PRIMO MAGGIO 2010: PRIMO IL LAVORO!

“Chi sfrutta i lavoratori non s’arresta fino a che rimane un muscolo, un nervo, una goccia di sangue da sfruttare”.

(Engels, La posizione della classe operaia)

La ricorrenza della festa dei lavoratori, come ogni anno e forse più delle volte scorse, da un brivido lungo la schiena; perché costringe a fare bilanci il cui risultato mostra, impietoso, il peggioramento progressivo e tangibile delle condizioni della classe lavoratrice.

I governi dei paesi a capitalismo avanzato, di fronte alla crisi di sovrapproduzione capitalista più grave dal 1929, si sono mossi mediante le banche nazionali stanziando 14 mila miliardi di dollari, l’equivalente del PIL USA, per salvare il sistema di speculazione finanziaria che produce denaro direttamente dal denaro senza incrementare la produzione reale, mentre poco o nulla hanno fatto per salvare salari, pensioni e posti di lavoro.

In Italia la cassa integrazione è cresciuta del 400% mentre nel solo 2009 ben 600 mila posti di lavoro sono andati perduti e i salari sono fermi (l’italia è al 23° posto dei paesi OCSE).  

Però la lotta vittoriosa della INNSE, dell’Eutelia, dell’ALCOA, della LEUCI qui a Lecco, la determinazione dei lavoratori della Badoni di Costa Masnaga e dell’AIDA di Calolzio insegnano che l’unica forza su cui i lavoratori possono contare sono i lavoratori stessi.

Quando i lavoratori compiono grosse maturazioni di coscienza nel giro di pochi mesi, spinti dalla necessità di mantenere il loro lavoro, e comprendono che nell’unità di tutti nella lotta è l’unica speranza di vittoria, si aprono degli spiragli.  

A questo punto  è vitale creare un collegamento e un coordinamento nelle lotte dei lavoratori delle diverse fabbriche, prima territorialmente e poi a livelli più alti; lavoratori che imparano dai successi di chi ha vinto e, forse ancora di più, dagli insuccessi di chi è stato sconfitto, che moltiplicano le forze lottando uniti una fabbrica accanto all’altra sono l’unica speranza di evitare un futuro di precarietà e miseria.

Noi, come Giovani Comunisti e come organizzazione giovanile del Partito della Rifondazione Comunista mettiamo a disposizione le nostre forze concrete, il nostro sostegno attivo e la nostra passione a servizio di tutti i lavoratori che lottano e che lotteranno nell’immediato futuro.

Il Primo Maggio invita poi a gridare la vergogna delle numerosissime morti sul lavoro; anche se le

stime dell’ Inail dicono che nel 2009 gli incidenti mortali sul lavoro sono calati di circa un altro 12% scendendo per la prima volta sotto i mille, precisano però che quei dati si basano solo sui suoi assicurati (circa 19 milioni), non tengono conto di un’ altra grossa fetta di lavoratori non iscritti (da sei a dieci milioni, col vastissimo sommerso che contiuna ad aumentare grazie a leggi come il pacchetto sicurezza che aprono le porte numerosi lavoratori clandestini e quindi invisibili) e men che meno di altri fenomeni, come i decessi causati da tumori dovuti ad agenti cancerogeni nei luoghi di lavoro. Tumori che l’ Ispels, l’ Istituto pubblico di ricerca sulla sicurezza sul lavoro, stima essere in Italia oltre 6 mila l’ anno: un totale di settemila lavoratori morti direttamente o a causa delle condizioni insalubri del loro lavoro. Calcolando  222 giorni lavorativi di media all’anno, sono circa 3 morti sul lavoro ogni giorno di lavoro. Se la retorica della patria deve ad ogni costo cercare i suoi eroi non vada a cercarli lontano, oltre i confini dell’Italia, ma vada nelle fabbriche e sulle strade dove i lavoratori muoiono per salari da mille euro al mese e per le loro famiglie.

Con tutti i lavoratori di ogni luogo e di ogni colore, per un PrimoMaggio di lotta!

Un Saluto a Pugno Chiuso

Giovani Comunisti/e

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