Mozione approvata, la Resistenza continua.

Finalmente Lunedì 21 Maggio, dopo anni in cui le realtà antifasciste locali hanno sollecitato la questione, il Consiglio Comunale di Lecco ha approvato la mozione che chiedeva la rimozione della targa commemorativa dei 16 repubblichini giustiziati per aver ucciso a tradimento dei partigiani, posta all’esterno dello stadio cittadino. La mozione impegna a rimuovere la targa entro l’anno e a sostituirla con un pannello informativo che, nel ricordare l’episodio ivi avvenuto, lo contestualizzi nelle vicende che lo hanno preceduto.
La questione è stata quindi definita in termini formali, per la sostanza occorrerà aspettare.
Avremmo voluto che la targa venisse semplicemente rimossa e smaltita e restituita a chi in passato la appese ma non possiamo non considerarci soddisfatti, sebbene ora solo parzialmente, del risultato ottenuto. La targa fu posta, per opera del Sindaco Leghista Bodega e di Alleanza Nazionale e Forza Italia,  in gran fretta a seguito di una richiesta seguita da un’autorizzazione alquanto incerta, senza alcuna approvazione a maggioranza del Consiglio Comunale. Da allora quella via della nostra città è un luogo simbolico, meta di raduni celebrativi annuali a suon di saluti romani anche di membri delle istituzioni, avvenimenti che nella mozione approvata vengono maldestramente equiparati agli “atti vandalici” subiti dalla targa  nel corso del tempo. Questi episodi sono stati evidenziati in Consiglio per sottolineare la problematica  dell’ordine pubblico a cui la rimozione metterebbe fine. Ma non possiamo ridurci a considerare come argomento principale a sostegno della rimozione della targa quello dell’ordine pubblico e vogliamo rimarcare ciò che in Consiglio è stato affermato sommessamente, ossia che si tratta ancor prima di un possibile rischio alla sicurezza della città di una questione ideologica. Ecco perché, benchè tale termine venga oggigiorno disprezzato, crediamo necessario rivendicare la nostra appartenenza e militanza antifascista  in opposizione a quel che sono stati per il nostro Paese il ventennio fascista, la Repubblica di Salò, le diverse brigate nere che hanno combattuto, anche nella nostra città e nelle nostre valli a fianco dei nazisti, contro chi lottava per la libertà, la democrazia, l’uguaglianza. Non  si tratta di decidere per che squadra tifare o per chi essere ultrà; e chi riduce la questione a una guerra tra bande sminuisce consapevolmente la portata della questione che è tutta politica. Stiamo dalla parte dei Partigiani che hanno combattuto la guerra di Liberazione dal nazifascismo che ha aperto le porte alla democrazia, alla Repubblica, alla Costituzione e ai diritti o dalla parte del regime fascista che ha represso diritti, libertà, giustizia, fatto torturare, deportare, uccidere dissidenti, persone di “razze” diverse, condotto l’Italia in una guerra mondiale al fianco della Germania nazista? Questa è la domanda da porsi. La Resistenza, l’insurrezione, la guerra di Liberazione sono state compiute da alcuni a favore e nell’interesse di tutti, non c’è “odio fratricida” a cui appellarsi, nemmeno si può evitare il passato: c’è chi è morto per una causa giusta, i Partigiani, e loro abbiamo il dovere di ricordare. Di che “memoria condivisa” e “momento unificante” si potrebbe parlare se i primi a non riconoscere il 25 Aprile sono alcuni nostri rappresentanti e loro seguaci?
Non possiamo sottrarci all’evidenza che la contrapposizione ideologica esista; è stata visibile per tutti coloro che erano presenti al Consiglio Lunedì la presenza di ragazzi dalle teste rasate che hanno dato mostra di sé con insulti verbali e personali verso alcuni Consiglieri, oltre ad affermazioni apologetiche del fascismo e che non hanno nascosto un atteggiamento intimidatorio. Evidentemente il fenomeno del neofascismo è reale, anche a Lecco, nonostante l’esistenza di tali gruppi e organizzazioni sia potenzialmente contraria alla nostra Costituzione e alle leggi Scelba e Mancino. Tale fenomeno si inserisce in un panorama molto più ampio, a livello nazionale ed europeo organizzazioni e partiti della destra più estrema stanno accrescendo i loro consensi. L’esperienza, alcuni mezzi di informazione, ci portano a conoscenza di aggressioni quasi quotidiane in tutta Italia, incendi di centri sociali, omicidi (ricordiamo i morti di origine senegalese di Firenze) da parte di membri di movimenti o gruppi organizzati neofascisti e neonazisti.
In questo scenario complessivo, come detto precedentemente, consideriamo il risultato del Consiglio comunale di lunedì come una rilevante passo avanti nel percorso dell’affermazione dell’antifascismo, questo sì!, come valore condiviso. Auspichiamo che il Comune di Lecco intensifichi le proprie iniziative a favore del ricordo della Resistenza creando magari una serie di pannelli, una sorta di “itinerario della resistenza lecchese” da apporre nei luoghi significativi della battaglia per la liberazione di Lecco.
Da parte nostra, vigileremo perché la targa venga effettivamente rimossa e sulla formulazione del nuovo pannello informativo, continueremo a lottare contro ogni tentativo di revisionismo storico e presunte pacificazioni, contro ogni ideologia razzista, xenofoba, anti democratica e non egualitaria.
La mobilitazione creatasi attorno a questa battaglia è stata un momento assolutamente significativo  per il numero di persone che si sono unite per affermare una ferma e forte opposizione a qualsiasi reminiscenza fascista; i presidi fuori dal Comune, i volantinaggi, l’appello condiviso da differente soggettività politiche, sindacali e sociali diretto ai Consiglieri in vista del voto sono stati una parte importante di un percorso di cittadinanza attiva, di partecipazione, di protagonismo. Solo gli individui che “si istruiscono, si agitano, si organizzano” possono cambiare lo stato di cose presente.

Laura Nebuloni, Responsabile antifascismo Giovani Comunisti Lecco
Alessandro Marcucci, Coordinatore Giovani Comunisti Lecco

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