RIPRENDIAMOCI TUTTO: per una stagione di lotte e partecipazione che parli ai giovani del nostro paese!

Per una stagione di lotte e partecipazione che parli ai giovani del nostro paese, prime vittime in questa profonda situazione di ingiustizia sociale.

PER LE GIOVANI GENERAZIONI UNA DRAMMATICA SITUAZIONE SOCIALE
Sono tempi a dir poco difficili quelli che ci apprestiamo a vivere nel nostro paese; sotto ai nostri occhi abbiamo gli effetti nefasti di una crisi globale, quella che è stata spacciata come fisiologica ma che conferma ciò che, critici di questo sistema iniquo, abbiamo sempre ribadito: il capitalismo affamato di profitti ad ogni costo e l’ideologia liberista del mercato senza regole vivono solo attraverso l’accrescimento delle diseguaglianze sociali, le guerre, lo sfruttamento sull’uomo e sulla natura.

Nonostante in questi anni il pensiero dominante abbia parlato alle giovani generazioni di elogio della ricchezza, consumismo ed individualismo, lo scenario che oggi si va a definire in Italia, così come in tutta Europa, non è certo positivo: pochi giorni fa, infatti, l’Istat ci consegnava una lunga serie di dati che confermano un drammatico quadro sociale.
Nel secondo trimestre di quest’anno i disoccupati in Italia sono arrivati a 2.705.000 persone, con un aumento dei senza lavoro pari al 38,9% rispetto all’anno precedente, del 2,7% rispetto alla popolazione in età da lavoro. La situazione sociale è ancora maggiormente grave se si considera ciò che accade nel mondo del lavoro per le giovani generazioni: tra i 15 e i 24 anni, escludendo chi è ancora impegnato nel percorso scolastico o universitario, la disoccupazione sale al 35% (con un picco del 48% per le giovani donne del mezzogiorno), circa 600.000 giovani in Italia non hanno oggi  un lavoro, senza una minima prospettiva di un futuro dignitoso.
Esplode il fenomeno del “part time involontario” e, a completare questo tassello, è aumentato del 4,5% il numero dei contratti a tempo determinato, portando il totale dei precari al 10,7% dell’occupazione complessiva, 2.455.000 persone. Sommando anche i collaboratori precari si raggiunge quota 3 milioni.Molti di questi sono precari e precarie tra i 18 e i 30 anni, costretti a “sopravvivere” alle incertezze presenti e future sulla propria stabilità nel mercato del lavoro, allo stress psicologico, identitario e decisionale che questa condizione comporta, alle trappole disseminate nelle relazioni aziendali, alle prospettive sempre più indecifrabili del paesaggio neoliberista. Costretti a sopravvivere alle ansie, alle angosce, alle paure: la precarietà non è soltanto “fuori” queste persone, è dappertutto, investe come un ciclone anche i mondi interiori di un’intera generazione, la capacità di progettarsi credibilmente e di elaborare scenari duraturi in grado di affacciarsi oltre il qui ed ora.

Le cifre presentate sono da quarto mondo, non da paese sviluppato, tantomeno da paese che voglia avere futuro. All’interno di questa crisi, però, non tutti piangono le stesse sorti, dato che continuano a crescere le disuguaglianze, con la maggiore libertà di licenziamento per le imprese e l’aumento esponenziale dei contratti a tempo determinato, con i tagli alla sanità pubblica, agli enti locali e al sistema previdenziale (la riforma sulle pensioni del Governo Monti è una delle cause dei dati sopracitati), mentre non vengono sostanzialmente toccati i privilegi di chi ha generato questa situazione economica: le banche ricevono miliardi di euro dagli stati nazionali senza la benché minima definizione di regole da rispettare, le politiche monetarie europee non vengono strutturalmente modificate per contrastare la speculazione, i profitti aumentano, così come il sostegno all’istruzione e all’assistenza sanitaria privata.

Uno dei principali soggetti sociali a risentire maggiormente di questa difficile situazione è il mondo giovanile. Senza diritti e prospettive, per molti appare quasi come ovvia e scontata la  loro condizione, avendo da sempre lavorato in modo precario e flessibile, altri invece sono tentati da quelle nefaste sirene che cercano di alimentare contrasti generazionali.
Sono proprio i giovani quelli che oggi maggiormente nutrono pessimismo e rassegnazione nei confronti della possibilità di cambiamento, di riscossa sociale, portatori di una profonda insoddisfazione della classe politica  di questo paese, ma come dargli torto? Di fronte a noi ritroviamo, per la maggior parte, un pessimo ceto politico che ha tristemente abdicato il suo ruolo all’economia, a quella oligarchia di poteri nazionali ed europei che, privi di un riconoscimento democratico, impongono ricette e memorandum antisociali. BCE, Fondo Monetario, UE, creando nel paese timori e insicurezze, impongono ciò che in situazioni normali i poteri forti non avrebbero potuto ottenere: totale deregolamentazione del mercato del lavoro, svendita dei beni comuni, dell’istruzione e della sanità pubblica con le privatizzazioni, occupazione precaria e sottopagata, nonché distruzione delle democrazie reali degli stati nazionali.

