Prendi i soldi e scappa.

La preoccupante situazione della Leuci

Seguiamo con apprensione quello che sta succedendo in questi ultimi mesi alla Leuci.

Non vorremmo che questo sia il finale di un ennesimo dramma , della storia vera degli ultimi cento operai rimasti in piedi dopo un secolo d’industria Lecchese.

La proprietà aveva infatti ottenuto l’assenso a vendere alcune linee produttive per  incassare i soldi da utilizzare per riconvertirne altre e diversificare così la produzione.

Le linee sono state vendute ma non un soldo è stato reinvestito per le altre linee rimaste in fabbrica; in questo modo mentre il padronato prende i soldi vendendo i macchinari della fabbrica, i lavoratori e il territorio si impoveriscono. Come può essere credibile una proprietà che non mantiene gli impegni assunti?

Inoltre, in questi  ultimi giorni, un ulteriore linea è stata smontata ed è pronta per essere spedita in Egitto.

Insomma sembra proprio che il padronato stia attuando la cosiddetta politica del carciofo, togliere una foglia oggi e una domani, svuotando così la fabbrica e impoverendo il lavoro e l’economia del territorio.

In Italia non esistono leggi che regolino questi processi. Tutto è in mano al mercato, anche se poi è il pubblico (Stato, Regione…) che da gli incentivi più o meno diretti a questa “razza padrona”.

Per questo noi abbiamo presentato alcune leggi “Ad hoc” e abbiamo chiesto al Comune di Lecco di cambiare la destinazione d’uso dell’area occupata dalla Leuci.

Per superare questo difficile momento dobbiamo tutelare i lavoratori, bisogna legare le imprese al territorio e si devono rendere difficili le delocalizzazioni.  Si devono favorire con incentivi economici le forme di auto-imprenditorialità collettiva.

Per questo sosteniamo le lavoratrici e i lavoratori della Leuci.

Opporsi ai brigantaggi dei padroni si può e si deve.

Dipartimento Lavoro, Partito della Rifondazione Comunista Lecco

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