25 Ottobre 1917: l’assalto al cielo

Tra le miriadi di momenti persi nel tempo che scorre ci sono date che cambiano la storia, tra i miliardi di arrivi e di partenze ce ne sono alcuni destinati a cambiare il mondo. Pietrogrado,  3 (16) aprile 1917, è sera alla stazione Finlandia;  Lenin e il suo seguito giungono in un vagone piombato dalla Svizzera attraverso la Germania. In una sala d’onore lo accolse il socialdemocratico menscevico Ccheidse che lo salutò a nome del Soviet di Pietrogrado. Lenin lo trascurò totalmente e rivolse ai presenti nella sala le seguenti parole: ”Compagni! Soldati, marinai e lavoratori! Sono felice di salutare in voi la rivoluzione russa vittoriosa, avanguardia dell’armata proletaria mondiale… La rivoluzione russa compiuta da voi ha dato inizio ad una nuova epoca. Viva la rivoluzione mondiale socialista!”

Davanti alla stazione di Pietrogrado premeva una folla enorme. Lenin fu issato su un carro armato e nella luce dei riflettori e delle fiaccole, tenne il suo primo discorso accolto da ovazioni.

L’indomani Lenin espose alla conferenza del partito bolscevico le sue Tesi del 4 Aprile chiedendo che il proletariato abbattesse il governo provvisorio e affidasse “Tutto il potere ai soviet!”, spronò quindi i contadini affinché si appropriassero con la forza delle grandi proprietà terriere.

Domenica 18 giugno (1 luglio) 1917 fu organizzata una grande manifestazione a favore del governo provvisorio. Parteciparono quattrocentomila persone ma nessuno fece propri gli slogan filogovernativi diffusi da fonti ufficiali. La dimostrazione assunse, sotto le pressioni dei bolscevichi, un carattere ostile al governo che da poco aveva ostinatamente rifiutato di approvare anche le proposte più moderate di riforma agraria. Centinaia di cartelli riportavano: “Tutto il potere ai soviet!” “Basta con la guerra!” “Pane, pace, libertà!”

Negli stessi giorni era cominciata l’offensiva contro i tedeschi. Il socialista Kerenskij, divenuto nel frattempo ministro della Guerra, tenne in diverse località entusiastici discorsi in favore dell’offensiva militare, ma, quando più di settantamila uomini perirono e la controffensiva nemica costrinse i russi ad indietreggiare, l’euforia si spense ovunque. Un odio violento divampò contro Kerenskij, mentre crescevano le simpatie per i bolscevichi che promettevano la pace.

Al fronte e nelle retrovie la disciplina scomparve, spesso gli ufficiali venivano fucilati dai loro soldati. Nelle campagne le azioni illegali dei contadini si facevano sempre più frequenti, nel mese di giugno si registrarono ottocentosessantacinque espropriazioni. In diversi luoghi, sopratutto in Siberia, i contadini attaccarono anche le proprietà dei conventi. Molte fabbriche furono chiuse per mancanza di rifornimenti di materie prime.

I costi della guerra ammontavano ormai a quaranta milioni di rubli al giorno: i prezzi salivano senza sosta, mentre la disoccupazione aumentava. Ad accrescere l’esasperazione delle masse contribuivano i dati apparsi nei giornali che attestavano inauditi profitti di guerra agli industriali e fornitori dell’esercito. Il governo provvisorio nel tentativo di arginare il malumore, decise di inviare al fronte le truppe di stanza a Pietrogrado, illudendosi così di poter disarmare la classe operaia e sciogliere i consigli degli operai e dei soldati. Ma le truppe intuirono perfettamente il piano ed insorsero. Migliaia di proletari si unirono a loro.

Il 3 (16) luglio 1917 i dimostranti si recarono alla sede del partito bolscevico chiedendo l’immediato abbattimento del governo provvisorio e il passaggio dei poteri ai consigli degli operai e dei soldati. Trotzki organizzò la rivolta guidando la neonata Guardia Rossa. Il giorno seguente si unirono alla folla diecimila marinai e operai provenienti da Kronstadt. Dopo numerose sparatorie il corteo si impossessò del palazzo di Tauride, ma l’entusiasmo popolare si spense all’arrivo dei soldati della guardia fedeli al governo, i quali dispersero la folla e repressero la rivolta.

Il presidente del consiglio, il principe Lvov, emise mandati d’arresto contro tutti i capi del partito bolscevico. La sede del partito fu occupata, la redazione e la tipografia del giornale bolscevico Pravda devastate. Lenin riuscì a fuggire in Finlandia travestito da operaio.

Nel frattempo la situazione al fronte degenerava sempre più.

