OPERAI DELLA “BADONI” IN LOTTA!

Riportiamo un articolo apparso su “Casate on line” il 17 Aprile, in cui i lavoratori della Badoni di Costa riassumono i punti salienti della loro vicenda. Riteniamo che alla lotta degli operai della Badoni vada data tutta la risonanza, tutta la solidarietà, tutto l’appoggio e tutto l’aiuto possibili…


Badoni Costameccanica: qualche utile chiarimento al fine di spiegare le ragioni che portano noi dipendenti Badoni ad insistere con determinazione nelle iniziative volte alla salvaguardia del nostro posto di lavoro.
La stampa locale e non, da ormai tre mesi, sta informando i cittadini lecchesi (e non solo) riguardo il periodo travagliato che stiamo vivendo noi lavoratori della azienda Badoni Costameccanica di Costa Masnaga. Noi stessi siamo stati protagonisti (e ancora lo saremo) di tutta una serie di iniziative sindacali il cui obiettivo principale è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo la precarietà della situazione occupazionale che stiamo vivendo.

Al fine di comprendere meglio la situazione in cui siamo coinvolti, riteniamo sia opportuno mettere in evidenza alcuni fatti che invece sembrano voler essere messi in secondo piano nel merito della discussione in atto tra le parti in tavola: ciò può essere utile per dare chiarezza alla caparbietà con la quale, quotidianamente, stiamo affrontando questa gravosa situazione.
Il signor Renato Bonfanti, attuale proprietario di Badoni Costameccanica, ha acquistato l’azienda, che ora vuole chiudere, dalla procedura fallimentare della società Costameccanica Spa.
Chi di noi era allora delegato sindacale, ancora ricorda le riunioni che si tenevano periodicamente a Lecco presso lo studio del dott. Felice Tavola (erano gli anni 2002/2003). Ricordiamo bene come egli si adoperò al fine di convincere noi lavoratori, allora invischiati in una realtà occupazionale incerta e fallimentare, della serietà e dell’onestà che diceva essere proprie dell’imprenditore interessato all’acquisto di Costameccanica Spa.
Lo stesso commissario liquidatore (il dott. Palmieri), si preoccupava di rassicurarci circa la bontà della proposta di acquisto.

Al termine delle trattative decidemmo quindi di avallare l’operazione di acquisizione: va sottolineato come il consenso da parte nostra fosse infatti vincolante ai fini della positiva conclusione del negoziato e, non di meno, il parere positivo di noi lavoratori fosse espressamente richiesto anche dal Commissario di Governo.
Riteniamo tutt’ora di avere preso, allora, una decisione ben ponderata: la nostra unica preoccupazione era infatti quella di dare continuità all’attività produttiva e di salvare il posto di lavoro (eravamo ormai fermi da oltre sei mesi…).
In seguito alla nostra manifestazione di assenso, tutto il patrimonio di Costameccanica Spa viene inizialmente concesso in subaffitto, per un periodo di due anni, al signor Bonfanti: ciò al fine di permettere un riavvio dell’attività produttiva che si dimostrasse efficace.

Poiché la procedura si può aprire solo se l’impresa è insolvente, così come accade per il fallimento, gli effetti sono in parte i medesimi: ad esempio, il commissario può esercitare le azioni revocatorie (purché il programma sia di cessione e non di ristrutturazione) e i creditori perdono l’esercizio delle azioni esecutive individuali.  Allo scadere di tale periodo di transizione, il patrimonio completo della ormai ex Costameccanica Spa, passa definitivamente nelle mani del nuovo proprietario.
Il temine patrimonio non è casuale.
E’ bene chiarire infatti ciò di cui stiamo parlando:

* un’area industriale di oltre 40.000 metri quadrati con una ulteriore volumetria edificatoria residua;
* capannoni industriali attrezzati per un totale di circa 4000 metri quadrati;
* un’attività industriale rinomata a livello mondiale con un imponente archivio tecnico ed un pacchetto clienti di rilevanza nazionale ed internazionale (quest’ultima voce è in effetti, tutt’oggi, assolutamente appetita anche da numerose altre aziende concorrenti).

