Di ritorno dalla seconda carovana antifascista per il Donbass

FONTE http://www.noisaremotutto.org/

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Da quando abbiamo attraversato il confine novorusso nei pressi di Donetsk russa e ci siamo trovati difronte la nitida immagine che trasmette la desolazione portata dalle problematiche e dalle sofferenze dalla guerra, non abbiamo più voluto cancellare dalla mente nè abituarci allo scenario che ci saremmo trovati davanti in Donbass.

Il nostro ultimo impatto con questa martoriata terra sono le sue strade di campagna che ci conducono di ritorno verso il valico doganale, strade che percorriamo per chilometri con estrema lentezza perchè scavate e distrutte dai solchi dovuti, in primis, all’abbandono e all’incuria del periodo post-sovietico, poi dal continuo passaggio di mezzi militari pesanti e carroarmati.

Intorno a noi lo scenario è agghiacciante: edifici distrutti da bombardamenti e case dalle pareti “picchettate” dal fuoco delle mitragliatrici. Riusciamo a sentire ancora forte l’odore di polvere da sparo. Al confine transitiamo tra due interminabili file di auto, quelle di una parte consistente della popolazione che può permettersi di fare la spola tra le proprie case nel Donbass e la più sicura Russia, dove magari le proprie famiglie sono riuscite a rifugiarsi. Salutiamo i miliziani che ci hanno scortato fin qui, e li ringraziamo: “Spasiba!” e la risposta è sempre la stessa “Spasiba vam!” (grazie a voi).

Questa è l’impressione che ci consegna la seconda carovana antifascista ormai volta al termine: siamo riusciti davvero a svolgere un lavoro importante e a fornire un aiuto consistente.

Osservare con i propri occhi e vivere con i propri corpi ciò che questo conflitto sta producendo ormai da più di un anno, sicuramente non è paragonabile all’informarsi tramite articoli e fotografie, attività comunque fondamentale che noi stessi cerchiamo di portare avanti al meglio attraverso i nostri progetti. Entrare nel contesto reale delle situazioni aiuta la comprensione, seppur sempre parziale, di una realtà difficile fatta di coprifuoco e strade presidiate, negozi e attività chiuse o dagli scaffali vuoti impolverati, mancanza di servizi di prima necessità come l’acqua o la corrente elettrica, povertà e difficoltà che facilmente spiegano le città per gran parte svuotate dei propri abitanti.

Siamo tra i pochi occidentali a essere venuti fin qui dallo scoppio della guerra, sicuramente i soli ad averlo fatto in così tanti in gruppo. Antifascisti da Italia, penisola iberica, Germania, Grecia, Turchia, Inghilterra, Russia e non solo. Antifascisti provenienti da quei paesi i cui governi stanno supportando la junta di Kiev e le mire imperialiste targate NATO. “Spasiba”, ci dicono i novorussi sorpresi e commossi dalla nostra solidarietà.

Abbiamo consegnato quantità consistenti di aiuti umanitari (medicinali, cibo, indumenti, giocattoli) a varie brigate di miliziani di differenti città, alla popolazione, ad una mensa popolare gestita dalla Brigata Prizrak, a un asilo dove i bambini rappresentavano e festeggiavano a loro modo la gloriosa Giornata della Vittoria, e per i quali abbiamo costruito, insieme ai miliziani, un piccolo parco giochi in un giardini pubblico. “Spasiba”, continuano a ripeterci. “Spasiba vam”, stavolta lo ripetiamo noi. Grazie a voi che qui resistete.

La Banda Bassotti ha suonato più volte in questi giorni, su palchi veri o improvvisati, circondati, tanto dalle bandiere delle resistenze di tutto il mondo, bandiere che sottolineavano il carattere antifascista e internazionalista della nostra iniziativa, quanto dagli abitanti locali che, insieme agli slogan per la Novorossija e contro il fascismo, intonavano il coro “Spa-si-ba!” verso di noi..

