Germania e Portogallo:avanzano le forze COMUNISTE e ANTICAPITALISTE

Il voto di ieri in Germania e Portogallo, due paesi che fanno parte dell’Unione Europea e che in questi mesi sono stati colpiti, pur se con modalità differenti, dalla crisi economica, ha fatto registrare un’avanzata delle forze comuniste e di sinistra, mentre la socialdemocrazia paga pesantemente, in entrambi i casi, il fatto di essere forza di governo assolutamente omologata al sistema neoliberista ed euro-atlantico.

In Germania, a pagare il prezzo maggiore per le politiche della Grande Coalizione sono proprio i socialdemocratici (SPD) di Steinmeier, inchiodati ad un umiliante 23% e 146 seggi, perdendo oltre il 10% di consensi e 76 seggi rispetto al 2005. Contemporaneamente, la vittoria dell’attuale Cancelliere Angela Merkel e del suo progetto di alleanza di governo organica con i Liberali (FDP) è dovuta assai più a questi ultimi che alle forze di centro-destra della CDU/CSU. I liberali, infatti, hanno ottenuto un brillante 14,6% e 93 seggi (dal 7,4% e 61 seggi del 2005), mentre CDU/CSU si sono fermate al 33,8% (contro il 35,2% del 2005), guadagnando però qualche seggio (239 contro 226).
In un contesto difficile, nel quale si registra anche la più bassa affluenza alle urne degli ultimi anni (72%), il risultato ottenuto dalla Die Linke di Gysi e Lafontaine acquista ulteriore valore, a conferma della crescita costante di questi ultimi anni. Alle elezioni legislative del settembre 2005 questa forza politica – sorta nel luglio dello stesso anno dalla fusione tra il Partito del Socialismo Democratico (erede della SED, al governo in quella che era stata la DDR) e la WASG di Lafontaine, che aveva rotto con i socialdemocratici dell’allora Cancelliere Schroeder sulla riforma dello stato sociale – aveva ottenuto l’8,7% dei consensi e 54 seggi, determinando un elemento di grande novità nel panorama politico della Germania riunificata: per la prima volta dal secondo dopoguerra, un’organica rappresentanza politica collocabile a sinistra della SPD entrava a far parte del Bundestag. Da allora, la forza del partito è cresciuta ad est come ad ovest, fino alle europee ed alle regionali dell’estate appena trascorsa. Se alle europee la Linke ha ottenuto il 7,5%, passando da 7 a 8 europarlamentari, alle elezioni legislative svoltesi ieri ha visto accrescere i propri consensi fino all’11,9% e 76 seggi, candidandosi come la vera opposizione sociale e politica alle misure antipopolari che la nuova coalizione di governo tra CDU/CSU e Liberali sarà costretta ad adottare.

In Portogallo, in un contesto di forte astensione, si è assistito ad una forte polarizzazione del voto, dinamica in parte già emersa anche in occasione delle recenti elezioni europee. Il Partito Socialista (PS) di Socrates, da solo al governo nella legislatura appena terminata, ha perso la maggioranza assoluta, fermandosi al 36,56% e 96 seggi, contro il 45% e 121 seggi delle politiche anticipate del febbraio 2005. Un voto che segna una grande disillusione popolare nei confronti del partito e delle politiche adottate dal governo, tutte di segno neoliberale e di fatto in continuità di fatto con il precedente governo di destra, che hanno finito per impoverire il paese e colpire i diritti ed i salari dei lavoratori, come lo stato sociale. Sul fronte delle forze conservatrici e di destra, il Partito Socialdemocratico (PSD) ottiene un risultato non certo brillante (29% e 78 seggi), a tutto vantaggio del Centro Democratico Sociale (CDS/PP), che, con il 10,46% e 21 seggi, ottiene il miglior risultato dal 1982.
A sinistra del PS, avanzano tanto il Bloco de Esquerra (BE), formazione politica della sinistra radicale e di alternativa, quanto la Coalizione Democratica Unita (CDU), formata dal Partito Comunista Portoghese (PCP) con Verdi e indipendenti. La prima, confermando il buon risultato delle recenti europee (dal 4,9 al 10,8%; da 1 a 3 deputati), ha ottenuto quasi il 10% dei consensi e 16 seggi (contro il 6,4% e 8 seggi del 2005), mentre la CDU ha sfiorato l’8% dei voti aggiudicandosi 15 seggi (nel 2005 era al 7,57% e 14 deputati). A dimostrazione che le lotte contro le misure imposte dal governo socialista organizzate in questi anni dalla sinistra e dai comunisti insieme al sindacato CGT-IN pagano anche elettoralmente. “Una politica ingiusta imposta con arroganza”, ha commentato Jeronimo de Sousa, Segretario del PCP, a caldo, subito dopo l’esito del voto. Per poi aggiungere: “La perdita della maggioranza assoluta costituisce un elemento di grande importanza nel quadro della lotta contro le politiche di destra e per un cambiamento deciso nella vita politica nazionale”. Una “rottura”, insomma, con le politiche adottate in questi anni tanto dal precedente governo dei destra (PSD/CDS), quanto dall’attuale guidato dal PS, come elemento centrale per ogni discussione sul futuro dei paese e sui suoi assetti di governo. Tocca ai socialisti decidere se continuare a governare come hanno fatto fino ad oggi, magari imbarcando pezzi di centro-destra, oppure aprire una nuova fase nella vita del Portogallo.

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