“Ma quale isolamento, è solo propaganda”. Landini rivendica la battaglia della Fiom

Il leader delle tute blu torna sugli accordi separati per Pomigliano e Mirafiori. E al Pd manda a dire: “Non avete capito la portata di quanto è accaduto, stanno cercando di cancellare il sindacato più rappresentativo”

ROMA – Il 2011 sarà un anno di aspro confronto e di battaglie sindacali, non certo di isolamento e marginalità. Ne è convinto il leader della Fiom Maurizio Landini che in un’intervista all’agenzia Agi torna sugli accordi separati per gli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano. “La Fiom non è isolata – dice il segretario dei metalmeccanici della Cgil – Un sindacato è isolato quando non rappresenta più i lavoratori. Ma noi stiamo aumentando gli iscritti e i delegati che abbiamo nelle fabbriche”.

Landini spiega nuovamente l’interpretazione data dalla Fiom alle ultime scelte della Fiat. Un giudizio talmente negativo da spazzare via anche le obiezioni e le critiche mosse dal Pd all’oltranzismo delle tute blu. “Sarebbe utile – spiega il sindacalista – che le forze politiche valutassero fino in fondo la portata di quello che è avvenuto. Nella storia della nostra Repubblica non è mai successo che si facciano degli accordi con i quali si cancella il contratto nazionale e la presenza dei sindacati rappresentativi. La Fiom, nel settore metalmeccanico e anche alla Fiat, è il sindacato maggiormente rappresentativo come iscritti e come voti. Che si arrivi a un accordo in cui le persone che lavorano non hanno nemmeno più il diritto di eleggere i propri delegati, credo che sia di una gravità senza precedenti”.

La vera posta in gioco, secondo Landini, è che “siamo di fronte a un tentativo di cancellare un sindacato con un accordo separato”. Quanto alle preoccupazioni per una possibile nuova fase di tensione nelle fabbriche, il sindacalista risponde: “L’unico modo per ricostruire un percorso unitario è mettere nelle condizioni le persone che lavorano – iscritte o non iscritte – di poter decidere sulla loro condizione. La democrazia è oggi lo strumento che serve. Dovrebbe preoccupare il governo e chi fa politica il fatto che la maggioranza dei cittadini o non va a votare o pensa che siano tutti uguali. Questo dovrebbe essere un punto di riflessione: forse non è la gente che non ha capito, ma c’è qualcosa che non funziona”.

Secondo Landini “l’elemento della democrazia sui luoghi di lavoro e fuori sarebbe davvero la vera scommessa su cui lavorare per recuperare una coesione sociale. Il conflitto si evita se si accetta che la contrattazione tra le parti è una mediazione di interessi”. Nella riflessione del leader Fiom non mancano poi nuove, forti, recriminazioni verso Fim e Uilm, le sigle metalmeccaniche di Cisl e Uil che gli accordi di Mirafiori e Pomigliano li hanno invece sottoscritti. “Stanno cambiando la loro natura – dice  Landini respingendo anche le critiche di chi accusa il suo sindacato di fare politica e non accordi per i lavoratori – E’ propaganda che si fa per coprire le scelte gravissime della Fiat. Trovo che sindacati confederali con la storia che hanno, e che assieme a noi in questo Paese negli anni passati hanno contribuito a conquistare il contratto e dei diritti, hanno ceduto a un ricatto e stanno cambiando la loro natura. Questo è un elemento sbagliato e preoccupante”.

Per Landini “dicendo sempre di sì alla Fiat non solo non si fa il bene dei lavoratori, ma nemmeno il bene del Paese e dell’azienda”. “Noi – aggiunge – non firmeremo mai degli accordi che cancellano altri sindacati, perché queste divisioni servono solo alle imprese. Noi siamo un sindacato, quello che firma più accordi di tutti. Fare sindacato non vuol dire semplicemente dire di sì. Abbiamo un’idea alta del sindacato e della sua autonomia dalle imprese, dai partiti e dai governi. Il sindacato deve costruire un suo punto di vista insieme ai lavoratori e confrontarsi alla pari con tutti. La politica mi sembra che la stia facendo qualcun’altro”.

La partita con la Fiat per il segretario della Fiom comunque è ancora aperta. “Che possa andare avanti” nel suo progetto anche senza la Fiom “non è certo”. “Vediamo dove va e fin dove arriva. Io ho l’impressione che voglia andare negli Stati Uniti e dovrebbero essere preoccupati tutti quelli che pensano che con questi accordi si è mantenuta la Fiat in Italia e che si sono fatti grandi passi in avanti”. Sui programmi di politica industriale in questi mesi non si è discusso affatto, sottolinea: “Si sbandierano 20 miliardi di investimenti, ma per adesso conosciamo solo quello che vogliono fare con 1,7 miliardi dal 2012 e nel frattempo la cassa integrazione aumenterà, i nuovi modelli sono in ritardo e i concorrenti sono più avanti proprio su questo terreno”.

La prima risposta messa in campo dalle tute blu della Cgil è lo sciopero generale di 8 ore del 28 gennaio. “Non credo che sarà sufficiente, ma – spiega ancora Landini – non è rivolto solo alla Fiat. E’ rivolto anche al resto delle imprese metalmeccaniche italiane che deve decidere cosa vuol fare: se vuole seguire la linea della Fiat, che è un atto di rottura con la storia della nostra Costituzione e contro le regole democratiche, oppure no”.

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