Dove sta andando l’Europa?

di Fabio Sebastiani (Liberazione del 14/05/2011)


Strano paese l’Italia in cui aumentano le entrate fiscali pur in presenza di una crescita del Pil da “terapia intensiva”. E così, mentre l’Europa ci colloca agli ultimi posti della crescita, il picco del deficit nei conti pubblici è atteso al 120% già per la fine di quest’anno. Una situazione poco chiara che, con il clima da “elezioni permanenti”, non turba più di tanto però il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, pronto a ritirare fuori lo slogan del “taglio delle tasse” attraverso l’abbattimento delle aliquote. Non dice come, ovviamente. E, soprattutto, non dice che l’Italia ha di fronte una lunga prospettiva di “lacrime e sangue”.
L’Eurostat rileva per i 27 Paesi della Ue una crescita del 2,5 per cento nel primo trimestre, quello italiano, invece, si ferma all’1,0. Le previsioni della Commissione europea per l’Italia, infine, parlano di crescita “lenta” alzando all’1,6% le stime per l’Eurozona e abbassandole all’1,3% per l’Italia. Significativo il monito del commissario Ue agli affari economici e monetari, Olli Rehn: «ll livello di indebitamento dell’Italia raggiungerà presto il picco, è importante che si raggiunga il livello di stabilizzazione, in modo da poter cominciare a ridurre il debito quanto prima».
Pessimista il parlamentare del Pd Sergio Cofferati: «Con una crescita così contenuta, l’economia italiana non è e non sarà in grado di creare occupazione aggiuntiva, per questo aumenterà drammaticamente la disoccupazione complessiva ed in particolare quella giovanile», dice.
Nonostante queste cifre, le entrate tributarie, nel primo trimestre del 2011 sono in aumento del 4,6% annuo. Il gettito totale è stato pari a 87.401 milioni di euro: +3.858 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A gonfie vele vanno gli incassi da ruoli relativi ad attività di accertamento e controllo con un consistente incremento del 30,4% (+359 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, «a conferma dell’efficacia dell’azione di contrasto all’evasione e all’elusione».
La crescita dell’Europa è segnata soprattutto della Germania, che ieri ha fissato un aumento del prodotto interno lordo dell’1,5% rispetto al quarto trimestre 2010 (quando aveva fatto segnare un +0,4%), battendo ampiamente le attese, ferme ad un +0,9%. Il dato annuo ha riportato una crescita del 4,9%, contro le stime di un +4,2%.
Sul fronte dei conti pubblici dell’Ue, invece, e quindi della tenuta dell’euro, la situazione si fa sempre più incandescente. Gli investitori internazionali sono sempre più pessimisti sulla possibilità della Grecia di salvarsi. Un sondaggio di Bloomberg rivela infatti che l’85% ritiene che il paese cadrà probabilmente in una condizione di default; e una maggioranza degli intervistati crede che lo stesso destino sia segnato per il Portogallo e l’Irlanda. Di fatto, il 59% stima un default del Portogallo, mentre la percentuale per l’Irlanda è del 55%. Insomma, la Grecia non è una situazione a sé, ma è tutto il sistema che starebbe collassando.
La percentuale di chi crede in un default della Grecia è in crescita dell’11% rispetto ai risultati dello stesso sondaggio condotto a gennaio, chiaro segnale che la situazione è sempre più allarmante e che la fiducia del mercato è in forte calo. «Tutti questi paesi sono destinati a fallire prima o poi», ha detto a Bloomberg Wilhelm Schroeder, di Schroeder Equities. «Non riesco davvero ad immaginare come riusciranno a risolvere il problema del debito».
Anche la stampa tedesca, più direttamente interessata alla situazione in Grecia, parla di situazione a rischio. Dopo la polemica sollevata venerdì scorso dalle indiscrezioni dello “Spiegel” sulla possibile uscita dall’euro da parte di Atene, a lanciare nuovi strali contro la politica economica del paese è il quotidiano economico tedesco “Handelsblatt”. In una lettera aperta al premier greco George Papandreou, il direttore della testata, Gabor Steingart, spiega le ragioni del suo scetticismo sulla strategia ellenica di risanamento delle finanze. La bancarotta del paese è inevitabile, scrive Steingart, sollecitando Atene ad avviare subito i negoziati con i creditori per ristrutturare il debito. Le banche tedesche sono particolarmente esposte al debito greco. La Germania fin dall’inizio è stata reticente ai salvataggi dei paesi periferici di Eurolandia, con l’opinione pubblica tedesca che appare sempre meno propensa a dare sostegno finanziario a Stati che non si sono certo distinti per il rigore di bilancio.

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