Sventato l’imbroglio. Ora parlino le urne!

di Alfiero Grandi,  su Liberazione del 02/06/2011

Il referendum sul nucleare si farà. Dopo la sentenza della Cassazione che ha confermato il referendum sul nucleare il 12/13 giugno si voterà regolarmente per i quattro referendum: acqua pubblica, nucleare, legittimo impedimento. Il governo è rimasto vittima delle sue stesse macchinazioni.

Da un lato il governo voleva evitare il referendum sul nucleare ad ogni costo. Sia per evitare una sconfitta politica su un argomento come il nucleare su cui aveva tanto puntato; sia per scongiurare il quorum sul legittimo impedimento. Dall’altro il governo non ha resistito alla tentazione dell’imbroglio. Classica operazione gattopardesca: cambiare tutto per non cambiare nulla. Per questo ha inserito nel testo del decreto omnibus i due commi che hanno portato la Cassazione a ritenere non sincera la retromarcia del governo. Infatti, l’esecutivo si era spinto fino alla clamorosa abrogazione, con voto di fiducia, delle stesse norme che aveva fatto approvare nel 2009, sempre con voto di fiducia, con l’obiettivo di riportare il nucleare in Italia e di fare così un enorme favore alla lobby nuclearista.
La legge fatta approvare nel 2009 aveva ignorato i risultati dei referendum del 1987, tentato di costringere le Regioni ad accettare le centrali nucleari comunque, cancellato ogni ruolo dei Comuni e delle popolazioni locali, prevista la militarizzazione dei siti prescelti per evitare sul nascere ogni forma di controllo democratico.
Il ritorno al nucleare è stato strombazzato dal governo come una scelta storica, una svolta. Già all’epoca il nucleare non godeva di grandi consensi nell’opinione pubblica, se è vero che la stragrande maggioranza dei candidati del centro destra alle regionali del 2010 aveva dichiarato che nel suo territorio non voleva centrali. Dopo Fukushima, il peso dei contrari è ulteriormente cresciuto, come conferma il risultato del referendum in Sardegna (60% di votanti e oltre il 97% di contrari al nucleare).
La cancellazione per legge del nucleare da parte dello stesso governo che l’aveva voluto ha del clamoroso. Anzitutto, è stato un dispiacere per quel coacervo di interessi che già pregustava l’affare di un enorme investimento concentrato (30 miliardi di euro solo per i primi 4 reattori), ma una retromarcia così non si era mai vista. Senza dimenticare che proprio questo esecutivo non ha trovato di meglio che mettere in difficoltà le rinnovabili con l’incredibile decreto che aveva emanato a marzo, poi corretto alla bell’e meglio con l’ultimo provvedimento. Un settore che stava andando bene e recuperando ritardi è stato messo seriamente in difficoltà con una scelta irresponsabile.
Tuttavia il governo ha voluto fare una furbata e tenersi aperta una strada per tornare al nucleare in futuro nella speranza di acque più calme. Errore di ottica e culturale. Purtroppo le conseguenze dell’incidente in Giappone dureranno anni, di più: l’incidente non è ancora sotto controllo e non si può sapere oggi quale sarà il suo bilancio conclusivo.
La Cassazione ha convenuto che se da un lato le vecchie norme sul nucleare non ci sono più, resta però quel grumo di ambiguità introdotto dal governo nei commi 1 e 8 dell’articolo 5 del cosiddetto decreto omnibus, a cui vanno aggiunte le dichiarazioni altisonanti fatte dal governo, anche in sedi ufficiali come la conferenza stampa Berlusconi-Sarkozy. Bene, ora si vota e le ambiguità potranno essere spazzate via. Così le elettrici e gli elettori italiani potranno finalmente chiudere con il voto il capitolo nucleare che hanno tentato di reintrodurre nel nostro paese.
Tuttavia l’impegno referendario non va preso sottogamba. Il risultato va conquistato. Il governo e la lobby nuclearista hanno fatto di tutto per nascondere che ci sono i referendum, ha spostato la data al limite del periodo di ferie, fregandosene se questo costerà al bilancio pubblico almeno 300 milioni di euro in più. Dobbiamo arrivare a tutte le elettrici e a tutti gli elettori per fare sapere che ci saranno tutti e quattro i referendum e che bisogna ottenere il quorum (50% più uno) affinché i sì siano validi.
Può essere che dal 12/13 giugno arrivi un ulteriore dispiacere per il governo. Sarà in ogni caso l’unico responsabile del suo danno perché Angela Merkel ha deciso l’uscita dal nucleare, forse troppo lunga, ma non ha tentato surrettiziamente di lasciare aperta la porta ad un rientro come ha fatto Berlusconi. Impegnamoci al massimo per raggiungere il quorum e fare vincere i sì.

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