7 Marzo: meno istituzione, più antifascismo

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Il 7 Marzo, come ogni anno nella città di Lecco, si ricordano gli operai che nel 1944, scesi in sciopero per chiedere “Pace e Lavoro”, furono arrestati e deportati per mano dei camerati NaziFascisti, nel campo di concentramento di Mauthausen.

Il programma istituzionale della giornata si articolerà come segue: cerimonia presso la chiesa di Castello, corteo dalla stessa al Parco VII marzo, ed infine tappa nell’aula magna dell’istituto Bertacchi, adiacente ai monumenti posati in memoria dei deportati e dei fatti avvenuti in tale data, per una cerimonia laica con autorità locali annesse.

Fin qui nulla di particolare, anzi sembra che gli sforzi di una parte dell’associazionismo Partigiano, che utilizza l’istituzione come sua unica interlocutrice (ANPI), in qualche modo possano risultare sinceri, inclusivi ed anche se ritualizzati, intellettualmente onesti.

Ma rimane doveroso, a questo punto, fare un’analisi di più ampio spettro sulla questione dell’Antifascismo nelle istituzioni.

Per quanto, e lo si ribadisce anche nel capoverso precedente, siano apprezzabili e condivisibili i momenti di ritrovo in concomitanza con date storiche rilevanti, come quella succitata, porre a panacea di tutti i mali quattro interventi di stampo istituzionale (ANPI, Sindaco di Lecco, Presidente provinciale e Rappresentanza sigle sindacali confederali “unite”), risulta vagamente incauto, soprattutto se posti gli interventi alle ore 10.00 del mattino dinnanzi ad una platea pressoché designata a tavolino (diversi alunni dell’istituto Bertacchi, che ci auguriamo possano emotivamente sintonizzarsi in una profonda comunanza ideale con le uniche voci fuori dal coro dell’iniziativa, Pino Galbani e Giancarla Pessina).  

Certo, raccontare e preservare la memoria storica, che è il primo ruolo statutario dell’organizzazione partigiana promotrice dell’evento, al cospetto di scolaresche e rappresentanti istituzionali è comunque un buon intento, anche se pecca di autoreferenzialità.

È un po’ come se si credesse che gli unici a dover sapere e potersi arrogare il ruolo di attenti conoscitori della storia fallimentare del capitalismo (perché questo fu il fascismo), siano gli studenti ed i Presidenti di Provincia.

Niente di più inverosimile…Infatti oggi non si parlerà del capitale come di una nefandezza, che sfociò nella repressione del dissenso e nel fascismo ideologico, che nella sua normale evoluzione nella nostra penisola si è avvantaggiato dei Savoia, degli interventisti in epoca imperiale, del Fascismo, della DC ed del Berlusconismo (anche quello Dalemiano) per portarci sul lastrico odierno. 

Eppure dove, viene da chiedersi, il capitalismo è stato il più delle volte messo in discussione se non nell’organizzazione di base di quel proletariato, che ha reso la lotta di classe l’unico verbo veritiero?

La fabbrica, luogo oggi come oggi più sociale che fisico, è la naturale risposta dove più volete la disamina del capitalismo di stampo autoritarista ha portato a scioperi e sollevazioni. 

Invero l’associazione nazionale partigiani italiani, ancora ha molto da insegnare ed oggi più che mai ha senso di esistere, ma sarebbe un concreto gesto antifascista, rovesciare i soliti canoni di discussione e ricordo abbandonando una volta per tutte la liturgia, l’invito alla partecipazione mosso ad istituzioni legittimane, ed è storia recentissima, da clic internauti (il cambiamento svuotato da ogni concetto concreto), da voti a programmi apertamente xenofobi e razzisti (è il caso del nuova macro_mostruosa_regione) e da deleghe sempre meno rappresentative. 

Sarebbe bello se il 70° anniversario del 7 marzo 1944 (il prossimo anno) si svolgesse in Piazza, ad un orario decente e che possa al contempo rilanciare la partecipazione e le lotte (operaie e non), di tutti le antifasciste e di tutti gli antifascisti.                                                                               

        

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