I PRECARI DELLA SCUOLA


Ad Arezzo lavano i vetri in mutandoni: perché è così che ci ha lasciato lo Stato. E il movimento docenti precari chiede che tutti si presentino nella stessa tenuta alle convocazioni dell’Usp per le supplenze. Intanto a Salerno in sette salgono sul tetto dell’ex Provveditorato emulando i lavoratori dell’Insse e i vigilantes romani in cima al Colosseo. Se il buongiorno si vede dal mattino…
La fantasia dei precari della scuola sembra non avere limiti. Dopo le tante iniziative dello scorso anno, quando imposero il Sanprecario e si vestirono da fantasmi, stavolta, con il nuovo anno scolastico alle porte, sono tornati alla carica: i più originali, sinora, sono stati sicuramente quelli di Arezzo. Dove si sono presentati in centro a lavare i vetri, degli increduli automobilisti fermi ai semafori, in mutandoni e t-shirts bianche con scritto “Precario scuola licenziato” .

Per anni – hanno scritto su un volantino di protesta – siamo serviti a far funzionare la scuola per coprire i posti che non erano messi a ruolo. Ora lo Stato intende disfarsi di noi senza una parola di ringraziamento senza neppure tentare un timido ‘Scusa mi dispiace’. Adesso noi siamo senza lavoro e le scuole in grandi difficoltà anche per operazioni semplici come l’apertura e la chiusura degli edifici, per non parlare della didattica, e di tutte le attività di insegnamento. Dopo il lungo fidanzamentohanno concluso i lavoratori aretini – lo Stato non solo non ci porta al matrimonio promesso, il tanto auspicato posto fisso, ma ci abbandona letteralmente in mutande”.
Sembra che quella di rimanere vestiti con soli slip o calzoncini (complice la stagione estiva, ma soprattutto la mano pesante del Governo sul fronte dei tagli) sia il leit motive che quest’anno caratterizzerà le proteste del personale precario. Su indicazione del movimento ‘docenti precari’ un numero nutrito di aspiranti alla stipula di un contratto ha promesso che nei prossimi giorni si presenterà alle convocazioni dell’Ufficio scolastico provinciale per le nomine a tempo determinato vestito di un solo indumento: le mutande.

Un’idea semplice, ma efficace – spiegano i fautori dell’iniziativa – per protestare in modo forte e visibile contro i tagli alla scuola che penalizzano tutti, studenti, docenti ed in particolare le energie più fresche e vitali del nostro sistema formativo ossia i docenti precari. Si suggeriscono mutandoni o boxer colorati accompagnati da canottiera bianca sulla quale attaccare un foglio con scritto: ‘I tagli alla scuola ci lasciano in mutande’”.
La metafora potrebbe emanare una certa ilarità, ma dall’aria che tira c’è poco da sorridere. È notizia di oggi che a Fuorni, mentre si svolgeva un incontro tra il direttore dell’ufficio scolastico provinciale e una delegazione sindacale di base, in rappresentanza di oltre 100 manifestanti che protestavano fuori per i 2.000 tagli, sette precari sono saliti sul tetto dell’Ufficio scolastico provinciale di Salerno: la protesta, che ha fatto ricordare quelle avviate in questa estate dai lavoratori della Insse in cima ad una gru e i vigilantes romani saliti sul Colosseo, ha tutta l’aria di essere di un triste prologo di quel che accadrà nelle prossime settimane.
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