioni dall’applicare la  legge sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. Questa norma di “risparmio” è un chiaro attacco alla vita (Tremonti si è già scordato dei quattro dipendenti comunali di Mineo, morti mentre pulivano un depuratore) e alla salute dei lavoratori pubblici, che inviterà anche i padroni a reclamare lo stesso trattamento del pubblico. Impegniamoci tutti, ed in primo luogo i padroni e la politica, per ridare sicurezza e dignità al “lavoro” e perché la nostra diventi nei fatti “una repubblica fondata sul lavoro” e non sul sudore del lavoro, che diventa sangue e morte”.

Claudio Bonfanti (presidente del circolo di Rifondazione Comunista di Calolziocorte)

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CGIL: malattie e infortuni professionali
Le malattie professionali, quelle per così dire “storiche” e quelle di cui pochi sono a conoscenza. Questo è stato  il tema centrale del convegno  organizzato dal Patronato INCA e la CGIL Lombardia attraverso il quale intendono proporre il dramma delle malattie professionali fuori dalla ristretta cerchia degli addetti ai lavori. Ne hanno parlato e discusso, Alberto Anghileri, segretario gen. CdLT Lecco Vanni Galli, coordinatore INCA Lombardia Oriella Savoldi, CGIL Lombardia Giampiero Rossi, giornalista e scrittore Rui Frati direttore del Teatro dell’Oppresso di Parigi.

Le storie raccolte e descritte dal libro di Giampiero Rossi ( Giampiero Rossi, “Il lavoro che ammala”, Ediesse ) sono solo un esempio di quelle che quotidianamente si presentano agli operatori, ai medici e ai legali dell’INCA. Il nuovo libro di Giampiero Rossi racconta la storia di cinque donne e tre uomini danneggiati seriamente dalle conseguenze della loro attività lavorativa presso aziende collocate in Lombardia: storie che illustrano la drammaticità di un fenomeno ancora oggi largamente sottovalutato e indicano quanta strada ancora sia necessaria per tutelare la dignità e la salute di chi lavora.

Storie raccontate come quella di Eugenio che ha respirato veleni per anni,senza che nessuno gli dicesse che quello stanzino era saturo di sostanze pericolose. Poi gli è venuto il morbo di Parkinson e soltanto dopo un lungo processo ha avuto (almeno) giustizia.

Giorgio spingeva enormi bobine con la sola forza fisica, senza strumenti, fino a quando la schiena non ha più retto. Grazia continua a sollevare materassi emarginata soltanto perché ha tentato di tutelare la propria salute, dopo che le sue mani si sono arrese a uno sforzo pesantissimo, ripetuto molte volte al giorno, per molti anni.

E poi c’è Vittoria, che adesso fa fatica a compiere semplici gesti della sua quotidianità domestica. Ma prima che le sue braccia venissero schiantate dai pesi che muoveva in legatoria era orgogliosa del suo lavoro. Dopo l’hanno cacciata… Certe malattie professionali riportano a tempi che sembrano lontani. Ma per molti lavoratori sono l’ergastolo con cui fare i conti per il resto dei propri giorni, magari con l’aggiunta di oltraggi e umiliazioni, perché quando ti fai male non servi più e allora… Questo libro racconta alcune di queste storie di malattia sul lavoro.

E i protagonisti, al di là della rabbia e dell’ansia di giustizia, hanno qualcosa da dire ai tanti altri lavoratori che rischiano ogni giorno la salute.

Giampiero Rossi, giornalista, da anni si occupa di temi legati al mondo del lavoro. Ha pubblicato Mafia a Milano; Lo spaccone. La vera storia di Umberto Bossi; I boss di Chinatown, La mafia cinese in Italia; e con Ediesse, nel 2008, La Lana della salamandra.

Presentare queste storie anche attraverso la drammatizzazione del “Teatro Forum”, interpretata da alcuni Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, è un modo per rendere meglio percepibili le condizioni di sofferenza e sfruttamento che spesso si vivono nei luoghi di lavoro.

La CGIL Lombardia, dal settembre 2007, ha voluto sperimentare un laboratorio teatrale in collaborazione con “Il Teatro dell’Oppresso” di Parigi come nuova modalità di formazione dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza nell’ambito della prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali.

