25 Aprile: nessuna memoria condivisa in una società in conflitto!

E’ in questo periodo di profonda crisi economica e sociale che si inserisce la sessantasettesima Festa della Liberazione; è tuttora importante e necessario celebrare il 25 Aprile, i valori e le idee che lo accompagnano, senza retorica e contrastando i tentativi di delegittimazione.

Figlia di quella che è stata un’esperienza unicamente avanzata, una lotta di liberazione compiuta da migliaia di uomini e donne che combatterono per la libertà e l’emancipazione dell’intero popolo italiano, è la Costituzione, mai come oggi sotto attacco.

Ribadire la natura antifascista che dovrebbe caratterizzare la nostra nazione significa anche difendere i principi cardine sui quali quel testo si basa. Ci troviamo, infatti, di fronte ad un’offensiva decisa di un Governo iperliberista  -ipocritamente definito tecnico-  contro i diritti di chi lavora: mentre dilagano precarietà, lavori sottopagati e ricatti come quelli del settore commerciale, si cancellano conquiste acquisite in trent’anni di lotta, dall’art.18 al contratto collettivo, passando per l’attacco alla democrazia sindacale e alla stretta pensionistica.Si presenta una situazione in cui pochi -ma forti- poteri italiani fanno pagare senza remore e liberamente le conseguenze di trent’anni di liberismo selvaggio ai soliti noti: la classe lavoratrice, i giovani e i pensionati. L’antifascismo è anche questo, unire le forze politiche e sociali che si rifanno ancora alla centralità del lavoro –come riporta l’art.1 della Costituzione- per resistere all’ennesimo attacco del capitale e costruire un’alternativa a questo stato di cose!

Occorre continuare a sottolineare tutto ciò a chi tenta di delegittimare quella data, proponendo di lasciare alle spalle il passato e le divisioni; si richiamano ad una “pacificazione sociale”, utile solo ai poteri forti del nostro paese, quelle banche, quei faccendieri e quei capitalisti che durante il ventennio, come oggi, dettarono e dettano le regole economiche e politiche all’interno di una convivenza fortemente asimmetrica. Basti pensare alla recente modifica dell’art.81 della Costituzione, quel pareggio in bilancio con il quale, in modo antidemocratico e sfruttando il silenzio accondiscendente dei media, viene stabilito che il nostro ordinamento costituzionale si ispiri ad una precisa concezione economica, quella liberista, che si affida alla libertà dei mercati e al divieto per lo Stato di intervenire per garantire diritti costituzionali essenziali, come quello alla salute(art.32), all’istruzione per tutti(art.34) o alla malattia, all’infortunio e all’invalidità(art.38). Questo provvedimento, così come tutti quelli che sta mettendo in atto il governo Monti, sono richiesti e dettati espressamente da organismi europei sovranazionali, come la Banca Centrale Europea, che nessuno ha eletto, che non rappresentano i cittadini e che impongono dettami appunto inconciliabili con i valori della Resistenza.

Oltre a questo è inevitabile, proprio in questa data, continuare a denunciare quelle organizzazioni neofasciste, sempre più radicalizzate ed eversive, che tentano di inserirsi nel nostro tessuto sociale propagandando, anche attraverso l’uso della solita violenza squadrista, xenofobia e razzismo nelle periferie, nei quartieri, nelle scuole; esse alimentano una guerra trasversale tra poveri, celando la loro reale natura con un nuovo appeal ed una nuove veste ribelle, nonostante restino funzionali al sistema di potere e all’ordine costituto che colpisce chi resiste e chi lotta per un futuro più giusto ed equo. Esse devono essere sciolte! Lo sostiene la Costituzione, lo chiedono a gran voce tutte le forze antifasciste del nostro paese che si battono da anni contro i tentativi di strumentalizzare la storia e il revisionismo diffuso, per il ristabilimento della verità e della memoria storica.

E’ anche per questo che gli antifascisti e le antifasciste lecchesi si sono ritrovati fuori dal comune Lunedì 23 Aprile, all’interno di un percorso condiviso e cosciente, per chiedere ai consiglieri comunali della maggioranza della nostra città, medaglia d’argento della Resistenza, di dare un segnale politico chiaro e forte, votando a favore dell’ordine del giorno proposto dai consiglieri Venturini (Idv) e Magni (Fds-Sel):togliere la targa che allo stadio comunale celebra 16 repubblichini della Brigata Nera Leonessa, uccisori di partigiani dopo aver alzato, ormai sconfitti, bandiera bianca.La targa fu voluta da quelle forze politiche (An e Fi, oggi nel Pdl) che oggi delegittimano questa Festa, concedono spazi e agibilità politica a livello nazionale ai neofascisti come Forza Nuova e Casa Pound e tentano di fotografare come anacronistici chi, come noi,  rilancia l’attualità dell’antifascismo militante, sociale e politico.

Bene ha fatto l’Anpi di Roma a non invitare alla manifestazione del 25 gli uomini istituzionali del Comune e della Regione, colpevoli, Alemanno e Polverini, di dare spazi ad associazioni della destra estrema, di concedere loro spazi logistici e di non aver commemorato il partigiano comunista Rosario Bentivegna il giorno del suo funerale.

Anche l’Anpi lecchese, mi si permetta, insieme a quelle forze del centro-sinistra ormai sempre più orientate -anche nell’esercizio della memoria- verso destra, dovrebbe inserire in modo convinto al centro del suo percorso sociale e politico l’importanza della memoria, una e inattaccabile, per questo incondivisibile con chi ha ucciso, insieme ai nazisti, i nostri partigiani e il nostro popolo inerme: si batta con noi per togliere quella targa,  vieti ad esponenti politici vicini alla destra estrema, come il Presidente della Provincia Nava e diversi suoi uomini, di intervenire il 25 Aprile in Comune a reinventare la storia, collabori per rispedire al mittente il tentativo di inserimento nella società dei neofascisti, si batta insieme a noi contro chi calpesta i diritti di chi lavora, nelle fabbriche e non.

Ecco perché il 25 Aprile resta per noi un giorno di lotta, accanto a 365 di resistenza: essa è una festa che da sempre disturba il potere, dice una cosa fondamentale sul significato della memoria: in una società divisa essa non può restare che divisa e in conflitto, non può distogliersi dietro una concordia fittizia.Chi sarà in piazza questo 25 Aprile a Lecco, come in tutta Italia, sa –per dirla come i militanti americani di “Occupy Wall Street” which side we are on, da che parte stiamo. Il 25 Aprile è la nostra festa, ce la riprendiamo!

Marcucci Alessandro, portavoce Giovani Comunisti Lecco i giovani di Rifondazione

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