CON I LAVORATORI ALCOA!!

«Eccoci finalmente davanti a Montecitorio». Palazzo Chigi e piazza Colonna a poco più di cento metri. Irraggiungibili. Blindatissimi. «E allora facciamoci sentire». Così, dopo un’intera notte trascorsa sul traghetto “Nomentana” della Tirrenia in viaggio da Cagliari alla volta di Civitavecchia, dopo aver raggiunto la capitale in pullman e dopo un breve ma significativo corteo lungo via del Corso, i lavoratori dell’Alcoa di Portovesme hanno iniziato il loro presidio ad oltranza alle “stanze dei bottoni”.

Con loro, in piazza, anche una folta delegazione dei duecento lavoratori dello stabilimento veneto di Fusina (Marghera), giunti a Roma a bordo di tre pullman. Sono arrivati in piazza Montecitorio intorno alle 13, sette ore e mezza prima dell’incontro che a Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri, deciderà del futuro di 2 mila lavoratori. Mentre Liberazione va in stampa l’incontro è appena iniziato. Non possiamo scrivere, quindi, il risultato ma una cosa possiamo riportarla con certezza: gli oltre seicento lavoratori in presidio davanti Montecitorio non se ne andranno da Roma con una sconfitta.

«Siamo pronti a tutto per impedire che fra quattro giorni gli impianti vengano chiusi» spiega Francesco Bardi, delegato sindacale dello stabilimento di Portovesme che sul suo caschetto di sicurezza ha scritto, con un pennarello rosso, “Fiom in trincea”: «presidieremo Montecitorio e Palazzo Chigi a oltranza. In tasca non abbiamo il biglietto di ritorno per Cagliari, lo faremo solo quando avremo certezze sul nostro futuro e su quello di tutto il Sulcis». Per il sud-ovest dell’isola un eventuale addio del colosso di Pittsburgh significherebbe precipitare in un baratro senza fondo. Per questo a Roma sono sbarcati, insieme ai lavoratori, oltre trenta amministratori locali tra sindaci e assessori. Con loro anche il presidente della Provincia di Cagliari, Graziano Milia, «a dimostrazione che la vertenza Alcoa non riguarda solo il Sulcis ma l’intera regione: per questo ci aspettiamo che tutto il mondo politico e istituzionale dell’isola si mostri compatto a sostegno di una lotta che sta diventando il simbolo di una crisi economica che va sempre più ad assumere i connotati di una crisi sociale». L’unica soluzione possibile secondo Milia «è che si spinga Enel affinché chiuda un accordo bilaterale per la fornitura elettrica trattando direttamente con Alcoa». La causa scatenante la decisione della multinazionale americana di chiudere gli stabilimenti italiani risiede, infatti, proprio in un conflitto con la multinazionale dell’energia made in Italy. Uno scontro tra titani: da una parte gli americani chiedono che Enel abbassi il prezzo dell’energia a 30 euro al kilowatt-ora; dall’altra gli italiani che sotto i 40 euro al kw-ora hanno dichiarato di non voler scendere. In mezzo, duemila lavoratori. Duemila famiglie. Per questo, «o Enel chiude un accordo bilaterale per la fornitura di energia elettrica trattando direttamente con Alcoa» dichiara il presidente Milia «o Enel si dovrà cercare altrove le quote di energie rinnovabili che prende in parte dalla Sardegna».

Niente mezze misure, quindi. «Ci aspettiamo che il governo italiano si dimostri all’altezza della gente che dovrebbe rappresentare» denuncia il sindaco di Domusnovas, Angelo Deidda. Mentre ci spiega quali sarebbero le ripercussioni della chiusura dell’Alcoa per il suo paese, «considerando che su 6400 abitanti, oltre trecento lavorano a Portovesme» i lavoratori in presidio si sono tolti i caschetti di sicurezza dalla testa iniziando a sbatterli per terra. Il rumore è assordante.

«Il governo deve smetterla di dimostrarsi subalterno nei confronti delle multinazionali» spiegano in una nota congiunta Paolo Ferrero e Roberta Fantozzi, segretario e responsabile lavoro Prc, spiegando che «se Alcoa dovesse persistere nella sua intenzione di chiudere la produzione italiana, che il governo avanzi una proposta di acquisizione pubblica della produzione di alluminio per evitare la desertificazione totale di intere aree industriali e per garantire un futuro a migliaia di lavoratori». «No alla cassaintegrazione» urla un delegato sindacale dal megafono.

«Lavoro, lavoro» rispondono i lavoratori. «Non ci hanno fermato le manganellate, non ci siamo fermati sotto le cariche della polizia a Roma, lo scorso 26 novembre. Non ci siamo fermati, venerdì scorso, davanti agli agenti in tenuta antisommossa durante l’occupazione delle piste dell’aeroporto di Cagliari. Non ci fermeremo di certo ora». Gli applausi vengono interrotti solo dai boati dei petardi. Intanto cala il buio e il freddo avanza. L’ora dell’incontro si avvicina. I compagni del Prc, sui tavolini dietro lo striscione “Siamo tutti sullo stesso tetto” iniziano a preparasi per garantire la cena ai lavoratori, stanchi ma decisi a non mollare: si iniziano a distribuire panini, frutta e acqua offerti dalla Unicoop Tirreno mentre dai lavoratori in lotta di Eutelia è in arrivo pasta calda per tutti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...