Salvare e dare continuità alla produzione meccanica, a volte unica nel suo genere, che ha origine da questa azienda, è stato il faro che ha guidato le nostre azioni degli anni scorsi e che ci ha permesso di arrivare fino ad oggi. Le motivazioni che ci hanno supportato allora sono le stesse di questi giorni ma con in più il valore aggiunto dato dall’esperienza passata a consolidarle ed a fortificarle.
Ed è proprio in ragione di ciò che, a fronte di una situazione occupazionale totalmente differente rispetto alle vicende passate, sentiamo l’obbligo e la necessità di perseverare nell’opporci fermamente all’apertura della procedura di mobilità per noi lavoratori di Badoni Costameccanica ed alla conseguente liquidazione dell’azienda stessa.
Partendo da questi presupposti e fermo restando le concrete opportunità di stabilità occupazionale date da un’azienda come la nostra, in grado cioè di produrre in toto prodotti altamente qualificati e di comprovata qualità, è impossibile comprendere di fatto il comportamento tenuto dalla proprietà.
Il voler negare ad ogni costo la sopravvivenza di una realtà produttiva di rilevante importanza per tutto il territorio, lascia spazio al nascere di molteplici interrogativi, illazioni e congetture.

Tutto ciò ha origine nella decisione del signor Bonfanti di mettere in liquidazione l’azienda (una prima volta) nell’ottobre 2009. Tale scelta viene poi accantonata (si presume dopo un ripensamento da parte della proprietà) e successivamente riproposta nella seconda metà di gennaio 2010: questa volta lo fa in maniera definitiva e con la chiara e determinata volontà di cessare l’attività e di chiudere lo stabilimento.

In una situazione di questo genere, e salvo ulteriori ripensamenti da parte della proprietà, cosa resta da fare a noi lavoratori se non reagire in maniera categorica e perentoria, lottando ed opponendoci a tutto ciò con ogni mezzo a nostra disposizione?

Cosa ci resta da fare se non auspicare che si concretizzi, in una qualche maniera, quella continuità dell’attività produttiva dalla quale dipende la nostra unica opportunità di lavorare e quindi di vivere in maniera dignitosa?

Un gruppo di imprenditori, per altro già radicati nel territorio lecchese, chiede di poter rilevare l’attività produttiva che il signor Bonfanti ha deciso (in maniera del tutto arbitraria) di chiudere, affermando inoltre di riuscire a potenziarla garantendo l’ingresso in nuovi settori produttivi.

Tale proposta che rappresenta, evidentemente, un intralcio ai piani del signor Bonfanti, è per noi tutti al contrario una concreta speranza ed una opportunità insostituibile di riuscire a conservare il posto di lavoro.

Il gruppo di industriali così aspramente osteggiato dal signor Bonfanti chiede unicamente, prima di poter dire il “si” finale, di eseguire la consueta serie di accertamenti che rappresentano parte dell’iter consueto messo in atto in occasione di un procedimento di cessione aziendale (nessuno chiede di procedere ad un “esproprio proletario”…).

Lo stesso Renato Bonfanti ebbe la possibilità, a suo tempo, di svolgere i medesimi accertamenti nel momento in cui formulò la proposta di acquisto di Costameccanica Spa; tutto questo usufruendo, ed in ottemperanza, della (così chiamata) “legge Prodi”.

Tale legge applica una procedura concorsuale che mira, non a liquidare un’azienda, ma a recuperarne l’equilibrio economico e finanziario dopo un periodo di osservazione, al termine del quale il tribunale decide se le prospettive di risanamento siano o meno concrete (come è in effetti stato nel nostro caso).

Le verifiche che il gruppo di possibili acquirenti chiede di eseguire, hanno l’unico scopo di stabilire la congruità dell’affitto di attività richiesto dall’attuale proprietà, senza di fatto quindi toccare la proprietà dell’immobile che rimarrebbe del signor Bonfanti (chi di noi affitterebbe un appartamento senza nemmeno prima poterlo visionare?).

Garantire l’occupazione (soprattutto in un momento di crisi come quello attuale) e la prosecuzione di un’attività lavorativa che da decenni qualifica il territorio lecchese dovrebbero essere l’obiettivo principale, oltre che per i lavoratori e per le parti sociali, anche per un imprenditore che voglia definirsi tale.

A fronte di tutto ciò, noi lavoratori, con la coerenza che ci contraddistingue e che abbiamo sempre dimostrato in tutte le vicende già vissute, continueremo ad intraprendere tutte le iniziative necessarie al raggiungimento del nostro personale traguardo: poter lavorare per vivere con dignità la nostra vita.

I lavoratori della Badoni Costameccanica

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...