Amnesty International: Italia “Paese razzista”.

Le rivolte in Nord Africa e in Medio Oriente sono un segnale della crescente richiesta di libertà e giustizia, che va sostenuta dalle grandi potenze. Il Rapporto 2011 di Amnesty International, lanciato alla vigilia del suo 50.mo “compleanno”, avverte: questo cambiamento storico è sul filo di rasoio. E per quanto riguarda l’Italia, punta il dito contro le troppe discriminazioni nei confronti di rom, migranti e omosessuali.

SOSTENERE LE “PRIMAVERE” – “La gente sfida la paura – ha dichiarato Christine Weise, presidente della Sezione Italiana di Amnesty – scende in strada e prende la parola nonostante le pallottole, le percosse, i gas lacrimogeni e i carri armati. Questo coraggio, insieme alle nuove tecnologie che aiutano gli attivisti ad aggirare e denunciare la violenta repressione delle proteste pacifiche, sta dicendo ai governi repressivi che i loro giorni sono contati”. “Tuttavia – ha ammonito – è in corso una dura rappresaglia da parte delle forze della repressione. La comunità internazionale deve assicurare che il 2011 non sarà una falsa alba per i diritti umani. I governi potenti, che hanno sottovalutato il profondo desiderio di libertà e giustizia, ora devono stare dalla parte delle riforme anziché ritornare al cinico appoggio politico alla repressione”. “Le grandi potenze hanno chiuso gli occhi per anni” ha accusato, prendendo come esempio “la vicinanza degli Usa con il regime di Mubarak in Egitto” o gli accordi italiani con Gheddafi in Libia.

IL CONTROLLO DELL’INFORMAZIONE – Il Rapporto – che riguarda la situazione in 157 Paesi – sottolinea come sia in corso una battaglia cruciale per il controllo dell’accesso all’informazione, dei mezzi di comunicazione e delle nuove tecnologie della rete, proprio mentre i social network alimentano nuove forme di attivismo che i governi cercano di irreggimentare, come si è visto in Tunisia ed Egitto con i tentativi di bloccare l’accesso a Internet e ai servizi di telefonia mobile. O in Cina e Iran, dove “i governi assoldano blogger filogovernativi per reprimere gli attivisti”.

IN ITALIA TROPPE DISCRIMINAZIONI – Duro j’accuse nei confronti del nostro Paese: i rom continuano a essere discriminati nel loro diritto all’istruzione, all’alloggio, all’assistenza sanitaria e all’occupazione; richiedenti asilo e migranti continuano a essere privati dei loro diritti e “alcuni politici e rappresentanti del governo alimentano un clima di intolleranza e xenofobia”. Inoltre, “l’atteggiamento dispregiativo di alcuni politici ha contribuito ad alimentare un clima di intolleranza nei confronti non solo dei rom e dei migranti ma anche di persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender”. Il rapporto evidenzia come nel corso del 2010 in tutto il paese sono proseguiti gli sgomberi forzati di rom, che “hanno disgregato le loro comunità, il loro accesso al lavoro e hanno reso impossibile ai bambini la frequenza scolastica”. Nei confronti delle persone lgbt, sono continuate le aggressioni omofobe: a causa di una lacuna legislativa, le vittime di queste discriminazioni non hanno avuto la stessa tutela delle vittime di reati motivati da altri tipi di discriminazione. “L’Italia è stata fiaccata da anni di decisioni poco lungimiranti – ha denunciato Giusy D’Alconzo di Amnesty – politiche che hanno dimostrato scarsa efficacia di governo dei fenomeni”. Unica buona notizia: l’avvio dell’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori.

SERVE MONITORAGGIO SU FORZE ORDINE E CARCERI – Nel 2010 in Italia sono continuate le segnalazioni di maltrattamenti a opera di agenti delle forze di polizia o di sicurezza. Né sono cessate le preoccupazioni circa l’accuratezza delle indagini sui decessi in carcere e su presunti maltrattamenti e l’Italia ha rifiutato di introdurre il reato di tortura. Il Rapporto cita tra gli altri i casi di Federico Aldrovandi e di Stefano Cucchi, e chiede con forza “un organismo di monitoraggio”. “La risposta alle nostre richieste è stata finora nulla – ha detto D’Alconzo – ma non ci scoraggiamo. Sappiamo che sono percorsi lunghi”.

LE CIFRE NEL MONDO – Amnesty documenta nel 2010 casi di tortura in almeno 98 Paesi (111 nel 2009), processi iniqui in almeno 54 Paesi (lo stesso nel 2009), condanne a morte emesse in 67 Paesi (56 nel 2009). Il boia ha lavorato in 23 Paesi (18 nel 2009)

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