La sfida mediatica degli invisibili «La buona notizia»

di Fabio Sebastiani 


«Noi siamo la buona notizia». Ilaria Lani, della campagna “Non più disposti a tutto” ce la mette tutta per trasmettere energia positiva nel corso del suo intervento dal palco in “Largo ai Giovani”. E sceglie lo slogan giusto, di quelli che “bucano”. La buona notizia è che la mobilitazione ha raggiunto gli obiettivi che si era prefissata un po’ in tutta Italia (circa 50 le piazze coinvolte più due iniziative all’estero). E anche se c’è stato qualche “fuori programma” (assalto a un banchetto della Lega a Padova), la giornata non è stata per niente “precaria”.

Dal palco mediatico, da dove non hanno parlato però i “licenziati della Cgil”, a due passi dal Colosseo vanno in onda tante buone notizie, narrazioni quasi per nulla autoconsolatorie e lamentose. La chiave è quella dell’orgoglio. Un orgoglio che dice “giù le mani dai nostri desideri” . I cosiddetti precari, non chiedono il cambiamento, lo pretendono: gli studenti, i lavoratori precari del porto di Civitavecchia, i giornalisti “atipici”, i dottorandi e gli operatori delle coop sociali, gli attori e gli operatori dello spettacolo. Nei loro discorsi compare sempre un riferimento ai lavoratori a tempo indeterminato, ai quali lanciano un messaggio preciso però: “Attenti, la crisi renderà precario anche il vostro posto di lavoro”. E’ per questo che appoggiano lo sciopero generale del 6 maggio. E rilanciano la loro piattaforma, in cui c’è posto per il welfare di tutela e la continuità del reddito, la certezza dei compensi e, soprattutto, il rispetto dei diritti fondamentali. Come finanziare tutto questo? Semplice, tassando le rendite speculative.

 

E a Montezemolo e a Ichino che dalle colonne del Corriere della Sera hanno cercato una forma di interlocuzione, il Comitato promotore risponde «parliamone». Non si può non tener conto, però, aggiungono, che «le politiche attuate dai governi degli ultimi 15 anni hanno realizzato una flessibilità monca, della quale si sono avvantaggiate esclusivamente le imprese, consegnando ai lavoratori uno scenario di odiosa precarietà».

«Noi raccontiamo l’Italia ogni giorno. La sera torniamo a casa con pochi soldi in tasca ma con un cuore pieno. Noi siamo le storie di precariato che leggete ogni giorno eppure nessuno parla di noi», dice Marta Rossi, del coordinamento giornalisti precari di Roma, durante il suo intervento dal palco: in Italia sono 24 mila i giornalisti collaboratori con contratti atipici. Sul palco sono saliti anche gli attori della fiction italiana “Boris” dopo aver sfilato dietro lo striscione “Com’è triste la prudenza! Lavoratori dello spettacolo”.

Tanti i flash mob organizzati in giro per l’Italia. A Firenze, per esempio, è stato abbattuto a calci il muro del precariato da circa 300 giovani in piazza Santo Spirito. Tanti e tutti creativi gli slogan scritti sui foglietti adesivi: “Basta stage non pagati”, “impossibilità di progettare il futuro”, “la maternità può essere precaria?”, “il lavoro è un diritto, non un regalo”. Al segnale concordato, i giovani hanno fatto a pezzi il muro prendendolo a calci. Tra le categorie di precari presenti alla manifestazione di Firenze,lavoratori della scuola, di enti pubblici, giornalisti e praticanti avvocati. Quella di Firenze non è la stata in ogni caso l’unica manifestazione toscana della giornata: a Pisa hanno sfilato in 200 per le strade della città, a Massa 100 persone hanno dato vita ad un presidio sotto la sede del Comune e allestito tavolini informativi nelle vie del centro, mentre analoghe iniziative sono state organizzate a Pistoia e Lucca. A Vicenza, dove hanno manifestato diverse centinaia di giovani, performance si sono svolte in Piazza dei Signori, dove sono stati modificati sui temi del lavoro e dei contratti giochi tradizionali come il “Ruba Bandiera”, che è diventato il “Ruba Contratto”. A Mestre, in piazza Ferretto, si è svolto un raduno di un centinaio di persone, così come a Verona.

 

su Liberazione (10/04/2011)


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