CIAO PEPPINO; COL TUO CORAGGIO E LE TUE IDEE NOI CONTINUIAMO!

Nell’anniversario della morte di un compagno e di un amico, Peppino Impastato, che ha lottato contro il capitalismo e contro il braccio armato del capitalismo che è la mafia, pubblichiamo il contributo del compagno di lotta Alce Nero, di Nuvola Rossa, che come Giovani Comunisti sottoscriviamo.

Con il coraggio e le idee di Peppino noi continuiamo!


Caro Peppino,

So che questa lettera non ti arriverà, probabilmente non la spedirò nemmeno, però volevo scrivertela da qualche tempo, ed ho preso il giorno dell’anniversario della tua morte per farlo finalmente.

Perdonami, non ho avuto la forza di copiare ed incollare parole da wikipedia e dalle recensioni al film “i 100 passi” di Marco Tulio Maria Giordana. Forse le persone avrebbero capito molto più di te, forse in pasto ai lettori di blog e pagine web era meglio dare solamente la tua vita, nuda, un po’ disumanizzata, filtrata attraverso uno schermo, che ti ha reso sia immortale sia icona, rendendoti onore, certo, ma distaccandoti, da noi, da me.

Non riesco ad immaginarti vecchio, pensatore sessantaduenne, spesso non riesco nemmeno a decifrare il tuo viso, legato a quello ben più noto dell’attore Lo Cascio. Purtroppo conoscendoti attraverso terze parti, in qualche modo ti ho anche perso.

Mi fa incazzare tantissimo, quando ti parlano di un compagno che non ha vissuto il tuo tempo, mi fa sentire sempre piccolo piccolo, come se noi, da sempre, fossimo destinati all’oblio in cui appariamo caduti. Perché siamo riusciti a non fare nient’altro che stare a guardare il paese giocarsi il nostro ruolo politico? Perché Peppino, nei tuoi insegnamenti hai lasciato solo stralci di pensiero, quelle poesie, difficili da interpretare?

Ho bisogno di tutte queste spiegazioni, ho bisogno che tu mi dica tutto, dall’inizio, e non che mi racconti delle tue imprese, delle tue battaglie della tua radio o della tua lotta alla mafia. Io voglio spere di te, delle tue passioni, dei tuoi luoghi. Voglio sapere il tuo autore preferito, voglio sapere quando amavi, o ancora se, quando trasmettevi, ti divertivi o lo facevi solo per dovere nei confronti di un paese assonnato. Voglio sapere anche della Democrazia Proletaria, del tu rapporto con i coetanei del tuo impegno più semplice.

Sei diventato un eroe, perché hai vissuto pienamente la tua giovinezza, noi invece siamo degli oppressi perché non facciamo altro che pensare a come scardinare il sistema di cose contro cui combattiamo. Libera anima, libero pensatore. Io continuo a battere inutilmente sulla tastiera sperando di cambiare le cose, tu combattevi la più grande piaga del capitalismo e ridevi, sembrava che l’avessi finalmente in pugno tutto quel marcio che rappresentava il brutto di Cinisi (e dell’Italia intera). Ed invece ti hanno fatto tacere, in un modo orribile, da codardi, quali erano e quali sono tutt’ora.

Lotta ancora, un’ultima volta, con noi, al nostro fianco. Dannazione, abbiamo bisogno di te! Anche se sei solo una voce di rimando, un suono lontano, una speranza lontana.

Entra in noi! Ti voglio vedere negli occhi di chi scende in piazza con il pugno chiuso alzato. Voglio sentirti, nella forte stretta del vicino che ti cinge il braccio per creare un cordone in testa ad una manifestazione. Voglio leggerti negli articoli degli amici, voglio sentirti, respirarti nelle notti d’estate quando si esagera con la birra chiara.

Rialzati! Maggio, con i suoi giorni caldi, può fare a meno della tua presenza tra i caduti.

Aspetta! Ora ho capito.

Forse, ti sento, sei forse il ragazzo nella mia stessa carrozza assonnata, di mattina, che legge un libro di poesie di Pablo Neruda?

Sei la ragazza scalza che canta senza vergognarsi alla stazione del mio autobus?

Sei il mio compare di banco che mi passa un auricolare quando la radio trasmette una bella canzone?

Sei il compagno che ti dice sempre “ben fatto” dopo aver redatto un volantino o dopo essere intervenuto su di una questione spinosa?

Allora sei tutto ciò. Sei qui, ancora, respiri, parli, sorridi, ti arrabbi, ma ci guidi. È questo il senso allora della tua morte?

Rinascere in tutti i giovani militanti che hanno come te un amore sconsiderato per tutto quello che è veramente vita.

Se è così allora ti ringrazio Giuseppe, veramente, ti rendo grazie di cuore, per tutto quello che stai continuando a fare. Un giorno, spero che mi potrò sdebitare in qualche modo. Intanto continuerò a ricordarmi di ricordare, continuerò a narrarti, a copiarti, a riscoprirti nella lotta e non solo il 9 maggio, come sto facendo ora, ma ovunque mi capiti l’occasione di renderti partecipe della mia vita, caro, prezioso compagno.

Alce Nero

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