NUOVO SQUADRISMO E NAZIFASCISMO NEL CIVILISSIMO NORD

Quella di Verona non è una storia di balordi. Non è una storia di generica follia. Non è una tragica fatalità. I fatti di Verona hanno un nome chiaro: neofascismo.

Una ideologia che sta diffondendosi nelle nostre città grazie alle organizzazioni come Fiamma Tricolore, La Destra, e Forza Nuova, dichiaratamente neofasciste. Ma anche, e forse sopratutto, per il concorso dei media, delle istituzioni politiche e della cultura generalista, fondate sulla paranoia sicuritaria, sul terrore per gli stranieri, sulla repressione di ogni diversità, sui cittadini che si fanno giustizia da soli, e che tacciono la pericolosa deriva antidemocratica e violenta che l’estrema destra sta conducendo nel nostro Paese.

Dopo la vittoria del PDL, ottenuta grazie ad una campagna elettorale impostata sul peggior populismo xenofobo e reazionario, immediata è stata la sensazione che qualcuno ritenesse giunto il momento di dare libero sfogo alla peggiore tradizione squadrista: i festeggiamenti con i saluti romani. Le scritte nella città inneggianti al Duce. Le minacce e le intimidazioni a singoli ed a situazioni collettive. Fino ai recenti fatti di Verona che fanno immaginare i peggiori scenari.

Noi studenti, in tutti questi mesi – ultima occasione le numerose manifestazioni per il 25 aprile e il 1° maggio – abbiamo dimostrato che non siamo disposti ad accettare la brutalità neofascista. Abbiamo anche dimostrato, con la mobilitazione diffusa e massiccia, che non ci facciamo intimidire.

Ma è proprio nelle scuole che i neofascisti stanno impiegando da tempo il loro maggiore sforzo di propaganda ed aggregazione, e non è forse un caso se l’assassino di Verona è ancora uno studente liceale. Un ragazzo che per manie di superiorità e di prepotenza ha ritenuto giusto uccidere un suo coetaneo perché non disponibile ad accettare la subordinazione.

Quando le vittime erano ragazze italiane violate dalla barbarie straniera, il coro di protesta era unanime. Oggi che si svelano le violenze dei bianchi neofascisti contro chiunque non sottostia a quella ideologia di repressione, chi oserà condannare? Chi riaffermerà i valori della giustizia, della libertà e della uguaglianza, insiti nella nostra Costituzione?

Mentre in alcune città come le nostre del Norditalia, in cui Sindaci e autorità depongono corone di fiori sulle tombe dei gerarchi fascisti, in cui nelle cerimonie pubbliche onorano la memoria dei morti repubblichini parificandone il ricordo a quello dei partigiani, in cui più volte si sono chiusi gli occhi di fronte al dilagare dell’estrema destra, noi ci riconosciamo nella difesa della libertà, poiché per noi la democrazia è sacra.

“Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”
Antonio Gramsci

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3 thoughts on “NUOVO SQUADRISMO E NAZIFASCISMO NEL CIVILISSIMO NORD

  1. Vergogna ai fasci e vergogna a chi come sempre chiude un occhio dicendo “è una ragazzata”, perché questa volta la “ragazzata” ha portato un’altra vittima e un’altra lapide.
    Volevo solo ricordare che ieri 9 maggio oltre al ricordo dei caduti per il terrorismo si festeggiava anche il trentennio dall’omicidio di Peppino Impastato, dunque una occasione di riflessione, che vorrei onorare almeno un poco con queste parole “prestate” da Claudio Fava:

    “Tra la casa di Peppino Impastato e quella di Gaetano Badalamenti ci sono cento passi. Li ho consumati per la prima volta in un pomeriggio di gennaio, con uno scirocco gelido che lavava i marciapiedi e gonfiava i vestiti. Mi ricordo un cielo opprimente e la strada bianca che tagliava il paese in tutta la sua lunghezza, dal mare fino alle prime pietre del monte Pecoraro. Cento passi, cento secondi: provai a contarli e pensai a Peppino. A quante volte era passato davanti alle persiane di Don Tano quando ancora non sapeva come sarebbe finita. Pensai a Peppino, con i pugni in tasca, tra quelle case, perduto con i suoi fantasmi. Infine pensai che è facile morire in fondo alla Sicilia.” (Claudio Fava, “Cinque delitti imperfetti”, Mondatori 1994, p.9)

    Ciao compagni
    Gio

  2. pullman da Bergamo :
    si parte dal Piazzale Malpensata, alle ore 13.30
    Il costo è di 7 Euro (5 Euro per studenti).
    Info e prenotazioni c/o 329.0431217 (Olmo), 339.7728683 (Fabio).

