Fermiamo Israele!! Boicottiamo i suoi prodotti

Poche sono le parole che servono per ricordare ancora una volta quello che sta accadendo in Palestina; il massacro di cui l’esercito israeliano si sta rendendo protagonista è un vero e proprio atto di terrorismo, di ingiustizia che bisogna fermare, al più presto!! Ci rendono perplessi le dichiarazioni di uomini del partito democratico che dicono di sostenere gli amici israeliani(Fassino docet) e descrivono i bombardamenti di quella nazione verso bambini e donne come una politica di difesa .(???)

Qui è riportata una giornata di cronaca a Gaza, da parte di un giornalista lecchese Vittorio Arrigoni, corrispondente del manifesto, che nonostante continui a rischiare la vita preferisce non abbandonare quelle terre, quella povera gente per raccontare le sofferenze e le ingiustizie che stanno subendo.

“Sotto le bombe, quei piccoli figli d’un Allah minore I figli di un Allah minore, che il rifugio nell’abbraccio delle madri e dei padri una folgore dal cielo ha per sempre spezzato, continuano a espiare l’eredità di un odio tramandato di generazione in generazione per una colpa che non hanno mai commesso. I soldati con la Stella di David si calano nel ruolo di tanti Erode contemporanei, già 253 i bimbi palestinesi massacrati. Un orrore senza fine, per il quale nessun soldato, nessun ufficiale dell’esercito israeliano, nessun governo israeliano è mai stato messo dinnanzi alle sue responsabilità di criminale di guerra. Se per qualche ora queste vittime innocenti vengono graziate, non è così per i luoghi che ospitano i loro giochi, i sogni e le ambizioni di diventare adulti, quei padri e quelle madri che a loro sono stati strappati. Gli orfanotrofi sono diventati il nido preferito per gli uccelli meccanici israeliani, negli orfanotrofi i caccia vanno a deporre le loro bombe. I compagni dell’Ism da Rafah mi scrivono: «Domenica 11 gennaio, approssimativamente alle 03:00 am, caccia F16 hanno bombardato il centro per orfani dell’associazione Dar al-Fadila, che includeva una scuola, un college, un centro informatico e una moschea in Taha Hussein Street, nel quartiere Kherbat al-‘Adas a nord est di Rafah. Parte degli edifici sono andati completamente distrutti e quelli ancora in piedi sono seriamente danneggiati. La scuola assisteva circa 500 bambini senza più genitori». La personalissima Jihad israeliana contro i luoghi sacri dell’Islam lungo la Striscia continua, contando la moschea di Kherbat al-‘Adas, sono 20 le moschee rase al suolo. Fortunamente nessu razzo Qassam ha ancora sfiorato le pareti di una sinagoga. Siamo certi che altrimenti avremmo giustamente avvertito levarsi al cielo grida di sdegno da ogni angolo del mondo, mentre non ci meravigliamo più se nessuno protesta contro questa massiccia campagna anti-slamica. Dio deve pagare il prezzo di ricevere preghiere dai palestinesi. Quasi 950 vittime, l’85% sono civili. L’infernale macchina di distruzione israeliana continua lentamente ad avanzare ed avvolgere tutta Gaza, abbattendo case, scuole, università, ospedali, senza nessun tangibile segnale né volontà di sabotaggio da parte della comunità internazionale. Sabotare l’avanzata della morte travestita da tank e caccia per savaguardare la vita. E’ giunto allora il nostro turno, noi, semplici cittadini senza cittadinanza se non quella di ritenerci appartenenti ad una sola unica famiglia, la famiglia umana, è ora che infiliamo un bastone in questo ingranaggio infernale. Ho incontrato il dottor Haidar Eid, professore dell’univesità Al Quds di Gaza city. Un intellettuale di sinistra, coriaceo e insieme ilare, passionale, generoso, come in Italia non se ne vedono più, estinti o deposti in qualche scantinato della memoria perchè non riciclabili con la linea bipartisan che fa sfilare a braccetto post-fascisti e post-comunisti, uniti in comune litania a giustificare Israele per ogni suo massacro. Haider dinnanzi a me si fa portavoce del Pacbi (The Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel: http://www.pacbi.org/) e del Bnc (The Boycott, Divestment & Sanctions Campaign National Committee: http://bdsmovement.net/ ) e con lui ho discusso di