Pomigliano: la verità sul ricatto della Fiat.

di Vincenzo Chianese (delegato Fiom Ergom indotto Fiat)

Per  giornali e televisioni è un’ossessione: ci martellano spiegandoci che la Fiat non solo rimane in Italia, ma addirittura vi aumenta la produzione. Per di più senza esuberi e con una missione produttiva per lo stabilimento di Pomigliano D’Arco.

Con l’ausilio di eminenti ministri ed economisti ci hanno però puntualizzato che per colpa della crisi economica mondiale, di quella di mercato e per colpa della concorrenza di altre nazioni il cui costo della mano d’opera è inferiore, non si poteva più mantenere quello stile di vita lavorativa “comodo”. Del resto tutti in tempi di crisi fanno un po’ di sacrifici e quindi, anche a Pomigliano, sarebbe stato normale e responsabile, per continuare a lavorare, dover rinunciare a qualcosa. Fare qualche sacrificio. Sacrifici ripagati con 750 milioni di euro di investimenti, con l’arrivo della Panda. In fin dei conti, un buono scambio. Anzi quasi un affare e ad affermare ciò, con tutti i mass-media possibili, sono stati la Confindustria, il governo tutto, i sindacati di categoria assieme alle loro rispettive confederazioni. Insomma tutti. Oddio quasi tutti.

C’è la FIOM che non è d’accordo, che crea problemi perchè come dice il segretario della Cisl Bonanni “è estremista e minoritaria”.

Insomma è semplice. Basta aver seguito un po’ la vicenda pomiglianense in tv e sui giornali per capire che il problema è la Fiom e più in generale la volontà degli operai di non piegarsi davanti alla propria schiavizzazione.

In relatà il problema è un altro; è che chi detiene il potere, ed in questo paese più che altrove, detiene anche il controllo dei mass-media e quindi dell’informazione. L’attacco, anche a mezzo isolamento, sistematico alla Fiom, è l’offensiva delle classi padronali all’ ultima reale forza d’opposizione sociale in questo paese. Pomigliano è diventata più di una trattativa per la Panda. Più di una trattativa con Fiat. Pomigliano è diventato un cosciente attacco politico frontale delle classi padronali ai danni dei lavoratori. Tutte le menzogne mass-mediatiche hanno lo scopo di non spiegare che si vogliono riportare indietro le condizioni lavorative degli operai di sessanta anni. Già perché nelle richieste, che Fiat ha avanzato e la Fiom ha rifiutato, ci sono deroghe al contratto nazionale di categoria, alle direttive europee in materia di pause fisiologiche, allo statuto dei lavoratori, al diritto di sciopero e malattia e perfino alla Costituzione italiana. Per poter poi fare un accordo, la Fiat ha chiesto come conditio sine qua non:

– Settimana lavorativa con sabato lavorativo retribuito non in modo straordinario;

Obbligo di straordinario per un monte ore triplo rispetto a quello del CCNL;

Possibilità di derogare dalla legge che garantisce pause e riposi ai lavoratori turnisti;

– Riduzione del tempo per le pause;

Deroga dalla normativa europea che prevede mezz’ora di pausa a metà turno per turni superiori a 6 ore, con spostamento della stessa a fine turno;

Possibilità di comandare lo straordinario nella mezz’ora di pausa mensa, eliminando il dritto alla mensa;

– Cancellazione di tutti i precedenti accordi sindacali aziendali;

– Facoltà di sanzionare l’organizzazione qualora indicesse uno sciopero;

– Richiesta di contrattazione individuale, beffando l’attuale Contratto Collettivo Nazionale;

Possibilità di sanzionare disciplinarmente i lavoratori che scioperano fino la licenziamento, contravvenendo all’articolo 40 della Costituzione Italiana;

Facoltà di non applicare le norme del Contratto Collettivo Nazionale che prevedono il pagamento della malattia a carico dell’impresa;

Quello che è chiaro è che le richieste della Fiat vanno ben oltre il futuro dello stabilimento Giambattista Vico. Le spinte del presidente di Confindustria Marcegaglia con  il sostegno del Governo Berlusconi puntano a cancellare il contratto nazionale, mettere in discussione il diritto di sciopero, concludere il processo di normalizzazione del sindacato in Italia dichiarando definitivamente chiusa la storia del sindacato antagonista come dichiara apertamente il segretario nazionale della Uil Angeletti.


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