CALLolozio CANTER

UNO SGUARDO IN QUEL DI CALOLZIO…

Un tempo, anche a Calolziocorte, c’era chi aveva un’immensa voglia di chiacchiericcio mediatico, anche solo di sussurri, ma comunque di qualcosa che colpisse l’opinione pubblica sempre in vista elezioni. Era il 2007, ed ad un tavolo, le migliori teste della destra popolare, liberale, federale e fascista (della valle San Martino), si erano messe attorno ad uno scrittoio, per preparare il nuovo affondo con il sedere, sullo scranno comunale di appartenenza, ormai in dotazione da lontanissima data. Certo, non si poteva pensare in grande, come era successo a Roma dove si poteva buttare alla gogna mediatica un violentatore, qui bisognava agire, senza far rumore, ma provocando almeno un pochino di scandalo, magari prendendosela con qualche migrante cha va sempre di moda (l’idea di avere un violentatore nostrano era stata messa in un angolo perché non si riusciva a trovare nessun volontario disposto a stoicamente a donare il proprio seme per la patria).

Pensa, che ti ripensa, ormai le teste fumanti dei destrorsi locali, erano arrivate ad un buonissimo compromesso, l’assist, come un cross dalla fascia che arriva sul piede del bomber, era stato calciato dalla Regione Lombardia (feudo ciellino fin dall’unità d’Italia). Infatti, in data 3 marzo 2006, la regione se ne usciva con un ordinamento giudiziario: l.r. 6/2006, che all’articolo 7, modificava la legge per il governo del territorio (pgt) inserendosi con l’articolo 98-bis all’interno della l. r. 11 marzo 2005, n.12… Va bhe, facciamola breve. La modifica era la seguente: I comuni individuano gli ambiti territoriali nei quali è ammessa la localizzazione dei centri di telefonia in sede fissa e definiscono la disciplina urbanistica cui è in ogni caso subordinato il loro insediamento, con particolare riferimento alla disponibilità di aree per parcheggi, nonché alla compatibilità con le altre funzioni urbane e con la viabilità di accesso”.

L’illuminazione aveva avvolto tutti al tavolo dei pensatori, il goal era nell’aria, e venne messo a tabellino nel dicembre 2006, proprio sull’amato foglio Calolziese (n.3, pg.7). Se lo prendessimo, ora dovremmo andare sulla pagina dell’ex presidente della gloriosa Comunità montana della valle san Martino (quella del Loco de Calolcio) Carlo Malugani del carroccio (all’epoca assessore all’urbanistica, papabile nuovo sindaco di Erve). C’era un rettangolo a tre quarti di pagina con il titolo che recitava: Adozione variante N.T.A. (norme tecniche di attuazione). L’insediamento di centri di telefonia in sede fissa, precisando le zone urbanistiche in cui sono compatibili dette strutture ed il fabbisogno di aree a parcheggio nonché le modalità del riempimento di tali aree così come espressamente previsto dall’ articolo 7 della l.r. 6/2006… Insomma, probabilmente i cittadini non avrebbero capito nulla di questo rettangolo, ma probabilmente, nessun cittadino legge il foglio calolziese (escluso quello finto che si distribuisce in campagna elettorale). In poche parole, il comune d’ora in avanti, decideva se i call center situati in centro storico (centro storico meta di pellegrinaggi da tutto il mondo) potevano rimanere aperti, oppure no, in base alla monetizzazione di parcheggi, e compatibilità con la viabilità d’accesso.

Sembra uno scherzo, ma l’assessore al commercio Luca Luigi Caremi, non ci mise molto a percepire il messaggio, ed esibì in barba ai migranti, queste prescrizioni, obbligando il call center di via Galli a chiudere. Calolzio ora poteva tirare un sospiro di sollievo, perché si era tolta una bella gatta da pelare, praticamente “Al Queida”, non poteva più chiamare il comune principe dalla valle san Martino, per organizzare attentati dinamitardi contro la piazza Vittorio Veneto.

Eppure già allora qualche voce che usciva dal coro c’era. Era il consigliere comunale Corrado Conti: “ritengo la legge regionale stupida, un regolamento a favore della ghettizzazione che non potrà far altro che male all’ente”. Una sibilla, un oracolo.

La storia degli ultimi giorni sembra la dichiarazione fatta da Conti nel 2007. Difatti la l.r. 6/2006 venne annullata dalla corte costituzionale il 24 ottobre del 2008, e il signor. Vonan Nobout Julien titolare del call center, che ha chiuso serranda, grazie all’adozione della legge regionale anticostituzionale dovrà essere risarcito dal comune di Calolziocorte… Il rimborso sarà di 500 euro, certo cifra non alta, ma comunque simbolica, simbolo di come Calolzio sta gestendo il territorio, occupandosi più di finte minacce che colpiscono il ventre degli elettori, piuttosto che di una politica, con sguardo ai giovani e alle minoranze, per rendere meno massa gli abitanti del paese.

Per concludere ci tenevo a sottolineare una cosa. Settimana scorsa si è conclusa l’inchiesta Oversize, un’inchiesta di N’drangheta che ha visto piovere condanne anche per tre illustri calolziesi. Se si fosse guardato agli esercizi commerciali dei prestanome, e non a quelli dei migranti, forse qualcuno avrebbe corso il rischio di prendere meno voti alle elezioni di giugno?

Vi lascio con questa domanda, da Calolzio solo forza mafia.

Daniele Vanoli

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