Emilia: un terremoto di classe

 di  Marco Santopadre, su http://www.contropiano.org

La maggioranza delle vittime dei terremoti del 20 maggio e di oggi sono operai rimasti sepolti tra le macerie dei capannoni industriali costruiti a risparmio e senza le opportune carattistiche di sicurezza. L’evento naturale si trasforma in un enorme ‘incidente sul lavoro’.

Un terremoto di classe, quello che ha colpito il modenese e le altre zone dell’Emilia in questi giorni. Un grave evento ‘naturale’ che si è trasforma in un mega incidente sul lavoro a causa dell’imperizia e dell’ingordigia di tanti imprenditori che hanno voluto risparmiare sull’edificazione delle sedi produttive condannando così a morte così molti dei propri dipendenti.

Perché come era già avvenuto nella forte scossa del 20 maggio, anche oggi la maggior parte delle vittime del sisma in Emilia sono lavoratori, operai. Alcuni dei quali immigrati. Mentre dieci giorni fa la scossa aveva colto di sorpresa i turnisti impegnati nel turno di notte, questa mattina il terremoto è avvenuto alle nove, uccidendo e ferendo moltissimi lavoratori impegnati in centinaia di capannoni industriali riaperti negli ultimi giorni nonostante il pericolo oppure al lavoro per stabilire la resistenza di strutture spesso edificate in barba ad ogni garanzia di tenuta e staticità. Dei quindici morti di oggi la maggior parte sono lavoratori, e lo stesso per quanto riguarda i dispersi sotto le macerie, per molti dei quali non ci sarà niente da fare. C’è rabbia e sconcerto tra i lavoratori e le famiglie delle vittime: chi ha concesso le autorizzazioni a quei capannoni? Chi gli ha dato l’ok a riprendere le attività dopo la tremenda scossa del 20 maggio? Anche la Magistratura indaga. Qualche giorno fa era già stata aperto un fascicolo conoscitivo dal Procuratore di Modena , Vito Zincani, per il sisma del 20 maggio scorso ma si era affrettato a specificare che gli accertamenti sarebbero stati molto lunghi .

 Anche se per ora non c’é alcuna ipotesi di reato e non sono state presentate denunce da parte di privati bisognerà comunque verificare come sono stati costruiti i capannoni, anche quelli più recenti, e se sono state rispettate le norme tecniche antisismiche. Stando all’altissimo numero di operai morti a causa delle scosse telluriche di oggi sembrerebbe proprio di no.

 Sui crolli che hanno interessato capannoni industriali ,la scorsa settimana ha avviato un’inchiesta anche la Procura di Ferrara, che ha iscritto nove persone nel registro degli indagati. Nella provincia estense il 20 maggio furono ben quattro gli operai morti nei crolli di tre aziende. Le persone iscritte nel registro sono progettisti e tecnici della Ursa di Bondeno. E ora sono attesi i fascicoli con gli accertamenti effettuati dagli investigatori anche presso la Tecopress e la Sant’Agostino, dove si sono registrate altre tre vittime.

 Per i fatti odierni la Procura di Modena invece aprirà fascicoli per le persone morte nel sisma di oggi. Il procuratore Vito Zincani ha costituito una unità di crisi rinforzando l’ufficio del Pm di turno esterno. Verranno aperti procedimenti guardando caso per caso, la natura dei procedimenti potrà essere infatti diversa.

Secondo le testimonianze di alcuni colleghi degli operai morti, sembra che sui lavoratori siano state fatte forti pressioni per tornare al lavoro senza che le condizioni di sicurezza fossero state accertate. Le parole del Presidente della Repubblica che si è detto dispiaciuto della morte di tanti lavoratori sono – a questo punto – una vana e magra consolazione.

Non tutte le persone, è l’insegnamento di questi giorni, sono uguali neanche di fronte alla morte.

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