INTERVENTO GIOVANI COMUNISTI-PRC AL PRESIDIO LEUCI

I GIOVANI COMUNISTI E RIFONDAZIONE A FIANCO DEI LAVORATORI E DELLA LAVORATRICI LEUCI:
solo dalla riconquista dei diritti e della dignità del lavoro si darà vita ad una nuova stagione di cambiamento nel nostro Paese

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E’ un contesto politico ed economico particolarmente grave quello che ci troviamo a dibattere in questo presidio: a Lecco ed in provincia la crisi sta ha assunto prospettive allarmanti con 5000 posti di lavoro persi negli ultimi 4 anni.
All’interno di questa grave situazione sociale i lavoratori e le lavoratrici Leuci stanno imprimendo l’ ultimo sforzo, dopo anni di proseguimento di una vertenza, spesso tra tanti ostacoli e difficoltà, con un presidio nel centro della città. Quella Lecco, che forse troppo spesso non è stata in grado di sostenere pienamente i loro appelli, sempre puntuali, pragmatici e chiari, mai volti al richiamo della testimonianza o della auto referenzialità.
Ci ritroviamo, quindi, nel cuore della nostra città, con quei soggetti politici e sociali, nonchè quegli individui, che credono ancora che il lavoro rappresenti la priorità all’interno di una società civile e democratica, con quelle forze che ritengono che basare l’agenda politica e l’azione politica sull’impresa e sul profitto oggi non solo sia sbagliato eticamente ma, come gli ultimi vent’anni ce lo dimostrano, dannoso ed inefficace dal punto di vista economico.

Come Giovani Comunisti lecchesi e come Rifondazione Comunista, non potevamo che esserci in modo convinto di fronte all’ appello per le sorti della Leuci, l’ennesimo, a riprova e come conseguenza di una battaglia esemplare. Dopo essere stati per anni coinvolti in una vertenza già di per sé difficile, da mesi è stato portato avanti un presidio permanente, nonostante il freddo, i ricatti e le minacce di chi da anni cerca il via libero per speculare sulla pelle di chi lavora e di un’intera collettività. Sia chiaro, senza quel protagonismo e quella presa di coscienza dei cento lavoratori Leuci, l’azienda sarebbe da tempo chiusa e Lecco registrerebbe l’ennesimo, ormai ultimo, passaggio verso la completa deindustrializzazione della città.
Pensiamo di poter affermare di conoscere bene la storia di quest’esemplare vertenza, non raccolta a bocconi sui giornali locali (come qualcuno che prima delle elezioni un salto l’ha sempre fatto!), ma con l’esperienza quotidiana di compagni e compagne che, in base alle loro disponibilità e ai loro impegni, hanno sempre cercato di dare quel sostegno e quell’aiuto possibile a una lotta splendida e coraggiosa per il lavoro e la dignità.
Differenti sono le volte in cui si è cercato di screditare questa vertenza, e siamo convinti che sia accaduto questo perché concretamente, la mobilitazione, che da mesi permane, parla di un’alternativa alla rassegnazione, alla concertazione e all’accettazione di logiche economiche inique e sbagliate.
D’altronde perché non continuare ad organizzarsi e a resistere quando è da tempo presente , a disposizione del rilancio dell’attività aziendale, un percorso non solo per scongiurare la perdita dei posti di lavoro, ma anche per fornire a tutta la comunità lecchese un esempio concreto di riconversione innovativa e virtuosamente ecocompatibile?

Se ci troviamo, però, tutti oggi qui è perché la situazione non è certo semplice, anzi fortemente drammatica. Con onestà, come partito e giovanile ci rammarichiamo di non poter esser presenti in questo momento in quelle stanze in cui si decidono concretamente le sorti e il futuro delle aziende lecchesi: siamo, infatti, stanchi di registrare chiusure, stanchi di condannare per l’ennesima volta la speculazione, la delocalizzazione di turno, è accaduto per la Candy di Santa Maria Hoè, cosa simile per la Badoni di Costamasnaga, e potremmo continuare fino a questa sera ad elencare le vertenze in atto sul nostro territorio.

Concretamente, quindi, rilanciamo a tutti i soggetti politici e sociali presenti oggi un appello al continuo sostegno, politico e pratico a questa vertenza: ognuno faccia la sua parte per cercare di reindirizzare per l’ennesima volta una strada che in questo momento non è certo in discesa. Per questo motivo ci sentiamo di ringraziare chi, come l’assessore Volontè, sta cercando di imprimere concretamente una direzione positiva per la questione, nonostante la spregevole presa di posizione di chi continua nella suo tentativo di speculazione.
Diciamo però che non basta, che occorre unire tutti gli sforzi possibili per continuare a dare gambe al progetto in grado di rilanciare l’azienda. Per far questo, insieme a chi il 31 Marzo rischia di subire la chiusura totale dell’azienda, dobbiamo continuare a premere, in tutti i modi possibili, su quella persona che, per il fatto di detenere ricchezza e capitale, può decidere sulle sorti di un’intera, ripetiamo, cittadinanza.
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Siamo infatti convinti dovrebbe esserci un patto di solidarietà e vicinanza fra ogni esperienza che vede una presa di coscienza e di organizzazione forte da parte di chi lavora, nelle fabbriche, come nei centri commerciali e nei call center, e tutta la cittadinanza; non una vicinanza silenziosa e ambigua, ma un legame concreto di aiuto e vicinanza sociale che possa indurre, in questo caso particolare, chi di dovere a rimangiarsi la decisione fortemente ricattatoria e autoritaria di una serrata.
Ma oggi, come sappiamo, la fratellanza, la coscienza di un’intera classe lavoratrice sono concetti per molti passati, oggi, tanti dicono, occorre rinnovarsi perché siamo nel 2013, e allora ecco la competizione, i diritti che frenano lo sviluppo, il libero mercato, senza regole.

