Sit tibi terra gravis

Presidente Cossiga, pensa che minacciando l`uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?

«Dipende, se ritiene d`essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l`Italia è uno Stato debole, e all`opposizione non c`è il granitico Pci ma l`evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia».

Quali fatti dovrebbero seguire?

«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».

Ossia?

«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…».

Gli universitari, invece?

«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

Dopo di che?

«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».

Nel senso che…

«Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».

Anche i docenti?

«Soprattutto i docenti».

Presidente, il suo è un paradosso, no?

«Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere?«In Italia torna il fascismo», direbbero.

«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio»

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Mi piace ricordare cosi il “grande vecchio” che se ne è andato; l’intervista è del 23 ottobre 2008 –in pieno montare dell’ “Onda” degli studenti universitari – le fonti sono il Giorno, Il Resto, La Nazione, ad intervistare Cossiga era Andrea Cangini. Ritengo che queste sue parole siano quasi il distillato di uno stile di governo che è stato della peggiore Democrazia Cristiana; una forza politica  che ha saputo rubare, mentire, creare allenze con la CIA, con i gruppi di estrema destra, con la mafia, con chiunque, persino col diavolo,  per mettere le bombe sui treni e nelle piazze, per trasformare in bagni di sangue i cortei e le manifestazioni. Pronti a tutto, ad ogni cosa pur di salvaguardare “la democrazia” che nel linguaggio di quelli come loro non è altro che il sinonimo dell’asservimento della massa dei lavoratori allo stato borghese, al capitale, alla chiesa.

Ed è stato un maestro nell’utilizzarla, la sua ricetta democratica, ad esempio l’11 marzo 1977, quando nel corso degli  scontri tra studenti e forze dell’ordine nella zona universitaria di Bologna venne ucciso il militante di Lotta continua Pierfrancesco Lorusso; alle successive proteste degli studenti, Cossiga, allora titolare del Ministero dell’interno, rispose mandando veicoli trasporto truppa blindati (M113) nella zona universitaria. A seguito di ciò moriva sotto colpi d’arma da fuoco la militante di sinistra romana Giorgiana Masi, sul Ponte Garibaldi. Il nome di Cossiga veniva  scritto dagli studenti, per protesta, storpiandolo: con una kappa iniziale ed usando la doppia esse delle SS naziste.

Oppure vogliamo ricordarlo nel 1966 con le mani in pasta nella creazione e nell’utilizzo della famosa “Gladio”, organizzazione governativa il cui nome, assieme a quello di Cossiga, è legato ai tentativi di colpi di stato di destra, alla strategia della tensione e quindi a Piazza Fontana, a Piazza della Loggia, all’ Italicus, a Ustica, a Bologna.

Ora finalmente vorremmo tanto dimenticare lui e le sue ricette ma il guaio di certe “ricette” è quello che non passano mai di moda ma scavalcando le “repubbliche” e le legislature arrivano fino a Genova nel 2001 e chissà dove ancora in futuro; saranno sempre pronte ad essere usate quando le masse nel nostro paese torneranno a mobilitarsi.

La classe lavoratrice la “ringrazia” Presidente, ma non sentirà la sua mancanza.

M. Bellavita

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