Ripartire UNITI dalle PIAZZE, tra la gente!!

Carissime compagne e carissimi compagni,

con la drammatica sconfitta rimediata dalla sinistra sia a livello locale provinciale, sia a livello nazionale, la democrazia di questo paese andrà sempre più affievolendosi. In Italia, l’avanzata di partiti populisti come l’Italia dei Valori di Di Pietro, o la grande vittoria di un partito xenofobo come quello del carroccio, hanno affossato le sorti di un sempre più impalpabile partito democratico, e di una sinistra incapace di lottare per l’unità.

A Lecco, il presidente della provincia uscente, Virginio Brivio, ha “donato” il testimone, ad un esponente della più bassa classe politica della storia di questa democrazia. Pur avendo lavorato con serietà, al momento di chiedere di nuovo il consenso agli elettori, qualcuno, all’interno della sua coalizione, ha deciso di guardare più alle magagne tra ciellini e leghisti, che non provavano molta simpatia per Daniele Nava, ma che comunque in cabina elettorale hanno abbassato la testa e votato il simbolo di sempre, piuttosto che ad una sinistra distrutta che comunque poteva portare il suo contributo per il tanto sperato spareggio finale. Così i toni si sono abbassati, sì è fatta la rincorsa al ballottaggio candidando personaggi triti e ritriti, nella lista “azione positiva” che sosteneva il presidente,sì è puntato troppo sull’Idv, che in Italia ha raddoppiato i suoi voti, ma che in provincia di Lecco non è arrivato al cinque per cento, forse perché presentava personaggi di dubbia fama nelle liste, o forse perché il radicamento sul territorio era pressoché inesistente. Il risultato è stato catastrofico, ed ora l’amministrazione provinciale sarà la seconda casa di quel vice sindaco di Lecco, che non è mai stato in grado di dimostrasi meritevole di quella carica. Un vice sindaco, che sedeva sulla poltrona di un consiglio distrutto da beghe interne, un vice sindaco che non ha mai partecipato, salvo quest’anno, al 25 aprile. Questa è stata la scelta della provincia, ahimè la scelta con cui dovremmo rapportarci almeno per i prossimi cinque anni.

L’a.n.p.i. in questa rincorsa ad una nuova identità, in un periodo di grandi cambiamenti, come reagirà di fronte a tutto questo? E le nuove istituzioni appena composte, in che modo saranno disposte a dialogare con l’ente morale di cui fieramente faccio parte?

Le risposte, per ora, sono solo nell’ambito delle possibilità, ma con tutta sicurezza, non azzardo con il pronosticarlo, i rapporti si faranno più tesi, e dalla parte di qualcuno ci sarà poca disponibilità ad ascoltare le proposte dell’altro.

E allora che fare? La risposta l’ho trovata negli occhi speranzosi dei pochi, che con me hanno sognato un mondo diverso. In primis. Domenica 14 giugno 2009, l’a.n.p.i. della Valle san Martino, insieme al comitato locale per la difesa della costituzione, passeggerà per le strade di Calolzio, fino ad arrivare alla residenza del ministro Michela Vittoria Brambilla, per in qualche modo, chiederle chiarezza, di quel suo gesto durante la festa dell’arma dei carabinieri, proprio sul finire dell’inno di Mameli, quando il rosso ministro alzò il braccio (subito emulata dal padre) come se stesse compiendo un saluto romano, memoria di un ventennio non più così lontano. Per questo passeggiando chiederemo al ministro a cosa stesse pensando, quando all’insediamento del quarto governo Berlusconi, lei allora sottosegretario, giurò sulla costituzione, simbolo della resistenza?

Secondo. Durante la campagna elettorale, precisamente il 22 maggio scorso (ora sarò un po’ prolisso) il bel candidato, Daniele Nava, aveva fissato un comizio a palazzo Falck, con ospite d’onore il ministro della difesa Ignazio La Russa. Insieme a numerosi compagni ci recammo giorni prima dalla digos per chiedere parte della piazza Garibaldi per manifestare il nostro dissenso nei confronti del onorevole che si era appena permesso di dire, cito dai titoli dei maggiori giornali che hanno sottolineato l’accaduto, l’osservatorio per i migranti delle Nazioni Unite, non vale un “fico secco”.

La manifestazione fu autorizzata a patto che noi non fossimo nel cono visivo del ministro. Il che ci sembrò una violazione dell’articolo 21 della costituzione. Così giunti al 22 decidemmo di sciogliere la manifestazione e di aspettare il ministro, come liberi cittadini, all’esterno del palazzo dove avrebbe tenuto comizio, senza volantini, striscioni e megafoni.

Al passare del ministro subito, la polizia, ci ha circondato, un coraggioso, tra noi ha iniziato ad urlare il proprio dissenso con due frasi: “predicate sicurezza, ma favorite solo l’impunità” (facendo riferimento al decreto sicurezza ed al caso Mills appena concluso in primo grado)e, riportando episodi anche rimarcati da alcuni giornali, come sottolineato prima: “Chi non vale un fico secco?”. Bene il ministro dapprima chiese a Fabio Dadati il perché, il facinoroso fosse arrivato in piazza. Di tutta risposta il novello assessore fece: “Non lo so, avevo anche chiamato il questore prima di questo appuntamento”. Come se il popolo della libertà si potesse avvalere della questura per fermare qualsivoglia cittadino (popolo di serie A e popolo di serie B). Dopo pochi giorni da questo accaduto, il compagno ricevette un telefonata e gli fu reso noto un avviso di garanzia. Le accuse, aver violato l’articolo 650 e l’articolo 654 del codice penale, cioè non aver ascoltato un ordine da parte di un pubblico ufficiale (in questo caso il questore “stai zitto o ti portiamo via”) e per aver urlato sediziosamente (cioè incitando alla rivolta). Bene ieri sera, al Libero pensiero di Rancio, insieme ad altre cinquanta persone, ci siamo ritrovati per parlare di questa violazione della libertà di espressione,e si è deciso di manifestare pubblicamente in piazza Diaz il 27 giugno. Alla manifestazione, che si terrà dalle 16.00 alle 18.00, hanno già aderito personaggio come: Salvatore Borsellino, Nando dalla Chiesa, Moni Ovadia ed Alessandro Robecchi, lo scopo sarà quello di urlare, che parte della popolazione è stufa di questi continui attacchi intimidatori propiziati da alcune fazioni politico. Il fine sarà anche quello di lottare per diritti che ora come ora sono solo scritti su carta, ma per nulla tutelati.

Invito il comitato direttivo provinciale dell’a.n.p.i. di Lecco a sottoscrivere e partecipare, a queste due manifestazioni, per iniziare di nuovo dalle piazze, per tornare a parlare di democrazia con un metodo nuovo, o forse dimenticato, per contrastare il divano e la tv, che oggi come oggi creano l’opinione pubblica sulla base di un deficit democratico, cioè quello che l’80% dell’editorie e delle televisioni sono in mano ad un unico uomo che, guarda caso è il presidente del consiglio, per ribadire un concetto che partì da un palco di Lecco, quello su cui, nel 1976, Sandro Pertini consegnò la medaglia d’argento ad una città che si ricordava ancora della resistenza. Liberi fischi in libera piazza. Tutto da capo, per un domani migliore.

 

Daniele Vanoli

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