I lavoratori immigrati: alleati decisivi nella lotta di classe!

Abbiamo intervistato Maijd Daoudagh, operaio marocchino residente da anni in Italia iscritto al Prc e attivista del movimento degli immigrati bresciano. Da sempre si batte per difendere la dignità degli immigrati e per l’unità di classe tra lavoratori stranieri e italiani.

La lotta degli immigrati a Brescia è diventata in queste settimane il centro del riscatto della dignità di centinaia di migliaia di immigrati in tutto il paese. Puoi spiegarci come si è sviluppata la lotta?

Dopo un lavoro impegnativo per riunire e discutere con le comunità si è lanciata l’idea di un presidio e una manifestazione. Tutto è partito così a fine settembre. Dopo la prima manifestazione era evidente che i nostri fratelli e compagni ci avrebbero seguito, intanto anche la sinistra bresciana aveva risposto all’appello e il sostegno era in continuo aumento. Siamo stati anche a Roma a protestare davanti al ministero e alla manifestazione della Fiom del 16 ottobre. Poi è arrivata la manifestazione del 6 novembre, l’abbiamo preparata bene e infatti è stata bellissima. Brescia è la terza città per immigrati in Italia di cui la maggioranza lavoratori, abbiamo coinvolto tutte le comunità, abbiamo distribuito oltre 30mila volantini coprendo tutta la provincia.

Da quel momento il governo ha cominciato a usare il pugno di ferro.

Due giorni prima della manifestazione del 30 ottobre il questore ha negato il diritto alla manifestazione, ci hanno autorizzato solo a fare un presidio, che ci si aspettava prima o poi sarebbe stato sgomberato visto che non passava giorno senza che il sindaco rilasciasse dichiarazioni minacciose. La giunta ci ha sempre reso la vita difficile. Il giorno della manifestazione sono convinto che se non c’era la gru, con quello schieramento impressionante di forze dell’ordine sarebbe finita male. Eravamo circondati e intrappolati. Avevamo osato fare una manifestazione anche se non autorizzata, inoltre, nei giorni precedenti alla manifestazione i centri islamici, ambasciate, consolati, associazioni avano ricevuto enormi pressioni dalla questura perché gli immigrati non partecipassero alla manifestazione. La repressione ha alzato il tiro, la gru ha rappresentato la salvezza della mobilitazione. Dopo l’occupazione la lotta ha conquistato più visibilità. La manifestazione di sabato scorso é stata eccezionale e con l’occupazione della Torre di via Imbonati a Milano, Brescia ha mostrato che c’è una disponibilità alla lotta che va oltre questa città. Solo dopo l’occupazione della gru la questura si è dimostrata più disponibile, ma sempre per zittirci, ci hanno offerto un permesso per il presidio per 15 giorni e una tavola rotonda locale se quelli sulla gru scendevano. Risposte insufficienti, ormai non c’è più fiducia verso gli interlocutori istituzionali, se non hanno voluto ascoltarci per 40 giorni perché dovrebbero ascoltarci ora dopo che i compagni sono scesi dalla gru? Per questo la risposta è stata No. Vogliamo garanzie per un presidio permanente, l’immunità per chi è salito sulla gru, vogliamo trattare col ministero. Ci hanno fatto delle proposte perché il cantiere fermo costa 25mila euro al giorno. Hanno anche tentato di strumentalizzare il fatto che gli operai del cantiere sono dovuti andare in cassa integrazione (lavoratori in gran parte immigrati) per dividerci, ma la manifestazione del 6 novembre ha dimostrato che siamo uniti.

L’unità tra lavoratori italiani e immigrati può tornare all’ordine del giorno?

Legando il nostro diritto a lavorare al permesso di soggiorno si vuole in primo luogo dividere i lavoratori tra immigrati e italiani. Anche il sindacato e la sinistra hanno le proprie responsabilità. La mancanza di una vera opposizione a questo ricatto, il non aver mai voluto cercare fino in fondo l’unità tra immigrati e italiani, ha indebolito tutti. Se non si capisce che i diritti dei lavoratori italiani sono legati anche alle condizioni dei lavoratori immigrati verremo sempre sconfitti tutti, italiani e stranieri. Se non si lotta per l’abolizione del permesso di soggiorno la contrapposizione tra operai continuerà ad esistere. Inoltre gli immigrati hanno una problema in più la repressione fatta con leggi assurde e continue campagne mediatiche che ci danno addosso. I compagni sulla gru sono pronti a morire per noi, questo è coraggio, è il coraggio di gente povera, umile che per anni è stata sottoposta a ogni genere di sopruso. Sono lavoratori, vivono in condizioni disumane, sono ricattati da questo sistema ma hanno dignità, voglia di riscatto. Dobbiamo imparare da loro, se loro sono in grado di fare tutto ciò ragioniamo cosa potrebbero fare gli immigrati organizzati politicamente e sindacalmente con i fratelli italiani. Questo dovrebbe fare un partito che veramente vuole cambiare la società, gli immigrati non vanno trattati come poveri da aiutare, devono essere trattati come una componente fondamentale del proletariato di questo paese per la lotta di classe.

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