Un’assemblea a Lecco per dire NO TAV!


Nella sede della CGIL di Lecco si è svolta venerdi alle ore 21.00 l’assemblea NO TAV, organizzata a seguito del concerto del 26 maggio presso l’ex Piccola Velocità.
All’iniziativa hanno partecipato Nicoletta Dosio, della segreteria di RC di Bussoleno e Carla Mattioli, ex Sindaco di Avigliana.
L’iniziativa è organizzata da RC, Arci, Comitato H2OPubblica e Beni comuni, Indignati NOTAV Lecco, Indignati NO CAVA Civate per porre l’attenzione sulla questione NO TAV, così simile a molteproblematiche del nostro territorio in cui si combatte contro lo strapotere e l’arroganza del profitto fine a se stesso, che stupra l’ambiente e schiaccia i diritti della collettività.

Carla Mattioli esordisce facendoci i complimenti per la bellezza del paesaggio lecchese: ci spiega che il radicamento della lotta NO TAV parte proprio dalla volontà popolare di non volere che il luogo in cui si vive, con precise caratteristiche culturali ed ambientali, venga trasformato in un non luogo in quanto privato delle proprie peculiarità.
Il ruolo degli amministratori dei comuni di Susa e di Avigliana (per il quale lei si candidò con un programma fortemente no tav) è stato molto importante perché sono riusciti a creare un varco nel fronte dei Comuni favorevoli all’opera conquistando così, facendo anche controinformazione, tutta la Valle.
“Le barricate delle amministrazione sono di carta, altre di sassi e di terra: l’unione di questi due elementi ha reso possibile la resistenza popolare all’opera TAV.”
Hanno contribuito ai lavori anche molti tecnici, alcuni dei quali del Politecnico di Torino, che gratuitamente hanno smontato dal punto di vista tecnico le argomentazioni del progetto TAV e che spesso hanno proposto incontri di confronto con gli ingenieri SI TAV, che però non hanno mai risposto a questi inviti.
Persino a livello governativo sono stati elencati 14 punti critici sul progetto dell’opera.
Sempre più sono i tecnici e gli uomini di cultura che stanno appoggiando la protesta popolare : questo movimento civile e culturale si sta contrapponendo in maniera molto forte alla forza fisica di chi militarizza la Valle.
Quello NO TAV n movimento culturale popolare che nel momento attuale di crisi stimola i cittadini a partecipare attivamente alle scelte del governo, che attualmente taglia le spese per opere pubbliche utili quali ospedali, scuole, i trasporti per i pendolari, infrastrutture…senza contare la grossa parte del paese che va ricostruita dopo le ultime catastrofi ambientali. I cittadini sono finalmente consapevoli che esistono investimenti a favore della collettività ed altri che non lo sono : tantopiù che per la loro realizzazione vengono utilizzati costosissimi macchinari d’avanguardia che non necessitano del lavoro umano per funzionare.
Gli Amministratori valsusini stanno portando avanti una lotta che non è più solo della peculiare della Valle ma che riguarda l’Italia e l’Europa: una lotta nella direzione della buona gestione del bene comune.

La parola passa a Barbara, medico, che lunedì 27 febbraio 2012 si trovava vicino alla Baita Clarea durante lo sgombero militare. Quel giorno ha ricevuto una richiesta telefonica di aiuto in quanto medico del pronto soccorso ed ex operativa del 118: lassù si era verificato un incidente grave, e non era ancora arrivato nessun soccorso medico. Insieme ad altri percorre a piedi il sentiero che l’avrebbe portata in Clarea quando si trova davanti un blocco militare che , nonostante lei avesse mostrato documenti e tesserino medico, le impedisce di raggiungere l’infortunato. “Non mi sono mai trovata in una situazione in cui viene negato ad un cittadino il diritto alla salute ed all’assistenza” ci dice. Dopo un po’, i militari ricevono una telefonata e lei può salire alla Clarea, dove il 118 era arrivato “Luca era intubato, operazione invasiva e delicata, in cui i polmoni sono a diretto contatto con laria che passa attraverso il tubo. A pochi metri da Luca le ruspe continuavano il lavoro di esproprio militare della terra sollevando polvere e detriti in barba ad ogni regolamento su tutela della salute e della sicurezza sul lavoro sia nei confronti dell’infortunato che dei civili presenti nel cantiere.”
“Luca stava conducendo una protesta civile non violenta, come molti altri lavoratori e migranti hanno ultimamente fatto, arrampicandosi su di un traliccio: vi è una legge che impedisce alle forze armate di inseguire, per motivi di sicurezza, il manifestante. Nonostante questo diritto in quel frangente fosse stato palesato, Luca è stato inseguito sul traliccio, fino a cadere. Questo non significa essere protetti e tutelati dalle forze dell’ordine” .
Barbara, quale medico, ci illustra anche i rischi che il dover trivellare la montagna comporta per la salute delle persone: radon, uranio, amianto fuoriusciranno dagli scavi.
Nessuno sa dire esattamente in che modo si trivellerà, si trasporteranno e si smaltiranno le scorie “in sicurezza”. Questo significherebbe sommare altre vittime a quelle già numerose causate da lavoro e inquinamento.
Anche il CS , il gas che usano i militari contro la popolazione è tossico: anche per i militari stessi.

