RILANCIARE IL CONFLITTO, COSTRUIRE L’ALTERNATIVA: ripartiamo dal 7 e 15 Ottobre!

Non abbiamo da perdere che le nostre catene, avrebbe detto Marx.

Il peso della finanza, attualmente, è otto volte quello dell’economia reale, di quello che viene prodotto in tutto il mondo realmente. Questo dato rappresenta il segno indelebile di uni sistema malato, in cui la crisi diventa una scusa dei mercati per imporre ai governi l’utilizzo di denaro pubblico, destinate a scuola e università, diritti universali e beni comuni per finanziare un circuito di speculazione.-

In questo contesto occorre ribadire come le scuole e le università pubbliche italiane siano al collasso.

L’attacco frontale all’istruzione pubblica di questo governo ha avuto una forma inedita rispetto a quella dei governi precedenti. Oltre a limitare i diritti degli studenti e definire un modello scolastico legato alla competizione e alle aziende, i famosi tagli, quasi 8 miliardi di euro in 3 anni non rappresentano solo una semplice cifra, ma un progetto politico chiaro: dequalificare e spogliare tutto il comparto pubblico della formazione per valorizzare i percorsi di formazione privata. Tutto ciò ovviamente in linea con i processi di mercificazione e privatizzazione del sapere che in Europa, ma non solo,  portano all’aumento delle tasse e alla distruzione di scuole e università pubbliche.

Le conseguenze hanno ripercussioni quotidiane sulla pelle degli studenti e dei docenti. A pagarne sono i precari, ma non solo. Migliaia di docenti precari e non, costretti a bassi salari,  si moltiplicano le classi pollaio, con più di 30-35 studenti per aula, aumenta la dispersione scolastica a causa dell’assenza di fondi per il diritto allo studio, il mancato investimento in strutture scolastiche a norma di legge dequalifica le nostre scuole, senza palestre, laboratori, con strutture igieniche inesistenti o inadeguate.

Non va meglio nelle nostre università, dove il merito si valorizza con i tagli ai fondi per il diritto allo studio, con la drastica riduzione di opportunità e scelta con la drastica diminuzione di corsi e facoltà e con l’intento di utilizzare i cervelli dei nostri studenti non per il benessere della collettività, ma per il profitto di aziende pronte ad accaparrarsi le idee e le teste più illuminate. Non va meglio per i ricercatori, perennemente precarizzati, anch’essi sottoposti alle leggi del mercato della conoscenza che li  trasformano in «agenti di commercio», spinti a piegare lo studio alla promozione dei marchi: per finanziarsi, bisogna pubblicare il più possibile per acquisire meriti e conquistare sponsor.

C’è la consapevolezza che, sulla testa di tutti noi, è in scena una tragedia che ha il suo centro nelle scelte della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale, oltre che nelle scelte antipopolari del governo delle destre italiane, e che fino a che non si scardina quel modello e quel sistema-che è lo stesso , è bene ricordarlo, che produce guerre a ripetizione- nessun paese, da solo, può salvarsi.

C’è soprattutto la consapevolezza che, di fronte a tutto questo, è possibile tornare in piazza e costruire un’alternativa. Come in Spagna, come in Grecia, come in Cile.

Occorre costruire un’opposizione sociale forte e larga e il movimento studentesco è una componente di questa opposizione. Serve costruire un movimento sociale ampio capace di unirsi alle mobilitazioni europee ed internazionali.

Occorre ampliare i confini della mobilitazione a sempre più giovani studenti, universitari, precari, disoccupati, lavoratori e lavoratrici, migranti, consci del fatto che il conflitto e la politica sono le uniche armi di cui possiamo disporre per cambiare la nostra condizione materiale: occorre per questo costruire una coscienza collettiva che possa cambiare il corso degli eventi.

Alcune date di mobilitazione sono già state definite e noi saremo pronti ad esserci, qui a lecco, come in tutta Italia, dalla mobilitazione studentesca del 7 ottobre alla giornata internazionale del 15 dello stesso mese, rilanciata in Italia da diverse sigle e da numerosi appelli. Oltre a questo si tratta , a nostro avviso, di fare vivere il conflitto anche in tutti gli altri giorni, moltiplicando e territorializzando i momenti di lotta e di vertenza. Facendo in modo che siano intrecciati tra loro, abbiano un senso complessivo, che vivano dentro un ‘unica grande alternativa di sinistra.

L’anomalia di questa Italia è che manca tra le soggettività di movimento la volontà di riconoscersi come parte di un tutto che guarda a quello che accade fuori dai nostri confini in un unico progetto globale di trasformazione.

Ma l’unita, come ci insegnano le esperienze di questi mesi, o si costruisce nelle lotte e sui contenuti reali oppure è una finzione inutile.

Un motivo in più per continuare, da giovani e da comunisti, a lottare.

Giovani Comunisti Lecco, i giovani di Rifondazione

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