Il Teatro dell’Oppresso è una compagnia teatrale di Parigi, diretta da Rui Frati, che sviluppa un metodo di teatro interattivo creato in America Latina all’inizio degli anni 70. Questo metodo ha l’obiettivo di favorire lo sviluppo della capacità di espressione di ogni individuo di fronte a situazioni di conflitto, valorizzando la possibilità di intervento e di soluzione e contrastando la fatalità di determinate situazioni.

I dati dicono che  le ASL della Lombardia nel 2010, dato aggiornato al 29 aprile, hanno segnalato ben 21 infortuni mortali. In testa alla classifica c’è Milano con 5 infortuni, seguita da Brescia con 3. Le uniche province senza infortuni sono Lecco e Cremona. Le tipologie di infortuni sono le più disparate. Lavoratori colpiti da pezzi metallici fuorisciti dalle macchine, cadute da ponteggi o camion, investiti da mezzi in manovra, schiacciati dai macchinari, investiti da carichi in manovra.

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Occupazione a Lecco, persa la leadership

L’osservatorio provinciale sul mercato del lavoro rileva che Lecco non solo non è più la prima provincia per occupazione, ma addirittura è fuori dai primi 10 posti. Un duro colpo per la nostra provincia, da sempre portata ad esempio come simbolo della bassa disoccupazione.

Lo stesso Osservatorio fa notare come la crisi sia ancora forte, rilevando come la timida ripresa dei mesi scorsi sia già sfumata. Sintomo di tutto ciò è l’aumento di ammortizzatori sociali: da gennaio a marzo le ore di cassa integrazione sono state quasi il 10% di quelle lavorate (la media lombarda è del 6,9%). A peggiorare la situazione sono i dati sui licenziamenti: nel primo trimestre del 2010 state 543 le procedure di mobilità, contro le 471 dello scorso periodo del 2009.

Un dato che potrebbe mostrare spiragli di luce sono le assunzioni: 7548 contro 6078 cessazioni, un saldo positivo di 1470 posizioni. Dato che va appunto preso con le molle, infatti il 73% delle assunzione sono contratti flessibili. Nell’ultimo trimestre del 2009 le cessazioni erano 382 in più rispetto alle assunzioni.

Il quadro globale del nostro trerritorio quindi non è dei più rosei, come dimostrano anche le chiusure di aziende piccole-medie, alcune delle quali sono seguite da noi in prima persona. Il fatto che il nostro territorio estremamente produttivo versi in queste condizioni, dimostra come la strutta produttiva di Lecco  non sia in grado di competere con le altre realtà, anche internazionali. Anni ed anni di competizione basata sui bassi salari e bassa specializzazione hanno portato a questo: gli errori, voluti e meditati, di una classe dirigente (Confindustria, Confartigianato e certi sindacati) che ha sempre tutelato i profitti a discapito di validi progetti occupazionali, si stanno riversando sui lavoratori lecchesi, che ingiustamente ne pagano le conseguenze.

Giovani Comunisti Lecco

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Firmato Mercoledi 19/05 il decreto sul federalismo demaniale

Mercoledi 19/05 è stato firmato dal governo il decreto sul federalismo demaniale che porterà molte novità: gli enti locali si troveranno a gestire beni immobili e ambientali. Con molti vantaggi (la Provincia incasserà i proventi del demanio idrico) e molte incognite. “Migliorerà la gestione, indipendentemente dall’economicità dell’operazione”, dice l’assessore provinciale al demanio e al bilancio Antonello Formenti. Ma intanto gli occhi sono puntati sulla Navigazione del lago che, finora gestita dal ministero a Roma, passerà invece alla Regione. IL presidente di Confcommercio Peppino Ciresa e l’immancabile assessore provinciale al turismo Fabio Dadati si augurano che la Regione poi a sua volta trasferisca molte competenze alle Province per favorire decisioni e investimenti che incrementino il turismo locale.