boicottaggio.La storia insegna ma non ha alunni. E Mandela e il Mahatma Gandhi sono al momento impossibilitati a concedere ripetizioni. Ma c’è la storia specifica del Sudafrica a indicarci la strada per costringere Israele razzista e colonialista e giungere ad un compromesso. Non boicottare allora quel regime di apartheid fu considerato un po’ come esserne complici, cosa cambia oggi? Come me, la stragrande maggioranza dei palestinesi, non crede che la miglior risposta all’occupazione israeliana e a questo massacro in corso siano gli attentati, i kamikaze e i razzi su Sderot. Il boicottaggio è pacifista, non violento, la migliore risposta umanamente accettabile, all’imbarbarimento di un conflitto che rende disumano ogni gesto. La migliora arma nell’arsenale della non violenza, come ci ha ricordato Naomi Klein in un recente editoriale su il Guardian. Heidan riesce a trarre qualcosa di positivo dalla pozza di sangue in cui stiamo affondando. Come fu dopo il massacro di Sharpeville, 21 marzo 1960, quando 78 neri furono fatti a pezzi per volontà di un regime barbaro in Sudafrica, e il mondo si sentì in dovere di dire basta, l’incomparabile massacro di mille civili palestinesi potrebbe dare il via ad una altrettanta forte campagna di mobilitazione per punire i crimini israeliani. Heiden è anche uno dei fautori di Israele e Palestina uniti in un unico stato, secolare, democratico e interreligioso, per lui unica e pragamatica via di uscita da un conflitto che non vede altre risoluzioni. Più intimamente mi parla della Nakba, che lui ha scampato per pochi anni, ma intensamente rivissuto nei racconti tramandati per via orale dai suoifamiliari. Mi parla a chiare lettere, lui figlio del post-catastrofe, di come la Nakba è stata la tramandazione di un incubo, che ha alimentato l’inconscio collettivo di migliaia di palestinesi. L’incubo si è rifatto vivo, ha bussato sui tetti delle case il 27 dicembre, e da allora non smette di mietere notti insonni. Haiden mi invita a divulgare, e io registro sul mio taccuino, il suo appello per tutti gli italiani a non comprare più alcun prodotto Made in Israel. I prodotti israeliani si riconosco sugli scaffali, imbrattati di sangue, hanno un codice a barre che li contraddistinue: 729 le cifre iniziali. Per ricavare la lista completa dei prodotti è possibile accedere al sito http://www.boycottisraeligoods.org/modules11748.php . Stampatevi la lista, appicciatela sulla porta del frigo o infilatelo nella borsa di vostra madre o vostra moglie quando si recano al mercato con la lista della spesa. «Se compri anche un solo bicchiere d’acqua proveniente da Israele, di fatto compri un anche un proiettile che prima o poi andrà a conficcarsi nel cuore di uno dei nostri figli». Il movimento di boicattoggio che ha visto la luce nel 2005 in Palestina, sta facendo passi da gigante e si diffonde fra milioni di consumatori nel mondo. Il presidente venezuelano Chavez che ha espluso l’ambasciatore israliano e cessato ogni rapporto con lo Stato che ci sta strangolando è un esempio da incarnare per tutti i politici nostrani. I leaders sudafricani dell’allora lotta contro il regime d’apartheid , Mandela, Ronnie Kasrils e Desmond Tutu affermano che l’oppressione israeliana contro i palestinesi è di gran lunga peggiore di quella del Sudafrica, voci un tantino più autorevoli di Frattini e Fassino. Diversi ebrei isrealiani si sono uniti alla campagna di boicottaggio, circa 500 finora, fra i quali Ilan Pappe e Neta Golan, sopravvisuti all’Olocausto che gridano «mai più». Il poeta israeliano Aharon Shabtai ci istiga ad agire : «Io spero nell’aiuto degli europei, che i discendenti di Voltaire e Rousseau aiutino Israele, perché Israele non finirà l’occupazione fin quando l’Europa non gli dirà “basta”. Solo una pressione da parte dei paesi civili e democratici può cambiare la situazione e riportarci la felicità. La situazione attuale – in cui a dettar legge è l’esercito – non può essere cambiata dall’interno. Per i valori di cui è portatrice, l’Europa non può continuare a collaborare con Israele». 729 deve diventare il nostro numero. Restiamo umani.

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