Val Susa, un popolo in rivolta Scontri, feriti, polemiche aperte

di  Maurizio Pagliassotti

su Liberazione

E’ solo l’inizio. L’analisi della giornata di guerriglia in val Susa può essere fatta in maniera rassicurante: c’erano i buoni che hanno sfilato e poi sono andati a casa. E poi c’erano i cattivi, quelli che del Tav non sanno nulla, che arrivano da lontano, che hanno scelto questa valle torinese per menare le mani e regolare conti personali con le forze dell’ordine. Così tutto è più semplice, proprio perché si sa chi sono i buoni e i cattivi, come nelle favole. Ma le favole vanno bene per i bambini. Gli uomini e le donne italiane, a prescindere dall’idea che si sono fatti sulla vicenda, se mai se ne sono fatta una, devono invece sapere che in questi trenta chilometri di fondo valle è in corso una rivolta di popolo che oggi ha assunto connotati pericolosi. Nella quale le giovani coppie con carrozzina si mischiano con nonni e giovani ribelli violenti, in un’unione che solo per brevissimo tempo verrà messa in discussione dagli avvenimenti odierni. E non deve stupire che in giro per i monti della valle ci fossero persone provenienti da ogni parte d’Italia. La Tav è diventata il simbolo di un paese che non funziona perché i politici sono smaccatamente collusi con gli interessi economici che rendono la vita degli uomini invivibile.

Un valsusino Notav pacifico, come quello da favola o da Tg è uguale, questa sera potrà anche essere indignato dalla violenza, ma lo è molto di più quando sente la retorica dei vari Virano, Fassino, Chiamparino, Marcegaglia e company.

La rabbia, la frustrazione, il disgusto per la politica che impone e i suoi interessi e quelli altrui sta quindi provocando quello che si è visto ieri a Chiomonte dalle dieci del mattino alle sette di sera: la guerriglia. Erano moltissimi ieri i valligiani travisati che lanciavano pietre contro i poliziotti. Sono coloro che lunedì scorso sono stati sgomberati malamente dalle forze di polizia. I quali a loro volta sono stati comandati da chi? Aizzati da chi? “Nessuna regola di ingaggio contro i Notav”, oppure “copertura politica totale per i poliziotti che operano in Val Susa”, oppure “ci vuole l’esercito!” Sono i proclami di guerra dei alcuni rappresentanti istituzionali pronunciati ad una stampa assetata di sangue solo poche settimane fa.

In questo clima alle dieci del mattino cinquantamila persone hanno raggiunto il cantiere da tre luoghi diversi: Exilles, Chiomonte, Ramats e Giaglione. Paesini sperduti che per un giorno sono finiti nell’occhio del ciclone. Tutti i cortei hanno avuto pesanti scontri con la polizia che a sua volta ha pesantemente represso la protesta. Da un parte sassi, migliaia, dall’altra una pioggia lacrimogeni, pietre, bottiglie e idranti a profusione. Il tutto come in guerra vera: senza regole, selvaggiamente.

Questa è la situazione della val Susa oggi, ed entrare nel dettaglio di una giornata terribile, in cui lo Stato viene attaccato da decine di migliaia di cittadini, non ha molto senso. Parte del movimento Notav può essere indignato dalla violenza scatenata da una frangia di ragazzi incappucciati. Ma questo non basterà a placare la sua collera. In fondo Venaus 2005 fu anche peggio. Non per nulla coloro che ieri hanno battagliato ed in valle vivono, non si intimoriscono di fronte alla colossale cifra di duecento feriti ma rilanciano: “E’ solo l’inizio.”

Per questa ragione i burocrati che stanno tentando di imporre manu militari la Tav devono capire che le prossime mosse del movimento saranno altrettanto dure. Sarà possibile continuare i lavori così? Il morto è dietro l’angolo e oggi non si è presentato per puro caso.

Il segretario del Prc paolo Ferrero era presente al corteo che si è scontrato duramente con forze dell’ordine presso la centrale elettrica, dove un tempo era posizionata la prima barricata, ha commentato: “Oggi ho partecipato a una grande manifestazione che ha dimostrato per l’ennesima volta che la popolazione della Val di Susa non è d’accordo con la Tav. Il Governo dovrebbe prenderne atto e invece di sperperare 20 miliardi dei cittadini italiani per l’ennesima grande opera inutile e occupare militarmente la vallata dovrebbe immediatamente interrompere i lavori e aprire la discussione con la popolazione..Gli scontri sono il frutto dell’occupazione militare del sito di Chiomonte e dell’aver trasformato una questione politica in una questione di ordine pubblico.”

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