A nostro avviso rimane invece forte la preoccupazione che queste nuove autorità trasferite alla Regione e alle  provincie siano semplicemente il preludio a nuove cementificazioni e a nuovi deturpamenti del nostro patrimonio naturalistico in nome del turismo e del commercio ma che, in realtà , nascondono gli interessi della solita lobby del mattone che a Lecco e nell’intera regione vanta nutrite rappresentanze nel mondo della politica. Chi ha orecchi per intendere…

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Alla Regina Catene di Cernusco L. mancato l’accordo sulla mobilità per 18 lavoratori

Si fanno sempre più difficili i rapporti tra il Catenificio Regina e i sindacati.Dopo otto ore di trattative all’ufficio del lavoro della Regione Lombardia per trovare un’intesa sulla mobilità destinata a 18 lavoratori, le parti non hanno raggiunto l’accordo. A partire da giovedì 20 l’azienda avrà 120 giorni per procedere con licenziamenti ma, in base al mancato accordo, i lavoratori potranno impugnare l’atto di licenziamento, portare l’azienda di fronte a un giudice del lavoro, per ottenere un’equa indennità di licenziamento. L’azienda procederà al licenziamento di 10 dei 18 esuberi, gli altri 8 lavoratori rimarranno in azienda usufruendo della cassa integrazione straordinaria. «E’ molto probabile che le dieci maestranze  rimaste senza lavoro procederanno con l’apertura di una vertenza sindacale, richiedendo l’intervento di un Tribunale competente – spiega Vittorio Cantoni della Fim Cisl – Infatti l’atteggiamento dell’azienda è stato a dir poco sconcertante, assolutamente incomprensibile».
Nel corso della trattativa le parti non sono arrivate a una conclusione condivisa: come riferisce il sindacato, l’unica offerta economica di buona uscita per i lavoratori equivaleva alle sei mesilità che comunque l’azienda dovrà versare all’Inps per il mancato accordo sindacale.

Quello che auspichiamo è che la lotta dei dieci operai a rischio di licenziamento diventi la lotta di tutti i lavoratori della Regina; non solo perchè è con l’unione dei lavoratori che si ottiene il rispetto dei propri diritti ma anche e soprattutto perchè il licenziamento “facile” dei dieci in esubero diverrebbe l’anticamera per il licenziamento e la lesione dei diritti di tutti gli altri. Il mancato rispetto dei diritti, anche di un solo lavoratore,  è la falla che porterà, presto o tardi, alla rottura dell’intero sistema, alla negazione dei diritti di tutti.

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Dadati e la soluzione alla crisi occupazionale del lecchese…

Un compagno ci ha segnalato questo articolo (il link per scaricarlo è in fondo a questo testo)apparso il 18 Maggiosul Giornale di Merate in cui Dadati sponsorizza il corso organizzato dalla Provincia che spiega come diventare albergatore fai da te.

Basta qualche stanza disponibile e pochi spiccioli e metti su un bel “Bed and Breakfast”, e l’integrazione della CIG o l’occupazione del futuro, per chi è stato licenziato, è pronta.

Ecco la soluzione al problema occupazionale lecchese! Del resto, come sottolinea l’assessore al “lavoro” della Provincia, il nostro territorio ha una naturale vocazione al turismo. Perchè mai lottare per conservare le attività produttive che hanno fatto grande Lecco e provincia? Diventiamo tutti albergatori. Lecco come una sorta di Sharm el Sheik della Lombardia in cui ricchi americani vengono a passare le ferie compiacendosi di lanciare due dollari di mancia agli  indigeni intenti a rassettargli la camera da letto.

Ogni lavoro ha la sua dignità, l’operaio come il ristoratore o l’albergatore, ma cedere a mani alzate tutto il patrimonio di sapere produttivo, le potenzialità di sviluppo tecnologico del nostro territorio per il ripiego facile del turismo ci sembra essere davvero un atteggiamento pusillanime e, quello si, senza dignità.

Impari, assessore Dadati, dagli operai della Leuci e della Badoni che lottano per il futuro loro e dell’industria lecchese.

