La Censura anticomunista come metodo

Per il servizio televisivo pubblico, per la Rai, il Prc, la Federazione della Sinistra, i suoi esponenti non si devono né vedere né sentire.

E’ un imperativo categorico, un mandato editoriale ferreo. I dati ufficiali che documentano questa totale cancellazione sono di tale spettacolare evidenza da non ammettere repliche.
La crociata anticomunista, che dopo l’89 e ancor più dopo l’uscita della sinistra dal Parlamento ha assunto le dimensioni di uno tsunami, è divenuta, nel tempo, il viatico di un oscuramento sostenuto da una compulsiva campagna di disinformazione. Tanto la maggioranza quanto la minoranza parlamentare, avvinte dal modello bipolare prodotto dal sistema elettorale maggioritario, condividono solidalmente questa conventio ad excludendum. Con poche sostanziali differenze: l’una parte perché caratterizzata da una viscerale avversione per tutto ciò che sa di sinistra, l’altra perché impegnata a dimostrare di essersi depurata di tutte le scorie della precedente appartenenza politica.

Questa convergenza di intenti ha agito potentemente, condizionando i media e permettendo che fosse eretta una vera e propria cortina, un insuperabile sbarramento utile ad ostruire qualsiasi visibilità a tutte le iniziative che hanno per protagonista la sinistra comunista.
Per non stare sul vago e non inclinare nel vittimismo basta un esempio, il più recente a portata di mano: la grande manifestazione di sabato scorso per l’acqua pubblica. Non vi è orbo che possa esserlo al punto di non essersi accorto della consistente presenza in piazza dei comunisti e dei loro dirigenti, già protagonisti – insieme a tante persone e soggetti collettivi – della formidabile campagna che consentì di raggiungere l’inedito traguardo di un milione e 400mila firme a sostegno del referendum che si svolgerà nel prossimo mese di giugno per impedire la mercificazione del più essenziale dei beni comuni. Questa vistosa presenza è stata deliberatamente ignorata ed espunta dalle cronache e dai commenti di tutti i giornali.

Anche da parte di Repubblica, in prima fila contro le leggi “bavaglio” e a difesa del pluralismo dell’informazione. Pluralismo che, come si vede, vive chiuso in un ben delimitato perimetro, oltre il quale scatta, come una mannaia, la censura. Poi, capita che la sorte ci metta lo zampino e la grande foto che nel quotidiano progressista illustra lo straordinario evento faccia giustizia di una così clamorosa omissione, ma tant’è.

Sia ben chiaro, in queste ostinate rimozioni non c’è involontarietà o leggerezza. C’è dolo. Ed una notevole pervicacia nel praticare l’obiettivo. Prima si costruisce la ribalta e si moltiplicano le comparsate dei protagonisti chiamati ad animarla, confidando sul fatto che i giornali e soprattutto la tv hanno il potere di creare la realtà, omettendo scrupolosamente di documentarla. Poi, puntuali, arrivano i sondaggi, come profezie che si autodeterminano in un campo prima sapientemente arato e seminato. Fino a dove il reale possa essere sostituito (stravolto) dal virtuale lo ha proprio ieri rivelato Stefania Pezzopane, assessore alla cultura del comune dell’Aquila che, in una lettera-esposto, ha raccontato come la signora spacciata per terremotata del capoluogo abruzzese, chiamata ad una nota trasmissione di Canale 5 per magnificare l’opera di ricostruzione della sua città ad opera del governo, fosse in realtà persona del tutto estranea ai fatti, reclutata e pagata per raccontare la fraudolenta storiella.
Ecco, così van le cose. In questo modo il falso ottunde il vero. E il reale scompare. E’ il mondo di Matrix, dove nulla è ciò che sembra e dove tutto può essere manipolato.

 

Dino Greco, direttore di Liberazione

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