    *Sabato 17 Maggio 2008*

    *MANIFESTAZIONE*
    *partenza corteo dalla Stazione Verona Porta Nuova ore 15.00*

    *Nicola è ognuno di noi*

    Per sconfiggere insieme la paura.
    Scendiamo in piazza per svegliare una città che troppe volte ha girato
    la testa. Non deve farlo questa volta.
    Non deve farlo mai più.
    Mobilitiamoci e riprendiamo la parola prima che l’ipocrisia riscriva
    anche questa storia.

    Per una Verona libera dalla paura e dall’odio,
    per una Verona libera da vecchi e nuovi fascismi,
    per una città libera dall’intolleranza, dal razzismo, dall’ignoranza.
    Perché esiste una Verona coraggiosa, aperta, indignata.
    Perché guardarsi all’interno, riconoscere il male profondo del nostro
    tempo e della nostra città è crescere.
    Liberi.

    Costruiamo assieme un corteo che attraversi e viva la città
    in una giornata aperta alle iniziative e ai contributi positivi di tutte
    e tutti.

    Nel 2008 a Verona si muore ancora di fascismo.

    Al posto di Nicola poteva esserci ognuno di noi.

    _______________________________________________________

    *Al posto di Nicola poteva esserci ognuno di noi*

    Mercoledì alla notizia abbiamo tremato. Un dolore alla pancia, un
    presentimento. Mai come ora avremmo voluto essere smentiti. Non è così.
    La cronaca riassume drammaticamente la storia di questa città. Degli
    ultimi anni ma anche di trent’anni fa. Abel e Furlan. Figli annoiati
    della Verona bene che riempivano il loro tempo dando la caccia a
    presenze non conformi della nostra città.
    Avevamo purtroppo ragione. Cinque ragazzi. Giovanissimi. Chi più chi
    meno figli della Verona bene, legati agli ambiti della tifoseria neo
    fascista, militanti o anche semplicemente simpatizzanti alla lontana dei
    movimenti o dei partitucoli dell’estrema destra cittadina.
    Vestiti bene, all’ultimamoda.
    Alcuni con precedenti recenti, per atti di razzismo o per problemi allo
    stadio.
    Perché la composizione sociale e il profilo caratteriale del neofascista
    scaligero negli ultimi anni è cambiato. Una certa clima culturale e
    sociale, alcuni imprenditori politici, un generale vento che spira ha
    suggerito un processo di riterritorializzazione: lasciare, o meglio, non
    limitarsi alle periferie, accantonare l’anima stradaiola e la “storica”
    attitudine “antiborghese” per rimpossessarsi del centro città. E con
    esso ridefinire formalizzare rappresentare un’identità.
    L’ossessione identitaria alla mia città, il mio territorio, la mia
    “forma di vita” si sostituisce all’appartenenza alla piccola compagnia,
    al bar, al quartiere, al giardino.
    Nicola è morto non perché avversario politico, non perché
    rappresentava il nemico, nemmeno perché diverso : migrante, comunista,
    gay, zingaro, barbone..
    Solo e “semplicemente” l’estraneo.non familiare.non compatibile.
    Parte di un gioco “perverso” , perché di questo si tratta, di un gioco
    contro la noia: “ripulire il centro” per ripulire la città, da chi non
    merita, non è all’altezza. La “veronesità” e i suoi codici espressivi

    Verona è una città malata. E il virus sta proprio nel cuore, nel ventre
    molle del suo dna.
    Il male, il pericolo è sempre un elemento esterno, sempre importato.
    Come se ammettere ciò che non va all’ interno e cercare nelle radici
    facesse traballare le fondamenta stesse di ciò che siamo. Così è sempre
    stato in questi anni, ogni volta che Verona è finita sotto i riflettore
    nazionali per fatti di cronaca nera, che si trattasse di razzismo o di
    inquietanti fatti di cronaca (da Maso a Stevanin ecc.) la città e le sue
    stesse istituzioni hanno fatto quadrato nella difesa di una presunta
    “forma di vita” che nulla avrebbe a che fare con i fatti in questione