Per questo motivo non possiamo esimerci di introdurre uno spunto di riflessione, un ragionamento generale che ogni forza politica dovrebbe assumere. La situazione Leuci è l’ennesimo esempio che si presenta in un sistema che è al collasso: vent’anni di neo liberismo , di mercato senza regole e di pensiero dominante hanno generato un sistema economico dove, oltre alla finanziarizzazione dell’economica, alla distruzione dei diritti di chi lavora, alla precarietà e alla disoccupazione, vi sono numerose situazioni in cui la volontà di una persona, spesso orientata al profitto accumulativo esasperato o alla speculazione, conta piu delle sorti , del futuro e della dignità di centinaia di addetti, nonché di centinaia famiglie e di un’intera comunità.
La sinistra, una sinistra all’altezza delle sfide di questo periodo storico particolarmente dinamico e in evoluzione, deve essere in grado di proporre oggi, qui ed ora, un’alternativa che vada a raccogliere le contraddizioni e le criticità del sistema in toto, proponendone una reale e fattibile alternativa, partendo dal modello economico e di produzione che oggi ci viene proposto come unica soluzione possibile: non si può prescindere dalla volontà individuale e speculativa dei padroni, occorre prevedere un intervento chiaro verso uno sviluppo eco compatibile ed una riconversione dell’industria in grado di rispondere alle sfide del ventunesimo secolo; per far questo non si può prescindere dal profitto di pochi, occorre un intervento regolatore dello stato che veicoli una politica industriale nell’interesse collettivo.
Non dobbiamo temere di parlare di modelli organizzativi e di produzione differenti: pensiamo ai modelli vincenti di autorganizzazione e autogestione che hanno salvato migliaia di fabbriche argentine dopo il collasso di quel paese causato dal liberismo, così come pensiamo ad interventi di nazionalizzazione nei casi eclatanti in cui la produzione c’è e può continuare, ma è ricattata dal padrone che la detiene. Ovviamente, per far questo c’è ancora da lavorare, i lavoratori Leuci ce lo insegnano.

Li ringraziamo, infatti, per averci mostrato concretamente ancora una volta, con la lotta e l’orgoglio che un’alternativa è possibile, che un modello differente, che parli di organizzazione, di democrazia e partecipazione dal basso, è possibile. Dal canto nostro non potremo che continuare ad affiancarli e a sostenerli. Continuiamo a chiedere quello che da tempo affermiamo, nei limiti delle nostre possibilità, ovvero che tutta la città li sostenga, che attorno alla decisione dello speculatore Pisati si possa creare un clima tale per cui lo si costringa a tornare sui suoi passi. Ma non siamo ingenui, conosciamo ormai le logiche dei padroni, dei singoli e di chi ne rappresenta gli interessi.
Hanno ragione i lavoratori Leuci, occorrerà provare di tutto, tanto hanno fatto, tanto faranno, qualsiasi cosa noi saremo al loro fianco!

Una parentesi rapida, abbiamo oggi partecipato con entusiasmo a questo presidio, data la vicinanza che sentiamo in questa vertenza, ma al contempo non possiamo che salutare calorosamente quello che sta accadendo a Milano, con la manifestazione per il decennale della morte di Davide Cesare, per i compagni Dax, militante antifascista milanese dell’ O.R.So. (officina di resistenze sociali), colpito a morte da tre fascisti in zona Ticinese (Milano) con dieci coltellate dieci anni fa. Crediamo convintamente nell’appello della tre giorni organizzata, che parla dell’importanza dell’antifascismo militante per non dimenticare e riattualizzare le nostre lotte che sono e furono le stesse di tutti i compagni caduti per mano fascista: antifascismo è anticapitalismo, dice il titolo della mobilitazione.
E’ appunto per questo che siamo oggi, siamo stati e continueremo a stare a fianco dei lavoratori e delle lavoratrici Leuci: far credere che la storia sia ineluttabile è il grande inganno di chi vuol conservare l’esistente. La storia è nella mani dell’uomo, perché è dal sudore, dalla lotta, dal lavoro che passa il riscatto dell’uomo; perché solo dalla riconquista dei diritti e della dignità del lavoro si darà vita ad una nuova stagione di cambiamento nel nostro Paese.

Giovani Comunisti Lecco,
Partito della Rifondazione Comunista Lecco

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