IL 18 MARZO E’ IL 140° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DELLA COMUNE DI PARIGI

Il tempo delle ciliegie

di Paolo Ferrero


140 anni fa nasceva la Comune di Parigi. La prima esperienza in età moderna di rivoluzione e di autogoverno dei proletari.  ” I proletari di Parigi – diceva il Comitato centrale nel suo manifesto del 18 marzo – in mezzo alle disfatte e ai tradimenti delle classi dominanti hanno compreso che è suonata l’ora per essi di salvare la situazione prendendo nelle loro mani la direzione degli affari pubblici… Il proletariato… ha capito che era suo dovere imperioso e suo diritto assoluto prendere nelle sue mani il proprio destino, e di assicurarsene il trionfo impadronendosi del potere “.

L’esperienza della Comune durò poco – fu sconfitta con un bagno di sangue di oltre 30.000 morti dopo poco più di due mesi  di vita – ma divenne il punto di riferimento per generazioni di rivoluzionari, basti pensare oltre agli scritti di Marx a quelli di Lenin.

A me pare che l’esperienza della Comune di Parigi ci parli ancora oggi e che i suoi insegnamenti vadano pienamente recuperati dopo le tragiche esperienze dei socialismi reali.

Innanzitutto per la consapevolezza che fare la rivoluzione non consiste nel prendere in mano lo stato  – come se fosse uno strumento neutro utilizzabile a seconda della bisogna – ma piuttosto nell’abbattere lo stato borghese per costruire una altra forma di organizzazione della vita sociale su basi radicalmente nuove.

Per dirla con Marx: ” Ma la classe operaia non può accontentarsi semplicemente di prendere nelle proprie mani la macchina statale bella e pronta, e di farla funzionare per i propri fini.”.

Riguardo alla Comune Marx infatti ci descrive una situazione in cui: “Invece di continuare ad essere lo strumento del governo centrale, la polizia fu immediatamente spogliata delle sue attribuzioni politiche e trasformata in strumento della Comune, responsabile dinanzi ad essa e revocabile in qualunque momento. Lo stesso venne fatto per i funzionari di tutte le branche della amministrazione. Dai membri della Comune fino ai gradi subalterni, le pubbliche funzioni venivano retribuite con salari da operai. I diritti acquisiti e le indennità di rappresentanza degli alti funzionari dello Stato scomparvero con i funzionari stessi. (…) Una volta abolito l’esercito permanente e la polizia, strumenti di potere del vecchio governo, la Comune si preoccupò di spezzare la forza di repressione spirituale, il potere dei preti;”

Ecco l’insegnamento che Marx trae dalla Comune: il compito dei rivoluzionari non è quello di gestire lo stato al posto della borghesia ma di dar vita ad un forma di organizzazione sociale diversa, che metta in discussione le gerarchie e la concentrazione di potere all’interno dello stato, che operi per il suo superamento. Cioè il contrario dello stalinismo.

 

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