RITIRO IMMEDIATO!!

Drammaticamente niente di nuovo nello scenario della guerra afghana. Un ennesimo attentato dei talebani distrugge due veicoli “Lince” delle nostre truppe e provoca 6 morti tra i parà della Folgore e altri 4 feriti, questi ultimi non in pericolo di vita. Ci sono poi anche 10 morti tra i civili afghani e 55 feriti. Uno scenario grigio, denso del fumo che si leva dalle auto che bruciano, buchi nel terreno, grida e urla come sempre.

Scrivendo ancora una volta sugli attentati nelle zone di guerra, che ipocritamente vengono chiamate “democrazie ristabilite” o luoghi per le “missioni di pace”, è difficile esprimere sentimenti, concetti e auspici diversi da quelli già scritti in passato.
Tante e tante volte abbiamo detto che le vere missioni di pace non si fanno con soldati armati di tutto punto, sempre sull’allerta dell’attacco del nemico e con l’aperta ostilità della popolazione locale.
Le cronache sono diverse: c’è chi, a destra, parla di ruolo internazionale di pace dell’Italia e di fedeltà all’Alleanza Atlantica e agli Usa, e chi, a sinistra, definisce tutto questo un prezzo da pagare all’imperialismo americano e agli equilibri mondiali che Washington tenta di disegnare nella grande scena del riposizionamento delle potenze emergenti come la Cina, l’India e il Giappone.
Se poi fosse anche timidamente vero che i nostri soldati sono in Afghanistan per difendere la “democrazia”, ciò andrebbe a scontrarsi con l’assetto istituzionale che gli Stati Uniti hanno imposto a Kabul con il plenipotenziario Karzai, rieletto proprio in questi giorni con un voto che l’Unione Europea definisce “frode”, mettendo in forse ben un milione di voti ricevuti dal vicerè di Kabul che non riesce, con la sua polizia, a controllare neppure la capitale.

Le zone meridionali del paese sono completamente in mano alla guerriglia talebana e non servono i bombardamenti della Nato a sconfiggere questa resistenza armata che si fa sentire ogni giorno e che, purtroppo, mette in discussione ogni tipo di sicurezza per le forze schierate dalla coalizione già detta “dei volenterosi”.
Una volontà di espansione economica, non certo di allargamento dei diritti sociali e civili degli afghani che vivono in un inferno di passaggio tra il passato teocratico degli studenti coranici, ancora ben presenti nella loro vita, e un futuro di corruzione politica che promana tutto dal nuovo ordine costituzionale.

Piangere la morte dei nostri soldati è gesto pietoso che lasciamo al dolore delle famiglie. E’ anche inutile fare i grilli parlati, ripetere alla noia che dobbiamo ritirarci immediatamente dalle operazioni militari in Afghanistan e riportare le truppe entro le nostre caserme.
Il Governo sa che, come comunisti, chiediamo da sempre il ritiro delle truppe hic et nunc. Il Governo sa, ma piangerà invece lacrime di coccodrillo e dirà che la grande crociata per la democrazia continua e che la stabilità sociale dell’Afghanistan dipende anche dalla presenza italiana ad Herat, a Kabul e in quelle vie dove saltano in aria i nostri mezzi con a bordo i soldati.
Non è una pioggia di parole retoriche dirlo, anche se può sembrare ripetitivo e inutile: è necessario disimpegnarsi da qualunque teatro di guerra. Anzitutto per rientrare nel pieno rispetto della Costituzione della Repubblica, e riconsegnare alle Forze armate il loro ruolo di esclusiva difesa del Paese da offese esterne. In secondo luogo per disconoscere la politica di occupazione americana (e non solo) dell’Afghanistan che ha tutto il diritto, dopo una guerra di aggressione, di vivere la sua faticosissima ricostruzione con aiuti internazionali che non siano portati con i fucili e con i carri armati, ma da associazioni umanitarie, capaci di farsi riconoscere come tali dalla popolazione e quindi di entrare in completa sintonia con i bisogni di ogni bambino, di ogni donna e anziano che oggi soffrono le pene più tremende a causa di attentati che hanno luogo solamente per la presenza occupante di truppe straniere.