M. Bellavita  (Giovani Comunisti Lecco)

Dadati e la crisi

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CGIL: i numeri della crisi a Lecco sempre più gravi

Anche questo mese siamo costretti a segnalare l’andamento della crisi nella nostra provincia, numeri sempre più grave e senza nessun segnale di inversione di tendenza. Cominciamo dai lavoratori posti in mobilità (un termine elegante che equivale al licenziamento) nei primi 4 mesi del 2009 erano 528, nello stesso periodo di quest’anno siamo a 611, un aumento del 16%.

La cassa integrazione ordinaria passa da 2.214.740 ore a 3.322.436 ore, mentre la straordinaria da 498.846 a 2444.938 ore.

La cassa in deroga subisce un aumento stratosferico, da 139.46 a 811.165 ore.

I settori più colpiti sono l’industria con un aumento del 214%, l’artigianato con un incremento del 546% e il commercio con un aumento del 3335%.

L’aumento della cassa integrazione nel settore commerciale segnala che la crisi sta coinvolgendo pesantemente anche i consumi delle famiglie, così come preoccupa moltissimo l’incremento dell’utilizzo della cassa integrazione straordinaria, è il segnale, purtroppo inequivocabile del cambio di segno della crisi.

La Cassa ordinaria è infatti utilizzata per contrazioni temporanea del mercato, o per difficoltà contingenti, mentre quella straordinaria è concessa per crisi strutturali e irreversibili.

Da ormai 15 mesi denunciamo questa situazione, è fondamentale l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, ma non è ne sufficiente ne risolutivo, sono sempre più necessari interventi di politica industriale, così come non è più rinviabile per il nostro territorio un “tavolo di regia” dove tutte le parti sociali assieme alle istituzioni progettino il futuro del nostro territorio.

La chiusura di aziende, o il loro forte ridimensionamento stanno diventando quasi una consuetudine, per quanto ci riguarda non ci rassegneremo mai a questo stato di cose e continueremo con testardaggine a rivendicare il diritto al lavoro, ad un lavoro stabile e dignitoso, equamente retribuito e con tutti i diritti previsti da leggi e contratti.

Il Governo fino a pochi giorni or sono faceva proclami:  la crisi è finita, vediamo l’uscita dal tunnel,  il peggio è alle spalle; era una gara tra ministri per sfoderare ottimismo, oggi si prospetta una manovra “lacrime e sangue”.

Abbiamo il fondato timore che ancora una volta a pagare saranno i soliti noti, lavoratori a reddito fisso e pensionati, viviamo in un paese molto strano, per salvare le banche e gli speculatori finanziari le risorse si trovano sempre poi il conto inevitabilmente lo pagano sempre quelli

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Operaio-padre licenziato perche’ porta figlio a scuola

Il 17 Maggio, Alex Barbieri, 37 anni, di Bergamo e residente a Paderno d’Adda (Lecco), e’ stato licenziato per aver accompagnato il figlio a scuola. Barbieri, ex operaio alla ‘Bigarella’, specializzata in distributori automatici di bevande e snack, di Cassano d’Adda (Milano), e’ papa’ di un bimbo di 4 anni che deve portare a scuola perche’ la madre fa i turni dalle 6 per 2 settimane al mese.

Appena uscito dalla cig in deroga, non ha potuto rispettare il nuovo turno dell’azienda, alle 7 invece che 8.30. I problemi iniziano i primi giorni di aprile quando il dipendente viene richiamato in servizio, ma il nuovo orario gli ‘rende impossibile – spiega – assolvere i suoi doveri di padre riconosciuti costituzionalmente’ e lo contesta. Per qualche giorno riesce a far fronte al cambiamento di turno, ma tramite il sindacato comunica che potra’ arrivare solo alle 8.30. Il 14 del mese accompagna il figlioletto alla materna, arriva in azienda e viene licenziato in tronco. “Mia moglie e’ operaia in un’azienda per la lavorazione di gomma e plastica a Robbiate, nel Lecchese, e deve fare i turni dalle 6. Lavoravo li da 12 anni, di cui una decina come autonomo con partita Iva; ed e’ impossibile trovare una baby-sitter prima delle 7”.

