APPUNTAMENTO CONSIGLIATO…

 

Giovedì 26 marzo a Lecco,
alle ore 21 presso la Sala della Banca Popolare di Sondrio, in via Amendola,ang. via Previati LECCO
ancora una volta potremo imparare anche da Renato Curcio.
Se non avremo paura di ascoltarlo.

Presenteremo infatti il suo ultimo libro
“reclusione volontaria”,

e, siamo certi, sarà nuovamente un incontro utile e interessante per la collettività.
Se la stampa e i cittadini non si spaventeranno proprio di questo.

Si può imparare anche da uno come Curcio.
Che, non è cosa secondaria, ha scontato per intero una pena stabilita dallo Stato, e non può trovare legittimazione, tantomeno Costituzionale, continuare a pretendere per lui pene aggiuntive come, per esempio, il silenzio.

Presenteremo con interesse e soddisfazione quindi il libro “Reclusione volontaria” e invitiamo a parteciparvi perché all’origine di queste pagine – e del nostro motivo d’interesse – c’è una domanda che l’autore si pone da quando, nel 1974, ha varcato la soglia di una prigione: cosa succede a chi si trova intrappolato in una situazione estrema?

Nell’incontro di Giovedì 26 marzo a Lecco verrà seguito il sentiero di quelle persone che, in tutte le epoche e in ogni lato del mondo, hanno scelto volontariamente di recludersi: dentro una grotta, un cubo di muri, un deserto, un bosco; o dentro un mondo di segni e di linguaggi solitari.

La scelta della reclusione volontaria, come tentativo vitale di sottrarsi ad una qualche forma di reclusione esplicita o mascherata, è presente nella vita ordinaria di ciascuno; essa si mostra come la più totale accettazione e il più risoluto rifiuto della reclusione; come uno stato di coscienza doppio e dissociato.

Chi volontariamente si reclude chiede al suo corpo di ‘staccare’, di andarsene dalle afflizioni indotte dal sistema relazionale che subisce e che non è in grado di cambiare; gli chiede di trovare in sé le buone energie per inoltrarsi in altre dimensioni dell’esperienza e della condizione umana.

L’esito è consegnato, forse, ad un addestramento sottile che la cultura in cui viviamo sistematicamente scoraggia, all’esercizio di un ulteriore sdoppiamento che ci renda ‘presenti’ alle nostre identità dissociate, alle loro sacrosante ragioni ed ai loro limiti.

Vale la pena di esserci, e per chi vorrà, interloquire liberamente per rafforzare strumenti e conoscenze.

 

 

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