Fiom: «Non accetteremo nessun ricatto da Fiat»

Maurizio Landini: «Non gli permetteremo di far saltare il contratto nazionale»

di Fabio Sebastiani  Su “Librazione” in data:02/09/2010

«Vogliono la derogabilità più completa. Se passa questa linea non c’è più il contratto nazionale». Lo ha dichiarato Maurizio Landini, segretario generale del sindacato dei metalmeccanici della Cgil alla conferenza stampa convocata dalla Fiom nella sede nazionale di corso Trieste a Roma. Dietro la prossima disdetta del contratto nazionale delle tute blu, che Federmeccanica dovrebbe formalizzare il 7 settembre nel corso della giunta, c’è la “manina” della Fiat, ovvero una nuova puntata dell’attacco dell’amministratore delegato Sergio Marchionne ai diritti dei lavoratori.

E dopo l’intervista del presidente degli imprenditori del settore, Pier Luigi Ceccardi, sul “Sole 24 ore” di martedì 31/08, che ha preteso l’estensione di deroghe (così come prevede l’accordo separato del gennaio del 2009) a tutto il settore metalmeccanico, la Fiom non ha più dubbi, ed è pronta ad affrontare la sfida a tutto campo. In preparazione della manifestazione del 16 ottobre su “lavoro, dignità e diritti”, intanto, svolgerà assemblee in tutti i luoghi di lavoro. L’obiettivo è quello di mettere mano a una nuova piattaforma di rinnovo del “vecchio contratto” dei metalmeccanici e di sviluppare azioni legali per pretenderne l’esigibilità, essendo «l’unico contratto dei metalmeccanici firmato con il consenso di tutti i lavoratori». Quello “nuovo”, nato dall’accordo quadro del 2009, non è mai stato fatto votare da Fim e Uilm. E’ a loro che la Fiom ha lanciato ieri la sfida del consenso. «Oppure la consultazione democratica vale solo quando lo impone la Fiat?», ha chiesto Landini riferendosi al referendum di Pomigliano e sollecitando l’approvazione di una legge sulla rappresentanza sindacale. A Fim e Uilm, la Fiom chiede una battuta d’arresto: «Chi gli ha dato mandato a cancellare, in peggio, il contratto di 2 milioni di persone?». (…)

Al diktat della Fiat la Fiom non intende sottomettersi. «Siamo assolutamente disponibili a sviluppare una vera trattativa, ma siamo convinti che sia possibile farlo applicando i contratti e le leggi esistenti», ha ribadito con forza la Fiom che, intanto, riunirà l’8 settembre il suo Comitato centrale per mettere a punto la strategia di difesa. Applicare leggi e contratti, che la Fiom ha comunque sempre firmato, «è un atto di modernità vero», ha aggiunto Landini. «Ribadiamo – ha detto riferendosi alla vicenda dei tre operai Fiat di Melfi licenziati dall’azienda per cui la magistratura ha deciso il reintegro – l’importanza che le leggi siano rispettate, chi sta commettendo un reato oggi è la Fiat che paga i lavoratori senza farli lavorare». Per Landini non è modernità l’idea che sia possibile non applicare le leggi, che si possa licenziare un lavoratore dalla sera alla mattina. «Siamo di fronte a procedure che sono contrarie e al di fuori del diritto del nostro Paese. Non le accettiamo e non abbiamo nessuna intenzione di cambiare idea». Altro capitolo delicato, quello della “NewCo” di Pomigliano. «La Fiat deve sapere che si pone al di fuori del diritto di questo Paese», e che la Fiom la contrasterà, anche se, proprio oggi, a Termini Imerese la Uilm ha sfidato l’azienda a restare in cambio della firma proprio di un accordo come quello di Pomigliano.

Per quanto riguarda la manifestazione del 16 ottobre prossimo, ha aggiunto, la Fiom porterà il messaggio che «il lavoro è un bene comune ed è interesse generale del Paese difendere il lavoro. Chi sostiene che per uscire dalla crisi sia necessario ridurre diritti e salari sbaglia, questo è il modo di arretrare».

 

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