Il 26 Luglio (8 Agosto) 1917 i bolscevichi si riunirono illegalmente per il loro sesto congresso. Lenin dal suo esilio propose di accelerare la caduta della dittatura controrivoluzionaria della borghesia e di sostituirvi la dittatura del proletariato, ritenendo peraltro impensabile una conquista del potere per via pacifica. Il congresso approvò la sua linea.

Il generale Kornilov, nominato comandante supremo dell’esercito, fu sospinto alla ribalta della scena politica. Nell’illusione di spingere i bolscevichi alla resistenza e di annientarli, liquidando al tempo stesso anche i soviet degli operai e dei soldati, il 19 Agosto (1 settembre) 1917 egli abbandonò Riga ai tedeschi ritirando un numero rilevante di unità dal fronte, aprendo così al nemico le porte di Pietrogrado.

Kornilov diresse le proprie truppe contro la capitale dove voleva assumere il potere assoluto.

Il partito bolscevico agi con calma e sicurezza: insediò un consiglio di guerra in difesa della capitale, venticinquemila operai aderirono alla Guardia Rossa, i lavoratori delle industrie belliche Putilov prolungarono l’orario di lavoro portando a termine in due giorni l’assemblaggio di quasi duecento cannoni, i sindacati armarono altri cinquemila operai. Le locomotive che trasportavano la cavalleria di Krymov vennero disperse dai ferrovieri verso direzioni sbagliate o su binari morti, mentre molti agitatori bolscevichi raggiunsero le truppe di Krymov e le informarono delle intenzioni per le quali si intendeva sfruttarle; si ebbero così numerose defezioni.

Dopo appena due giorni il generale Krymov si arrese a Kerenskij e a causa dell’umiliazione subita si tolse la vita. La popolazione si rese conto ancor di più che la vera forza rivoluzionaria era in mano al partito bolscevico, se ne ebbe riprova nelle elezioni successive che si ebbero di lì a breve.

L’aggravarsi della crisi alimentare, la diffusa disoccupazione, l’incapacità di fronteggiare il collasso economico acuirono ulteriormente le difficoltà del governo di Kerenskij, mentre la marea del bolscevismo cresceva di giorno in giorno.

Lenin rientrò di nascosto a Pietroburgo il 10 (23) ottobre 1917 per orientare e guidare il comitato centrale alla conquista del potere: l’insurrezione armata doveva scattare senza indugio.

Due giorni dopo fu creato il Comitato Militare Rivoluzionario sotto la presidenza di Trotzki, e fu alloggiato nell’istituto Smolnyi, già sede del partito bolscevico. Il comitato poteva contare su dodicimila guardie rosse e tremila soldati. Gli operai delle industrie belliche fornirono le armi, si unirono ai bolscevichi le navi da guerra della flotta del baltico e molte truppe del governo provvisorio.

La sera del 24 ottobre (6 novembre) 1917 Lenin, sotto false sembianze, si recò all’istituto Smolnyi per organizzare la presa del potere: durante la notte le guardie rosse ed i soldati occuparono senza incontrare resistenza i ministeri, la banca nazionale, la centrale telefonica, le stazioni ferroviarie e tutti gli altri punti nevralgici di Pietrogrado.

Kerenskij riuscì a fuggire dalla capitale ma gli altri membri del governo provvisorio rimasero chiusi nel Palazzo d’Inverno nell’attesa disperata quanto vana dell’intervento dell’esercito.

Il Governo provvisorio mobilitò le poche forze ancora fedeli: gli allievi ufficiali delle scuole, tre reggimenti di cosacchi e qualche altro reparto tra cui il Battaglione femminile della signora Botchareva per difendere il Palazzo.

Gli insorti accerchiarono l’edificio ed intimarono al governo di arrendersi entro mezz’ora, in caso contrario le navi da guerra avrebbero aperto il fuoco dei loro cannoni.

L’ultimatum non ebbe risposta e due ore dopo una cannonata a salve, partita dall’incrociatore Aurora provocò una sparatoria tra le due parti. Il Battaglione femminile, dopo aver tentato una sortita, fu catturato dagli insorti che penetrarono nel palazzo e in poco tempo disarmarono gli ufficiali.

All’alba del 26 ottobre (8 novembre) tutti i ministri furono arrestati e trasferiti sulla fortezza di Pietro e Paolo.

Alcune ore prima si era radunato allo Smolnyi il secondo congresso panrusso dei soviet composto da seicentocinquanta delegati, sotto la presidenza del bolscevico Kamenev, il quale annunciò all’assemblea che il palazzo d’Inverno era stato occupato ed il governo (ad eccezione di Kerenskij) tratto in arresto.

Tra ripetuti e scroscianti applausi fu decretato il passaggio del potere ai soviet e proclamata la Repubblica dei Soviet.

La storia, inesorabilmente, cambiava. Per sempre!

Alla Rivoluzione d’Ottobre! Alle rivoluzioni di oggi!

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