L’Italia ha già umiliato per troppi anni i suoi princìpi costituzionali, la sua propensione al pacifismo nata dopo la Seconda guerra mondiale unitamente alla risoluzione diplomatica delle controversie internazionali.
E non c’è stato esecutivo che non si sia rifiutato di sostenere l’imperialismo statunitense che, in Afghanistan, mantiene saldamente le sue postazioni con la benedizione di Barack Obama che, in questo caso, segue la linea tracciata da George W. Bush, ed anzi aumenta la presenza militare a stelle e strisce sul suolo di Kabul.
Se vogliamo evitare da tutte le parti nuovi lutti, nuove tragedie, ritiriamo le truppe. Ora, subito, immediatamente, con una decisione unilaterale. Ma per fare questo occorre un impegno pacifista di un popolo che costringa un governo guerrafondaio a questa mossa.
Con l’autunno può ricominciare a rinascere la coscienza sociale anche su questo versante, rifacendo sventolare le bandiere della pace dai nostri balconi, riscendendo nelle piazze per creare una crisi vorticosa che faccia implodere la maggioranza parlamentare e determini la fine, se non del berlusconismo, almeno di Berlusconi e soci

Annunci

One thought on “RITIRO IMMEDIATO!!

  1. 17.09.2009 – Cordoglio e dolore per gli italiani uccisi in Afghanistan

    Comunicato della Presidenza nazionale dell’Arci

    L’Arci stringe in un abbraccio commosso le famiglie, gli amici, i colleghi, le comunità di origine dei militari italiani uccisi in Afghanistan. Siamo vicini al loro immenso dolore.
    In tutto l’Afghanistan si muore e si soffre da troppo tempo. Muoiono i civili, massacrati dalle bombe occidentali, dalla violenza talebana e dei signori della guerra. Muoiono gli armati su tutti i fronti, impegnati in un conflitto senza sbocco. Muoiono ogni giorno di più le speranze di pace e diritti. La democrazia figlia dell’occupazione è una finzione, come denunciano gli osservatori dell’Unione Europea dopo le ultime elezioni.
    Di fronte a questo nuovo lutto chiediamo ancora una volta al Governo Italiano di guardare in faccia la realtà e di dire, finalmente, la verità. Perché stiamo in Afghanistan? Cosa stiamo facendo lì?
    La presenza militare italiana continua ad essere giustificata, dal Governo Italiano e da troppe forze politiche, come una missione tesa alla difesa dei civili e al rafforzamento della democrazia. Peccato che gli obiettivi di una missione di pace non siano conciliabili con la guerra aperta contro i talebani condotta dalle truppe occidentali più numerose e attive.
    Il Governo parla di Afghanistan come se fosse il Libano. Ma se in Libano le truppe USA bombardassero ogni giorno i villaggi del sud per stanare gli Hezbollah, la nostra missione sarebbe fallita da un pezzo.
    L’Afghanistan è un paese in guerra. In guerra si muore, senza una ragione, senza un perché. Noi riteniamo politicamente e eticamente inaccettabile sacrificare all’altare della convenienza politica la vita di cittadini lavoratori italiani impiegati nelle Forze Armate.
    Quando l’Italia avrà il coraggio di fare chiarezza? Soluzioni semplici non ce ne sono: servirebbe un congiunto di iniziativa politica, diplomatica, economica, culturale, e di polizia internazionale che dovrebbe fare tabula rasa di quasi tutto ciò che si è fatto finora, ammettere gli errori, cambiare radicalmente strada.
    Servirebbe realismo, professionalità e una visione, che qui nessuno mette in campo. Alcuni elementi li abbiamo, come società civile, proposti da tempo. Abbiamo ricevuto lodi da più parti, ma alla prova dei fatti nessuno ha mosso un dito. Non c’è la voglia di fare i conti con le cose difficili, meglio la propaganda.
    Ne vedremo tanta nei prossimi giorni, per un lutto che ben altra serietà richiederebbe. Chiediamo che l’Italia onori la memoria dei soldati uccisi aprendo un serio dibattito in sede Onu, Nato e nelle istituzioni italiane su una alternativa politica all’intervento attuale.

    Roma, 17 settembre 2009

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...