Capitalismo: un sistema che non funziona.

Minnesota Stato fallito: Uffici, zoo e strade chiuse. 24.000 impiegati a casa.

Obama tratta senza sosta per evitare il default agli Stati Uniti, ma nel frattempo una delle 52 «stelle» è caduta. Il Minnesota è fallito. «Shut down», insolvenza, fallimento, compare su i cartelli affissi in tutti gli uffici pubblici dello Stato. A casa i 24mila dipendenti statali che da giorni bivaccano davanti alla sede del governo federale. Chiusi i parchi pubblici, bloccati i lavori di strade e altre infrastrutture. In cassa non ci sono soldi e il governatore, il democratico Mark Dayton, non ha potuto far altro che issare bandiera bianca. Il Minnesota si sta rivelando il laboratorio, drammaticamente reale, del rischio che stanno correndo gli Stati Uniti. La gestione dei repubblicani, che guidano lo Stato da un ventennio, fatta di tagli alle tasse per i ricchi e tagli al welfare, è stata troppo dispendiosa, e quindi ha asciugato fino all’osso le finanze statali. Anche l’elezione del democratico Dayton, lo scorso anno, non è servita: la maggioranza che aveva nel parlamentino di Minneapolis non era sufficiente a far passare le leggi senza la collaborazione dell’opposizione. I repubblicani hanno preferito fare ostruzionismo e boicottare ogni legge di risanamento. Così come sta avvenendo a Washington in questi giorni. Un tiro alla fune senza vincitori. Non c’è stata via d’uscita se non dichiarare fallimento. E oggi è l’ex governatore del Minnesota, Tim Pawlenty, che vuole sfidare Obama il prossimo anno, è lui ad attaccare il presidente sulla sua politica economica. Obama, però, mette in guardia sulle conseguenze: «Non posso garantire che gli assegni della previdenza sociale vengano emessi il 3 agosto se non saremo riusciti a risolvere la questione dei negoziati sul debito. Questo perché potrebbero non esserci abbastanza soldi nelle casse federali». Con queste parole, durante un’intervista alla Cbs, il presidente Usa Barack Obama ha fatto una parziale marcia indietro sulle sue assicurazioni che il tetto del debito verrà alzato, evitando così il primo default degli Usa. Ieri sera ennesimo round alla Casa Bianca tra l’Amministrazione e i repubblicani. «Quello dell’aumento del tetto del debito è un suo problema». Così lo speaker della Camera, il repubblicano John Boehner ha detto riferendosi a Barack Obama. «Penso che sia arrivato il momento che metta il suo piano sul tavolo – ha detto Boehner – e che sia qualcosa che il Congresso possa passare». Di fatto i repubblicani hanno respinto l’ipotesi di Obama di ridurre deficit e debito Usa di 4 mila miliardi e di aumentare le tasse agli americani più ricchi. Per convincere i repubblicani Obama ha lasciato intendere di essere pronto a fare concessioni sull’età pensionabile, ma i repubblicani non sembrano disponibili ad aperture. I senatori del Gop si sono incontrati ieri in Campidoglio e il leader repubblicano in Senato, Mitch McConnell, ha proposto di dare al presidente Barack Obama poteri straordinari per un incremento automatico del limite del debito. Questo consentirebbe al presidente di richiedere fino a 2,4 trilioni di dollari per un recupero fondi a fronte di obbligazioni nazionali.

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