    A che serve oggi raccontare per l’ennesima volta lo stillicidio di
    aggressioni?…

    Uno stillicidio di aggressioni motivate da “futili ragioni”, spesso nel
    pieno del centro città.
    Come gli accoltellamenti dell’ estate 2005, come le sistematiche azioni
    contro i diversi (capelloni, alternativi, mangiatori di kebab…) compiute
    da una ventina di ragazzi figli della Verona bene, emerse da un
    inchiesta della DIGOS nella primavera scorsa. Come la “cacciata” da
    piazza erbe, l’autunno scorso, l’episodio non più violento ma più
    emblematico, quando alcuni antagonisti veronesi in quella piazza per
    bere lo spritz vennero aggrediti ed espulsi dalla stessa tra l’applauso
    generalizzato e pre-politico di decine e decine di astanti. O come
    l’ultimo fatto “marginale” in valpolicella (il paese di Nicola) la
    lettera di una madre sul settimanale locale, del mese scorso, in cui si
    cercano testimoni di un’aggressione avvenuta in un bar , dove un ragazzo
    di colore giovanissimo è stato massacrato e ridotto in stampelle
    (fortunatamente provvisorie) tra cori da stadio e inni del ventennio,
    nell’imbarazzante omertà dei clienti,..

    Ad evitare che si ripeta.

    Guardando al futuro. Partendo dalle radici, quelle storiche certo.
    Innanzitutto quelle attuali. Il delirio securitario, la paranoia della
    paura,l’emergenza criminalità diffusa, il decoro. da tempo e in maniera
    esponenziale con le ultime amministrative un linguaggio si è imposto.
    Ci siamo svegliati una mattina ed abbiamo scoperto di essere in guerra,
    sotto assedio. Il nemico viene sempre da fuori e fuori deve tornare.
    Questo è il linguaggio criminale che succhiano col latte i figli di
    questa città.

    Caro sindaco, alcune provocazioni….
    Dovremmo immaginare che quest’ ultima aggressione sia solo un effetto
    collaterale di una ronda autogestita?
    Dobbiamo spalleggiare il sindaco nella richiesta di 72 agenti di polizia
    per presidiare la notte il Bronx di Piazza Erbe?
    Dovremmo concordare con la lega la liberalizzazione della armi di difesa
    personale e suggerire a tutti i diversi di questa città di girare armati?

    Noi chiediamo le sue dimissioni perché simbolicamente lei è uno dei
    mandanti morali di questa tragedia. Perché riempiendosi la bocca della
    parola d’ordine sicurezza ha alimentato una forma di “insicurezza” che
    non produce voti, legittimando la libera e spontanea pretesa di
    ristabilire il decoro, di ripulire il centro città e i quartieri dai
    nemici della presunta veronesità. Perché il suo successo poggia
    sull’odio, non vive senza un nemico, alimenta una guerra irresponsabile
    le cui conseguenze pagheremo a lungo.
    Si deve vergognare per ciò che ha detto e per i silenzi, perché l’acqua
    che oggi getta sul fuoco se fosse stato coinvolto un non veronese
    sarebbe diventata benzina…

    Quante vite rovinate servono per aprire gli occhi?

    A cosa è servita la tragedia di Nicola?

    Quanto è successo a Nicola non può “capitare”
    Quanto è successo a Nicola non può non insegnare
    Quanto è successo a Nicola non può ripetersi.

  3. un compagno ci informa:

    “Riguardo alla manifestazione di Sabato 17, io con una decina di mei amici abbiamo intenzione di andarci. Il treno parte da Lecco alle 12.08 (il regionale ovviamente!) e arriva a Brescia per le 13.45 circa. Da lì prenderemo poi quello per Verona che arriverà per le 15.15, giusto in tempo per la partenza del corteo.
    Noi ci siamo, se qualcuno di voi ha intenzione di venire ci troviamo in stazione.
    Ciao Magni”

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