NO TAV, TORNA IL MOVIMENTO IN PIU’ DI 10MILA IN MARCIA

«Siamo in diecimila grazie a Maroni e al Pd e a tutti quelli che hanno gufato contro la manifestazione». Il movimento è tornato, è di nuovo in marcia. Si sfila così lanciando messaggi a chi, come il Pd, ha voluto invitare i sindaci a restare a casa. Ma la soddisfazione dei leader del corteo No Tav che si sta snodando nei boschi fra Giaglione e Chiomonte per protestare contro la realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità è più che palpabile. Il corteo è del tutto pacifico ed ha attraversato il sottopassaggio dell’autostrada, primo possibile punto di contatto con le forze dell’ordine, per raggiungere poi la zona del torrente Clarea, dove si trova la cosidetta «baita». Una piccola parte del gruppo – riferiscono le agenzie – si è fermata alla casetta, il luogo simbolo della «Libera Repubblica della Maddalena». E i valligiani sfilano con le famiglie intere, con tanto di nonne, mamme e bambini a carico. Ci sono anche banchetti dove vengono venduti libri e gadget No Tav. Sono arrivati anche i francesi dei centri sociali che dai boschi scendono in senso contrario al corteo. Sono in centinaia le forze dell’ordine pronte ed allertate. Per precauzione è stata chiusa l’autostrada A32 Torino-Bardonecchia nel tratto tra Oulx e Susa, in direzione Torino. Un elicottero dei carabinieri sorvola la valle. Il corteo si dipana lungo oltre un chilometro e ha superato senza problemi alcuni punti di «contatto» con le forze dell’ordine: prima le cosiddette “reti”, poi il fortino, chiuso da recinzioni ricoperto di filo spinato. Lo stesso Maroni non poteva che definirsi “preoccupato” per quella che lui stesso ha chiamato la «giornata clou» del movimento. Il timore – che non è quello del movimento – è che la marcia possa trasformarsi in momenti di guerriglia. «Ho chiamato oggi il prefetto di Torino per essere informato e abbiamo valutato alcune iniziative che saranno prese nelle prossime settimane, per garantire – ha detto il ministro – la prosecuzione dei lavori e isolare i violenti». Ad aprire il corteo c’era comunque lo striscione «No Tav, Fuori le truppe», dove erano raffigurati i personaggi Asterix e Obelix con una maschera antigas. I manifestanti hanno le classiche bandiere No Tav bianche con il logo della ferrovia barrato di rosso, i cappellini e le magliette che portano la scritta «Indignados Valsusinos». Alcuni vengono dal Veneto e da Roma. Altrettanti sono valsusini, con un’età media è di 50 anni. Nel corteo sono presenti anche un gruppo di ex alpini e una decina di manifestanti provenienti dall’Aquila. «Sarà una manifestazione assolutamente pacifica e popolare» ha detto Alberto Perino, altro leader storico. «Ognuno – ha aggiunto Perino – faccia come ha detto Gandhi: faccia il soldato di se stesso. Non abbiamo un servizio d’ordine ma ognuno sappia che questo è il mandato di oggi. Dobbiamo dimostrare a tutti – ha aggiunto – che siamo noi a decidere i tempi del movimento: quando va fatto casino si fa, quando no, no, e oggi è una giornata per urlare a gran voce in modo popolare le ragioni per cui siamo contro la Tav». «Non saranno necessari le maschere anti-gas né i caschi – hanno aggiunto alcuni rappresentanti dei Centri sociali che si trovano nei pressi dei banchetti No Tav nel piazzale di Giaglione -. Siamo noi ad aver deciso così, il senso della giornata di oggi è un altro». Domani – hanno sottolineato i rappresentanti dei Centri sociali – smantelleremo il campeggio e comincerà un presidio permanente della valle che proseguirà fino a settembre-ottobre, quando apriranno il cantiere vero e proprio di Clarea, «e noi – hanno aggiunto – saremo là». Eppure i sindaci non si vedono. Il presidente della Comunità Montana della Valsusa e Valsangone Sandro Plano ha deciso di non partecipare alla marcia: «Né io, né altri amministratori della Valle saremo presenti alla manifestazione». E anzi il presidente della Comunità Montana, che conta 23 sindaci, su 43, contrari all’infrastruttura ferroviaria, ha precisato: «Non credo che ci sia nessuno di noi sindaci della Valsusa, al di là del colore politico e delle idee sulla Torino-Lione, che approvi le violenze di questi giorni attorno al cantiere di Chiomonte». Infine, non ha rinunciato a rispondere a distanza al collega di partito Stefano Esposito che lo ha accusato di «silenzio assordante» sui fatti di Chiomonte. «La sua è un’inutile cagnara», ha concluso.

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