LA RABBIA DI TERZIGNO: RIBELLARSI E’ GIUSTO!

La resistenza di Terzigno

Anna Arena e Antonio Erpice (P.R.C. Campania)

Esplode la rabbia a Terzigno, incontenibile. Dopo settimane di tensione e speranze nella notte tra il 21 e il 22 ottobre la notizia che la discarica dell’ex cava Vitiello, a poche centinaia di metri dall’altra di cava S.a.r.i., si farà, senza se e senza ma. La discarica più grande d’Europa. Quattordici milioni di tonnellate di rifiuti. A deciderlo i parlamentari campani del Pdl dopo un incontro avuto a Roma con il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro.

Ma Terzigno non ci sta. Lunghe notti di scontri che anche il Corriere è costretto a definire “di massa”. Nonostante qualche giornalista, infatti, ancora provi a concentrarsi sulle possibili “infiltrazioni camorristiche” il procuratore di Napoli Lepore ammonisce: «Non nascondiamoci per favore dietro l´alibi della camorra, che semmai ha interesse a far aprire le discariche perché ci guadagna nel trasporto dei rifiuti». Per strada uomini, donne e bambini, giovani, anziani, studenti… una protesta di popolo guidata di comitati, gente comune. “Brave persone, pare proprio un popolo di brave persone” scrive quasi incredulo un giornalista inviato di Repubblica (La Repubblica 22 ottobre).

Gente comune che è costretta a scoprire sulla propria pelle tutto l’orrore di un sistema economico che seppellisce il diritto alla salute di tutti in nome del profitto di pochi. Terzigno è una città assediata, dove da parte delle forze dell’ordine, disposte massicciamente a reprimere i cittadini in lotta, vi è un continuo ricorso a violenza e atti intimidatori, cariche, scontri e lacrimogeni a base di cs, gli stessi utilizzai a Genova durante il g8. Una strategia repressiva che trova il suo punto d’approdo nelle dichiarazioni di Maroni, che minaccia di passare ad una risposta ancora più dura.

“Benvenuti a Terzigno, terra del vino e della pietra vesuviana” si legge all’ingresso del comune situato all’interno del Parco del Vesuvio. Qui infatti si coltiva l’uva del Lacryma Christi e sempre qui si producono albicocche, pomodorini del «piennolo» ma anche noci e nocciole; ma quest’anno le noci sono poche e le nocciole amare e così si è scopre che le falde acquifere utilizzate per l’irrigazione sono davvero inquinate.

Metalli pesanti e PCb diossino simile con concentrazioni superiori al consentito sono presenti nelle falde del sottosuolo del Vesuvio. Questo si legge nel rapporto del monitoraggio compiuto dall’Asia di Napoli nella discarica cava S.a.r.i.. Si perché dal 2008 si è deciso di riaprire nel comune vesuviano l’ex-discarica in località Pozzelle, situata a 2km in linea d’aria dal centro del comune confinante di Boscoreale, senza mai bonificarla. Si tratta di una vecchia discarica già funzionante dal 1988 al 1994, che il Servizio Geologico Nazionale nel luglio 1997 dichiarava estremamente pericolosa per la salvaguardia della falda acquifera. Studi effettuati dall’Arpac nel 2001 sulla qualità delle acque di falda rilevavano valori di concentrazione di alcuni macrodescrittori decisamente lontani dai valori medi della zona.

La discarica oggi è presidiata da 240 militari ed è quasi piena. Come intercettato dalle forze dell’ordine, sono tanti i veleni che vi sono stati sversati in questi anni con la complicità dello Stato: una dopo l’altra in questi mesi le notizie sullo smaltimento di rifiuti tossici come le lastre di eternit abbandonate e calpestate dai camion per giorni, con la conseguente liberazione nell’aria delle pericolose fibre di amianto. Di recente un autocompattatore è stato posto in fermo cautelativo per la presenza a bordo di rifiuti radioattivi.

Cava S.a.r.i. raccoglie da sola ogni giorno 1800 tonnellate di rifiuti portati dai numerosi camion che passano a decine e decine, a tutte le ore del giorno, attraversando i centri abitati – dopo che il prefetto di Napoli ha revocato l’ordinanza dei sindaci vesuviani che imponeva il transito dei camion solo nelle ore notturne – lasciando alle loro spalle una scia di liquido fetido che ha tutta l’aria di essere percolato e per il quale i cittadini hanno chiesto che l’Asl e l’Arpac facciano i controlli necessari. Passano attraversando il nuovo stradone, costruito da pochi mesi, anche questo contestato anche per vie che legali e per il quale il Tar ha sospeso il giudizio.

Ma è d’estate che la situazione diventa insostenibile: quando i fenomeni putrefattivi e fermentativi sono molto più marcati e respirare può diventare anche insopportabile. L’efflusso di percolato invade le terre circostanti coltivate; nel 2004 il rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità evidenziava già un elevato tasso di malattie congenite in particolare per il comune di Boscotrecase.

Inaccettabile perciò l’idea di una nuova discarica a poca distanza dalla prima: migliaia in questi mesi i manifestanti, i presidi permanenti, decine e decine i blocchi stradali, gli incendi degli autocompattatori, le assemblee organizzate dai comitati, le occupazioni della sala consiliare. Le proteste della popolazione si sono susseguite per giorni e giorni: chiudere cava S.a.r.i.! NO alla cava Vitiello.

Fino all’esplosione della rabbia.

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