Prendiamo poi visione di due filmati in cui si vedono persone, valligiani e non, che inermi manifestano sedute per terra mentre i militari picchiano e di peso li portano via. Militari che alle 10 di sera sfilano per le vie del paese facendo rumore , spruzzando acqua sulle macchine e lacrimogeni sulle case fino a spaccare le vetrine di un bar e farvi irruzione fra, a dir poco, lo stupore di gestore ed avventori.
Un altro video, in cui viene trascinato un manifestante da solo all’interno della caserma e picchiato con armi non troppo “istituzioanli” o un altro, in cui i militari tirano pietre.

Nicoletta ci spiega che la Val di Susa è militarizzata dal 2005: da quel periodo la popolazione non ha più diritto di muoversi liberamente nel proprio territorio. Nell’inverno di quell’anno nacque il movimento vero e proprio: dato che le persone andavano a far legna con l’accetta, la polizia le perquisiva per strada e le portava in caserma requisendo loro gli strumenti.
Questa è la militarizzazione del territorio: alcune aree sono delimitate da filo spianto di produzione israeliana, all’ordine del giorno è stare sotto una pioggia di lacrimogeni.
Significa vivere in un territorio in cui l’edificio del museo della Maddalena (sito importante per la storia del neolitico delle alpi occidentali ) è stato trasformato in caserma, un territorio privato della possibilità di coltivare al terra e le vigne, in cui la cantina sociale è inutilizzabile. Un territorio in cui davanti alla baita della Clarea, presa il giorno della caduta di Luca, fino a poco tempo fa c’era un bosco di castagni secolari che la gente aveva acquistato collettivamente proprio per proteggere l’area per permettere ai giovani come Luca di riprendere le antiche tecniche di coltivazione di queste painte: quegli alberi che avevano vissuto guerre e conosciuto generazioni sono stati tutti sradicati dai militari per poter controllare palmo a palmo il territorio .
Dal 27 giugno 2011, data della fine della Libera Repubblica della Maddalena, ad ora le truppe sono costate 24 milioni di soldi pubblici.
Gli interessi di chi vuole le linee dell’alta velocità sono potenti e veraci: sono gli interessi del partito trasversale degli appalti, fatto dai costruttori e dalla realtà partitocratica che siede in Parlamento .

Contro questo partito trasversale frutto del più bieco capitalismo è nato il movimento NO TAV.
Un movimento di resistenza popoalre: un insieme di persone che con diverse storie e capacità porta avanti battaglie civili per il bene comune, la salvaguardia dell’ambiente e dei diritti.
Questo popolo fa controinformazione, vuole far sapere anche a chi non abita in Valle che la democrazia nel nostro paese è minacciata. Si riunisce in una lotta collettiva per impedire una maggiore afflusso di militari: una comunità che lotta insieme prefigurandosi un modello di sviluppo migliore.
Le ricostruzioni di tutti i presidi che spesso sono stati bruciati sono le tappe di un percorso cui protagonista è un territorio che ha riscoperto proprie radici storiche: queste valli dopo l’8 settembre del 43 si popoalrono di giovani ribelli.
Negli anni ’90 la Valle resistette contro il taglio di molti tratti di lineeferroviariela costruzione di autostrade ed oleodotti .
Gli attori della resistenza NO TAV sono cittadini valsusini, lavoratori migranti delle cooperative di Rosarno che hanno contribuito alla raccolta fondi inviando le arance da loro raccolte; spesso i media operano una dicotomia fra “buoni” e “cattivi” ma di fatto in carcere ci sono anche un barbiere di Bussoleno, e un Sindaco. In Valle gruppi eterogenei di persone lottano per tenere alti gli ideali di giustizia sociale.
La Valle di Susa vincerà quando in tanti luoghi tanta gente reagirà contro le ingiustizie.

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