Marchionne prova ad andare avanti senza la FIOM (In bocca al lupo…)

“A tutte le persone del Gruppo Fiat…”. E’ tutta in chiave paternalistica la fase “zero sindacato” inaugurata ieri dalla Fiat con la firma dell’accordo di attuazione di “Fabbrica Italia” a Pomigliano d’Arco, ovviamente separato. Sergio Marchionne in persona ha scritto una lunga lettera alle tute blu in cui, oltre all’interlocuzione diretta, cerca di ridare fiato alle ragioni della competitività. Tra l’altro, evoca il solito argomento della “stessa barca”, dimenticandosi che proprio in queste settimane l’azienda non sta corrispondendo il premio di risultato, e repinge le accuse di violazione della Costituzione italiana. «Quando, come adesso – scrive Marchionne – si tratta di costruire insieme il futuro che vogliamo, non può esistere nessuna logica di contrapposizione interna. Questa e’ una sfida tra noi e il resto del mondo. Ed e’ una sfida che o si vince tutti insieme oppure tutti insieme si perde. Quello di cui ora c’è bisogno è un grande sforzo collettivo, una specie di patto sociale per condividere gli impegni, le responsabilità e i sacrifici in vista di un obiettivo che vada al di là della piccola visione personale. Questo è il momento di lasciare da parte gli interessi particolari e di guardare al bene comune, al Paese che vogliamo lasciare in eredità alle prossime generazioni».

Insomma, il più classico “pugno di ferro nel guanto di velluto”, con la Fiat che, quindi, conferma l’investimento a Pomigliano d’Arco e tira dritta nella suo programma di repressione sindacale verso la Fiom, come a Melfi e a Mirafiori. Lunedì i lavoratori della Sata-Fiat, che intanto stanno continuando nella serie degli scioperi unitari contro le tre lettere di sospensione cautelare comminate a due delegati Fiom e a un lavoratore, andranno a manifestare sotto le finestre di Confindustria a Potenza chiedendo il ritiro del provvedimento. Al sit in saranno presenti i vertici nazionali della Fiom. La situazione in azienda è piuttosto tesa. La produzione è calata del novanta per cento. La solidarietà delle tute blu è tangibile. L’episodio che ha scatenato la repressione della Fiat in realtà è nato dall’aggressione verbale di un “Gestore operativo”, figura che coordina i Capi-Ute, nei confronti di un operaio accusato di “oscurare” la fotocellulla di un carrello, peraltro disattivato. Non appena i due sindacalisti hanno preso le difese della tuta blu è scattata l’azione di repressione da parte dell’azienda. La chiave per leggere l’effervescenza dei quadri della Fiat-Sata è nel clima di mobilitazione a cui i lavoratori hanno dato vita da una decina di giorni contro il tentativo dell’azienda di alzare unilateralmente la “cadenza” produttiva del 10%.

«C’è qualcosa che non torna nei comportamenti della Fiat di questi giorni. Su Termini Imerese per ora incombe soltanto la chiusura il 31 dicembre 2011, senza alcun reale impegno della Fiat a favorire soluzioni industriali capaci di garantire l’occupazione», scrive, in una nota, il segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini. «Contemporaneamente, nel giro di pochi giorni, a Pomigliano, Melfi e Mirafiori siamo in presenza – aggiunge – di lettere di contestazione e sospensione rivolte a delegati sindacali e iscritti alla Fiom, che rischiano di preludere a licenziamenti e su cui sono già state avanzate unitariamente richieste di ritiro, che mettono in discussione i diritti e le agibilità sindacali, e che hanno portato unitariamente le lavoratrici e i lavoratori ad azioni di mobilitazione estesa e partecipata come quella in atto a Melfi». «Inoltre, sul salario dei lavoratori del Gruppo – ha sottolineato ancora il sindacalista – già fortemente ridotto dal ricorso alla cassa integrazione, bisogna evitare che l’azienda non eroghi alcun conguaglio del premio di risultato, previsto per luglio, dopo che già nel 2009 era stato ridotto da 1.200 a 600 euro».

Per quanto riguarda l’accordo separato, la Fiom conferma la valutazione sulle «deroghe al contratto nazionale, alle leggi e violazioni costituzionali, che può aprire la strada alla demolizione del contratto collettivo nazionale e un peggioramento delle condizioni di lavoro». «Per la Fiom rimane – continua ancora Landini- centrale l’impegno affinchè l’investimento permetta di rafforzare l’occupazione, anche nell’indotto, e di superare la precarietà. Confermiamo, inoltre, il nostro impegno al rispetto del contratto nazionale, dei diritti e della dignità di chi lavora, da Pomigliano a tutto il resto del gruppo Fiat, come dimostrano le mobilitazioni dei lavoratori e delle lavoratrici in corso in questi giorni».

Fabio Sebastiani  (Liberazione, 10/07/2010)

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