Leuci: la voce di chi continua a lottare

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Non sono intenzionati a lasciar sfumare e a buttare le occasioni che si stanno presentando lavoratori, sindacati e realtà territoriali impegnate a dare nuovamente “luce” alla Leuci. In previsione quindi dei prossimi incontri programmati nel corso di questa settimana e per ribadire che le occasioni per concretizzare le ipotesi avanzate ci sono, nel pomeriggio di oggi è stato organizzato un presidio proprio di fronte alla nota fabbrica lecchese. L’allarme di un possibile rallentamento di un percorso pieno di idee innovative è stato lanciato nel corso di una conferenza stampa da Germano Bosisio, Rsu e Lorena Panzeri, Cgil.
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“Il processo non si è fermato, ma si sta rallentando. E’ una partita difficile ma abbiamo proposte concrete. Sarebbe un controsenso non svilupparle. Non servono solo gli ammortizzatori sociali, ma una riconversione. La semina copiosa è stata fatta e sono spuntati anche dei fiori. Ora però attendiamo i frutti” ha spiegato concludendo con una metafora Bosisio. Dopo essere riusciti a trovare imprenditori innovativi, aver avanzato il progetto della ‘Cittadella della Luce’, aver bloccato la destinazione d’uso dell’area della fabbrica e spinto istituzioni e Politecnico a concretizzare progetti di riconversione ecocompatibile, i lavoratori sono intenzionati a dire il loro ‘No’ all’idea che tutto il lavoro fatto possa ‘impantanarsi’.

“Sarebbe un vero e proprio schiaffo alla volontà dell’intero mondo del lavoro locale nel tentativo concreto di trovare soluzioni reali e percorribili di riconversione manifatturiera che sia anche l’esempio per altri. Un segnale di speranza nel futuro in un quadro generale di pessimismo, di crisi e chiusure di attività, di continue perdite di posti di lavoro e relativi drammi sociali”. Con il rischio di una chiusura aziendale e slittamenti delle proposte, non manca la consapevolezza che i tempi siano stretti e che un’accelerata sia doverosa. La vera partita ora si gioca sull’opportunità di riuscire a portare all’interno della Leuci qualche realtà, in modo da “riempire e non svuotare”.

Parole pronunciate tra l’altro in concomitanza dell’uscita di altre linee dal cancello della fabbrica (delle 12 iniziali ne rimarranno infatti solo 5) in modo da recuperare denaro. “L’idea di poter riconvertire parte dell’area è un esito positivo e importante per i lavoratori e per il territorio” ha precisato Lorena Panzeri. Nella speranza che i frutti possano essere raccolti prima della fine dell’anno, quando scadrà il contratto di solidarietà, domani è stato organizzato un tavolo con i tecnici mentre davanti alla prefettura verrà fatto un altro presidio. Nella giornata di giovedì invece è stato programmato un incontro con la direzione aziendale, nella speranza che in due settimane possano arrivare risposte e garanzie concrete.

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