Thyssen, sentenza storica: fu omicidio volontario, all’Ad 16 anni di carcere

Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe Demasi hanno avuto giustizia.La Corted’assise di Torino presieduta da Maria Iannibelli ha condannato a sedici anni e mezzo l’amministratore delegato della ThyssenKrupp Harald Espenhahn. Al manager tedesco è stato riconosciuto, come richiesto dalla pubblica accusa, l’omicidio volontario con dolo eventuale. I dirigenti Gerald Priegnitz, Marco Pucci e Raffaele Salerno, hanno preso pene variabili tra i dieci e tredici anni e mezzo. Anche per loro è stato riconosciuto il massimo della pena. Le condanne comminate sono uguali alle richieste che Raffaele Guariniello aveva avanzato durante la sua arringa. Il magistrato torinese ha commentato: “E’ un sentenza storica, epocale che da ora mette gli industriali italiani davanti alla responsabilità di tutelare la sicurezza sul posto di lavoro. E’ il salto di qualità più grande della storia della giurisprudenza in Italia.” La corte ha riconosciuto nel comportamento dei dirigenti ThyssenKrupp la volontà di portare avanti politiche economiche che mettono a repentaglio la vita delle maestranze che lavoravano nelle loro fabbriche. I giudici sostengono quindi che i condannati erano consapevoli del rischio a cui sottoponevano gli operai per miserevoli ragionamenti economici. Da questa sera la responsabilità della sicurezza sul posto di lavoro ricade tutta sulla volontà degli industriali. A tutte le parti civili, sia istituzione che singoli cittadini, sono stati riconosciuti notevoli risarcimenti economici. Tutti i sindaci sono stati riconosciuti come parti lese ed hanno ricevuto anch’essi pesanti indennizzi.

Laura Rodinò, sorella di Rosario, ha commentato: “E’ una sentenza giusta. Ora ci aspettiamo che i condannati scontino effettivamente la pena nelle priogioni, come tutti i comuni cittadini.” Tutti i famigliari erano molto scossi ma soddisfatti per la severità con cui i giudici hanno punito i colpevoli.

“Una sentenza non restituisce una vita, ma questa è una sentenza di giustizia»: lo ha detto Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, che sta ascoltando la lettura del lungo dispositivo del processo Thyssenkrupp.

Maurizio Pagliassotti


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