I COMPITI DELLA SINISTRA PER DARE VITA AL CAMBIAMENTO, PARTENDO DA LECCO
Per tutti questi motivi occorre ribadire con convinzione che a tutto ciò un’alternativa è determinabile, costruire un futuro migliore, un’Europa giusta ed equa, è ancora possibile.
Non smetteremo mai di parlare con i ragazzi e le ragazze del nostro paese, perché a sconforto e sfiducia si possa riuscire, insieme, a trovare la determinazione e gli anticorpi sociali necessari per uscire da questa situazione. Per far questo non basta lo spontaneismo, sono dannosi qualunquismo e individualismo sociale, ancor più capi-comici e populismo.
Organizzarsi oggi resta fondamentale, strutturare nuove forme dirette di partecipazione dal basso, per costruire una politica militante e realmente democratica, che torni ad essere utile come mezzo per l’emancipazione delle classi meno abbienti e per ottenere giustizia sociale; consci che attualmente sono differenti i luoghi dove viene fatta politica, per la sinistra italiana occorre al più presto elaborare un nuovo laboratorio politico, luogo di confronto, collegialità e sintesi.
Perché abbandonare la logica del profitto in favore di un’ Europa solidale dei cittadini è praticabile, respingendo i dogmi del pensiero dominante, abbandonando i settarismi e le ambiguità perchè la rabbia e la frustrazione di un’intera generazione si possano tramutare in conflitto e spinta propulsiva per cambiare il paese e, di conseguenza, i dettami europei che impongono politiche di austerità lacrime e sangue.

Anche a Lecco i Giovani Comunisti non vogliono stare a guardare; all’interno di Rifondazione Comunista, che ha lanciato apertamente questo tipo di progetto politico e sociale, rilanciamo, anche nel “nostro piccolo”, una stagione di lotte e di partecipazione, in grado di costruire vertenze e momenti di confronto che creino coscienza critica nella popolazione attraverso rivendicazioni concrete e che parlino ai giovani di quale alternativa sia possibile.
Sin dai primi giorni di settembre non esiteremo a denunciare chi da questa situazione ha mantenuto ricchezze e privilegi, rilanciando chiare proposte che parlino di redistribuzione della ricchezza, riconversione ambientale e sociale dell’economia e piani di occupazione, controllo pubblico su banche e finanza,lavoro, reddito e diritti per tutte e tutti; lo faremo all’esterno delle agenzie interinali lecchesi, nuovi caporalati intermediatrici di mano d’opera a basso costo, fuori dai grandi centri commerciali, dove un esercito di lavoratori è costretto ad esercitare la propria professione 365 giorni all’ anno defraudati di diritti e dignità; ci ripresenteremo fuori dalle nostre scuole pubbliche, rilanciando mobilitazioni a difesa della scuola di qualità e di massa, per il diritto allo studio, perché si ricrei un percorso studentesco che crei coscienza e giovani pensanti, in grado di riproporre per la prossima estate il mercatino del libro usato, esempio concreto di politica utile e dal basso.
Saremo anche fuori dalle fabbriche lecchesi, a fianco dei lavoratori e delle lavoratrici che non si piegano alla logica del profitto reclamando lavoro e dignità, così come insieme a quei movimenti sociali che si battono perchè l’acqua e tutti i beni comuni restino fuori dall’ingerenza del mercato.
Siamo convinti occorra, attraverso la pratica quotidiana, mostrare alle giovani generazioni che una politica diversa dal clientelarismo e dall’arrivismo è presente, che solo con un nuovo immaginario collettivo ed una progettazione costruita in modo condiviso è oggi possibile, a Lecco come in Italia, dare gambe e vita al cambiamento radicale di un sistema che sopravvive attraverso la creazione di eserciti di disoccupati e precari.

Per poter incidere concretamente nella direzione indicata occorre avere l’onestà intellettuale di riconoscere che nessuno oggi è autosufficiente: resta infatti fondamentale, a livello territoriale e nazionale, raccogliere le realtà più dinamiche del conflitto emerse negli ultimi anni: dai metalmeccanici che non chinano la testa di fronte ai ricatti della Fiat  agli studenti del’Onda, dalla straordinaria mobilitazione per l’acqua pubblica e contro il nucleare alle lotte contro le grandi opere inutili e dannose. Una coalizione sociale che metta in rete i differenti soggetti che rappresentano gli interessi dei vasti settori sociali che vivono a contatto, soggettivamente od oggettivamente, con le lotte ed i conflitti. Una coalizione unitaria che deve proporsi di aggregare tutti coloro che sono oggi, da sinistra all’opposizione del governo Monti e che, in coerenza con questo, condividono un programma antiliberista.

Non resta che tradurre concretamente le parole in fatti: RESPINGIAMO AL MITTENTE le politiche da macelleria sociale del governo Monti e delle oligarchie europee, così come la logica liberista delle privatizzazioni e dell’aberrante flexicurity, senza dimenticare quelle ventate xenofobe che attraversano l’Europa in questo momento di crisi.
RIPRENDIAMOCI TUTTO. Partendo dall’unitaria opposizione sociale e politica al Governo Monti costruiamo un percorso il più possibile ampio, aperto a tutti quei giovani che intendono oggi riappropriarsi dei propri diritti e della possibilità di poter avere prospettive e sogni da realizzare.
Alcuni ci definiscono sognatori, altri estremisti, noi sappiamo da che parte stiamo, senza contraddizioni e ambiguità, convinti, da comunisti e comuniste, che la politica abbracci etica e militanza per permettere ai giovani, oltre che ai lavoratori e ai soggetti più deboli nella società, di liberarsi dalle catene del profitto e del capitale potendo così aspirare di dire la loro all’interno della nuova società che tutti insieme andremo a costruire.

Marcucci Alessandro, Giovani Comunisti Lecco

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