La scuola pubblica è in serio pericolo: la Polizia risponde e arresta 9 dissidenti!! L’opinione di un Giovane Comunista…

Non amo la violenza, per natura e per convinzione politica, e vorrei poter combattere il sistema con ogni mezzo a partire da quelli culturali. Tuttavia non sono nonviolento ad ogni costo, semplicemente sono comunista.

Nella mia attività politica ho avuto modo di conoscere personalmente compagni anarchici che, al contrario, hanno una visione di lotta che contempla pratiche violente, o più semplicemente illegali, con cui tuttavia condivido lo stesso medesimo progetto: una società migliore fondata sull’uguaglianza, la libertà e la solidarietà. Diversi i mezzi, identico il fine.

Venerdì in Università Statale a Milano degli studenti di un collettivo anarchico sono entrati in sede Cusl (una cooperativa che fa capo a Comunione e Liberazione), e hanno stampato alcune centinaia di fotocopie senza pagarle, come segno di protesta verso i moltissimi privilegi ingiustificati di cui questa organizzazione gode a Milano e in Lombardia. All’uscita sono stati fermati dai gestori della libreria e ne è nato un tafferuglio in cui gli studenti hanno avuto la meglio. Dopo il deprecabile gesto i compagni anarchici sono stati naturalmente denunciati. La sera di venerdì un comando di forze dell’ordine organizza una vera e propria operazione di sgombero della casa occupata in cui i compagni anarchici del sopracitato collettivo organizzano da tempo eventi culturali e sociali aperti a tutta la cittadinanza, e ne arresta 5, di cui uno a San Vittore gli altri ai domiciliari, pena prevista per l’accusa di rapina: due anni.

La mattina di oggi, martedì 17 novembre, il corteo degli studenti medi, indetto per la Giornata Internazionale del Diritto allo Studio, viene inevitabilmente caratterizzato da una certa preoccupazione verso l’esagerata reazione poliziesca nei confronti degli studenti anarchici e il tragitto autorizzato viene deviato in senso di protesta: il corteo diventa abusivo. Le forze dell’ordine intervengono bruscamente e fermano 4 studenti liceali di cui 2 rilasciati nel pomeriggio e gli altri agli arresti. L’accusa è di corteo non autorizzato, il processo sarà per direttissima. Nel pomeriggio viene indetto un presidio di protesta nella centralissima piazza San Babila: la tensione è alta.

Ho partecipato al presidio e ho incontrato compagni di diversi collettivi, scuole, età e partiti e il pensiero generale è stato: gli studenti avranno pure sbagliato, ma una reazione così repressiva è tollerabile? Si può finire agli arresti domiciliari per 30€ di fotocopie? Si può finire in questura a 18 anni per aver deviato il corso di una manifestazione per il diritto allo studio? La risposta non può che essere categoricamente negativa.

In un momento in cui la Scuola Pubblica viene messa in forte discussione dal sistema, la Polizia ha di fatto dato un chiaro segnale politico intimidatorio a tutti i dissidenti, cominciando dai più estremisti. Io e altri Giovani Comunisti lombardi non siamo riusciti a rimanere indifferenti, e per questo eravamo in piazza con le bandiere nel nostro Partito.
Non possiamo aspettare che vengano a bussare anche alla nostra porta, quando ormai l’Università sarà a pagamento, quando la scuola sarà preparazione tecnica al sistema e non più educazione ad una vita critica, quando non si insegneranno più la filosofia, la letteratura e la storia nelle scuole pubbliche, e si dovrà ricominciare a combattere per un diritto che ci sembrava naturale avere. La Polizia deve capire che la nostra lotta è anche quella dei suoi figli e dei suoi nipoti, che l’ordine non vale niente se è imposto con la forza.
Certo, vorrei vedere gli studenti milanesi più compatti, non viziati da inutili personalismi e da dannose corse per la ribalta mediatica. Vorrei partecipare a cortei organizzati in maniera più chiara, con un servizio d’ordine, con il mandato chiaro di evitare provocazioni che non ci possiamo permettere. Vorrei che i Giovani Comunisti lombardi tornino a fornire ai movimenti la loro esperienza di giovanile di partito caratterizzata dalla lotta e dal conflitto.

È già tardi ed è inutile aspettare, la scuola geme, le fabbriche chiudono, serve politica.

A Milano gli studenti tornano a reagire in massa dopo la chiusura delle scuole civiche serali Grassi e Gandhi, dopo il trasloco forzato dell’Accademia di Brera, dopo il rischio di chiusura della mensa del Politecnico, dopo la dura repressione poliziesca. Noi comunisti ci vogliamo essere?

Marco Nebuloni
Giovane Comunista Lecco

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