QUANDO IL PADRONE TI REGALA IL SINDACATO (nuove umiliazioni italiane)

“Sindacalisti compiacenti che sottoscrivono accordi con i padroni a danno dei Lavoratori e chi dissente è LICENZIATO”

Questa il concetto chiave con cui la FIOM Ticino Olona apre il suo comunicato del 12 ottobre sulla incredibile vicenda della EMME – A di Arluno. 

Che cosa è successo?

Una fabbrica è in crisi, la EMME-A di arluno, Milano (settore gomme e plastiche), in questi anni non è più una notizia.La notizia è che il datore di lavoro scende tra gli operai e propone la seguente soluzione: “O chiudiamo o vi riducete lo stipendio da subito del 25%, ma non abbiate paura – chiosa il padrone –  un sindacalista verrà a spiegarvi ogni cosa” 

Di fronte agli occhi increduli degli operai il giorno dopo si materializza un sindacalista della UILM (uil metalmeccanici), che riesce a strappare un accordo al padrone che è ancora più incredibile: Decurtazione del 20% dello stipendio, un’ora al giorno di straordinario non pagato dal lunedì al venerdì e cancellazione della maggiorazione lavorativa nei festivi (ma l’azienda non era in crisi? E allora come mai bisogna lavorare un ora in più tutti i giorni e pure nei festivi) e tutti i dipendenti tesserati alla UILM con tessera pagata dal padrone stesso. 

Un operaio, storico tesserato alla CGIL, non accetta il ricatto sin da subito, soprattutto non vuole avere la tessera della UILM, adducendo come motivazione di non condividere la linea politica del sindacato.

Ovviamente viene immediatamente LICENZIATO, probabilmente prima di “infettare” altri colleghi   

Al di là dell’esito scontato che questa vicenda avrà dal punto di vista giudiziario e al di là della cronaca del presidio davanti ai cancelli indetto oggi dalla FIOM, almeno due questioni rimangono aperte e meritano una riflessione. 

La prima, come può un sindacato schierarsi così apertamente con il padrone, anche quando la situazione di crisi è un puro pretesto per lucrare sulle condizioni di vita di operai che probabilmente pur di lavorare sarebbero disposti a chinare la testa, come può un sindacato anche solo sedersi al tavolo delle trattative con queste premesse: il sindacato sta dalla parte del Lavoratore non del Capitale aziendale lordo, altrimenti che vada a fare concorrenza a confindustria tra le sigle padronali. 

La seconda: durante manifestazione sul fisco equo fatta a Roma l’altro giorno Bonanni e Angeletti hanno avuto il coraggio di dire: “Siamo il sindacato più grande d’Italia”, non stentiamo a crederlo se i padroni pagano la tessera a tutti pur di poter trattare solo con CISL e UIL.

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