Il nostro contributo materiale non può che essere una goccia nel mare di cui avrebbe bisogno la Novorossia, e non può dunque che assumere un valore tutto sommato simbolico, ma valorizzato dai sorrisi, le lacrime e dai ringraziamenti delle persone comuni e dei miliziani, in un contesto in cui gli stessi governi delle Repubbliche Popolari paiono talvolta contenitori vuoti o distanti dagli interessi della popolazione ai cui bisogni reali ed alla voglia di normalità sono incapaci di rispondere, per cause soggettive e oggettive. Ad alcuni di questi bisogni, talvolta, riescono più propriamente a rispondere le milizie, il cui consenso tra la popolazione è facilmente apprezzabile.

In un contesto di guerra le dinamiche dialettiche tra il “politico” ed il “militare” sono sbilanciate sul secondo aspetto e all’interno di questo rapporto le componenti comuniste non sono sempre sostenute come sarebbe necessario, tanto che talvolta altre forze cercano di metterle all’angolo all’interno del fronte composito della Resistenza, tenuto saldo dalle necessità contigenti a cui è sottoposto durante la guerra, ma al cui interno si manifestano interessi politici e di classe differenti.

Il carattere politico della carovana, ben rappresentato nel Forum internazionale dell’8 maggio (di cui abbiamo fatto qui http://www.noisaremotutto.org/2015/05/09/sulle-note-dellinternazionale-alcune-iniziali-considerazioni-sul-forum-internazionale-tenutosi-ad-alcevsk-8-maggio/ le prime considerazioni), partecipato da più di 200 persone provenienti da differenti paesi e contesti mondiali, ha rappresentato un aiuto concreto anche in questa direzione. Il messaggio che i miliziani della Prizrak hanno voluto lanciare attraverso di noi, come spiegato attraverso le suggestive parole dei Comandanti Mozgovoi e Markov (dell’Unità comunista 404), è che, mentre i governi occidentali inviano armi e sostegno economico alla junta di Kiev, altri occidentali, gli internazionalisti, si muovono nell’ottica opposta per la costruzione di rapporti di solidarietà di classe e collaborazione concreta, reale e fortemente politica contro il fascismo e l’imperialismo.

Ringraziamo ancora la Banda Bassotti per aver funto da catalizzatore per questa importante iniziativa che si fa faro di luce in un desolante panorama politico nostrano, all’interno del quale nessuna realtà politica organizzata riesce a farsi soggetto di rappresentanza politica reale dei comunisti e degli interessi di classe dei proletari nel cuore dell’Europa, dove si continuano a perseguire interessi particolari piuttosto che comuni e dove molte delle forze che si presentano come progressiste non riescono a uscire da un agire culturalmente eurocentrico che di fatto impedisce la stessa lettura, cosciente e critica, degli scenari e dei conflitti che si danno sul piano internazionale.

Restano l’importante segnale che si è dato e la necessità e volontà di proseguire il lavoro intrapreso, forti, oltre che delle nostre convinzioni e analisi, delle emozioni dateci da questa esperienza.

Sfilare il 9 maggio, per il Giorno della Vittoria, insieme alla popolazione e alle milizie per le strade di Alcevsk, cantando insieme ai Novorussi l’Internazionale e la Canzone della Vittoria, con il nastro di San Giorgio che decorava ogni giacca e colletto, ogni statua e monumento, ogni manifesto e ogni scritta, ogni ricordo del passato e ogni speranza e forza di lottare per il futuro, emozionati dal sentimento di orgoglio e di rivalsa che questi territori e queste genti sprizzavano da tutti i pori non può che darci una incredibile forza per portare avanti e dar seguito ai nostri progetti.

Per questo, ancora una volta, il più grande ringraziamento va alle popolazioni del Donbass e alle milizie, la cui lotta è contributo politico fondamentale per l’organizzazione di classe internazionalista. Lavoreremo per riportare idealmente all’interno di ogni lotta quel abbraccio collettivo gonfio di commozione e senso di unità. Spasiba!

Divisi non siamo niente. Uniti e organizzati NOI SAREMO TUTTO!

NON UN PASSO INDIETRO!

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