PRIMO MAGGIO

“Nessuno vi può dare la libertà. Nessuno vi può dare l’uguaglianza o la giustizia. Se siete uomini, prendetevela” Malcom X

“Nessuno vi può dare la libertà. Nessuno vi può dare l’uguaglianza o la giustizia. Se siete uomini, prendetevela”; così diceva un grande leader della lotta per i diritti delle minoranze afroamericane del secolo scorso. E così è sempre stato: i diritti sono stati conquistati con la lotta.
Lungo tutto il secolo scorso e quello precedente i lavoratori hanno lottato, dapprima dando sfogo ad una ribellione sorda e cieca, che faceva loro rompere gli strumenti di lavoro per gridare il rifiuto a condizioni inumane di vita che condannavano la classe operaia delle grandi città industriali della prima metà dell’ 800 ad una vita media di poco più di 20 anni.
Poi i lavoratori cominciarono ad associarsi, nei sindacati e nei partiti politici, e scoprirono nella lotta comune il potere che era nelle loro mani: quello di migliorare la propria condizione di vita e la società intera.
E una lotta dopo l’altra la classe lavoratrice italiana cacciò i nazi fascisti, rendendosi protagonista principale della resistenza. Poi continuò, sciopero dopo sciopero, a guadagnare, decennio dopo decennio, la giornata lavorativa di otto ore, l’abolizione delle gabbie salariali, un maggior potere contrattuale grazie ai contratti nazionali di lavoro, tutele contro l’arbitrio padronale grazie allo statuto dei lavoratori. Con l’istruzione pubblica, gratuita e di qualità, vedemmo realizzarsi il sogno di uguaglianza sociale nel quale il figlio di un operaio potesse diventare ciò che desiderava, persino dottore.
Diritti strappati con la lotta. Tuttavia, ogni processo storico, per sua intrinseca natura, non può essere congelato nel tempo: o progredisce o è destinato a regredire.
Più di vent’anni di silenzio della classe lavoratrice, vent’anni di assenza di lotte sociali hanno, lentamente ma inesorabilmente, provocato l’erosione di ogni singolo diritto conquistato nel passato, recente o lontano.
Oggi è’ stato calcolato dall’Onu che un giovane ha un’attesa di centomila ore di lavoro nella vita: più del doppio degli anni Settanta. Il Collegato Lavoro, gli esperimenti delle NewCo Fiat distruggono il contratto nazionale, introducono il contratto di fabbrica come metodo, ampiamente derogativo delle norme nazionali, di contrattazione privata. Lo statuto dei lavoratori viene spazzato via, dall’articolo 18 in giù; non ne deve restare neppure il nome: deve diventare “statuto dei lavori”. La scuola e le università pubbliche sono ridotte a macerie rendendo, nei fatti, i figli dei lavoratori destinati alla precarietà di un futuro professionale incerto. Viene negato il diritto alla malattia retribuita, allo sciopero. Negati i più elementari bisogni, persino quelli fisiologici, con la polverizzazione delle pause, anche quelle mensa, durante il turno di lavoro: è il famigerato modello di lavoro Ergo-UAS, quello di Pomigliano, per intenderci.
Allora, che fare?
Nella storia non esistono scorciatoie: semplicemente tutto il percorso è da rifare.
Dovremo lottare anzitutto per difendere ogni singolo posto di lavoro e, in seguito, per riconquistare ogni singolo diritto negato. Pazientemente, costantemente, uno dopo l’altro. Non ci resta che rimboccarci le maniche e ricominciare da capo: la strada la sappiamo.
Buon Primo Maggio di lotta.


Giovani Comunisti Lecco – Partito della Rifondazione Comunista.

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