12 Dicembre 1969 – 12 Dicembre 2010: 41 anni di menzogne.

Io so.

Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).

Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.

Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.

Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.

Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).

Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ’68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”.

Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.

Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.

Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.

Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

(Pier Paolo Pasolini)

Certo che sappiamo, la coscienza del proletariato italiano sa i nomi dei colpevoli, li ha sempre saputi,  eppure la giustizia borghese ancora non sa, ignora. Fa finta di non sapere. E non sa perchè è chiusa dentro i limiti di classe che la sua stessa natura borghese gli da. Non sa perché non puo dire: non può dire che ad un certo punto nella sua storia lo stato ha deciso di sacrificare vite e speranze per mantenere il potere di una classe che, terrorizzata di fronte al prendere coscienza e forza dei lavoratori nell’autunno caldo del ’68, vedeva lentamente prendere forma la possibilità di una rivoluzione.

E anche ora che 41 anni sono passati da quel 12 dicembre del ’69 in cui una bomba lasciava sul selciato di Piazza Fontana 15 morti, legalmente non ci è dato di sapere. E Pinelli il ferroviere rimane muto, oltraggiato da quel “malore attivo” con cui la giustizia borghese ha solo formalmente giustificato, senza neppure il pudore di ricoprire quell’omicidio con una spiegazione meno idiota, la brutalità del tentativo con cui quella bomba, esplosa contro l’intero proletariato italiano, voleva essere attribuita a quel proletariato stesso.

E noi continueremo a sapere ma a non poterla dire, quella verità. Probabilmente fino a quando la classe lavoratrice italiana non si prenderà, con la forza, il potere e quindi il diritto di proclamare la verità anche dagli atti di un tribunale. Forse allora sapremo: di Piazza Fontana, di Ustica, di Piazza della Loggia, dell’ Italicus, di Portella delle Ginestre.

Allora non solo noi sapremo, ma tutti sapranno. E quella verità che ora noi bisbigliamo all’orecchio dai nosri pochi giornali, dai nostri blog e dai libri, verrà gridata dai tetti.

M. Bellavita

 

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