SACCONI MANDA IN PENSIONE LO STATUTO DEI LAVORATORI!

La legge 300/70, meglio conosciuta come Statuto dei lavoratori, ha appena compiuto 40 anni e, il Ministro Sacconi ha deciso, che così com’è non va più bene e  deve essere riformato; il progetto che ha in mente è il passaggio ad uno “statuto dei lavori”.

In pratica, nel nuovo “Statuto dei Lavori”, spiega il ministro in una intervista al Corriere della Sera, “troveranno conferma i diritti inderogabili di legge, mentre per le tutele varrà il principio della sussidiarietà”. E le parti sociali “dovranno adattare ai diversi territori, settori, situazioni d’impresa le tutele per renderle effettive, combinandole con obiettivi di competitività e occupazione”.

In pratica, l’idea è quella di una legge più “leggera”, più “essenziale”, che disciplini i diritti fondamentali che vanno riconosciuti a tutti e che lasci alle parti sociali il compito di adattare l’organizzazione delle singole tutele ai diversi territori, settori e aziende. Le prime indicazioni saranno contenute nel piano triennale del lavoro che proporrò alla consultazione con le parti sociali. Poi il Governo varerà un disegno di legge delega per lo Statuto.

Il progetto di Sacconi e di questo governo di confindustria fa rabbrividire e per molti motivi; anzitutto il nome: da “Statuto dei Lavoratori” a “Statuto dei Lavori”. I diritti non sono piu dei lavoratori ma dei lavori. Le questioni terminologiche non sono del tutto di lana caprina; in certi ambiti, infatti, la forma è sostanza!

Ci fa rabbrividire poi l’idea che le tutele dei diritti dei lavoratori si debbano “adattare”; adattare a cosa? Ovviamente al profitto delle imprese. Viene sancito, anche formalmente, il principio primo di questo governo delle destre: “anzitutto il profitto, poi (forse) il salario”.

In fine ci sembra che questa proposta riapra le porte alle gabbie salariali (eliminate dalla vittoria del movimento dei lavoratori nel 1972), ai contratti territoriali, aziendali e addirittura individuali.

Una frammentazione e territorializzazione di diritti, tutele, e quindi inevitabilmente di costo del lavoro che avra molti effetti devastanti: l’annullamneto del potere contrattuale del lavoratore, la concorrenza tra lavoratori delle aree piu depresse e di quelle piu ricche con un conseguente peggioramento generale delle condizioni dei lavoratori.

Ai signori imprenditori del lecchese non servirà piu delocalizzare in Romania, basterà portare le fabbriche in Calabria, Basilicata o Puglia dove il lavoro sarà peggio tutelato e sottopagato.

Dobbiamo rispondere a questi attacchi mortali ai diritti dei lavoratori con il conflitto e la mobilitazione per gridare in faccia a questi signori che noi la crisi non la dobbiamo pagare!

M. Bellavita (Giovani Comunisti Lecco)

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