Intervista a Maurizio Landini: «In piazza l’11 febbraio per difendere i diritti»

Secondo Landini, capo della Fiom, «bisogna rimettere al centro la questione del lavoro e chiedere un nuovo modello di sviluppo da attuare attraverso un piano straordinario di investimenti pubblici e privati». La battaglia per i diritti, la libertà sindacale, le questioni della crisi economica e sociale, sono alcuni degli argomenti sui quali il leader della Fiom, Maurizio Landini, ha colloquiato col Riformista.


Si prepara un inizio del 2012 decisamente caldo?


Sicuramente la situazione è molto difficile, in una fase di crisi epocale in Italia si assiste ad un vero e proprio attacco ai diritti dei lavoratori. Il paradosso è che invece di parlare della crisi economica e sociale, alcuni mettono sotto tiro il contratto nazionale del lavoro. Quello che sta accadendo alla Fiat, gli accordi separati alla Fincantieri, sono il segnale di un grave arretramento sul piano dei diritti e della libertà di scelta nelle fabbriche. Lo dico chiaro, è una questione autentica di democrazia.

La crisi sta toccando tutti i settori, l’industriale dei torroncini Giuseppe Condorelli ha messo in evidenza il fatto che persino il settore dei dolci nel periodo natalizio risente di un leggero calo. Cosa che non avviene all’estero. Cosa sta accadendo?
Credo che stiano emergendo i nodi cruciali che da tempo denunciamo. La redistribuzione della ricchezza è a danno dei lavoratori. Ed è sempre più evidente che oggi si è poveri lavorando, è questo uno degli amari paradossi della condizione italiana. Inoltre assistiamo a livelli di precarietà ed incertezza che non hanno precedenti dal dopoguerra a oggi. Tutto questo porta inevitabilmente al calo dei consumi, alla recessione. Noi abbiamo indetto per l’11 di febbraio una grande manifestazione a Piazza San Giovanni per difendere i diritti, per rimettere al centro la questione del lavoro, e chiedere un nuovo modello di sviluppo da attuare attraverso un piano straordinario di investimenti pubblici e privati.


Emanuele Macaluso ha parlato di una questione sociale, inedita e spietata. Cosa ne pensa?


È la grande emergenza per eccellenza. Penso che bisogna tornare ad assumere la piena occupazione come obiettivo di un nuovo modello di sviluppo. Le risorse vanno ricercate attraverso l’introduzione di una vera patrimoniale, una dura lotta all’evasione fiscale, ed una più efficace battaglia contro la corruzione. Progettualmente serve un piano per la mobilità sostenibile ed un piano straordinario per nuove forme di energia rinnovabile. Questo richiede un rapporto di dialogo fra governo, istituzioni locali, università, lavoro ed imprese, che sperimenti nuovi modelli organizzativi e nuova qualità delle produzioni.


Qual è la sua opinione sulla cosiddetta fase 2 del governo Monti?


Credo che la fase 1 sia stata non positiva, perché si è continuato a fare pagare i soliti noti, il sacrificio delle pensioni d’anzianità è stato l’emblema di queste scelte sbagliate. Serve una crescita equa e sostenibile, fino ad ora non si visto nulla di tutto questo.


Qual è la sua idea sulla riforma del lavoro?


Penso che esiste un problema vero, milioni di persone con contratti precari, debolissimi. Vi è l’esigenza di un sistema di tutela universale. Bisogna ridurre le forme di lavoro precario, e questo lo si fa anche rendendo molto più costosa per le aziende questa tipologia di contratti. Occorre estendere gli ammortizzatori sociali e la cassa integrazione. Occorrono nuove tutele, non nuovi attacchi ai diritti.


Il caso Fiat. Andrete dai magistrati?


Noi riteniamo non accettabile che la Cgil non possa non avere gli stessi diritti di tutti gli altri sindacati italiani. Per questo consideriamo che la scelta della Fiat di uscire dal contratto nazionale ed imporre un proprio regolamento aziendale, violi i principi della nostra Costituzione. Faremo eleggere i rappresentanti sindacali della Fiom, li nomineremo e se la Fiat non li riconoscerà, agiremo per via legale.


In un libro-intervista, a Giancarlo Feliziani dice: «Cambiare la fabbrica per cambiare il mondo». Cosa intende?


Un nuovo modello democratico più avanzato parte dal fatto che nelle fabbriche non prevalga l’autoritarismo, ma la possibilità delle persone di realizzarsi nel lavoro che fanno, nel rispetto delle libertà civili.

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