Yuri Gagarin, 50 anni fa

Yuri Gagarin e i primi 108 minuti dell’uomo nello spazio vengono celebrati a 50 anni di distanza.

Fu un’impresa che diede lustro all’Unione sovietica e che consacrò l’efficenza della sua produzione pianificata socialista che, in pochi decenni, era riuscita a trasformare un paese semifeudale in una potenza tecnologica all’avanguardia e che gli permise persino di battere sul tempo gli americani.

Gagarin è un personaggio che ancora affascina giovani e giovanissimi.

Erano le 5.30 del 12 aprile, in quell’ormai lontano 1961: lo svegliarono, stava dormendo nello stanzino della base allora segretissima di Baikonur, da dove ancora oggi partono le navette Soyuz.

Quando entrò nell’abitacolo della Vostok, chiuso nella sua tuta arancione, aveva 27 anni e non sapeva se ne avrebbe compiuti ancora.

Nato a Klušino (un villaggio nell’Oblast’ di Smolensk, nell’allora Unione Sovietica) il 9 marzo 1934, da padre falegname e madre contadina, crebbe in una di quelle collettività aziendali che erano sorte in Russia sul finire della rivoluzione del 1917. Gagarin, in qualche modo, rappresentava l’incarnazione di quel sogno di uguaglianza sociale che nasceva nell’Ottobre Rosso del 1917 e che si manifestava perfettamente in quell’astronauta figlio di un carpentiere.

Pochi minuti dopo la prtenza Gagarin poteva rassicurare tutti: “Vedo la terra circondata da foschia. Mi sento bene”, disse nel primo collegamento via radio. “Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini”.

Mentre viaggiava a 27.000 km orari, annotava tutto su un blocchetto: se le cose fossero andate male, quella sarebbe stata la sua eredità.

E invece rimise piede a terra. E volò ancora: fino al 1968, quando morì in un incidente aereo.

 

Io sono Gagarin, il figlio della terra

Una poesia di Evgenij Evtusenko


Io sono Gagarin.

Per primo ho volato,

e voi volaste dopo di me.

Sono stato donato

per sempre al cielo, dalla terra,

come il figlio dell’umanità.

In quell ‘aprile

i volti delle stelle, che gelavano senza carezze,

coperte di muschio e di ruggine,

si riscaldarono

per le lentiggini rossigne di Smolensk

salite al cielo.

Ma le lentiggini sono tramontate.

Quanto mi è terribile

non restare che un bronzo, che un’ombra,

non poter carezzare né l’erba, né un bambino,

né far scricchiolare il cancelletto d’un giardino.

Da sotto la nera cicatrice del timbro postale

vi sorrido io

con il sorriso ch’è volato via.

Ma osservate bene cartoline e francobolli

e capirete subito:

per l’eternità

io sono in volo.

Mi applaudivano le mani dell’intera umanità.

La gloria tentava di sedurmi,

ma no, non c’è riuscita.

Sulla terra mi sono schiantato,

quella che per primo ho visto tanto piccola,

e la terra non me l’ha perdonata.

Ma io perdono la terra,

sono figlio suo, in spirito e carne,

e per i secoli prometto

di continuare il mio volo

al di sopra dei bombardamenti,

delle tele-radiomenzogne,

che la stringono con le loro volute,

al di sopra delle donnaccole che baldanzosamente

ballano lo streep-tease

per i soldati nel Vietnam,

al di sopra della tonsura

del frate

che vorrebbe volare, ma è imbarazzato dalla sottana,

al di sopra della censura

che nella sua tonacaccia, inghiottì in Spagna le ali dei poeti…

C’è chi

è in volo

nel simun vorticoso di stelle.

C’è chi

si dibatte

nella palude da se stesso voluta.

Uomini, o uomini

ingenui spacconi,

pensate: non vi fa paura

alzarvi dal Capo che porta il nome dell’uomo che avete ucciso?

Vergognatevi di questo baccano da mercato!

Voi siete gelosi,

rapaci,

vendicativi.

Come potete cadere tanto in basso se volate tanto in alto?!

Io sono Gagarin, figlio della Terra,

figlio dell’umanità:

sono russo, greco e bulgaro,

australiano e finlandese.

Vi incarno tutti

col mio slancio verso i cieli.

Il mio nome è casuale,

ma io non sono stato per caso.

Mentre la terra s’insozzava

di vanità e di peccato,

il mio nome cambiava,

ma l’anima no.

Mi chiamavano Icaro.

Giacqui nella polvere, nella cenere.

Mi aveva spinto verso il sole

il buio della terra.

La cera si sciolse, spargendosi qua e là.

Caddi senza salvezza,

ma un pizzico di sole

rimase stretto nella mia mano.

Mi chiamarono servo.

La rabbia mi pesava sulla schiena

mentre, ritmando il tempo con le mani e coi piedi,

danzavano sul mio corpo.

Io caddi sotto le bastonate,

ma, maledicendo la servitù,

mi costruii delle ali coi bastoni

dei miei torturatori!

Ad Odessa fui Utockin.

Fece uno scarto il duca,

quando al di sopra dei suoi pantaloncini a piffero

si levò un cavallo volante.

Sotto il nome di Nesterov

girando sopra la terra,

feci innamorare la luna

col mio giro della morte.

La morte fischiava sulle ali.

È una virtù disprezzarla

e con Gastello imberbe

mi gettai in volo sul nemico.

E le ali temerarie

ardendo come un rogo, hanno protetto,

voi che foste allora ragazzi,

Aldrin, Collins, Armstrong.

E, sicuro della speranza

che gli uomini sono un’unica famiglia,

dell’equipaggio di Apollo

invisibile io ero.

Mangiammo dai tubetti,

avremmo brindato in viaggio

come sull’Elba,

ci abbracciammo sulla Galassia.

Il lavoro procedeva senza scherzi.

Era in gioco la vita

e con lo stivale di Armstrong

io scesi sulla Luna.

 

Evgenij Evtusenko, 1969

 

 

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One thought on “Yuri Gagarin, 50 anni fa

  1. L’istruzione media, superiore e specialistica sovietica è stata una delle migliori al mondo, oggi non ancora eguagliata da nessun sistema scolastico, sebbene ci stiano provando in Cina.
    Cosmonauti, Musicisti, Ingegneri, Ballerini, Scrittori, Artisti, ecc… tra i più validi della Storia umana concentrati in 70 anni. Mica male per un Paese che ha subito la più feroce critica ideologica di sempre!

    Non solo, perchè in URSS non erano solo gli eori nazionali ad aver ricevuto tutto il possibile dallo Stato, ma anche l’ultimo dei contadini e degli operai poteva vantare alfabetizzazione e professionalizzazione ben maggiori rispetto ai Paesi europei. Si può dire che molto più che altrove e rispetto ad oggi i cittadini sovietici potevano scegliere il loro futuro non in base alla situazione economica di partenza o alla congiuntura sociale immanente ma secondo le inclinazioni e disposizioni personali.

    Progresso culturale e progresso economico, sovrastruttura e struttura che, finalmente, si integrano nel solo disegno della eliminazione di ogni divisione sociale. Questo è il socialismo reale che, nel solco del marxismo-leninismo, vogliamo perseguire e perseguiremo.

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