Milano, 31 marzo: un primo grande risultato, nonostante la censura

di Giorgio Cremaschi

Dobbiamo ringraziare il quotidiano Il Manifesto che, unico in tutta Italia, ha messo in prima pagina il successo della manifestazione di Milano. Così non solo si è dimostrata l’insostituibilità di questo giornale nella democrazia italiana, ma si se è anche mostrato il livello infimo dell’informazione, che oramai senza difficoltà possiamo dire di regime. La grande stampa aveva per lungo tempo ignorato la manifestazione. Salvo poi interessarsene di fronte all’annuncio, l’auspicio, di incidenti e scontri. Di fronte al fatto che nulla di tutto questo è avvenuto, ma diverse decine di migliaia di persone hanno sfilato pacificamente con grande combattività e entusiasmo, di fronte a un’assemblea senza precedenti sotto la sede della Borsa, la grande stampa, con l’eccezione del Corriere della Sera, o ha ignorato l’evento o ha espresso il suo malumore, come il giornale di Berlusconi. Che ha spiegato che la manifestazione è fallita perché non ci sono stati gli scontri. Questo è il panorama informativo dell’epoca del governo Monti, ancor più grave se guardiamo le grandi televisioni e i principali telegiornali. Lo sapevamo, però. Sapevamo che rimettere in campo un’opposizione contro Monti e contro la destra, indipendente anche dal centrosinistra, avrebbe avuto l’ostracismo del Palazzo. Di un Palazzo che oggi si arrabatta per trovare un pasticcio che confermi la sostanza della controriforma sul mercato del lavoro, ma che salvi la faccia ai principali partiti in vista delle elezioni amministrative.

La manifestazione di Milano, con tutte le cautele e le prudenze del caso, ha però annunciato che in Italia lo spazio per costruire un’opposizione sociale e politica al governo delle Banche esiste, così come esiste in tutta Europa. Abbiamo posto la prima pietra di una costruzione faticosa e difficile, che però oggi cominciamo intravedere possibile. Abbiamo detto che vogliamo che il governo Monti cada per la semplice e concreta ragione che questo governo ha un programma incompatibile con lo stato sociale e anche con la democrazia prevista dalla nostra Costituzione. E siccome Monti ha più volte dichiarato che o si realizza il suo programma o va a casa, gli abbiamo augurato di non realizzarlo e di andarsene. Siamo partiti con storie, esperienze e pratiche molto diverse, organizzazioni sociali e organizzazioni politiche, persone e movimenti. Siamo partiti trovando contemporaneamente forti discriminanti e spirito unitario. Se andremo avanti per questa strada saremo la vera novità del panorama sociale e politico del paese. E alla fine anche l’informazione di regime se ne dovrà accorgere.

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