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Pubblichiamo la lettera di un compagno delle associazioni e dei movimenti, che non possiamo che condividere, avendo, insieme a lui e tanti altri, partecipato alla raccolta firme per la petizione sull’assenza di spazi sociali nel lecchese. Crediamo che la mancanza di spazi sociali, di un centro polifunzionale, di un luogo ricreativo e culturale nella nostra città, sia un problema politico; per questo rilanciamo ora la questione, sperando che la nuova giunta lecchese abbia una sensibilità diversa dalle passate su cultura e politiche giovanili.

Abbiamo in cantiere un progetto concreto che speriamo possa essere considerato, in caso contrario, occorrerà decidere tutti insieme come proseguire questa battaglia fondamentale per il nostro futuro. Contemporaneamente non possiamo che sostenere pienamente la raccolta firme di Qui Lecco Libera per valorizzare e restituire alla collettività un bene confiscato alla mafia quale l’ex pizzeria Wall Street.

Ecco la lettera:

Gentile Direttore, sono un ragazzo nato e cresciuto a Lecco, neo-laureato ed in cerca di un futuro, non solo lavorativo, nella mia città. A differenza di tanti miei coetanei che hanno preferito trasferirsi all’estero o in altre città, ho scelto di rimanere perché ho la convinzione di vivere in un ambiente con grandi potenzialità, anche se latenti ed inespresse. Fortunatamente non sono il solo a pensarla in questo modo. Nell’arco degli ultimi anni, la convinzione di dover far qualcosa in città e per la città, si è diffusa fra molti giovani e sono venute a crearsi numerose associazioni volontaristiche a sfondo culturale composte da ragazzi poco più che ventenni attivi nell’organizzare cineforum, concerti e conferenza a tema, con cadenza mensile, armati solo di passione e buona volontà. Con le medesime motivazioni, ad inizio 2009 un gruppo di studenti e lavoratori provenienti da diverse realtà della società civile lecchese, e con anni di esperienza in diverse associazioni attive sul territorio, stese una petizione nella quale si faceva presente all’ Amministrazione Comunale l’esigenza di uno spazio polifunzionale. La petizione non voleva essere una richiesta, bensì un’offerta di collaborazione: se è pur vero che le organizzazioni giovanili, talvolta, sono chiamate a collaborare con il Comune, è altrettanto vero che spesso sono costrette a realizzare eventi fuori dal territorio cittadino. La possibilità di ottenere anche a Lecco un luogo nel quale le associazioni ed il Comune possano interagire, ed insieme ad altri enti fornire ai cittadini un servizio culturale, sembrò fin da subito tutt’altro che sgradita alla società civile: in un breve arco di tempo le firme raccolte furono quasi quattrocento. La petizione venne presentata in consiglio da Lello Colombo (consigliere comunale di PRC) sul finire dello scorso ottobre, proprio qualche giorno prima che cadesse la Giunta Faggi. Ora terminato l’ispettorato, a breve la nostra petizione verrà ripresentata in Consiglio e in seguito confidiamo di avere anche la possibilità di illustrare la customer satisfaction, relativa alle associazioni, che stiamo predisponendo. Come ben saprà una delle critiche che più spesso ci è stata mossa è quella di parlare di esperimenti irrealizzabili ed economicamente insostenibili; in realtà dalle esperienze che ci provengono dalla “lontana” Zurigo e dalla “vicina” Bergamo, spazi come quelli proposti, non solo risultano culturalmente produttivi, ma anche economicamente sostenibili. Le nostre associazioni, lavorano generalmente con budget prossimi allo zero, ciò nonostante grazie ad una consolidata base volontaristica unita a passione e voglia di mettersi in gioco, sono diventate una certezza sul territorio. Palazzo delle Paure, ex pizzeria Wall Street, Villa Eremo e auditorium “abbandonato” di Olate, sono indubbiamente patrimonio pubblico inutilizzato che potrebbe essere destinato ad attività che favoriscano lo sviluppo sociale e culturale. Ci piace sperare che il Suo giornale possa aiutarci a far conoscere ad un più vasto numero di cittadini ciò che vorremmo e potremmo fare per migliorare la promozione culturale della nostra città. A Sua disposizione per eventuali chiarimenti, ringrazio per la cortese attenzione.

Cordiali saluti

Pietro Pellizzaro

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